Recensione della maestra Isabella Moretti

Testo di Isabella Moretti

Insegnante Scuola primaria “Don Milani”, Pisa Sant’Ermete / Movimento di Cooperazione Educativa (sito generalesito gruppo di Pisa). Isabella Moretti ha ospitato una tappa del Gioco delle utopie nella sua classe V, il 15 dicembre 2015.

 

Testo per la Presentazione del libro “Utopie di bambini” presso la LIBRERIA FELTRINELLI, Pisa 15/9/17:

Se il titolo di un libro di solito ci fornice un indizio di ciò che contiene, questo di indizi ce ne indica ben cinque: incontreremo UTOPIE, e già si spalancano sotto i nostri piedi luoghi inesistenti che ci fanno traballare; BAMBINI, piccoli umani un po’ elfi, un po’ Gremlins dei quali spesso ci sfugge il segreto; MONDO, spazio che anziché cosmico, vorremmo non fosse più ampio di casa nostra, per dominarlo meglio; RIFATTO, nientemeno … rivoluzione?! ; INFANZIA, età mitica, piena di potenzialità, germe di futuro.

Quest’opera è insomma un sasso nello stagno, perché fin dall’inizio ci interpella con determinazione sulla nostra condizione umana: qual è il ruolo degli adulti, in un mondo tutto sbagliato, tutto da rifare? E’ fuor di dubbio infatti come quasi ogni giorno la vita sia piena di problemi più o meno gravi: si va dalla disoccupazione, al degrado urbano, al rischio idraulico fino agli attentati e al riarmo nucleare. Eppure di rado concediamo all’immaginazione il potere di trasformare in meglio le cose concrete. I bambini, invece e per fortuna, lo fanno! E’ di questo che si parla diffusamente in questo testo.

Io, per parte mia, sono qui per porgervi la mia esperienza di maestra a tu per tu con il progetto-utopia che lo ispira, per contribuire a sottolineare l’urgenza di riservare una maggiore attenzione alla cultura infantile. Lo farò attraverso frammenti nei quali il mio vissuto professionale si mescolerà con qualche spunto di riflessione, che spero sia utile per metterci in questa prospettiva. Primo frammento:

1) FILOSOFIA

Conobbi Luca nel 2008, quando la classe 3a della Scuola Primaria Don Milani aderì al progetto “Per un mondo migliore”, promosso dal Teatro Verdi. Attraverso di lui, i miei alunni incontrarono la filosofia per la prima volta. Era racchiusa dentro la sua richiesta di immaginare l’organizzazione della loro vita in un posto sperduto in mezzo all’oceano. Ciò che li entusiasmò fu quel modo insolito di essere interrogati. Il filosofo non voleva sapere da loro le cose studiate sul libro, né dare voti. Era lì per promettere loro che il libro semmai sarebbe nato dalle loro risposte! I bambini scoprirono che le loro idee erano importanti quanto quelle scritte nei libri dai grandi!

2) TEATRO

A conclusione del percorso, scaturì nei bambini la necessità di raccontare attraverso il teatro l’avventura filosofica vissuta con quell’ospite speciale. Così a giugno con “L’isola in capo al mondo” misero in scena per le altre classi e per i loro genitori, l’intreccio tra esperienze concrete e soluzioni condivise circa il modo secondo loro più adeguato di vivere insieme. Lo spettacolo era stato preceduto da un lavorio intenso. Senza badare a orari o alle materie, con l’aiuto di noi maestre avevano steso il canovaccio, costruito scenografie, provato costumi e personaggi: tra gli altri un nativo, un ambientalista, un’oceanografa, uno chef e perfino un pagliaccio. C’era pure una sorta di Capitan Uncino, un bambino-pirata che non ne voleva sapere di vivere sull’isola con i compagni.

Erano gli esordi e la prima fioritura di un progetto che di lì a poco avrebbe spinto Luca il filosofo a disseminare in molte scuole della penisola i semi della miriade di utopie contenute qui dentro.

3) INNOVAZIONE

Quando nel 2015 con la mia classe 5° aderisco a “Il gioco delle 100 utopie” il metodo di approccio allo sguardo infantile di Mori è ormai consolidato. Il sito omonimo riporta gli obiettivi dell’impresa, ovvero: “L’esplorazione sistematica e la realizzazione di una documentazione approfondita sull’immaginario utopico e politico de* bambin* dai 6 ai 12 anni in Italia”.

Per una realtà scolastica come la Don Milani, in sperimentazione costante secondo uno stile di ricerca-azione tipico di Associazioni quali il Movimento di Cooperazione Educativa e la rete Senza Zaino, è destino incrociare di nuovo il viaggiatore-filosofo. Ci aspetta un altro tratto di cammino insieme, sulla strada di quella didattica innovativa che pone il bambino al centro di una diversa visione di società.

4) CENTRALITA’ DELLA PERSONA

Corpo, mente, emozione, origine di ciascun bambino vengono ancora una volta indagati attraverso la metafora della vita sull’isola. Nel laboratorio filosofico ciascuno è sostenuto e guidato nell’acquisizione di una maggiore consapevolezza riguardo ai propri desideri e alle proprie conoscenze. I linguaggi non verbali, come il disegno e la pittura, supportano ed arricchiscono il dialogo che si instaura all’interno del gruppo; ma è la parola, lo strumento più potentemente generativo di pensiero, che accende di passione la discussione.

5) AGORA’

Ecco dunque che i bambini in cerchio accolgono il filosofo venuto da lontano. Incontrarsi in uno spazio speciale simile alla piazza centrale della polis, dove ragionare ad alta voce per prendere insieme decisioni è una pratica per loro consueta. Sanno che le regole utili alla buona convivenza a scuola non possono essere dettate da un’autorità esterna, ma per essere davvero rispettate, devono essere individuate e vagliate da loro stessi. Qualcosa di simile accade anche quando arriva Luca in mezzo a loro: non appena lancia il suo gioco, è tutto un alzarsi di mani per dire la propria.

6) DOMANDE

Più che dare risposte, il ruolo del filosofo è quello di sollecitare ipotesi e presto i bambini diventano più bravi di lui nel rilanciare interrogativi, nell’affinare domande. Come siamo capitati sull’isola? Stavamo scappando da un posto invivibile, o abbiamo fatto naufragio? Sarà già abitata? Chi ci proteggerà dai pericoli? Chi andrà a cercare il cibo? Chi lo cucinerà? Mangeremo solo verdure? E con gli altri animali che rapporti avremo?

7) ASCOLTO

Basta abbandonare gli stereotipi con i quali talvolta noi adulti ci poniamo di fronte ai bambini; basta porsi in ascolto per scoprire con stupore quanto grande sia la loro voglia di esprimersi sugli aspetti importanti della vita quotidiana di noi umani, quanto potente sia ad esempio la loro visione ecologica riguardo alla Terra e al suo futuro.

8) STUPIRSI

Con il solo ausilio di uno smartphone per registrare, Luca ascolta e raccoglie pazientemente quanto emerge dall’incontro-scontro di realtà e fantasia. Così le utopie infantili, da noi come altrove, prendono corpo, attraverso descrizioni dettagliatissime e vivide dei fondamenti della vita in società: casa, ambiente, gioco, scuola, tecnologia, governo, leggi, sanzioni, amore, dolore, bontà, cattiveria, pace, guerra, relazioni tra pari e con i genitori. Ampi stralci di conversazione, fedeli alla fonte fin nelle virgole, costituiscono l’originalità e la ricchezza dei vari capitoli del libro, che per questo non mancheranno di stupire anche il lettore.

9) METTERSI IN GIOCO

Giocare a “far finta” è uno dei più bei giochi che si conoscano perché consente di stare con un piede nella realtà e un altro nell’anticipazione di ciò che ancora non esiste. Il gioco è perciò una potente strategia educativa. Quando si sentono protagonisti, i bambini sono più motivati e più capaci di co-progettare con gli adulti il proprio percorso di crescita. E’ pur vero che nella maggior parte delle scuole vige la logica del programma calato dall’alto, della verifica delle competenze sotto forma di quiz decisi altrove, del voto numerico. Ma non è detto che questa logica sia immutabile. Progettare laboratori di ricerca-azione che insegnino “l’apprendere ad apprendere” in maniera giocosa, vuol dire cominciare a cambiare in meglio un pezzettino di mondo, o almeno un pezzettino di scuola.

10) SOSPENSIONE DEL GIUDIZIO

La realtà complessa e dolorosa delle migrazioni, degli sconfinamenti di migliaia di persone dal loro paese verso altri luoghi, che scuote le coscienze di noi adulti, irrompe anche nelle discussioni dei bambini: come ci comportiamo se qualcuno approda sulla nostra isola e noi non lo abbiamo chiamato? Questa domanda suscita sensibilità e atteggiamenti diversificati, che danno luogo ad altrettanti modelli organizzativi (v. tabella, p.131). Le varie soluzioni al problema dell’incontro con lo sconosciuto sono spesso poco più che caricature di quelle adottate realmente: respingimenti, barriere, microspie, novelli cavalli di troia, ronde armate…).Ma anche le più estreme suscitano nel filosofo quella “giusta distanza” che ogni educatore dovrebbe avere nei confronti del soggetto in apprendimento. Senza pregiudizi, non censura, né anticipa soluzioni. Luca semplicemente accompagna il processo dei suoi piccoli interlocutori soprattutto quando questo si impantana.

11) TEMPO

Tempo per inciampare, per sostare, per fermarsi a osservare, per meditare, per ricredersi e cambiare idea, per prendere consapevolezza delle emozioni e dei sentimenti che ci abitano. Il principio pedagogico per il quale “perdere tempo è guadagnarne” si trova tanto nell’approccio del filosofo che alla base della didattica inclusiva. In entrambi i casi si punta a creare le condizioni nelle quali ciascuno possa dirsi, possa essere riconosciuto così com’è. Primi tra tutti coloro che sono in difficoltà di apprendimento.

12) CONFLITTO

Lasciare che i bambini procedano tra luci e ombre, tra contraddizioni, colpi di genio e sconfitte, senza temere, noi per primi, le situazioni di conflitto nelle quali esplode la rabbia; lasciare che dispongano di tutto il tempo di cui hanno bisogno per elaborare il proprio modo di superare l’ostacolo. Perché anche l’errore sia l’occasione per una ripartenza. La conduzione di Luca ha questo respiro: non ricorre mai ad argomentazioni retoriche o ricette preconfezionate per sedare litigi o divergenze. Al posto della lezione frontale, dove uno solo insegna e gli altri imparano, promuove il lavoro cooperativo a piccoli gruppi.

13) RETI

Dice Mori: “Non sono mancati conflitti tra punti di vista, a volte impossibili da ricomporre: ma questo è il gioco della deliberazione democratica, in cui pare necessario esercitarsi fin da bambini. Perché esercitandosi si apprende: come si apprende a nuotare nuotando e a correre correndo, così si impara, facendolo, a fare ipotesi, a (s)cambiare idee e a decidere con gli altri”. Nel lungo periodo la pratica della negoziazione ha inoltre il merito di far nascere reti sociali, che dal gruppo-classe si estendono fino a coinvolgere altre classi, altre scuole, genitori, associazioni in un territorio via via più vasto.

14) GENITORI

Se è necessario dare voce ai bambini, lo è anche dare voce ai genitori. E’ successo a scuola mia, a conclusione del laboratorio, quando un gruppetto di mamme e babbi è stato chiamato a conoscere le caratteristiche dell’isola inventata dai loro figli. In quell’assemblea hanno appreso che sull’isola non c’era posto per loro! Come premio di consolazione, hanno potuto partecipare allo stesso gioco. Hanno cominciato così col passare al setaccio i propri stili di vita, per accorgersi infine che la loro utopia assomigliava a quella dei loro figli. Proprio come si racconta a p.153, dove genitori e figli esprimevano gli stessi bisogni :“… più attenzione al tempo di qualità da passare insieme; una vita diversa, senza la continua ossessione dell’orologio e delle cose da fare qua e là, un nuovo equilibrio(…) e la possibilità di essere una comunità”.

La scuola ha bisogno di diventare una sempre più coesa e solidale comunità educante. L’elaborazione dal basso di un nuovo patto di fiducia e di corresponsabilità tra insegnanti, alunni e famiglie può rappresentare il primo atto della sua rifondazione.

15) IMMAGINAZIONE POLITICA

Il progetto delle utopie a scuola nasce dalla convinzione che per imparare a essere, bambini e adulti, cittadini attivi occorra esercitarsi a confrontare ciò che c’è con ciò che appare desiderabile, ma che ancora non c’è. Il gioco partecipato dell’immaginazione è indispensabile per crescere ed accrescere la democrazia. Perché pensando insieme l’utopia, cominciamo a guardare con altri occhi le nostre abitudini e a valutare le opportunità di cambiamento, alternative all’esistente. Mori sostiene: “Viviamo in un’epoca in cui è crescente l’impressione di trovarsi lungo una soglia tra la possibilità di catastrofi ecologiche e sociali e la possibilità di cambiare ancora qualcosa, in vista di una migliore vivibilità futura del pianeta. Ciò che non esiste ancora può essere importante per il presente, come lo è per il futuro”. Pare proprio che i bambini in questo libro lo capiscano molto bene quando dicono:“Non dovremmo scegliere cose ovvie, ma pensare quello che nessuno ha mai pensato!” (p.5)

16) COLORO CHE SOGNANO DI GIORNO

sanno molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte” ha detto qualcuno (E. A. Poe). E’ indubbio che i protagonisti di quest’opera siano i bambini, ma sembra proprio che il loro messaggio in bottiglia sia destinato a noi, insegnanti, genitori e perfino politici: per rifare il mondo c’è bisogno di sognare di più, come loro ben sanno fare “sulla spiaggia di mondi senza fine”. (v. introduzione alla collana “Le tartarughe”)

 

I bambini s’incontrano sulla spiaggia di mondi sconfinati
Lassù il cielo infinito è immobile
e l’instancabile acqua è agitata.
I bambini s’incontrano con grida e danze
sulla spiaggia di mondi sconfinati.

Costruiscono castelli di sabbia
e giocano con conchiglie vuote.
Con foglie secche intrecciano le loro barche
e sorridendo le fanno galleggiare nell’immenso mare.
I bambini giocano sulla spiaggia dei mondi.

Non sanno nuotare, non sanno gettare le reti.
I pescatori di perle si tuffano per cercare le perle,
i mercanti navigano sulle loro navi,
mentre i bambini raccolgono sassolini e li sparpagliano di nuovo
Non cercano tesori nascosti, non sanno gettare le reti.

Il mare ondeggia ridendo
e pallido riluce il sorriso della spiaggia.

Le onde portatrici di morte cantano ai bambini delle ballate senza senso,
come una madre che dondola la culla del suo bambino.
Il mare gioca con i bambini
e pallido riluce il sorriso della spiaggia.

La tempesta vaga nel cielo senza sentieri,
le barche naufragano nell’acqua senza rotte.
La morte è in giro e i bambini giocano.
Sulla spiaggia di mondi sconfinati
c’è il grande incontro dei bambini.

(da: “Gitanjali – n. 60” di Rabindranath Tagore – traduzione dall’inglese di G. Carro ©2012)

 

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