Intervista al Festival Radio3 – Materadio

Luca Mori, ricercatore presso il Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa, intervistato al Festival Materadio, la festa di Radio3 del 2016 “Utopie e Distopie”, parla di utopia

Ci sono due modi di affrontare il tema della convivenza dal punto di vista educativo, da un lato quando l’adulto propone al bambino una serie di regole di convivenza precostituite (ma i bambini spesso sottolineano le contraddizioni e le incoerenze degli adulti rispetto ai principi che loro stessi formulano) e dall’altro la modalità problematizzante per cui si propongono ai bambini una serie di occasioni per riflettere sulle modalità di convivenza che adottano e sulle possibilità di migliorarle.

I bambini sono consapevoli delle ambiguità della convivenza, ci si può avvicinare all’altro in tanti modi, ci sono limiti da non superare e delle distanze da calibrare continuamente nella dinamica delle relazioni, non c’è una distanza giusta a cui stare dall’altro, né una modalità ideale, ma ci sono delle regole da imparare a gestire. Stare sia troppo vicini sia troppo lontani può comportare problemi per cui occorrerà educare alla convivenza, a trovare luoghi di socializzazione libera, che mancano sempre di più ai bambini.

L’essere umano è capace di straordinarie forme di convivenza e al tempo stesso tra gli animali è sicuramente il più violento e tra queste due polarità oscilliamo costantemente. L’educazione è trovare il giusto equilibrio tra questi due estremi e si deve basare sia sulla filosofia, sia sul lavoro di ascolto dei bambini stessi, sia sulla possibilità di esercitarsi alla convivenza. È interessante che i bambini spesso cambino idea su questioni di convivenza quando sono portati a ragionare sull’utopia, ad esempio quando devono prendere decisioni insieme quando su un’isola (dell’utopia) arrivano navi di sconosciuti. Spesso partono da posizioni estreme, ma nel corso della conversazione queste posizioni possono avvicinarsi offrendo soluzioni all’inizio inimmaginabili: anche bambini che di fronte alla nave di stranieri avrebbero voluto affondare le navi prima ancora di conoscere chi stava arrivando, dopo la conversazione cambiano idea e contribuiscono attivamente ad elaborare delle strategie di conoscenza dell’altro. L’esperienza del vissuto e l’esperienza della parola insieme possono essere due ingredienti fondamentali per l’educazione alla convivenza

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