Utopia di Castiglione Chiavarese, 17 marzo 2016 (classe quarta)

Luogo: Scuola primaria Giovanni Caboto, Castiglione Chiavarese, IC De André, Casarza Ligure, classe IV
Data: giovedì 17 marzo 2016
Gruppo: 16 bambine/bambini
Filosofo: Luca Mori
Modalità di trascrizione: tutte le parti tra «…» sono da intendersi come citazioni letterali, verbatim, di quanto hanno detto bambine e bambini, di cui è stato inoltre riportato il nome ogniqualvolta la registrazione lo ha reso possibile. Le parti tra parentesi quadre […] sono precisazioni mie, per rendere meglio comprensibili gli elementi impliciti nelle frasi trascritte.
Letture consigliate dopo l’esperienza: José Saramago, Il racconto dell’isola sconosciuta, Feltrinelli, Milano 2015; Voltaire, Micromega; Jean Giono, L’uomo che piantava gli alberi, Salani Editore. De L’uomo che piantava gli alberi si trova su YouTube anche un cartone animato completo della durata di circa 30 minuti, da vedere (inserendo il titolo come parola chiave per la ricerca); U. Eco, Storia delle terre e dei luoghi leggendari, Bompiani, Milano 2013
In aula con me: Insegnante Silvana Carabbio; Antonio Panella.
Bambini: Filippo, Alice, Manuel, Tommaso, Carlo Giulio, Giorgia, Noemi, Gioele, Albano, Sebastiano, Giacomo, Greta, Michael, Federico, Leonardo (Martina e Sofia assenti).

I primi bisogni

Ecco che il viaggio inizia, come al solito chiedendoci, come Socrate nella Repubblica di Platone, quali saranno i primi bisogni da soddisfare, o le prime cose di cui avremo bisogno. Ecco come ne parlavano i personaggi del dialogo platonico:

«Ma il primo e maggiore dei bisogni è quello di procurarsi il cibo in vista dell’esistenza, cioè della vita stessa». «Assolutamente». «Il secondo bisogno è quello dell’abitazione, il terzo dei vestiti e cose simili». «Sono questi». «Bene, dissi, come farà fronte la città a queste esigenze? Non ci sarà per la prima un contadino, per la seconda un muratore, per la terza un tessitore? E non vi aggiungeremo anche un calzolaio o qualcun altro che provveda alla cura del corpo?». «Certo». «Così la città, ridotta all’indispensabile, risulterebbe formata da quattro o cinque uomini». «A quanto pare» (Resp., 369d-e, trad. Vegetti).

 

Vediamo cosa dicono bambine e bambini di Castiglione Chiavarese.

Noemi: «Un pozzo».

Giorgia: «Le case».

Carlo Giulio: «Gli abitanti». E noi saremo i primi.

Tommaso: «Gli animali».

Manuel: «Il cibo».

Alice: «L’ospedale».

Leonardo: «La scuola e i veicoli che non inquinano».

Marco: «Carburante alternativo». Perché? «Perché così non inquiniamo».

Federico: «Delle barche».

Giacomo: «La famiglia».

Greta: «Il sole».

Albano: «Gli alberi».

Sebastiano: «L’acqua».

Gioele: «I laghi». Se non ci sono potremmo fare dei laghetti, «così si possono fare dei bagni», anche all’interno dell’isola.

Greta: «La farmacia».

Michael: «Cibo».

Sebastiano: «Negozi». I primi negozi che vengono in mente sono «da mangiare, bio».

Giorgia: «I negozi anche di vestiti».

Carlo Giulio: «Le case in ferro».

Greta: «Io sono d’accordo con Michael, quello di avere il cibo».

Proviamo ora a chiederci se ci sono cose, tra quelle a cui siamo abituati, che andrebbero lasciate fuori dall’isola. Cose che potrebbero impedirci di vivere bene.

Tommaso: «La scuola». Ma qualcuno l’aveva citata tra i primi bisogni.

Manuel: «L’odio». Ora, gli esseri umani “sentono” talvolta l’odio, con qualche causa: dovremmo forse chiederci anche quali possono essere le cause che lo provocano, per essere sicuri di non farlo comparire anche sull’isola. Si può tentare di definire quali sono le cause?

Non è facile, pare, individuarle.

Alice: «La tristezza».

Filippo e Noemi: «L’inquinamento».

Giorgia: «Il tablet: perché sull’isola puoi uscire fuori a giocare, mentre con il tablet resti in casa».

Filippo si stupisce e lo porterebbe: «Perché è più bello, così quando piove ti chiudi in casa e giochi col tablet». Altri dicono che si potrebbe usare quando ci si annoia.

Giorgia: «Magari tu hai voglia di giocare ai videogiochi e gli altri vorrebbero giocare con te, ma se tu giochi ai videogiochi non ci vai».

Greta: «Per me qua inquiniamo un po’ troppo». Per non inquinare, cosa togliere? «L’olio [petrolio], la benzina, il fumo, il gas, buttare la roba tipo dai finestrini, carta, platica, non riciclare e avere roba che è fatta non naturale, che non si può riciclare». Sebastiano: «Patatine e merendine [non le porterei] perché da mangiare non fanno bene».

Giacomo: «I dolci [non porterei], perché fanno male».

Michael: «Io sono d’accordo con Giorgia sul tablet, perché anche se ci giochi tanto poi ti bruciano gli occhi; anche se mi piace». Piò capitare di non riuscire a smettere neppure quando si vuole: «Perché ti viene la tentazione, che tipo te hai superato il record di un gioco e non vuoi più smettere anche se vorresti». Oppure, vuoi tentare di superare un livello che non riesci a superare.

Federico non vorrebbe la discarica perché inquina. Leonardo non vorrebbe le centrali nucleari e sui giochini, «un livello tira l’altro: dici “ho superato questo livello”, devo farcela devo farcela… Io ho finito un gioco in un giorno! Terribile!».

Greta: «Io non sono d’accordo con Seba, di non avere merendine. Perché non è che si può stare senza niente impacchettato, perché tutto è impacchettato quello che fanno». Come facciamo a farne a meno?

Filippo: «Coltiviamo qualcosa e mangiamo direttamente quello che produciamo».

Manuel: «Non vorrei l’odio nel senso che non ci fosse la gelosia, che qualcuno offenda un altro e che le persone si offendano».

Noemi: «Io volevo dire qualcosa sull’inquinamento. [Non vorrei] le officine che inquinano, le fabbriche».

Giorgia pensa alle navi a petrolio che inquinano il mare. Carlo Giulio pensa che merendine, dolci e quelle cose lì vadano prese: «prendere quelle lì e buttarle via e farle vegetali con quello che coltivi».

Sebastiano: «Poi non riesci a smettere di guardare i videogiochi, perché poi se finisce un film te vuoi spegnere, ma c’è la pubblicità, cambi canale e continui finché c’è un altro film». Comunque questi strumenti potrebbero essere portati, «con una specie di regola, tipo mezz’ora al giorno».

Greta: «Però dobbiamo risolvere il problema. Intanto che noi piantiamo la roba, intanto che cresce cosa mangiamo?».

Federico: «Sulla discarica… si potrebbero costruire delle fabbriche e riciclare. Delle fabbriche che non creano fumo e riciclano».

Giacomo: «Quando aspetti la coltivazione, peschi. Puoi anche pescare o cacciare».

Michael: «Non dovrebbe esserci la guerra, perché sennò l’isola verrebbe distrutta».

Greta: «Però c’è un problema: abbiamo detto che non li uccidiamo gli animali, però [se peschiamo e cacciamo] li uccidiamo e siamo tristi. E c’è un problema». «Ma quelli selvatici!», dice un bambino. «Però li uccidi lo stesso», dice Greta. «Ma i pesci!», dice un bambino. «Però li uccidi lo stesso», ribatte Greta.

«Perché si può confezionare però non tantissimo e intanto crescono le cose e si mangiano le cose confezionate e non uccidiamo gli animali».

Sebastiano: «Secondo me la tristezza si potrebbe eliminare se ognuno rispettasse le regole».

Tommaso: «Secondo me per eliminare la tristezza bisogna rispettare l’ambiente». Come se l’ambiente rispettato rendesse felici.

Noemi suggerisce che divertendosi si può tentare di mandare via la tristezza. Giorgia si dice d’accordo con Greta sul fatto che non bisognerebbe uccidere gli animali e suggerisce di piantare tante alberi per avere frutta (frutti diversi) in diversi mesi. Sono in 9 a pensare che non bisognerebbe uccidere mai animali, neppure i pesci; 7 pensano invece che si possa cacciare e pescare.

Abitare sull’isola

Dopo avere inserito tra i primi bisogni anche scuola, famiglia e animali domestici, si inizia a discutere di come si potrebbe abitare sull’isola: come e dove andranno costruite le abitazioni?

Albano preferirebbe vivere insieme, «perché si vive meglio, si vive in compagnia». Dunque vivere insieme. Sebastiano: «Secondo me è meglio stare tutti uniti e sono d’accordo con Albano sulla compagnia e soprattutto dobbiamo stare insieme in un posto abbastanza protetto e vicino alla sorgente».

Greta riprende un punto emerso in precedenza: «Però quello che diceva Sebastiano delle regole, però ci sono certe persone che non le rispettano e ci sarebbe di nuovo la tristezza». Giacomo: «Sennò si possono anche fare delle punizioni a chi non le rispetta…». Di questo però parleremo in un secondo momento.

Michael: «Io sono d’accordo con Sebastiano, perché così sono protetti e vicini alla sorgente. Sono vicini all’acqua e non possono morire, però anche vicino agli alberi».

Federico: «Secondo me bisogna vivere in delle specie di villaggi sparsi per l’isola, così almeno si è più sicuri che, se scoppiasse una guerra, si hanno più difese».

Leonardo: «Meglio vivere tutti insieme: uno, così si è più protetti dagli attacchi se qualcuno vuole conquistare l’isola; due, sono d’accordo con Albano che si vive meglio in compagnia. Perché se quasi tutti stanno già facendo i loro lavori, uno che coglie i frutti si fa male e rimane bloccato, uno che non sta facendo niente lo sente e allora ci si aiuta tutti a vicenda».

Gioele: «Perché, se la cascata è vicino agli alberi li può nutrire, invece se non sono vicino all’acqua possono morire».

Noemi: «Secondo me Leonardo ha ragione. Dobbiamo stare uniti e se stai unito conosci altre amicizie».

Giorgia: «Secondo me ha ragione Federico, perché magari il villaggio è chiuso da una parte e i nemici potrebbero attaccarlo dall’altro». I nemici «potrebbero invadere l’isola e nessuno sarebbe più libero di fare quello che vuole», precisa Federico.

Tommaso: «Io non sono d’accordo con Federico, perché se tutti stanno uniti e magari vengono, come si può dire?, in guerra, [gli abitanti dell’isola] sono tutti insieme e quindi sono più forti».

Manuel: «Secondo me bisognerebbe vivere in un unico villaggio, perché così ci si può scambiare i compiti: per esempio uno va al fiume a prendere l’acqua e l’altro va al bosco a tagliare la legna».

Alice: «Io sono d’accordo sia con Albano, che con Leonardo».

Greta: «Per me ci dovrebbero essere delle grotte, perché dentro c’è l’acqua che è bella naturale e c’è anche le pietre che ti possono servire per accendere il fuoco e poi sono d’accordo con la Giorgia, quello degli alberi da frutto».

Giacomo: «Io sono d’accordo con Fede, perché se un altro villaggio vuole attaccare l’isola e vede solo quel villaggio, che dall’altra parte ce n’è un altro, l’altro villaggio che non è in guerra li può aiutare e fare un attacco a sopresa a loro».

Sebastiano: «Io non sono d’accordo con Federico, perché se si sta separati uno attacca da una parte e quella parte è infelice, invece l’altra è tutta felice; invece se sono insieme sono tutti infelici, ma sono anche più felici insieme e sono anche più forti».

Albano: «Io non sono d’accordo con Federico, perché non bisogna pensare solo a se stesso». Cioè, la divisione dei villaggi potrebbe anche portare a questo esito: che ogni villaggio pensi per sé, innanzitutto. Si tratta di un rischio, non di ciò che Federico intendeva dire: Federico sottolineava l’importanza strategica di stare separati, per aiutarsi meglio in caso di guerra. Greta interviene per precisare la sua idea: «Io sono d’accordo con Tommaso, perché se le persone sono unite sono più forti e si aiutano a vicenda; invece se sono divise, se arriva un popolo che lo attacca, loro sono meno forti perché sono di meno e poi non riescono ad aiutarsi perché non sono in tanti». Michael: «Io non sono d’accordo con Fede, perché se sono in tanti quelli che vogliono conquistare il paese, la metà attacca da una parte e l’altra dall’altra».

Proviamo a questo punto a chiederci un’altra cosa. Immaginando quest’isola, si è sottolineata l’importanza di escludere inquinamento, guerra, violenza, sporcizia… Ma come mai in questo mondo ci sono tutte queste cose? Leonardo non esita a rispondere: «Sono desiderate da molti la guerra e altre cose, perché vogliono comandare su tutto e su tutti». Albano: «[Le persone] desiderano prendere tutta la città per loro e comandare solo loro». Filippo: «Per me hanno ragione un po’ tutti perché quello che vogliamo noi, loro non lo vogliono; invece quello che vogliono loro, noi non lo vogliamo; quindi hanno ragione un po’ tutti».

Sebastiano: «Io sono d’accordo con Leonardo, che ognuno vuole comandare e vuole diventare il capo di tutto il mondo e vuole comandare solo lui e vuole fare fare agli altri quello che vuole lui». Questo spiega la guerra. Ma la bruttezza? Giacomo: «Si vogliono facilitare le cose, per facilitarsi la vita». Facilitarsi la vita può rendere brutti i posti. Qualche esempio? Filippo: «Per esempio, la scuola: se qualcuno non capisce una cosa la facilitano, lo facilitano al posto di sforzare…». Ma Giacomo voleva fare altri esempi: «Tipo le fabbriche: per fare le cose usa le fabbriche, che inquinano… e hanno tutti gli attrezzi e quindi si facilitano». In altri posti si era pensato all’asfalto [strade d’asfalto facilitano il movimento rispetto a camminare a piedi o in bici].

Michael: «Ci accontentiamo [a volte di vivere anche in posti brutti], ma poi si lamentano anche alcuni perché il governo gli porta via i soldi per niente, come ieri al telegiornale hanno fatto vedere a Striscia la notizia una signora che pagava bene le tasse, gli è arrivata una multa di 12.000 euro, ma le pagava bene».

Tommaso: «Io sono d’accordo con Leonardo, perché vogliono comandare su tutti e su tutto. E non si dovrebbe, perché tutto è di tutti». Tommaso vorrebbe che su quest’isola fosse tutto di tutti.

Ecco una proposta nuova. Chi la condivide?

Tommaso: «Secondo me non ci dovrebbero essere i soldi sull’isola, perché complicano tutto». Perché… «Come posso dire?», si chiede Tommaso pensandoci… Ecco un punto difficile: è come se fossimo in un allenamento e all’improvviso trovassimo ostacoli più alti del solito…

Manuel: «Io sono d’accordo con Michael perché magari qualcuno non ce l’ha neanche una casa e piuttosto che non averla ti accontenti di un posto brutto».

Alice: «Io sono d’accordo con Tommaso dei soldi, perché quando ne hai troppi ti rendono più avaro». Quindi voterebbe per un’isola senza denaro.

Giorgia: «Per me al giorno d’oggi la guerra succede perché certi vogliono tanti soldi anche se ne hanno già troppi».

Sebastiano: «Io sono d’accordo con Tommaso, perché gli altri vogliono fare qualcosa che non riescono neanche a fare, e poi mi piacerebbe che al posto dei soldi se tipo hai una cosa e ne vorresti un’altra… si scambiano».

Greta: «Per me ci sono delle persone che sono ricche e perciò delle altre che sono povere le sfruttano e le trattano come se non importassero niente di loro. Perché per i soldi anche se dovrebbero essere pagati di più, li pagano di meno, perché non possono fare niente perché sono poveri». Ecco una teoria dello sfruttamento. «E poi sono d’accordo con Tommaso, quello che non ci devono essere i soldi».

Giacomo: «Io sono d’accordo con Seba: anche secondo me è meglio scambiarsi le cose, al posto di avere i soldi».

Michael: «Io non sono d’accordo con Tommy, che le cose sono di tutti, perché se uno ci vuole giocare e con l’altro litiga per niente. Ma sono d’accordo con Tommy che non ci devono essere i soldi».

Tommaso: «Ma secondo me se le cose sono di tutti è meglio perché, tipo, uno ha un gioco, come ha detto Michael, ci vuole giocare e magari quello lì glielo presta». «Ma però se ci vogliono giocare tutti e due litigano, perché non sanno chi comincia per primo!», ribatte Michael. «Secondo me bisognerebbe fare i turni, magari», propone Tommaso. Michael: «Ha ragione… i turni!».

Federico: «Io sono d’accordo con Tommaso, perché i soldi ti complicano la vita. Perché nel caso devi pagare la bolletta della luce, non hai abbastanza soldi e quindi ti complicano un po’ la vita».

Leonardo: «Sono d’accordo con Tommaso, che un’isola senza soldi… e secondo me è meglio se si fa come nell’antichità il baratto». Filippo: «Io sono d’accordo con Seba, perché bisogna scambiarsi le cose, così almeno se per esempio un povero non hai dei soldi ma qualche altra cosa, per esempio un gioco, la scambia con del cibo, così almeno può mangiare e bere anche lui».

Questa sta diventando un’isola senza soldi, basata sullo scambio e sulla condivisione.

CastChiClasse4-2

Le leggi e cosa succede se non vengono rispettate

Gioele: «Non si deve lasciare la spazzatura in giro».

Carlo Giulio: «Per me [sarebbe meglio immaginare un’isola] senza regole. Perché con le regole magari te vuoi fare quella cosa lì, ma non puoi e quindi ti arrabbi».

Giorgia: «Per me ci dovrebbe essere un’unica regola: non picchiare e non fare male». Questa la accetterebbe anche Carlo Giulio… Ma accetterebbe anche quella di Gioele.

Noemi: «Secondo me le regole ci dovrebbero essere, però solo quelle belle…».

Tommaso: «Io le voglio le regole: la prima regola che mi viene in mente è rispettare gli animali».

Manuel: «Io sono un po’ d’accordo e un po’ no: perché se hai delle regole è come un obbligo per i cittadini; però se le hai magari qualcuno non fa qualcosa che non deve fare».

Alice: «Io sono d’accordo con Gioele: non si inquina».

Filippo: «Io sono d’accordo con Alice che non bisogna inquinare».

Ma si può stare sull’isola senza inquinare nulla? Alice e Filippo pensano di sì. «Perché per esempio se c’è una bottiglia di plastica d’acqua, la pulisci e non la devi buttare per terra ma per esempio riciclare».

Leonardo: «Sono d’accordo che non si dovrebbe sporcare, però niente regole. Cioè alcune sì, come quella di non fare male agli altri e non sporcare… Però se tutti devono fare uguale sempre la stessa cosa, diventa un po’, come dire?, ripetuto…». L’isola insomma non dovrebbe diventare ripetitiva o noiosa.

Federico: «Io ne ho due di regole: che non bisogna picchiare e fare male agli altri e che non ci dovrebbero essere i soldi, proprio no».

Michael: «Uno sono d’accordo con la Giorgia di non picchiare e di non fare male agli altri; due sono d’accordo con Tommaso di non far male agli animali e però non sono d’accordo con Manuel di così così, perché se danno delle regole le possono dare anche quelle giuste e chi non le rispetta è cattivo. Tipo ti danno la regola di non picchiare e se uno picchia è cattivo».

Giacomo: «Sono d’accordo con Giulia e Giorgia di non sporcare e fare male alle altre persone. E se uno non rispetta le regole di dargli una punizione. Altra regola: di rispettare le regole».

Greta: «Tre cose. Sono d’accordo con la Giorgia e Gioele, però da un’altra parte non sono d’accordo perché ci sarebbero delle persone che non le rispettano. E poi l’altra cosa è una cosa che aveva detto Tommaso, che non sono d’accordo: sulla scuola, che secondo me ci deve essere, perché sennò le persone che non ci vanno sarebbero sceme, perché non sanno niente». Tommaso: «Eh beh, però la scuola… tu quando vieni a scuola e sei in pulmino… no? Pensi che sarebbe bello studiare dalle otto e mezza del mattino fino alle quattro e mezza?». Greta: «Beh, però [senza andare a scuola] saresti scemo e non sapresti niente». Tommaso: «Beh, qualcosa saprai sicuro. Magari i tuoi genitori qualcosa ti insegnano». Greta: «Ma se non c’è la scuola, non lo sanno!». Tommaso: «Ma qualcosa…». Leonardo interviene: «C’è qualcosa che si impara con l’esperienza [anche fuori dalla scuola]». Greta: «Però se non si sa niente delle persone, che forse la vorrebbero e l’hanno costruita, sanno delle cose e ti prendono in giro perché non le sai. Se te non sai che se tu dai fastidio a una cosa, come si studia in scienze, ti può far male, te vai lì non lo sai, dai fastidio e ti può fare molto male».

Sebastiano: «Secondo me le regole ci dovrebbero essere e dovrebbero essere come quelle dei dieci comandamenti».

Albano: «Io sono d’accordo con Tommaso che non bisogna uccidere gli animali, perché sono esseri viventi come noi».

Ora che abbiamo le regole, dobbiamo considerare il da farsi se non vengono rispettate.

Giacomo: «Punirli, tipo fare delle punizioni a seconda del reato».

Michael: «Io sono d’accordo con Giacomo, però non ci dovrebbero essere i ladri…». Compare qui, con Albano, l’ipotesi della galera, «per differenza [a seconda] della cifra che ha rubato».

In un’isola senza soldi non ci sarebbero soldi da rubare, ma cibo, acqua, oggetti di valore… «E se rubano delle cose molto importanti, la punizione… li tengono di più in galera». «Ma il cibo non lo rubano i ladri!». «Sì, se non hanno il cibo lo rubano!».

Se tutto è di tutti su quest’isola, il significato della parola “rubare” diventerebbe forse un po’ diverso da quello che attribuiamo noi di solito.

Tommaso: «Non sono d’accordo con Michael, perché se un ladro ruba 1200 euro lo tieni in galera 1200 anni?». «No! Lo tieni in galera un anno e 20 giorni».

Manuel: «Io sono un po’ d’accordo con Michael: ma non proprio d’accordo perché magari uno ti dice una bugia per fare punire uno, che ha ucciso un animale per esempio, così magari viene punito anche se non ha fatto niente».

Alice: «Io sono d’accordo con Giacomo, perché se non si rispettano le regole, bisognerebbe dare delle punizioni».

Noemi: «Io non sono d’accordo con Giacomo, perché non lo devi punire, ma gli devi spiegare che le regole sono da rispettare!».

Ecco un punto importante e difficile. È possibile spiegare senza punire? È efficace punire senza spiegare? Noemi invita a concentrarsi sulla spiegazione. Spiegando c’è la possibilità «che le capiscano e capiscano il male che hanno fatto», dice Noemi. Anche Albano è d’accordo: «Perché così non fai male alle persone e però gli dai una punizione di tenerli un pochino in prigione…». Le cose si spiegherebbero in prigione. «Tipo una scuola nella prigione», dice Federico.

Ma come si fa a spiegare in modo convincente?

Giorgia: «Per me ha ragione Noemi: tipo quando una mamma picchia un bambino perché ha fatto una cosa sbagliata, il bambino magari visto che gli ha fatto male lo rifà; invece se magari glielo spieghi e non gli fai niente, magari capisce meglio». Ma come spiegare in questa situazione? «Gli possiamo dire: “guarda che se fai questo magari hai delle conseguenze che magari ti fai male o puoi far male agli altri”».

Gioele: «Tutte e due insieme [punizione e spiegazione]».

«Non credo, perché magari se tu lo metti in punizione magari non ti ascolta», dice Giorgia…

Tommaso: «Secondo me ha ragione Noemi, perché qualche volta la punizione è un po’ esagerata; magari se ce lo spieghi, capisce meglio».

Sebastiano: «Secondo me se uno fa male e tira un pugno in pancia o fa male a un suo amico o a qualcuno, gli altri fanno la stessa punizione: chi tira un pugno in pancia a un altro, glielo tirano anche a lui».

Ricordo qui altri bambini di una classe quarta che stavano studiando il codice di Hammurabi: alcuni di loro avrebbero portato quel sistema sull’isola. Ma non tutti sono d’accordo. «Per me funziona meglio la punizione, perché così almeno uno impara di più: perché [capisce che] lui se non vuole che lo fanno a se stesso, non deve farlo neanche agli altri».

Albano: «Secondo me quando alle persone che mettono in prigione di parlarle con le parole buone e di lasciarli un po’ di giorni in prigione così capiscono cosa hanno fatto di male e così non lo fanno più alle altre persone».

Greta: «Io non sono d’accordo con Giacomo, perché se c’è la prigione le persone se le metti lì dopo si possono ancora più innervosire e non capiscono. Quindi è meglio parlare. E poi non sono d’accordo neanche con Sebastiano, perché se c’è la regola che non si deve picchiare e non si deve uccidere, quella cosa lì… quella cosa se uno ti dà un pugno in pancia tu glielo devi dare in pancia non ha senso… perché c’è la regola di non picchiare». Sebastiano: «Però non la rispetta neanche quello che ha picchiato l’altro la regola, e quindi può anche non rispettarla quello lì». Greta: «Ma se la rispetta? Perché uno deve tirare un pugno all’altro?». Sebastiano: «Perché se glielo tira perché magari si è arrabbiato con quello lì, non glielo può tirare anche l’altro?».

Giacomo: «Certe volte, se uno dice che è stato un altro a non seguire le regole, assumi un po’ di uomini un po’ sparsi con delle telecamere che guardano le cose: tipo dice se è stato quello lì, quando lo hanno visto». Si risponde così all’obiezione sulle accuse ingiuste: ci vorrebbero delle persone che controllano quello che accade.

Federico: «Secondo me ha ragione Gioele, perché prima bisognerebbe farsi dare la spiegazione [prima di metterli in prigione]: poi se il reato è grave ce li mettono e se il reato non è grave non ce li mettono».

Michael: «Secondo me ha ragione Giacomo per metterli in prigione se fanno qualcosa di male; ma magari fanno uno scherzo e dicono di qualcuno che lui ha picchiato qualcuno ma non è vero. Però non do ragione alla Noemi, perché se glielo spieghi lui può anche non ascoltare e poi rifarlo; invece se è in prigione non può fare niente, perché ci sono le guardie che lo controllano». Ma Noemi dice che lo può rifare anche uscendo dalla prigione.

Alice: «Io non sono d’accordo su Michael quello della prigione, quello dei ladri: perché se si è un popolo unito non si dovrebbero fare». «Ma magari arrivano degli stranieri sull’isola», ipotizza qualcuno. Alice ritiene però che se sull’isola fossimo un popolo unito potremmo risolvere parte del problema in anticipo: dovremmo creare condizioni di unità e condivisione tali da non fare venire la voglia di rubare.

Manuel: «Secondo me ha ragione Sebastiano, ma anche un po’ Giorgia. Perché bisognerebbe riceverla leggera la punizione. La stessa: per esempio il pugno in pancia, ma non tirandoglielo forte».

Sebastiano: «Per me così non gli do ragione, perché non lo impara: sa che lo può fare tante volte, perché glielo fai [leggero]».

CastChiClasse4-1 CastChiClasse4-3

La questione del governo

Abbiamo visto che sull’isola sarà necessario prendere alcune decisioni che riguardano tutti. Ricordiamo in via preliminare anche una storia raccontata da Erodoto, in cui si trova il primo confronto tra pregi e difetti delle forme di governo basate sul potere dei molti, dei pochi o di uno solo [nelle Storie, III, §§80-82, dove Otane, Megabizio e Dario sostengono rispettivamente il governo del popolo (plēthos archon, 80,6), l’oligarchia (oligarchíē) e la monarchia (mounarchíē)].

Ecco di seguito alcune ipotesi di bambine e bambini di Castiglionce Chiavarese.

Michael: «Pochi, ma quelli lì più bravi che pensano per tutti e non per loro stessi; e se pensano a loro stessi ne scelgono altri».

Sebastiano: «Per me tutti, perché così ognuno decide… se tutti decidono, nessuno è contrario, nessuno è contrariato». Se non riescono a mettersi d’accordo, «si scelgono pochi che sono capi di tutto il popolo, un pochino di più, e si mettono d’accordo loro e poi lo dicono [chiedono] al popolo se va bene e il popolo risponde». Ecco così introdotto una specie di sistema di rappresentanza.

Precisiamo che per popolo si possono intendere cose diverse. Sopra i 18 anni: se scegliamo così, i bambini non potrebbero più decidere. Dunque si pensa di intendere con “popolo”, quando si pensa alle decisioni che riguardano l’isola, i bambini al di sopra dei 5 anni.

Carlo Giulio: «Per me pochi: però quelli necessari». Quanti potrebbero essere? Una decina di persone buone, secondo Carlo Giulio.

Ma come si fa a sceglierli? «Vedendo chi è quello che ha le idee migliori».

Interviene ora Giorgia: «Per me ci dovrebbe essere la democrazia, perché magari non so, uno dà un’idea, l’altro la contraria; però magari tutte le due idee… uno dice che tutte le idee sono buone e le fanno tutte e due».

Noemi: «Secondo me tutti, perché così tutti sono contenti di avere detto la sua e magari poi rispettano quella legge». Inoltre, Noemi sottolinea che in democrazia si può cambiare idea.

Tommaso: «Secondo me tutti, perché ognuno ha la sua e poi si mettono d’accordo. Se non riescono a mettersi d’accordo, chiamano il primo anziano, il più saggio del villaggio, e decide lui».

Manuel: «Secondo me ce ne dovrebbe essere uno. Dovresti conoscere la persona che può fare cose belle per tutte». Lo sceglie il popolo. Dunque il popolo sceglie il governante. «Se è bravo può anche rimanere [tutta la vita]», poi si scelgono altri (non necessariamente i figli).

Alice: «Io sono d’accordo con Michael, perché bisogna scegliere quelli necessari, quelli che sono più bravi».

Filippo: «Io sono d’accordo con Manuel perché ci deve essere un re, un re solo; però deve pensare anche un po’ agli altri e non sempre a se stesso».

Provvisoriamente, notiamo che l’idea di un re solo che governi piace a 5 bambine/bambini; mentre l’idea di prendere decisioni tutti insieme piace a 6.

Federico: «Secondo me ha ragione Manuel: perché bisognerebbe scegliere uno che pensi a tutti e non solo a se stesso e, nel caso, dovrebbe essere anche mandato via se pensa a se stesso».

Giacomo: «Anche per me è meglio avere solo un re. Solo che quando un re ha un’idea, fanno una riunione e il popolo si vota, chi la accetta e chi non la accetta. E la maggioranza, se ci sono più che la accettano, si fa quello che voleva il re». Qui il re genera le idee, mentre il popolo le vota.

Greta: «Io sono d’accordo con la Noemi e Giacomo». Quindi, con una forma mista di monarchia e democrazia. «Poi avevo un’idea sul cibo, che non ci sarebbe più quel problema: perché se si allevano gli animali che possono produrre… tipo la mucca può produrre il latte e le pecore la lana, non ci sarebbe più il problema, ci devono essere l’orto… [non ci sarebbe più il problema dei cibi confezionati]».

Noemi: «Si può fare tipo una settimana uno, una settimana un altro», nel caso della scelta per la monarchia. Si governa a turno: ognuno ha una settimana di tempo. Qui il problema che altri bambini avevano notato, in un altro posto, è che il tempo è troppo breve: chi governa può prendere una decisione che viene abbandonata dopo una settimana dal nuovo governante e così via.

Giorgia: «Per me deve esserci sempre la decisione del popolo, anche se come ho detto prima qualcuno può avere un’idea diversa».

Vediamo in voti: la monarchia che ci confronta con il popoli: 4 voti; oligarchia, gruppo di pochi: 3; democrazia: 6. Albano sta ancora riflettendo. Non c’è una maggioranza chiara: la democrazia ha il maggior numero di voti (6), ma il numero dei voti è inferiore rispetto alla somma delle altre due opzioni (3+4=7). Albano si è astenuto: è indeciso tra monarchia e oligarchia, ma propende per la seconda scelta (che in tal caso avrebbe 4 voti).

Greta: «Quello che ha detto la Noemi mi fa ancora più scegliere la democrazia; però quel problema che si facevano degli altri bambini si può risolvere, non avrebbe tanto senso perché una settimana c’è un signore, ma non governa solo per quello che vuole lui, ma lo deve chiedere [al popolo]; se lo chiede [al popolo] non c’è il problema», perché chi governa sarebbe vincolato a una decisione costante del popolo.

Manuel: «Io non sono d’accordo su quello di una settimana uno, una settimana l’altro. Perché magari se uno vuole fare un giorno, poi se deve votare il popolo lo rivotano e deve stare una settimana anche se gli altri non lo vogliono».

 

Adulti e genitori

Consideriamo l’opportunità della presenza degli adulti sull’isola, ricordando un problema sollevato da Platone nella sua Repubblica (VII, 540d): secondo il filosofo, il modo più rapido e facile per attuare una nuova costituzione consisteva nell’applicarla in una città abitata da cittadini che non avessero superato i dieci anni d’età (dunque, prossimi all’età dei bambini che stanno ora conversando sull’utopia). Ciò che per Platone costituiva un problema era, in particolare, il pensiero che gli adulti avrebbero portato nella nuova polis le vecchie abitudini, impedendo di fatto di realizzare la nuova costituzione e di fondare una città veramente giusta, migliore di tutte quelle esistenti.

Ci dovranno essere gli adulti sull’isola immaginata dai bambini di Castiglione Chiavarese?

Prima di iniziare a discutere, sono in 10 a ritenere che gli adulti dovrebbero essere presenti nell’isola; 5 bambini pensano che gli adulti non dovrebbero venire.

Iniziamo a confrontare le ragioni di queste posizioni.

Greta: «C’è un problema: è meglio sì perché dopo anche noi diventiamo adulti. Dovremmo andare via anche noi».

Ipotizziamo di starci, se siamo cresciuti lì.

Greta si rivolge a Tommaso, che non vorrebbe gli adulti sull’isola: «Tommaso, ma gli adulti sarebbero anche i tuoi genitori. Non ti mancherebbero?». E Tommaso: «Sì, ma gli adulti sono anche le maestre. Ricordatelo!». Torna qui il problema della scuola. Per escludere le maestre dall’isola, Tommaso escluderebbero tutti gli adulti. «Piuttosto escludi solo le maestre», proponi Federico. Manuel: «Ci mettiamo una regola con scritto: Vietato le maestre».

Tommaso e Michael vorrebbero più precisa un’isola senza nessun adulto. «Perché gli adulti rompono», dice Michael. Così Tommaso. «Allora anche tu quando diventi grande rompi», dice una bambina. «No, magari siamo abituati a stare in quell’isola senza adulti e non rompiamo, no?».

Noemi: «Se hai gli adulti puoi andare a giro e non ci puoi andare se sei solo un bambino. E poi nell’isola se siete solo bambini e tipo, che ne so?, vuoi costruire qualcosa, non ce la fai, perché sei solo un bambino».

Gioele: «Delle volte le maestre ti fanno fare i lavoretti…»: cose belle da fare.

Una bambina rivolge a Tommaso questa obiezione: chi ti baderebbe, quando sei appena nato? «Magari un bambino che ha sedici anni», dice Tommaso. «E il latte?». «Dalle mucche! Io ho detto che gli animali ci devono essere».

Sebastiano: «Secondo me poi loro due hanno detto che ci deve essere un gruppetto di re: però deve essere di adulti, perché i bambini non possono decidere. I bambini non scelgono decisioni tanto importanti».

Carlo Giulio vuole gli adulti, «perché a volte ti possono anche proteggere».

Greta: «Allora: chi è che vorrebbe la scuola alzi la mano…». Risultano in 6 o 7, con un’indecisione. La classe è divisa a metà. «Tommaso, allora renderesti infelici 7 bambini [se non vuoi gli adulti nell’isola], perché senza maestre cosa ci vai a fare a scuola: un giretto?». «Ci sono i giochi e giochiamo. Se non ci sono le maestre è ancora meglio», ribatte Tommaso. E continua: «Ma se vai in un’isola dove c’è la scuola e una maestra ti dice: “Fai una verifica sugli Egizi”, tu sei contenta? Magari non hai neanche studiato!». «Ma, prosegue Greta, il problema è che tu rendi infelici 7 bambini [che vorrebbero le maestre e le scuole]».

Manuel sottolinea che non si saprebbe nulla senza andare a scuola… poi Tommaso non saprebbe neanche prepararsi una pasta al sugo e i ravioli non si scoprono scavando. Noemi sottolinea invece che si possono avere degli amici grandi con cui giocare: con chi si gioca allora, se gli adulti non possono venire? Cosa si fa, senza scuola, dove si possono incontrare tanti amici? «Io gioco col cane e faccio quello che mi pare», risponde Tommaso.

Giacomo: «Secondo me è molto meglio avere i genitori, che poi ti proteggono e ti aiutano».

Alice: «Io sono d’accordo con Giacomo e con Noemi».

Federico: «Però, l’isola dovrebbe averli gli adulti, perché nel caso scoppiasse una guerra…». «E ci nascondiamo. Se io ho le armi faccio quello che voglio», dice Tommaso.

Filippo: «Per me gli adulti ci devono essere e anche la famiglia, così almeno quando piove non stai solo o con tuo fratello o sorella, ma giochi anche un po’ con i tuoi genitori».

Greta: «Voglio rispondere a Tommaso. Ma se, allora te non le vuoi le maestre no? Rendi infelici 7 bambini, perché se te vai a scuola senza le maestre [«mi diverto!», dice Tommaso] e poi se c’è la scuola meglio: perché se non c’è la scuola si diventa scemi».

Piace l’ipotesi di una divisione a metà dell’isola: metà senza scuola e metà con la scuola. Da una parte con le maestre e dall’altra no. Giorgia: «Però visto che abbiamo alzato le mani e solo 2 sono d’accordo nel non avere la scuola, da una parte ci sarebbero solo 2 e dall’altra ci sarebbero tutti». Ma l’isola divisa in due è una buona idea? Non è necessario dividere l’isola in due, secondo Greta, «magari loro non vanno a scuola, però non è che devono togliere la scuola per l’interesse di 2. Sulla scuola, però, la divisione della classe era un po’ diversa rispetto al 10 a 2 (sulla questione del non volere nessun adulto).

Albano: «Io sono d’accordo con Tommy e Michael che non ci deve essere la scuola».

Sebastiano: «Secondo me se sono in meno quelli che non vogliono la scuola, bisognerebbe ridurgli lo spazio [cioè meno della metà dell’isola]». Ma quanti non vogliono la scuola, ora? Sono in 4.

Estranei, stranieri

Mentre discutiamo di queste cose, succede una cosa imprevista. Un giorno alcuni bambini salgono sulla vetta più alta della montagna con di cannocchiali e binocoli per scutare il mare. A un certo punto, vedono in lontananza una nave: capiscono che si sta avvicinando all’isola, portando un buon numero di persone – uomini, donne, bambini – sconosciute. Che fare? Che fare? Ecco alcune idee:

«Si scappa!», esclama Gioele.

«Si fa amicizia», dice Federico.

Giorgia: «Si ospitano».

«Si uccidono», dice un bambino.

Manuel: «Si cacciano».

«Si ammazzano», dice qualcuno.

Greta: «Sono d’accordo con la Giorgia».

Manuel: «Si costruisce un’altra isola per farli abitare loro».

Un bambino dice: «Si mandano via a calci in culo».

Un altro bambino dice: «Li anneghiamo».

Un altro dice: «Li suicidiamo».

Una bambina: «Li cacciamo».

Leonardo: «Se ci danno una mano a costruire case come palafitte… li ospitiamo».

Un bambino: «Li cacciamo via».

«Li uccidiamo», «Li affoghiamo».

La domanda crea più scompiglio delle altre: sia per la stanchezza probabilmente, sia per la domanda.

Greta: «Io sono d’accordo sia con la Giorgia sia con Manuel e non con quelli che vogliono che li uccidono… Io sono d’accordo con tutti quelli che dicono che non bisogna ucciderli, però non sono d’accordo con quelli che dicono di uccidere, perché loro [i nuovi arrivati] ci possono aiutare, però dovrebbero stare alle nostre leggi; e dovrebbero stare più bravi perché li stiamo ospitando; e dovrebbero trattarci bene e non dirci “te devi fare questo e adesso lo fai”, perché noi li stiamo trattando bene e li stiamo ospitando».

«E se sono cattivi e ci vogliono ammazzare?», chiede Filippo.

Greta: «Dovremmo avere più informazioni su di loro: quando noi siamo certi [che sono cattivi] li mandiamo via, o sennò dividiamo l’isola a metà, che loro avrebbero questo pezzettino qui, però facciamo una muraglia [«una muraglia cinese», dice qualcuno] così almeno loro non possono venire». L’idea a questo punto è, secondo alcuni, che se oltrepassano questa muraglia dovrebbero essere uccisi, anche se c’è chi dice: «Devono essere uccisi anche se non vengono».

Giacomo: «Io sono d’accordo con la Greta».

Sebastiano: «Io sono d’accordo con la Greta, però bisogna vedere se sono bravi o cattivi e dobbiamo metterci secondo me in questa muraglia tanti fili elettrici che danno la scossa». «Anche spinati», dice un bambino.

Gioele: «Passano nell’acqua e possono nuotare e andare dall’altra parte…». «Farei un muro anche nell’acqua così non possono passare».

Giorgia: «Per me farei come lui, soltanto che al posto dei muri tutti neri o con i mattoni, li farei trasparenti, così noi possiamo vedere cosa fanno».

Noemi: «Anche io sono d’accordo con la Greta, però li caccerei via se non vogliono fare tutto quello che può aiutarci».

Un bambino precisa: «Io sono d’accordo con la Greta, solo che con la muraglia ci metterei un filo elettrico attorno e delle catene che se le tocchi ti cade un incudine in testa».

Un altro bambino aggiunge: «Io non mi fido tanto a portarli lì, perché se magari c’è una persona che è travestita e ci vuole fare del male potrebbe prendere la banca e andare dall’altra parte. Li caccerei via a calci in culo».

Alice: «Io sono d’accordo con Greta».

Un altro bambino aggiunge: «Io, dietro al muro, per essere sicuri che non si mettano tutti insieme e si aiutino a salire, e poi vengono fuori da un esercito da sotto, io metterei una schiera di cannoni». Anche l’idea delle mura trasparenti può piacere.

Un bambino: «Io prima avevo dato ragione alla Greta però ora non più, perché magari quelle persone fanno il doppio gioco. Preferei non farle entrare nella nostra isola. Invece se non fanno il doppio gioco e non sono cattivi, li ospiterei».

La domanda di una bambina chiude il problema: «Se non li conosci come fai a saperlo [chi sono]?».

Lascio un commento