Utopia di Pasturana, 11 dicembre 2015

Luogo: Scuola primaria Leonardo Da Vinci, Pasturana (Istituto Comprensivo II, Novi Ligure)
Data: 11 dicembre 2015, venerdì (4 ore)
Gruppo: 9 bambine/bambini + 11 bambine bambini (V + II)
Filosofo: Luca Mori
Modalità di trascrizione: tutte le parti tra «…» sono da intendersi come citazioni letterali, verbatim, di quanto hanno detto bambine e bambini, di cui è stato inoltre riportato il nome ogniqualvolta la registrazione lo ha reso possibile. Le parti tra parentesi quadre […] sono precisazioni mie, per rendere meglio comprensibili gli elementi impliciti nelle frasi trascritte.
Letture consigliate dopo l’esperienza: Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe (Le Petit Prince), varie edizioni; T. Moro, Utopia, Laterza e altre edizioni; per i bambini di 10 anni: J.-J. Rousseau, Discorso sull’origine della diseguaglianza (varie edizioni)
In aula con me: Gemma Orlando; A. Manzi
Bambini: Emanuele, Diego, Simone, Matteo, Giovanni, Edoardo, Ivano, Aurora, Eleonora / Simone, Sofia, Gabriele, Leonardo, Luca, Margherita, Emanuele, Simone, Lorenzo, Giacomo

Immagine di apertura: pescatori, da un ciclo pittorico commissionato da papa Gregorio XIII tra 1580-1582 (il ciclo pittorico più grande al mondo di rappresentazioni geografiche: dipinti per 120 metri di lunghezza nella Galleria delle Carte geografiche dei Musei vaticani, dalle Alpi alla Sicilia). Qui 2 pescatori nella laguna di Venezia.

I primi bisogni

Ecco che il viaggio inizia, come al solito chiedendoci, come Socrate nella Repubblica di Platone, quali saranno i primi bisogni da soddisfare, o le prime cose di cui avremo bisogno. Ecco come ne parlavano i personaggi del dialogo platonico:

«Ma il primo e maggiore dei bisogni è quello di procurarsi il cibo in vista dell’esistenza, cioè della vita stessa». «Assolutamente». «Il secondo bisogno è quello dell’abitazione, il terzo dei vestiti e cose simili». «Sono questi». «Bene, dissi, come farà fronte la città a queste esigenze? Non ci sarà per la prima un contadino, per la seconda un muratore, per la terza un tessitore? E non vi aggiungeremo anche un calzolaio o qualcun altro che provveda alla cura del corpo?». «Certo». «Così la città, ridotta all’indispensabile, risulterebbe formata da quattro o cinque uomini». «A quanto pare» (Resp., 369d-e, trad. Vegetti).

Vediamo cosa dicono bambine e bambini di Pasturana. Prima ancora dei primi bisogni, vengono in mente alcune cose da evitare. Si tratta pur sempre di bisogni, poiché trova così espressione il bisogno di non portare con sé sull’isola alcune cose o situazioni abituali nel mondo di partenza.

Ivano: «Innanzitutto per abitare in quell’isola potremmo metterci anche un cartello con scritto “Vietato i cani”, perché i cani sporcano molto». Giovanni: «Per non sporcare non bisogna portare petrolio e metano, [che] sono materiali inquinanti». Si passa così dallo “sporco” attribuibile a una specie di animali allo “sporco” di cui l’uomo è responsabile. Tutti concordano sul fatto che l’inquinamento è cosa da evitare con attenzione sull’isola. L’isola «dovrebbe essere molto meglio [anche] di Pasturana e Novi Ligure», dice Ivano, e «per [farla] essere molto meglio, non bisogna subito portare molti materiali inquinanti», aggiunge un amico: «Non bisognerebbe fare centrali nucleari, perché sono molto inquinanti».

«Non bisognerebbe già costruirci delle strade e delle macchine, ecco, perché lì ci sono le macchine che anche lì inquinano: bisognerebbe solo usare le risorse naturali che ci sono lì», aggiunge Aurora.

Simone: «Oppure al posto di costruire piattaforme vicine e prendere il petrolio per prendere energia, si potrebbe costruire un impianto fotovoltaico». Diego: «Si ha la nave, però. Si potrebbe sviluppare energia idroelettrica».

Diventa così necessario approfondire meglio la conoscenza delle alternative disponibili per la produzione di energia. Leonardo ribadisce intanto che: «non bisogna fare le strade per le macchine, perché sennò con i loro tubi di scappamento inquinano l’aria». Sofia aggiunge un riferimento a un comportamento apparentemente più facile da risolvere, rispetto all’introduzione di nuove forme di energia: «Non bisogna buttare le cartacce per terra»; né lattine, aggiunge qualcuno. «Non bisogna fare cadere gli alberi», dice un altro bambino, suggerendo che non bisognerebbe mai tagliare gli alberi. «Nessuno mai», suggerisce inizialmente Emanuele. Occorre anche prestare attenzione a non inquinare non solo l’isola, ma anche il mare.

Riprendiamo a questo punto la domanda di Socrate sui primi bisogni.

Giacomo si era già chiesto: «Ma la casa c’è?», facendo così riferimento alle abitazioni: «Bisogna anche costruire delle case, sennò quelli che ci vanno sopra [sull’isola] come fanno a vivere?». Sofia menziona il cibo, Margherita l’acqua; una bambina, Gabriele e Lorenzo pensano a bicchieri, posate e piatti, introducendo così il riferimento a utensili e strumenti (Luca pensa poi al calorifero oppure a un camino). Sofia cambia poi piano e dice che sarà importante non dimenticarsi le medicine.

Ivano: «[Dobbiamo avere] case ecologiche, però, che non inquinano; poi anche dei sentieri – lasciando perdere le strade – che faciliterebbero le vie di comunicazione». Giovanni, a proposito del cibo, precisa che dovremmo portare «cose da coltivare portate dal nostro paese», e quindi dei semi. Matteo raccomanda l’utilizzo di biciclette, Aurora quello dei carri.

Simone aggiunge: «[Abbiamo bisogno di] un impianto di depurazione dell’acqua, perché per bere bisogna bere acqua potabile; l’acqua di quel fiume potrebbe non essere potabile». Diego suggerisce anche di organizzarsi con delle barchette, con canne da pesca, per pescare e procurarsi cibo.

Simone: «Se ci sono le barche, dobbiamo avere un piccolo porticciolo; anche per [organizzare] trasporti con le navi, con una capitaneria di porto, per fare arrivare cose dai paesi vicini».

Sofia fa una domanda: «Servono anche i soldi?». La lasciamo in sospeso, per il momento [poiché non abbiamo poi avuto tempo di riprendere la questione, si veda cosa pensa un gruppo di quasi coetanei in Toscana: Utopia 4, Cascina]

Edoardo: Forse «[servono] anche delle armi per cacciare», come lance suggerisce qualcuno. Ma incontriamo qui la prima idea che, nel momento stesso in cui viene detta, trova alcune obiezioni esplicite da altri bambini. Giovanni suggerisce di portare «animali da allevamento e cavalli», d’accordo poi con Emanuele; Matteo aggiungerebbe un supermercato.

Simone dice che servirebbero «predatori e prede» e riprende il pensiero iniziale di Ivano, dicendo che i cani si potrebbero portare, se utilizzati bene. Quanto agli esseri umani, potrebbero essere prede, se ci sono i predatori; se portiamo armi per cacciare, potremmo diventare predatori. Edoardo precisa che non vorrebbe portare fucili o armi del genere [da sparo], ma solo lance e cose simili, per caccia o anche per difesa.

Aurora aggiunge che servirà costruirsi strumenti adatti anche per coltivare, ad esempio un aratro: «Per arare i campi da solo non ce la fai; con gli alberi costruisci un oggetto per arare e [trovi animali] che te lo trainano, per avere un campo se lì è molto esteso».

Matteo: «Io direi di portare anche un arco, più che le lance; perché l’arco va più a distanza; con la lancia ti devi avvicinare e può anche capitare che sbagli il colpo; con l’arco invece hai tante frecce e puoi tirare da più lontano». Poi serviranno bidoni per buttare i rifiuti. Ivano aggiunge «anche una cosa meno importante: potremmo portare delle sdraie per la spiaggia, per il turismo», mentre Lorenzo pensa che «serve qualcosa per estrarre il ferro». I piani da tenere in considerazione, come si vede, si sono rapidamente moltiplicati e potrebbero essere in una seconda fase organizzati e distinti per categorie: si è parlato di forme di energia, di utensili, di armi, di esigenze legate all’agricoltura e all’allevamento; ora si arriva alle questioni relative ai modi di procurarsi le materie prime per la produzione locale di oggetti e strumenti e ai modi per raccogliere i rifiuti.

A questo punto, Sofia sente il bisogno di introdurre una regola: «Non si dovrebbero uccidere animali». La qual cosa entra in contrasto con la precedente indicazione di utilizzare la caccia e la pesca per alimentarsi. Proviamo a votare: al momento sarebbero d’accordo con la regola proposta di Sofia in 13 su 20. Tra questi c’è Edoardo, che così mostra di avere ripensato alla sua proposta iniziale di cacciare.

Come al solito, i pesci creano un’articolazione ulteriore: una bambina è ad esempio convinta del fatto che, anche evitando di cacciare, «pescare si può». Sofia osserva che «anche i pesci però sono animali». Più in generale, sono 11 su 20 a ritenere che si possa pescare. C’è ancora una maggioranza, seppur risicata.

In una successiva votazione tra i bambini di quinta, risulterà che i mezzi a motore (come le automobili) che funzionano con derivati del petrolio andrebbero vietati sull’isola (7 su 9). Di passaggio, si rileva che un altro oggetto problematico sono i videogiochi: «ci roviniamo con quelli», arriva a dire qualcosa. Due bambini (sui 9 di quinta) suggeriscono di non portarli; per gli altri si possono portare, pur tenendo presente di «non esagere». Il problema è, con le parole dei bambini, che «quando inizi non hai più il senso del tempo» [«tipo quando giochi a Minecraft, un giorno dura un quarto d’ora…»], puoi avere «voglia di smettere» senza riuscire a smettere.

Abitare sull’isola

Passiamo a considerare in modo più dettagliato come abitare sull’isola.

Giacomo vorrebbe abitare «con le case tutte messe insieme, così non occupano tanto spazio; perché se occupano tanto spazio, se sono tantissime, l’isola potrebbe riempirsi e non ci sarebbero più animali; e poi perché, non ci sarebbero più animali perché per fare più spazio devi ucciderli; e poi anche le tane, per fare queste case, bisogna anche…». Giacomo rileva così degli aspetti importanti da prendere in considerazione durante la progettazione delle costruzioni sull’isola: quanto spazio vogliamo occupare con le nostre abitazioni? Quanto saremo capaci di tenere presente l’esigenza di non riempire l’isola con ciò che edifichiamo, per lasciare spazi liberi agli animali [e a noi stessi, come ci si accorgerà ben presto]?

A questo proposito, ecco alcune immagini di ciò che è stato fatto a New York, nella zona dell’isola di Manhattan, che pure oggi ha ancora i suoi parchi verdi [si veda con Google Maps].

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Oggi:

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L’esigenza di Giacomo dunque è quella di non occupare troppo spazio. Simone ci aveva parlato di un ciclo tra predatore e preda. Giacomo ci parla di un equilibrio tra gli spazi occupati dalle nostre costruzioni e gli spazi di cui la natura ha bisogno per i propri cicli, che sostengono anche la nostra vita; anche se decidiamo di non cacciare, inoltre, potremmo compromettere la vita di tanti animali privandoli di tane e spazi di vita. È la questione della biodiversità. In generale, bambine e bambini pensano che a Pasturana le cose vadano abbastanza bene da questo punto di vista.

Aurora torna a pensare all’isola: «Io costruirei le case vicine, perché anche se ci sono animali feroci non è che sono innocui; se ti attaccano e sei da solo, isolato da tutti, è impossibile mandarlo via; invece se sei aiutato da tutti gli altri puoi mandarlo via. Poi voglio costruire vicino al torrente perché è molto fertile lì il terreno ed è più semplice coltivare». Inoltre: «Le case non le farei come queste perché usano cemento e non le farei gigantesche. Userei pochi alberi per fare le pareti e il soffitto e le foglie per riempire il letto». Qui si fa un’eccezione rispetto all’idea di alcuni di proibire qualsiasi utilizzo di alberi.

una bambina ribadisce che non si deve costruire troppo, perché altrimenti non c’è più spazio.

Edoardo riprende l’idea di Aurora: «Anch’io [le case] non le farei come queste, ma di legno; senza tagliare troppi alberi, ma solo quelli che servono per costruire le case; e le case devono essere abbastanza piccole, non devono essere grandi, perché sennò occupano troppo spazio e non c’è abbastanza spazio [fuori]».

Ricordiamo qui l’ipotesi di Tommaso Moro, secondo cui gli abitanti di una città utopica dovrebbero avere case uguali e addirittura passare di casa in casa a rotazione, ogni 10 anni. Edoardo: «Beh, secondo me, non tutte le case uguali; ognuno può fare come vuole, solo che ci devono essere per forza delle regole; possiamo mettere di costruire case come vogliamo, non tutte uguali, però che non occupino tanto spazio e abbastanza piccole». Non ci deve essere chi esagera.

Giovanni: «piccole case sparse nell’isola per due persone».

Ivano: «Io direi che ognuno potrebbe… potrebbero esserci tanti piccoli paesaggi; ognuno ha una sua qualità per esempio, ma piccoli paesaggi. Tipo in uno si alleva, in un altro si fa l’agricoltura; poi un’altra cosa, un parco naturale dove tenere tutti gli animali e ovviamente la regola di non cacciare in quel parco». Piccoli paesaggi? «In uno stato ci sono più paesi, più città, e ognuna è famoso per qualcosa; in quest’isola direi di fare tanti paesaggi, ognuno famoso per la sua qualità».

Qui possiamo approfondire il rapporto di significato tra paese e paesaggio.

Aurora: «casette di campagna vicino al laghetto, in modo da occupare meno spazio per tutte le altre cose, per gli alberi eccetera». Luca è d’accordo con Aurora: «Si dovrebbero fare molto piccole le case, perché roviniamo l’erba e il letargo degli animali e [la vita di animali come] gli scoiattoli…». Se arrivasse uno che vuole farsi case grande per stare comodo, Luca cercherebbe di convincerlo dicendo che così «occupiamo tutta l’isola e non ci possiamo più spostare se le facciamo troppo grandi». Ancora una volta, l’idea è che il modello di Pasturana vada abbastanza bene.

Aurora aggiunge che «le case, anche, non sono proprio tutte uguali: se qualcuno ha una famiglia gigante in una casa piccola non ci sta». Le case potrebbero anche essere commisurate alle esigenze della famiglia.

Simone ritorna sulla questione dell’inquinamento, facendo presente che potrebbe presentarsi in tante situazioni: in particolare, con il traffico delle navi. Anche «il battello con cui arriviamo può inquinare».

Sofia introduce un’idea originale: «Le case si possono fare tutte ai bordi piccoli per le famiglie, e poi al centro dell’isola una grande come quelle che ci sono qui a Pasturana, tipo una casa di ritrovo di tutta l’isola». Ora il modello delle case di Pasturana viene utilizzato per concepire una casa grande per tutti, mentre sull’isola mediamente le case saranno più piccole.

Gabriele nota che «per costruirsi una casa servono dei soldi e bisognerà trovarsi un lavoro per costruirle». Come si fa? Andando tutti insieme sull’isola, ci si potrebbe aiutare e costruirle?

Simone non è tanto d’accordo con l’idea di costruire case con alberi e foglie, perché ci sono tempeste e tsunami che potrebbero arrivare: «e non dimentichiamo anche che abbiamo una capitaneria di porto; si danno in soldi alla capitaneria di porto per fare arrivare le navi che portano le cose [necessarie a] costruire una casa»; «se siamo in un’isola in mezzo al mare, una capanna e una casa di legno non possono resistere per anni; si possono usare anche materiali edili che usiamo noi qua. [Del resto] anche per tagliare gli alberi si inquina: per tagliare gli alberi, per sollevare i tronchi… ci vogliono dei macchinari».

Notiamo che c’è l’esigenza molto avvertita di non inquinare ma anche, combinata, la consapevolezza che qualsiasi cosa facciamo rischia di inquinare.

Lorenzo: «Oppure si possono costruire anche grotte». Si potrebbe andare ad abitare in grotte, per evitare di costruire altre cose nell’isola. una bambina pensa invece a una cosa che solitamente non viene considerata e che tuttavia è importante per immaginare l’aspetto che l’isola avrà: «Le case poi si possono fare tutte colorate». A lei piacerebbero tante case colorate.

Diego: «Siccome l’isola non sarà enorme, al posto di fare una casa grandissima, si potrebbe fare a due piani, a tre… così da non occupare tanto spazio, ma almeno per avere una casa grande». Sfruttiamo insomma la possibilità di costruire in altezza.

«Per fare le case di legno ci vogliono gli alberi e [se] abbattiamo gli alberi non va bene», ribadisce qualcuno.

L’idea di Sofia, di costruire una casa grande nel centro dell’isola, che sia comune a tutti, viene votata da 14 bambini (su 20). L’idea di Lorenzo, di andare ad abitare nelle grotte, viene votata soltanto da 5 bambini. L’idea di provare a fare delle case più alte per occupare meno spazio nell’isola piace a 9 bambini.

Ivano: «Poi vorrei dire: non è che io sia molto d’accordo con Luca, di fare le case piccole. Se viene uno che vuole fare una casa grande dove sta comodo io gli direi: “Va bene, puoi fare una casa come vuoi, però attento a non estenderti troppo perché sennò inquini il paesaggio».

 

Regole: quali fare e cosa fare con chi non le rispetta

Tutti sono d’accordo sull’esigenza di regole nell’isola.

Lorenzo: «Per tagliare gli alberi ci vuole un permesso».

una bambina: «Non si uccidono gli animali perché sono esseri viventi».

Emanuele: «Non occupare troppo spazio».

Simone: «Sono ammesse auto ibride e elettriche e anche scooter e motorini».

Sorge il problema di considerare se il metano inquina oppure no. Si dovrà fare una ricerca per approfondire.

Diego: «Rispettare l’ambiente. Ci sono tantissime persone che non lo faranno».

Gabriele: «Non uccidere le persone».

Sofia: «Le case devono essere costruite con gli alberi. Gli alberi li semini in modo quadrato così hai [le pareti della casa] con alberi ancora vivi».

Simone: «Nelle case ci devono essere i cancelli». Perché? «Per proteggere un po’ la casa», sia dagli animali feroci, sia dalle persone cattive. In 12 pensano tuttavia che si potrebbero fare case senza cancelli, mentre soltanto in 4 pensano che senza cancelli sarebbero più belle.

Simone (II): «Non buttare rifiuti nell’isola».

Emanuele: «Non usare armi».

Margherita: «Non bisogna attaccare gli animali perché ti possono ferire».

Aurora chiede: «Qualcuno prima ha detto che ci vogliono i bidoni, ma poi le cose che sono nei bidoni dove le butti?». Simone propone di caricare i rifiuti sulle navi: andranno «portati sulla terra, non in questo posto ma da un’altra parte, e li riciclano». Si potrebbe forse fare un’«isola ecologica» nell’isola…

Aurora: «Si possono usare i velieri per navigare, a barca a vela o con i remi». Ma si potrebbe gestire tutto il ciclo dei rifiuti sull’isola? «Dipende anche un po’ da cosa mangi: se mangi cibo che lasci lì la metà non va bene, è uno spreco; se mangi tutto e butti solo il torsolo, si può usare come concime». Si potrebbe stabilire che «si può solo buttare la spazzatura differenziata, mentre l’organico può essere distribuito per le coltivazioni».

Eleonora: «Non costruire troppo». Troviamo ancora una volta il riferimento al “troppo”: non costruire troppo, si è detto; non occupare troppo spazio, non estendersi troppo, si era detto prima.

Matteo: «Non rubare le cose degli altri». Se non ci sono i cancelli, in particolare, questa regola diventa importante. Potrebbe bastare questa regola, sull’isola? Se questa regola venisse rispettata, l’esigenza dei cancelli verrebbe meno.

Edoardo: «Non uccidere nessuno, nessuna persona e nessun animale. Aiutarsi fra di loro e rispettare anche gli anziani, che sono molto fragili, e rispettarli… e, come dire?, aiutarli».

Giovanni: «Per pescare balene e squali bisogna avere il permesso. [In generale] non si può pescare».

Ivano: «è assolutamente vietato ammazzare animali all’interno del parco naturale. Fuori si può, fuori dal parco io dico che si può anche, senza esagerare; ma all’interno del parco, è una zona protetta, una meraviglia».

Leonardo: «Rispettare il clima, rispettare assolutamente il clima e come ha detto Ivano fare questi parchi protetti». Il riferimento al clima è una novità, nel corso delle utopie incontrate finora. Non è però chiaro quale clima costituisca un problema. Notiamo che siamo nei giorni della Conferenza internazionale sul clima di Parigi.

Luca: «Mettere un cartello e scriverci “Divieto di caccia”. Poi aiutarsi a vicenda». Una bambina aggiungerà che non basta un cartello; ci vorranno guardie forestali che controllano il comportamento delle persone.

Non siamo ancora d’accordo sul parco: secondo 8 bambine e bambini su 20 non si dovrebbero uccidere mai animali, in nessuna parte dell’isola; in 12 invece sono d’accordo sull’idea del parco protetto. Prevale dunque l’idea del parco.

Sulla questione del “troppo” da cui guardarsi, che è così sentita in quest’isola come in tanti altri, raccolgo una serie di proverbi da Gustavo Strafforello, Dizionario universale dei proverbi di tutti popoli, arricchito dei Proverbi figurati di Giuseppe Maria Mitelli e con l’interpretazione contemporanea di Emanuele Luzzati, Barboni & Tolozzi editori, Genova 1994.

Troppo dormire causa mal vestire
Troppo grattar cuoce, troppo parlar nuoce
Troppo ornamento, troppo detrimento
Il troppo e il poco guasta il gioco
Il troppo è sempre troppo
Il troppo sta per nuocere
Tanto è il troppo quanto il troppo poco
Il troppo guasta, e il poco non basta
Troppo dormire fa impoverire
Troppi amen guastano la messa
Troppo dolce stomaca
Troppo gran ridere fa piangere
Il troppo stroppia
Chi troppo capisce, muore presto
Chi troppo dice, niente fa
Chi troppo desidera, nulla ottiene
Chi troppo prova, niente prova
Chi troppo in alto sal, cade repente, precipitevolissimevolmente
Chi troppo scende, con fatica rimonta
La troppa famigliarità causa disprezzo
Troppa carne in pentola non si cuoce
Il troppo avere non ti fa pro

La troppa coda ammazza la volpe
Perché la fa scorgere di lontano o perché rimane più facilmente alla tagliola

La troppa umiltà vien da superbia
A chi troppo ride gli duole il cuore
Troppo e poco è la stessa cosa [Ted.]
Il troppo è amaro e fosse anche miele
Al poco puossi aggiungere, il troppo non ha rimedio
Un po’ troppo nuoce più che un po’ meno
Il troppo non è mai abbastanza
Non est in mundo dives qui dicat abundo [Lat]
Ogni troppo è vizioso [Ted]
Omne nimium vertitur in vitium [Lat]
Il troppo merita castigo [Ted]
Il troppo fa male, disse il cuoco all’ospite che aveva innanzi una testa di vitello e ne voleva un’altra.
Tanto il troppo quanto il troppo poco sono nocivi [Ted]
Noi più vagamente: Tutti gli estremi son viziosi, eccetto quei delle tovaglie
Il troppo aggrava lo stomaco [Ol]
Troppa saviezza è pazzia [Ol]
I troppi cuochi salano la minestra [Dan]
Le troppe sacca son la morte dell’asino [Id]
La troppa cera brucia la chiesa [Port]
Troppa cortesia, gatta cova [Ingl]
Troppa astuzia è dabbenaggine [Ingl]
Troppo timore tronca i nervi [Ingl]
Troppa lode puzza [Ingl]
Trop tendre fait briser ou fendre
Le trop et le trop peu rompt la fête et le jeu


Inoltre: La corda [elastico] troppo tesa si spezza.

La scuola dell’isola

Edoardo pensa a un’altra cosa che finora non era stata presa in considerazione: «Ci saranno anche delle famiglie con dei bambini. E i bambini per essere educati bene avrebbero bisogno di una scuola».

Soltanto un bambino ritiene che la scuola non dovrebbe esserci: senza scuola è meglio «perché così usi meno forze, per fare cose che qualcuno non riesce a fare e tu lo puoi aiutare con le forze che hai, che lui non ce le ha perché lui va a scuola. Forse se i genitori ci vanno, te lo insegnano loro come si fanno le cose». La scuola insomma non permette ai bambini di utilizzare tutte le loro forze e in certe condizioni sarebbe meglio se fossero i genitori a insegnare. Sofia pensa che la scuola sia utile per dare informazioni su ciò che è pericoloso, ad esempio. Certo, il dubbio di Giacomo fa venire in mente che la scuola potrebbe essere diversa da com’è ora. Si potrebbe anche fare a meno dei banchi, ad esempio, dice una bambina. Il punto più generale è: ci sono forze che i bambini non usano a scuola? Ci sono potenzialità che la scuola, così com’è, non sviluppa?

Matteo dice che serviranno cose che «sia li fanno divertire, sia li fanno imparare». Ora la scuola è soltanto un po’ così. Si potrebbe migliorare facendo durare di più l’intervallo e, a lezione, lavorare tanto. Edoardo suggerisce che «in questa scuola si dovrebbero anche imparare le regole che abbiamo appena detto, così in questa scuola potrebbero anche insegnargli a rispettare meglio l’ambiente e a essere più educati: nelle scuole di oggi si insegnano tutte queste materie; lì si potrebbero anche insegnare le materie ma, non dico imparare a memoria, a sapere almeno un po’ le regole, così da grandi sanno rispettarle e non sono [adulti] che non rispettano le regole».

Ma come si potrebbe fare per insegnare le regole senza annoiare e convincendo davvero? «Per me [le maestre] gliele potrebbero insegnare non dico facendo le sciocche, ma un po’ simpaticamente, come se fossero dei grandi… sempre spiegargli le regole, in modo un po’ più corto, riassuntivo, sintetico e scherzandoci un po’ sopra, non essendo troppo noiosi, troppo impuntati sull’argomento… un po’ scherzosi… non essere troppo pignoli».

Giovanni: «Io la scuola la farei, ma una scuola personale a casa dove ci pensano i genitori».

Ivano: «Io penserei di fare la scuola, un edificio ecologico ovviamente, e i banchi in fibra di carbonio».

Leonardo: «Una cosa di prima che non bisognava tagliare gli alberi. Si possono tagliare, ma al posto di non tagliarli per costruire le case, si tagliano e poi se ne piantano degli altri».

Luca torna sulla proposta di alcuni di stare seduti per terra, anziché utilizzare i banchi: non è d’accordo perché non si starebbe comodi seduti a terra, ma tutti stretti e ammucchiati. Ci accorgiamo però che la percezione di comodità non è la stessa per tutti: alcuni starebbero bene seduti a terra, altri preferiscono il banco. Si potranno fare dei tentativi con disposizioni differenti.

Cosa succede a chi non rispetta le regole

Emanuele (II): «[Si potrebbe] mandarli via dall’isola per sempre».

Simone: «Trasportati con una nave con delle celle dentro. [Li porterei] verso la terraferma».

Sofia: «Li metterei in una stanza chiusa a chiave senza finestra e con una tigre [di guardia]».

Aurora: «Sempre chiusi dentro la stanza, ma senza la tigre».

Emanuele: «Punirlo».

una bambina: «Stare in castigo con la televisione». O meglio senza. Certo, ci potrebbe essere il castigo di stare davanti alla televisione a un programma che non piace (il telegiornale per un bambino; Spongebob o i Teletubbies per un adulto).
Come generalmente accade, tra le prime soluzioni individuate ci sono quelle tipiche del mondo adulto: prigione, punizione, esilio (cacciare fuori dall’isola). Tra le punizioni, si trovano gli schiaffi e il non fare mangiare per una settimana. Forse neanche bere.

Ivano distingue tra reato piccolo («sbatterlo in prigione per qualche giorno») e reato grande («penitenziario in terraferma», cacciandolo via dall’isola). Troviamo così l’esigenza di distinguere i provvedimenti da prendere in base alla gravità del fatto commesso non rispettando le regole.

Edoardo introduce un cambiamento di prospettiva: «Secondo me abbiamo anche detto che c’è una stanza di raduno come ha detto Sofia. Si potrebbe andare in quella stanza di raduno e ragionare un po’ sul reato che ha fatto e forse potrebbe non farlo più e imparare la lezione». Dovrebbe andare con chi non ha rispettato le regole «una persona che rispetta sempre le regole o la persona che ha scritto le regole». Secondo Edoardo le cose dette finora – punizioni, prigione, esilio – «non fanno riflettere: è ancora peggio, lo istighi ancora di più, è come istigarlo».

Rispetto all’osservazione di Edoardo, una bambina pensa che abbia ragione. Difficile però dire come si potrebbe davvero fare ragionare chi non ha rispettato le regole e come stabilire le basi per un cambiamento dei comportamenti futuri. Bastano le parole? Quali altre condizioni vanno tenute presenti?

Altri però introducono la «stanza d’acciaio» in cui «se vuole bere, beve l’acqua del mare».

Un’altra bambina suggerisce di darli dei giorni per riflettere in una gabbia immersa nell’acqua: «se è cambiato lo facciamo rimanere nell’isola, se invece non è cambiato lo facciamo vivere nella gabbia sotto l’acqua». Va lasciato da solo «sennò non ragiona».

Aurora: «Prima Edoardo ha detto che queste regole lo istigano perché dice: “Tanto se mi mettono in una stanza chiusa, fra poco esco e lo rifaccio”. Invece se si mettono lì a ragionarci e si danno la punizione che lo fa cambiare davvero, magari lì cambia davvero». Dovrebbero però riflettere da soli.

Matteo: «Se ha commesso un grave reato, bisogna dargli l’ergastolo». Un altro bambino suggerisce come idea per una punizione quella di «fare un giro nudo intorno all’isola».

Con la precisazione di alcuni che le punizioni dovrebbero essere differenti per adulti e bambini.

Il problema difficile da risolvere è dunque questo: vorremmo che chi non ha rispettato le regole, ad esempio essendo aggressivo con gli altri, cambi atteggiamento. Cosa succede dopo le punizioni, dipende. Ivano sostiene che dipende: «se questa persona non è aggressiva più di tanto, dipende; ma se è una persona violenta potrebbe anche dare vendetta a quelli che gli hanno dato la punizione; se non è troppo violenta, tanto lo capisce». Dunque, se le cose stanno così, non c’è una soluzione certa e adeguata in ogni caso.

Cos’è utopia?

Introduciamo brevemente il significato etimologico del termine Utopia, scelto da Tommaso Moro come titolo del suo libro pubblicato nel 1516.

Simone dice che «un’utopia è una cosa irrealizzabile, quasi impossibile che accada».

Edoardo dice che è «una cosa fantasistica: tu vorresti che accadesse ma che è impossibile che accada, quindi non può accadere».

La questione del governo

Abbiamo visto che sull’isola sarà necessario prendere alcune decisioni che riguardano tutti. Ricordiamo in via preliminare anche una storia raccontata da Erodoto, in cui si trova il primo confronto tra pregi e difetti delle forme di governo basate sul potere dei molti, dei pochi o di uno solo [nelle Storie, III, §§80-82, dove Otane, Megabizio e Dario sostengono rispettivamente il governo del popolo (plēthos archon, 80,6), l’oligarchia (oligarchíē) e la monarchia (mounarchíē)].

Ecco di seguito alcune ipotesi, elaborate a partire da questo momento con il solo gruppo dei bambini di quinta.

Edoardo: «Allora, ci vogliono una specie di raduno e si elegge una specie di sindaco o una specie di presidente, che possa decidere come costruire le case, se costruirle grandi o piccole; deciderà anche le leggi e se qualcuno farà qualcosa che non è andato tanto bene deciderà la pena che deve ricevere oppure farlo ragionare».

Precisiamo che «per me potrebbero partecipare alle elezioni tutti gli abitanti dell’isola; come hanno diritto gli uomini, hanno diritto anche le donne; ovviamente maggiorenni e non minorenni».

Ma… così proprio gli stessi bambini che stanno decidendo come fare l’isola si auto-escluderebbero?

Edoardo: «Sssì… non lo so… ci potremmo escludere oppure potremmo anche partecipare».

Giovanni: «Bisogna decidere una persona ben intenzionata; tutti i cittadini si incontrano alla riva del mare e poi si vota».

Passiamo così dalla grande casa comune ideata da Sofia alla riva del mare. Tutti potrebbero decidere, secondo Giovanni, a partire dai cinque o dai sei anni. Anche Edoardo condivide questa idea.
Aurora: «Io questo raduno lo farei tipo un po’ vicino al bosco; chiamerei solo quelli più anziani, i più anziani dei villaggi – come abbiamo detto prima che ci sono più villaggi; chiamerei i più vecchi, i più anziani, e inizierei a fare questo raduno e le elezioni secondo me dovrebbero farle solo dai 14 anni in su»; «perché secondo me noi a 10 anni siamo troppo piccoli e poi non tutti si interessano alla politica; quindi secondo me dai 14 anni in su va bene».

Ma finora riguardo all’isola ci sono state una serie di scelte di bambini. Prendiamo ad esempio quelle legate all’esigenza di non costruire troppo. Gli adulti avrebbero scelto le stesse cose?

Aurora: «Dipende anche da che persone sono. Se sono persone che amano costruire, a questo punto l’isola sarebbe già piena. Invece se sono persone che hanno buon senso, avrebbero costruito case vicine, come noi. Quindi dipende anche da che persone sono».

Ivano: «Io dico che il governo si potrebbe svolgere come ha detto Edo in un’abitazione grande, magari al centro della città o di un paesino, e qui potrebbero partire a votare dai 10 anni in su».

Simone: «Io invece… per me il voto parte da 18 anni in su; perché a 18 anni si è già più responsabili, maggiorenni; di solito a 18 anni si è più responsabili e si possono fare molte più cose. Invece a 14 anni o a 10 anni un adulto potrebbe costringere il ragazzo che è più piccolo, quindi l’adulto potrebbe costringerlo».

A questo non avevamo molto pensato: «non è una cosa molto sicura».

Matteo: «Secondo me potrebbero votare dai 14 anni in su, perché si dice che da 14 anni in su le persone sanno essere molto più responsabili in su».

Elenco di voti:
da 6 anni in su: nessun voto
da 10 anni in su: 2
da 14-15 anni in su: 3 voti + 1 indeciso
da 18 anni in su: 3 voti + 1 indeciso

Notiamo una cosa rara, quasi mai accaduta. Questo gruppo che sta immaginando l’isola si ritirerebbe dal governo dell’isola, una volta arrivati lì.

L’idea su cui concordano è che ci debba essere un sindaco, eletto per un certo tempo. Eleonora propone 1 anno, Emanuele 7 anni, Edoardo lo lascerebbe fare «fino a quando la gente non si stufa, cioè fino a quando la gente ha voglia di farglielo fare: se il sindaco è bravo e alla gente piace, per me la gente è libera di farglielo fare a quella persona il sindaco, che lo merita; invece se c’è un sindaco che non piace tanto alla gente, saranno loro a decidere per quanto tenerlo».

Giovanni: «Finché non muore; se alla gente non piace si decide se tenerlo o no». Matteo condivide.

Simone: «Per me le persone lascerebbero governare un sindaco per circa una decina d’anni».

Diego: «Io direi quattro anni».

Ivano: «Io dico che se il sindaco non piace molto alla gente lo farei durare 9 mesi; se piace lo farei durare un anno, senza esagerare comunque: perché dieci, sette o quattro anni per un sindaco può essere un po’ difficile, governare tutti quegli anni; a un sindaco per i primi anni gli piace governare, ma poi insomma si potrebbe anche un po’ stancare di governare; magari gli piacerebbe eleggere un altro sindaco…».

Aurora: «Secondo me il sindaco può durare un po’; però dopo un po’, quando inizia la vecchiaia – tipo alcuni adulti non ragionano bene quando inizia la vecchiaia – però se inizia a fare un po’ così, inizia un raduno degli anziani che decidono se tenerlo oppure fare un’altra elezione. Comunque io lo farei durare cinque anni».

Alcuni parlano dell’esperienza che determina la piega presa dalla vecchiaia.

«Ci dev’essere qualcuno che lo deve aiutare, non è che può decidere tutto lui; non è il capo supremo di quell’isola. Sennò ci sarebbe una dittatura», dice Giovanni. Ci vorrebbe un assistente che lo aiuti a «elaborare le leggi e che non siano eccessive». Ci vorrebbero leggi misurate, equilibrate.

Venendo al trilemma di Erodoto (all’enigma con tre alternative: monarchia, oligarchia, democrazia), ecco alcune considerazioni. Eleonora preferisce la soluzione della democrazia, in cui il governo può essere esercitato «tutti insieme». Lo preferisce perché «almeno tutti possono comandare a se stessi».

Ricordiamo a questo proposito la posizione di Jean-Jacques Rousseau nel Contratto sociale.

Simone: «Io preferisco l’oligarchia, perché: primo, farei in democrazia per scegliere quattro o cinque persone responsabili e brave, le metterei insieme per fare l’oligarchia come governo di pochi, così ci pensano loro, se però queste persone sono elette dal popolo». Notiamo una combinazione esplicita tra il momento democratico (quello in cui tutti si esprimono votando) e il momento oligarchico (quello in cui i pochi eletti governano) e notiamo anche che chi propone questa alternativa denomina oligarchia la forma di governo conseguente. Si possono qui rapidamente richiamare alcune analisi delle forme attuali di governo, in cui si parla di “oligarchia mascherata” per quella che abitualmente chiamiamo “democrazia”.

Passiamo oltre con Emanuele: «A me invece la democrazia, perché sennò se scegli la monarchia, se governa uno solo di sicuro si creano dei problemi; con l’oligarchia perché secondo me si creano dei problemi, perché a volte gli altri [in pochi] possono sbagliare; la democrazia invece si decide tutti insieme».

Notiamo che parlando «c’è un collegamento tra idee: uno dice una cosa, un altro dice qualcos’altro collegato a quello [e c’è un collegamento tra idee]». Aurora: «Secondo me è meglio che governino in pochi, perché se governano tutti anche lì a volte si possono creare problemi: perché a volte uno ha un’idea diversa e iniziano discussioni; invece se sono pochi, lì si possono mettere in un compromesso; se invece [sono] tanti, lì è difficile mettersi in un compromesso, perché sono tanti».

Compare la parola “compromesso”, finora non utilizzata.

Matteo: «Io scelgo la democrazia, perché così ognuno può dire la propria opinione: [in] monarchia solo il re può dirla [o decidere in ultima analisi in base alla propria opinione]; in oligarchia solo pochi; in democrazia tutti». Abbiamo visto prima come questo “tutti” sia poi ristretto, circoscritto, a seconda della scelta prevalente (tutti dai 18 anni in su, dai 10 anni in su eccetera).

Immaginiamo a questo punto di dover fronteggiare l’obiezione di chi sostiene che in democrazia si farebbe confusione e non si riuscirebbe mai a decidere. È il problema appena evidenziato da Aurora. Matteo risponde: «No, perché il voto nessuno dovrebbe dirlo all’altro; se nessuno dice il voto all’altro, non succede niente». Il sistema del voto permette di raggiungere in questo modo una soluzione di compromesso in cui ognuno può prendere posizione per ciò che pensa.

Giovanni: «Io preferisco l’oligarchia come Aurora, perché sennò si parla troppo, si resta lì un sacco di tempo nella discussione…». Pare che l’oligarchia funzioni meglio. Giovanni comunque è disponibile a riprendere il modello proposto da Simone, che mette in sequenza un momento democratico (scelta ed elezione dei pochi) e un momento oligarchico (fase del governo effettivo da parte degli eletti).

«E se inventassimo un’altra forma di governo?», chiede un bambino.

«Io direi – dice poi Ivano – che la democrazia è molto meglio di altre forme di governo, perché con la democrazia anche gli altri possono esprimere le loro idee e potrebbe nascere un’altra idea, magari molto più saggia». Ricordiamo a questo proposito la posizione di Aristotele, nella Politica, secondo cui lo scambio di idee e il confronto di buoni argomenti possono portare a giudizi più attendibili di quelli del singolo – anche di singole persone eccellenti (cfr. S. Petrucciani, Democrazia, Einaudi, Torino 2014, pp. 23-26).

Vediamo alcune votazioni riassuntive sulle opzioni base di Erodoto: monarchia, nessun voto; oligarchia, 3 voti; democrazia, 4 voti; in 2 non sono convinti. Edordo: «Non mi convince nessuna delle tre». Potremmo proporci di inventarne altre migliori, cogliendo spunto dal dubbio espresso da Edoardo.

Adulti e genitori

Ci chiediamo a questo punto se gli adulti potranno venire oppure no sull’isola, come abbiamo sempre fatto finora. Ma qui la domanda è superflua, perché il gruppo ha scelto di consegnare ai grandi, ai maggiorenni e soprattutto agli anziani saggi delle responsabilità importanti.

«Secondo me non ci possono essere solo bambini, perché ci sono dei bambini che sono più piccoli e dei bambini che sono più grandi. I bambini più grandi, se ce ne sono pochi più grandi e tanti più piccoli, quelli più grandi non possono prendersi la responsabilità di occuparsi di tutti i più piccoli. Invece se ci fossero i genitori sarebbe meglio, perché i genitori li portano a scuola e li educano; invece i bambini lì da soli potrebbero anche non rispettare le regole… l’isola dei bambini sarebbe un’isola del gioco senza regole, perché è un po’ noioso per i bambini rispettare le regole… soprattutto è strano per un bambino avere delle regole sull’isola; potrebbe pensare di fare tutto quello che vuole e di rovinarla, ecco. Poi ci sono anche le belve feroci, che è molto pericoloso». Così Edoardo. Giovanni è d’accordo. Matteo dice che «servono gli adulti e, se anche ci fossero i bambini, prima o poi diventeranno adulti. Poi senza gli adulti i bambini non riescono a essere controllati e non riescono a crescere bene». «Quando avranno quattordici anni sapranno ancora parlare come dei bebè [in caso non ci siano gli adulti]», interviene un bambino.

Simone: «Con questa cosa che ha detto Matteo, a distanza di trent’anni un’isola di bambini sarà un’isola di adulti naturalmente. E poi anche i bambini, se non si studia, se non ci sono gli adulti che non li educano, non si troveranno mai un lavoro… poi una cosa si rompe, un’altra si rompe, non sanno fare niente per riparare queste cose e allora è difficile: i miglioramenti non ci sono e anzi si peggiora man mano che vanno avanti». Con i bambini potrebbe diventare un’isola senza regole, pare: «non è che non siamo responsabili, ma pensiamo un po’ più al gioco che rispettare l’ambiente», dice qualcuno.

«Un adulto se non rispetta una regola è un colpo grossissimo; un bambino se non rispetta una regola non è poi così grave», dice qualcuno. Un bambino dice che da soli i bambini potrebbero rischiare di morire di fame. Anche Emanuele ribadisce che ci dovrebbero essere gli adulti perché «altrimenti sarebbe una città senza regole». Inoltre, senza gli adulti i bambini non potrebbero «cosa andare a votare alle elezioni, non sanno neanche cosa dire»; «se ci sono i maggiorenni è meglio: loro sì che sanno cosa andare a votare».

Eppure, finora i bambini si sono dati tante regole immaginando l’isola… Perché ora pensano che l’isola dei bambini sarebbe senza regole? «Le regole sono fondamentali», dice un bambino, «perché innanzitutto se non rispetti una regola, tutti non rispettano le regole, diventa un’isola senza regole». L’impressione generale è che gli adulti rispettino di più le regole.

Edoardo solleva però un’obiezione: «Io dico che dovrebbero rispettarle meglio gli adulti e invece è il contrario: le rispettano meglio i bambini. Perché gli adulti, come possiamo vedere nel mondo, inquinano l’ambiente e fanno tutte queste cose; invece i bambini sono un po’ la bocca della verità, come dire?, i bambini secondo me rispettano più l’ambiente che gli adulti; non tutti gli adulti però inquinano l’ambiente, alcuni sì e altri no». Dunque, senza generalizzare, guardando com’è il mondo ora, gli adulti non mostrano di rispettare molto le regole e l’ambiente. Ci sono anche adulti che «viziano pure i bambini», dice un bambino. Edoardo: «Infatti se tu pensi alle persone che inquinano adesso, sono stati anche loro bambini; e come ha detto ora Simone sono stati viziati dai loro genitori e i loro genitori gli avranno dato il brutto esempio e così questi adulti sono cresciuti male e sono abituati a non rispettare l’ambiente, a inquinarlo, a farci qualsiasi cosa, a non rispettare le regole invece che a rispettarle».

Viene così fuori il tema dell’abitudine: «sono abituati fin da piccoli»; «da piccoli gli adulti non facevano così… “va beh, tanto sono adulto, sono grande, faccio questo e faccio l’altro”, non tutti gli adulti però».

Aurora: «Quella cosa dell’isola dei bambini secondo me no, perché gli adulti intanto ti aiutano e poi come abbiamo detto prima che ci saranno coltivazioni, i bambini mica sanno arare i campi quindi come fanno? Resta lì tutto per sempre il grano. E poi le mamme e anche i papà a volte ti fanno da mangiare, la colazione, e senza di loro cosa ti fai tutte le volte? Un po’ di pane». Con una precisazione: «Secondo me le regole ci vogliono e i bambini un po’ le rispettano e un po’ no come gli adulti, perché a quest’ora se non ci fossero regole nella scuola qualcuno già sarebbe attaccato al lampadario».

Andre_Henri Dargelas_Le_Tour_du_MondeLe Tour Du Monde di Andre Henri Dargelas

Ivano: «I bambini poi non è che si comportano male; anche perché poi non sanno le regole e se ne infrangono una, pazienza, non sapeva quella regola. Però gli adulti, loro ne sono consapevoli e se la sbagliano e quella è una cosa… insomma, un po’ più grave». Così Simone aveva detto che «l’errore di un adulto è più grave di quello di un bambino». Consideriamo la posizione di Platone sulle abitudini degli adulti. I bambini «devono ancora prendere delle abitudini», dice un bambino. «Oppure si potrebbero portare adulti con abitudini buone», dice qualcuno. Poi interviene Emanuele: «Volevo dire che tornando al discorso di prima se un adulto commette un errore lui, lui deve dare l’esempio al bambino; altrimenti se non dà l’esempio al bambino, il bambino da grande commetterà lo stesso errore che ha fatto l’adulto». Può anche succedere che i bambini si comportino diversamente dagli esempi che ricevono.

Bambine e bambini mi dicono poi alcune abitudini che gli adulti dovrebbero perdere sull’isola, «che non dovrebbero proprio avere nessuno [degli adulti]». Fumare interi pacchetti di sigarette al giorno; non fare le cose al posto nostro [a volte esagerano nel fare le cose al posto nostro]. «Non esagerare con le costruzioni e lasciare qualche spazio verde».

Estranei, stranieri

Mentre discutiamo di queste cose, succede una cosa imprevista. Un giorno alcuni bambini salgono sulla vetta più alta della montagna con di cannocchiali e binocoli per scurare il mare. A un certo punto, vedono in lontananza una nave: capiscono che si sta avvicinando all’isola, portando un buon numero di persone – uomini, donne, bambini – sconosciute. Che fare? Sono «stranieri». «Gli invasori!», qualcuno esclama. Che fare? Ecco alcune idee:

Sta arrivando una nave… «nemica», «sospetta», sono i primi aggettivi che vengono in mente ai bambini.

«La attacchiamo», sussurra qualcuno… A differenza di altre, questa domanda lascia le mani abbassate per alcuni secondi… Una delle prime mani ad alzarsi è quella di Giovanni: «Ci si nasconde facendo finta che è disabitata; che prima era abitata e ora non lo è più».

Matteo: «Vanno tutti sulla spiaggia a vederli attraccare e ad accoglierli e a conoscerli».

Le prime due risposte sono diverse. Simone: «Oppure vanno sulla spiaggia ad aspettarli e un po’ messi dietro le cose sulla spiaggia [di nascosto] e dove scendono le persone all’inizio il capo del villaggio chiede “chi siete? Da dove venite?”. All’inizio c’è un po’ di scontro, poi dopo un po’ di giorni queste persone cominciano ad andare in giro; il capo del villaggio [il sindaco, il presidente di cui si diceva] gli fa conoscere tutto». «La cosa più importante è che all’inizio la gente si era preoccupata fin da tirare fuori le armi», poi le cose vanno meglio.

Aurora: «Mi immagino che quando li hanno visti sono andati immediatamente ad avvertire tutti, poi gli adulti hanno avvertito anche il sindaco; allora hanno inziato un po’ a calmarsi e anche a prendere le lance e gli arpioni; però non volevano attaccare, volevano difendersi; allora si erano messi lì a fare una specie di barricata sulla spiaggia, però quando [i nuovi arrivati] sono scesi non avevano l’aria minacciosa o cose per proteggersi dalle lance e dalle armi; allora hanno messo giù le armi e il capo ha iniziato un po’ a chiedere come ha detto Simone, perché loro erano un po’ smarriti e non sapevano che quelli venivano lì».

Emanuele: «Io mi immagino che il capovillaggio dice di aspettare fino a domani per vedere se quella nave è nemica e vuole attaccarli. Il giorno dopo la nave è più vicina, si insospettiscono ancora di più, dicono di spargere la voce…». È evidente che l’agitazione aumenta: «tutti decidono di prendere delle armi per difendersi, quando invece è una nave amica». La tendenza sarebbe quella di prendere armi per difendersi, a causa del sospetto che suscita l’idea di sconosciuti in arrivo.

Ivano: «Alcuni scendono, dicono tutto al sindaco della cittadina, poi qualcuno teme che sia un nemico, altri pensano che siano invece visitatori, e poi alcuni o la maggioranza dicono che è una nave nemica e distruggono il porto per impedire che attracchino… comunque potrebbe essere possibile [che accada questo]». «Io sarei molto d’accordo con Giovanni: nascondiamoci, se poi vediamo che loro hanno buone abitudini, buone intenzioni, potremmo anche andare a fare conoscenza: perciò la sua idea non è del tutto sbagliata, proviamoci».

«Potrebbe succedere come ha detto Ivano e Giovanni: aspettano nascosti e poi li spiano e magari [i nuovi arrivati] avranno buone intenzioni».

Edoardo: «Secondo me prima devono aspettare che arrivi la nave all’isola; in tal caso, anche se sono cattivi, secondo me li dovrebbero ospitare lo stesso e farli ragionare; dopo che li hanno fatti ragionare, potrebbero diventare buoni, se vivono in mezzo alla felicità, perché del resto quell’isola dev’essere un’isola felice. E poi noi abbiamo detto delle regole e non si può uccidere nessuno: quindi anche se fossero cattivi noi non possiamo uccidere, perché se vogliamo rispettare la legge, nelle regole abbiamo messo che non si può uccidere le persone e gli animali, quindi non possiamo uccidere. Poi come ho appena detto se sono buoni li ospitiamo, se sono cattivi li ospitiamo lo stesso. Se sono buoni li facciamo ragionare un pochettino; se sono cattivi li facciamo ragionare poi li facciamo vivere nella felicità, così forse potrebbero diventare delle persone come si deve, delle persone buone, che aiutano gli anziani, che aiutano un po’ tutta l’isola e che non fanno del male all’isola».

L’idea di accogliere i nuovi arrivati anche se sono cattivi è rarissima. Sono d’accordo in quattro in classe, il che significa una maggioranza di 5 su 9 nel gruppo ristretto dei bambini dei bambini tra i 9 e 10 anni. Aurora: «Io farei solo una piccola barricata solo dove attracca la nave, ma tutto intorno no». «Una piccola barca della guardiacostiera», propone Simone. Ivano: «Pensando all’idea di Edo sulle persone cattive da farle ragionare. Io inizio ad avere altre idee. Perché una persona la fai ragionare, ma poi lei dice: “Tanto sì, se io ricommetto ‘sto fatto, non è che mi mettono in prigione, allora faccio sempre questa cosa’; allora io dico che bisogna farli ragionare per benino… possiamo già anche metterli in prigione per qualche giorno, o al massimo per qualche ora, potrebbe già andare meglio: se quello pensa che se la passa sempre liscia, va già male».

Edoardo dice che può anche essere giusto quello che ha detto Ivano e aggiunge: «la cattiveria istiga le persone a fare sempre di più le cose, perché se ci pensi quando uno va in prigione adesso ha una pena [per esempio] di tre anni e non ci sta tanto, qualche mese, poi evade e continua a fare il delinquentello… [in prigione] non lo fanno ragionare, gli danno poco cibo, lo fanno dormire e bon…».

In definitiva, prevale l’idea di accogliere i nuovi arrivati, senza alzare barriere preventive, predisponendosi sia a difendersi in caso di necessità, sia ad accogliere e a “far ragionare” in condizioni di felicità chi si avvicina all’isola di utopia.

Galleria dell’isola di utopia di Pasturana

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