Utopia di Castiglione Chiavarese, 17 marzo 2016 (classe prima)

Luogo: Scuola primaria Giovanni Caboto, Castiglione Chiavarese, IC De André, Casarza Ligure
Data: giovedì 17 marzo 2016
Gruppo: 21 bambine/bambini
Filosofo:
Luca Mori
Modalità di trascrizione: tutte le parti tra «…» sono da intendersi come citazioni letterali, verbatim, di quanto hanno detto bambine e bambini, di cui è stato inoltre riportato il nome ogniqualvolta la registrazione lo ha reso possibile. Le parti tra parentesi quadre […] sono precisazioni mie, per rendere meglio comprensibili gli elementi impliciti nelle frasi trascritte.
Letture consigliate dopo l’esperienza: Jean Giono, L’uomo che piantava gli alberi, Salani Editore. De L’uomo che piantava gli alberi si trova su YouTube anche un cartone animato completo della durata di circa 30 minuti, da vedere (inserendo il titolo come parola chiave per la ricerca); U. Eco, Storia delle terre e dei luoghi leggendari, Bompiani, Milano 2013
In aula con me: Insegnanti: Carla Raffo, Nicoletta Perazzo, Antonio Panella
Bambini: Emma, Zoe, Thomas, Riccardo R., Roberto, Matilde, Niccolò, Gaia, Alessia, Marco, Gabriele, Rachele, Francesco, Sofia, Davide, Alessio, Marianna, Ambra, Miriam, Sara, Riccardo G., Lucia

La posizione nella nave

Iniziando il viaggio verso l’isola, bambine e bambini hanno a disposizione una nave con molte stanze (cucina, salotto con divani e poltrone, sala della televisione, sala dei giochi “tradizionali”, sala dei videogiochi, sala dei computer, deposito/magazzino, stanze con i letti e i bagni, biblioteca, sala musica, sala panoramica con vista sul mare, alcune sale ancora vuote in cui portare eventualmente altre cose). Bambine e bambini saranno liberi, durante il viaggio, di andare in giro per tutta la nave, ma qual è il punto “preferito”, in cui passerebbero più tempo?

Riccardo G. passerebbe il tempo prevalentemente fuori a vedere il mare, sull’albero maestro, nel punto di vedetta. Sara in cucina. Miriam nella stanza della televisione. Rachele nella stanza dei videogiochi. Gabriele nella stanza dei videogiochi. Roberto nella stanza dei videogiochi. Riccardo R. nella stanza del computer. Francesco nella stanza della televisione. Sofia nella stanza dei computer. Davide si metterebbe in una stanza vuota per non sentire troppo rumore. Alessio andrebbe nella posizione di vedetta, con Riccardo G. Marianna in cucina «perché mia mamma cucina [e a me piace]». Ambra si metterebbe nella stanza dei computer. Marco nella stanza dei computer. Alessia in cucina. Gaia nella stanza della televisione. Niccolò nella stanza dei videogiochi. Matilde nella stanza dei compuer. Emma nella stanza da letto. Zoe in cucina. Thomas nella stanza dei videogiochi. Lucia in cucina.

I primi bisogni

Ecco che il viaggio inizia, come al solito chiedendoci, come Socrate nella Repubblica di Platone, quali saranno i primi bisogni da soddisfare, o le prime cose di cui avremo bisogno. Ecco come ne parlavano i personaggi del dialogo platonico:

«Ma il primo e maggiore dei bisogni è quello di procurarsi il cibo in vista dell’esistenza, cioè della vita stessa». «Assolutamente». «Il secondo bisogno è quello dell’abitazione, il terzo dei vestiti e cose simili». «Sono questi». «Bene, dissi, come farà fronte la città a queste esigenze? Non ci sarà per la prima un contadino, per la seconda un muratore, per la terza un tessitore? E non vi aggiungeremo anche un calzolaio o qualcun altro che provveda alla cura del corpo?». «Certo». «Così la città, ridotta all’indispensabile, risulterebbe formata da quattro o cinque uomini». «A quanto pare» (Resp., 369d-e, trad. Vegetti).

Vediamo cosa dicono bambine e bambini di Castiglione Chiavarese.

Francesco: «Una casa». «Un bel po’». Riccardo R.: «Tanto cibo». Lucia: «Della frutta». Thomas: «Tanti videogiochi». Zoe: «Da bere». Alessio: «Gli animali». Davide: «Un po’ di acqua per bere». Niccolò: «Giochi». Riccardo G.: «Un po’ di macchine, sennò nessuno si riesce a spostare in un’isola tutta in salita». Ci sono alcuni “no” in questo caso. Vedremo poi. Sara è d’accordo con l’idea di Davide. Sofia: «Tanti giochi». Marianna: «I cinque sensi».

Andare verso l’isola con i cinque sensi. Portarli tutti. Miriam: «Tanti alberi». Bisogna stare attenti a non tagliarli, «perché rimangono così sempre», come quando noi arriviamo. Dunque, non tagliarne mai, o almeno alcuni sì? «Alcuni sì, ma alcuni no». Riccardo R.: «Ci potremmo fare uno scivolo che va nel ruscello». Thomas: «Un parco diverimento». Riccardo G.: «Un ponte dell’autostrada, sennò come si fanno a spostare nelle altre città». Thomas è molto attento a come ci si sposta nell’isola.

Ci sono bambini in altri posti che non vogliono le strade asfaltate.

«Se vuoi andare in un’altra isola dove vivono i tuoi genitori, non c’è una barca… puoi usare ancheun treno subacqueo», dice una bambina. Però sarebbe meglio avere i genitori su quest’isola. Se però non ci fosse più spazio, dovremmo avere collegamenti con altre isole. Francesco: «La natura!». Non diamola per scontata. Dobbiamo stare attenti a «non distruggerla». Marco pensa a un trampolino e Lucia a letti per dormire. Riccardo R. pensa ora a un ospedale, Alessio a tante tende per stare all’aperto e in giro.

Oltre ai primi bisogni, chiediamoci se ci sono cose a cui siamo abituati e che sarebbe meglio non portare sull’isola. Niccolò dice i ladri, Francesco i lupi, Marianna dice la plastica. «La violenza», dice Davide. Marco dice «quando qualcuno muore». Sarebbe bello non ci fosse questo. Lucia dice che non bisognerebbe portare «la rumenta», l’immondizia.

Possiamo vivere senza produrne? La bambina dice di sì: si può provare a vivere senza produrne. Un bambino dice che non vorrebbe i cacciatori «perché ammazzano gli animali». Ambra non vorrebbe i cavalli perché spingono, mentre Riccardo non vorrebbe le talpe, «perché fanno tanti buchi e poi le persone inciampano». Thomas non vorrebbe portare orsi.

Abitare sull’isola

 

Dopo avere inserito tra i primi bisogni anche scuola, famiglia e animali domestici, si inizia a discutere di come si potrebbe abitare sull’isola: come e dove andranno costruite le abitazioni?

Emma preferisce vivere «tutti vicini, perché almeno siamo insieme; almeno non siamo da soli». Gabriele è d’accordo. Emma dice che bisognerebbe lasciare libere le persone di scegliere dove vivere, se vicini o lontani, sapendo che ognuno può essere amico di altri per una qualità diversa. «Ognuno è amico per una qualità diversa». Alessio: «Si può fare le case sull’albero», per stare vicini. Ambra: «Stare vicini, perché così se uno vuole andare a casa di un altro può andarci».

Sofia: «Vivere tutti insieme, perché così non siamo soli».

Miriam: «Vivere da soli non è bello, perché ci possono vivere pure dei ladri vicino agli altri». Quindi vivere insieme aiuta. Francesco dice che bisognerebbe «stare abbracciati!». Quando si sta «abbracciati, stretti così», come in un abbraccio.

Riccardo suggerisce che rifugi e case siano fatti in legno, «però che arrivano con un treno, quello da carichi grossi: li portiamo da un paese molto grosso e lo portiamo col treno in una nostra isola per fare le case e i rifugi».

Thomas suggerisce di «dividere le case, perché se il vento porta via una casa la devi dividere [condividere]»; «tipo se c’è una tempesta e le altre case non se ne vanno e una se ne va e si distrugge, [chi ci abita] dice agli altri: “Posso restare qua con te?”». L’idea delle case abbracciate in questo caso non piace perché c’è rischio che si distruggano insieme.

Riccardo R: «Io le case le vorrei fare alcune attaccate e alcune staccate. Staccate perché se le case sono tutte unite i ladri possono entrare in una casa e poi in tutte le altre. Invece se sono tutte staccate, ne trovano solo una». Riccardo R. vivrebbe comunque nella parte delle case unite.

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Regole

Vediamo se sull’isola ci possono essere le regole e quali sono le più importanti. Ci sono tre o quattro bambini che non vorrebbero le regole. Davide: «Perché se uno inventa una regola di stare sempre in una camera e non uscire, può essere una regola ma è brutta». Ecco dunque un problema: potrebbero esserci regole brutte e, per evitare questo rischio, meglio non avere regole.

Marianna mette in evidenza un altro problema: «A volte i bambini non ascoltano le regole, si arrabbiano e fanno un sacco di casini».

«Però se ci fossero delle regole un po’ belle…», dice un bambino, che non sa quale strada prendere tra il sì e il no. Riccardo vorrebbe soltanto una regola: «non sporcare». Perché? «Perché uno è libero di fare tutto quello che vuole», purché non sporchi.

Sofia: «Se ci sono le regole sempre i bambini si arrabbiano».

Matilde ci vorrebbe le regole: non una sola, non tante, ma tutte!

Marianna ci ripensa: «Una sola [regola]. Quella di non sporcare l’isola, perché sennò ci manca quel gas che è l’ossigeno». Avremo bisogno di regole per vivere.

Lucia: «Le regole ci vogliono perché se fai una cosa giusta che ascolti le persone, poi si fa una cosa che è fatta giusta».

Roberto: «Anche un po’ di soldi» ci vogliono sull’isola.

Miriam: «I soldi servono perché se non ce li ha qualcuno poi non si può vivere senza soldi».

Ambra: «Non è bello buttare le bottiglie perché se uno cammina nella foresta e poi non vede la bottiglia scivola».

Riccardo G. immagina un’isola con tram elettrico e ponti: si dovranno costruire.

Sara: «Non sporcare l’isola. Era l’unica regola [per me]».

Miriam: «Girare insieme». Si dovrà girare insieme nell’isola».

Francesco: «Avere l’acqua [diritto all’acqua]».

Sofia: «Se la mamma dice di fare una cosa, la devi fare».

Davide: «Solo una [regola]. Non dare fastidio».

Alessio: «Il taxi [per chi non ha la macchina e se il tram è pieno]».

Marianna aveva già detto la sola regola desiderata: «Non sporcare».

Ambra: «Le case sull’albero: così se c’è un temporale c’è la casa sull’albero».

Marco: «Che ci sono le feste nei mesi». Marco pensa a Natale, Pasqua, la festa delle rose e dopo tutte le feste dei mesi. Ogni mese ci sarà almeno una festa.

Niccolò: «Si possono usare i motoscafi».

Matilde: «Rispettare la natura».

Anche Lucia ci pensa, ma preferisce tra tutte quella di Sofia.

C’è poi la regola di «non tagliare tutti gli alberi».

 

Cosa succede a chi non rispetta le regole

Abbiamo già visto che a volte le regole non vengono rispettate, anche se ci sono. Cosa si dovrebbe fare se nell’isola qualcuno non rispetta le regole?

«Non picchiare la gente e non picchiare fratelli quando giocano e non vanno d’accordo, neanche cugini fratelli e sorelle e neanche nessuno deve picchiare», Riccardo G.

Marianna torna sul punto di cui abbiamo discusso: «Quando sporchi la città non fare trop… delle fabbriche che inquinano e fanno delle cose tipo che sono [sembrano] belle ma non si devono comprare perché poi fanno anche male». Marianna voleva dire che non ci devono essere fabbriche, nessuna.

«Non picchiarsi e poi scusarsi quando si picchia», dicono un bambino e una bambina

Miriam: «[A chi non rispetta la regola che impedisce di picchiare bisogna] dire che è brutto picchiare». Proverebbe a fermarli, se fosse presente.

Marianna: «Non si deve fare i bulli, perché sennò poi si fa un sacco di cose che si pensa di fare cose giuste che sono sbagliare». Che fare però con chi non rispetta le regole? «Ci penso». Non per tutte le domande possono venire in mente le risposte… ma proprio ora Marianna ha un’idea: «Dare l’esempio [a chi non rispetta le regole] e se proprio è il caso di chiederglielo, chiedere gentilmente».

Lucia: «Quando si picchia ci si deve scusare gentilmente».

Thomas: «Quando fai delle cose brutte, ma tanto brutte, ti mettono in prigione».

Perché la prigione? «Perché se fai tante cose alle persone, oppure agli abitanti dell’isola, certo che ti mettono in prigione».

Roberto: «Se qualcuno fa male, lo dice alla sua mamma». E la mamma cosa dovrebbe fare? «Sgridare [chi si è comportato male]» e «mettere in punizione», aggiunge Thomas.

Riccardo: «Glielo dovremmo rispiegare se uno fa una cosa che non va fatta».

Emma: «Spiegare».

Miriam ricorda che la prigione potrebbe essere anche per i bambini, visto che ci sono così tanti bambini.

Torniamo alle spiegazioni: ci sono modi di spiegare che funzionano bene…? Marianna torna sull’esempio: «dare l’esempio». Sofia pensa invece allo «sgridare» e così Ambra. Marco: «Dire la regola e la punizione». Ecco le tre alternative:

spiegazione + sgridata;

spiegazione + esempio;

spiegazione + promemoria sulla punizione collegata alla regola;

oppure, spiegazione + promemoria sulle conseguenze (cosa potrebbe succedere non rispettando le regole).

Alessio ci ricorda poi che la punizione o la sgridata dovrebbero essere diverse per cose di gravità diverse. Miriam: «perché quando spingi qualcuno si fa male e poi la mamma lo manda via a casa sua». Riccardo: «Quando qualcuno si picchia la mamma ci deve dire: “Basta picchiarti!”». Questo “basta!” funziona. «Tra fratelli a volte ci picchiamo», dice un bambino.

Marianna: «Io con mia sorella a volte ci picchiamo, ma a volte è un gioco per noi e a volte non è un gioco». Dunque: ci si può “picchiare” anche per gioco! Questo esempio fa venire in mente le osservazioni di un signore che si chiamava Gregory Bateson, che studiava il modo in cui certi animali sanno “giocare alla lotta”: ad esempio, i gattini o le scimmiette. Quando questi animali giocano, mordicchiano ma non mordono; si toccano con le zampe, ma le unghie non sono tutte aperte… sono trattenute. È come se fossero d’accordo nel fingere di lottare, nel dirsi “Questo è un gioco”.

Mentre parliamo c’è un esempio che può scatenare il litigio: quando c’è una sola cosa che in due vogliono… o si litiga o si inventano altri modi: a turno, in gioco insieme eccetera.

Vediamo a questo punto quali sono le preferenze a proposito della prigione: sono in 8 a volerla (su 22 presenti oggi). La maggioranza dunque non vorrebbe la prigione sull’isola.

Sara però propone di mettere la prigione nella parte dell’isola più piccola, divisa dal fiume dalla parte in cui abitiamo. In questo caso sono 16 a essere d’accordo: così Sara, presentando la stessa questione (ci vuole la prigione?) in modo diverso, è riuscita a fare cambiare idea ai suoi compagni. Ora sono in 16 a volere la prigione?

Adulti e genitori

Consideriamo l’opportunità della presenza degli adulti sull’isola, ricordando un problema sollevato da Platone nella sua Repubblica (VII, 540d): secondo il filosofo, il modo più rapido e facile per attuare una nuova costituzione consisteva nell’applicarla in una città abitata da cittadini che non avessero superato i dieci anni d’età (dunque, prossimi all’età dei bambini che stanno ora conversando sull’utopia). Ciò che per Platone costituiva un problema era, in particolare, il pensiero che gli adulti avrebbero portato nella nuova polis le vecchie abitudini, impedendo di fatto di realizzare la nuova costituzione e di fondare una città veramente giusta, migliore di tutte quelle esistenti.

Ci dovranno essere gli adulti sull’isola immaginata dai bambini di Castiglione Chiavarese.

Inizialmente ci sono Gabriele e Marianna che non vorrebbero gli adulti sull’isola: «Almeno non ci sgridano». Marianna: «Prima volevo dire che quando gli animali giocano, per gioco, a volte si rimanda il comportamento o bello o brutto, si rimanda il comportamento all’altro». Questo introduce una novità: c’è come un rispecchiamento: «I bambini sono lo specchio degli adulti, praticamente». Non li vorrebbe: «Perché qualcuno di loro, per evitare che dica troppe parolacce il bambino che è suo figlio e poi impara quello, è meglio evitare [che vengano]. Però si può andare a trovarli». Insomma sono gli adulti che dicono le parolacce e i bambini pensano di imitare i loro genitori. Marianna aggiunge sottovoce che gli adulti si potranno andare a trovare.

Quindi il discorso è collegato: come gli animali si rimandano il comportamento tra loro, così l’adulto può rimandare il comportamento al bambino».

Lucia: «Gli adulti servono perché quando un bambino fa una cosa sbagliata, la mamma e il papà ti sgridano perché hai fatto una cosa sbagliata».

Emma: «Io vorrei gli adulti perché almeno si possono abbracciare e coccolare». E così introduce un’altra prospettiva.

Roberto: «Se qualcuno si fa male, con le forbici, la mamma e il papà ti sgridano»… E poi «ti manda in punizione». Ma si prendono anche cura!

Matilde: «Quando qualcuno si picchia la mamma sgrida ma senza dire parolacce, perché sennò è una cosa brutta».

Davide: «I genitori servono perché se [i bambini] non si accorgono che una cosa è pericolosa, gli adulti li avvertono».

Marco: «Si devono avere gli adulti perché così fanno compagnia ai bambini».

Troviamo dunque tante spiegazioni diverse per la stessa idea. Marianna: «Però gli adulti si possono trovare in un’isola vicina. Però non restarci troppo, perché magari degli adulti con degli adulti rimandano veramente il comportamento».

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Estranei, stranieri

Mentre discutiamo di queste cose, succede una cosa imprevista. Un giorno alcuni bambini salgono sulla vetta più alta della montagna con di cannocchiali e binocoli per scutare il mare. A un certo punto, vedono in lontananza una nave: capiscono che si sta avvicinando all’isola, portando un buon numero di persone – uomini, donne, bambini – sconosciute. Che fare? Che fare? Ecco alcune idee:

Thomas: «Si attacca e se ci attaccano subito li attacchiamo». Ma se la nave non ci attacca, «la lasciamo stare». «Li facciamo scendere», dice qualcuno.

Emma: «Volevo dire che possiamo anche conoscerli».

Marianna: «Forse troviamo un’altra isola perché non so se su questa isola saremo in troppi. Prima conoscersi e poi andare in un’altra isola, vicina però».

Alessio: «Se ne arriva un’altra ancora, [poi] siamo in tanti…». E potremmo diventare troppi.

Se continuano ad arrivare «bisogna cambiare isola».

Ad Alessio piacerebbe provare a conoscerli, «basta che non siano cattivi».

Roberto: «Si può anche dire il nome». Cioè, ci si presenta. E come dice Sofia potremmo chiedere a loro «come si chiamano». Miriam: «Ci prendiamo una casa [anche per loro che arrivano]».

Bambine e bambini sembrano abbastanza d’accordo.

Ambra: «Se arriva una nave, si può dire il tuo nome, e se non hanno più materiale a loro possiamo dare anche la nostra casa».

Alessio: «Ma se arriva la nave non ci stiamo tutti in una casa. Bisogna tagliare altri alberi per fare altre case e così rischiamo di consumare tanti alberi». Così si considerano i vincoli dell’ospitalità. «Abbiamo [fatto una regola] che non si tagliano tutti gli alberi».

Riccardo: «Basta che facciamo due o tre alberghi o degli alberghi così può dormire la gente».

Francesco: «Possiamo mettere loro dall’altra parte [dell’isola] e noi da quella».

Marianna: «Si può agganciare la nave all’isola e così hanno la loro casa in quella nave». Così Sara.

A Rachele piace l’idea dell’albergo, come anche a Gabriele.

Matilde ci dice che nell’isola c’è una parte con i genitori e una parte con i bambini. Anche quelli della nave dovrebbero andare così: se però i genitori sono troppi dalla loro parte, potrebbero venire con i bambini.

Ma questa idea della divisione dell’isola… va bene? Marianna ci deve pensare. Dice che forse le andrebbe bene. Marco in questo caso metterebbe però una porta o un cancello tra le due parti, attraverso cui si può passare se si vuole la compagnia di chi è dall’altra parte.

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