Utopia di Verdellino 2018 IV A

Data: 12 marzo 2018

Classe: IV B, Verdellino

Filosofo in classe: Luca Mori

Compagni di viaggio: Giuliana Beretta

Insegnanti in classe: Marinella Frigerio

 

Trascrizione: tutte le parti tra «…» sono citazioni letterali di quanto hanno detto bambine e bambini, di cui è stato inoltre riportato il nome ogniqualvolta la registrazione lo ha reso possibile. Le parti tra parentesi quadre […] sono precisazioni mie, per rendere meglio comprensibili gli elementi impliciti nelle frasi trascritte.

 

Equipaggio: Miriam, Simone, Mubbashara, Sophie, Davide, Alessandro, Pietro, Lorenzo, Martin, Laura, Redon, Alice, Sara, Martina, Gabriel, Kristian, Sarah, Matilde, Rebecca

 

 

Ecco che il viaggio inizia. Ci chiediamo per prima cosa, come Socrate nella Repubblica di Platone, quali saranno i primi bisogni da soddisfare, o le prime cose di cui avremo bisogno. Ecco come ne parlavano gli amici di Socrate: «Ma il primo e maggiore dei bisogni è quello di procurarsi il cibo in vista dell’esistenza, cioè della vita stessa». «Assolutamente». «Il secondo bisogno è quello dell’abitazione, il terzo dei vestiti e cose simili». «Sono questi». «Bene, dissi, come farà fronte la città a queste esigenze? Non ci sarà per la prima un contadino, per la seconda un muratore, per la terza un tessitore? E non vi aggiungeremo anche un calzolaio o qualcun altro che provveda alla cura del corpo?». «Certo». «Così la città, ridotta all’indispensabile, risulterebbe formata da quattro o cinque uomini». «A quanto pare» (Resp., 369d-e, trad. Vegetti).

 

Quali sono i primi bisogni?

 

Sara: «Cibo e acqua»

Kristian: «Coltivazione, rifugio, fuoco».

Non si porta solo il cibo già pronto, ma ci si prepara per coltivare.

Sara: «Letti».

Martin concorda su cibo e acqua, aggiunge che ci sarà bisogno di «legna per costruire».

Altri aggiungono fuoco e lana per il letto.

Martina invita a ricordarsi dei vestiti.

Davide: «Allora, possiamo pescare e poi portare ombrelli».

Simone: «Servono degli utensili per cacciare, per prendere la legna, per fare tutto»

Alice: «Imbarcazioni».

Gabriel: «Delle zone dove si può tagliare, così almeno non puoi togliere tutti gli alberi, poi anche delle zone d’allevamento». In questo modo ci sarà una regolamentazione dell’uso del suolo dell’isola: ci sono zone in cui si può tagliare e zone in cui si può allevare. Perché? «Perché se tagliamo tutti gli alberi, poi non c’è più ossigeno e quindi non si può più vivere su quell’isola».

Interviene Redon, che aggiunge: «una zona per ripiantare gli alberi».

Kristian suggerisce di «tagliare intorno alla casa gli alberi», per evitare che cadano addosso alle case. Si tratta insomma di costruire le case in sicurezza.

 

Quali sono le cose a cui siamo abituati, di cui non avremmo bisogno nell’isola? O meglio: a quali cose e abitudini bisognerebbe rinunciare, per vivere davvero bene sull’isola? Pensiamo a cose e abitudini che potrebbero rendere l’isola brutta oppure infelici gli abitanti.

 

Martina pensa subito ai telefoni e ai tablet. Sara aggiunge i computer.

Perché non portarli? C’è chi nota che non ci sarebbe la rete sull’isola, ma su questo punto possiamo anche pensare di installare antenne nell’isola per avere campo. Possiamo anche immaginare di produrre energia elettrica (chiedendoci: come si potrebbe fare, su un’isola?).

Ma ecco la motivazione di Martina: «Perché magari ti fanno continuare a giocare e non ti permettono di realizzare il sogno» dell’isola.

Lorenzo: «Io porterei un telefono per le emergenze».

Ad altri vengono in mente i computer.

Sara dice che cellulari e tablet «ci distraggono». Dal nostro sogno, diceva Martina.

Pietro non porterebbe le «macchine che inquinano l’ambiente». Nessuna macchina, per Pietro. Potrebbero essere sostituite con le bici.

Un bambino: «Volevo anche dire che non porterei materiali per costruire, dannosi per l’ambiente».

Ricordiamo che avremmo barche a disposizione per portare molte cose sull’isola, anche le macchine, se uno volesse. Sara, se anche ci fosse la possibilità di portare le macchine sull’isola, non le porterebbe. C’è però chi le porterebbe: ad esempio Sarah, che non trova le parole per spiegare il motivo. Altre mani si alzano. Simone: «Per me le macchine non bisogna portarle, perché non servono proprio a niente: vai, però rischi di fare gli incidenti, perché [sull’isola] ci sono tanti alberi e tanti incidenti si possono fare… c’è un buco e puoi caderci dentro con l’auto».

Sara dice che sarebbe difficile andare in auto sulla sabbia. È vero, ma si potrebbe trasformare l’isola: ad esempio, costruendo strade senza buche e senza alberi. In questo caso, le auto sono ammesse?

Davide: «Allora, per me, una di auto si deve portare perché l’isola potrebbe essere molto grande. L’auto serve per spostarsi», in questo caso.

Pietro: «Per me no, perché ci sono altri mezzi, ad esempio la bici: si può fare dei percorsi per le bici e non usare la macchina…».

Redon: «Volevo dire la stessa cosa di Pietro».

Martin: «Se vuoi portare la macchina dovrai portare anche le chiavi». Certo. Ma Martin non vorrebbe portare la macchina. Martina: «Per portare la bici dovresti portare anche le ruote di ricambio». Così Alice.

Davide: «Per ogni mezzo è meglio avere le ruote [di ricambio]».

 

Prima votazione per un’isola…

– assolutamente senza automobili: 15/16

– con una sola automobile: 3/4

– con le automobili come qui: 0

 

Ritorniamo alla proposta di Martina: se vogliamo vivere bene sull’isola, senza essere distratti dai nostri sogni, bisognerebbe andare senza tablet e telefoni. Sono d’accordo in 14 con Martina; Lorenzo, Gabriel, Alice e Simone non sono d’accordo. Formano la minoranza. Vediamo perché.

Alice: «Potrebbero servire in caso di emergenza». Alice sottolinea che servono solo per le emergenze. Simone è un po’ come Alice: «Servono nelle emergenze: chiami un parente o qualcuno che ti può venire ad aiutare in caso di emergenza; poi, se vuoi un attimo distrarti, puoi giocare, ma servono per le emergenze». Lorenzo: «Magari non hai più cibo, stai male, e puoi chiamare…».

Anche Davide è d’accordo nel portarlo solo per le emergenze. Martin ha cambiato idea e ora è d’accordo con Simone.

Redon: «Secondo me, al posto del telefono possiamo portare la radio… così almeno soltanto per le emergenze possiamo usarla e intanto continui a fare l’isola [senza distrarti]». Stiamo pensando qui a radio per comunicare.

Ma se un abitante volesse portare un tablet o un telefono e non farsi distrarre, ce la farebbe? «Dipende da che persona è, che personalità ha», dice Redon. Vediamo la differenza: «Se sei uno molto vivace probabilmente lo usi soltanto per le emergenze e stai più concentrato sull’isola; invece se sei uno… pigro… al posto di finire l’isola vorresti iniziare a giocare e ti dimentichi».

Gabriel: «Sempre per i casi di emergenze, ma anche per… se devi spostarti e tipo devi andare in una casa dell’isola che è troppo lontana, puoi chiamare qualcuno per farti accompagnare là». Secondo Kristian e Gabriel se uno volesse ‘staccarsi’ dal telefono ce la farebbe… buttando ad esempio nel mare il telefono.

Martina: «Anch’io sono un po’ d’accordo con l’idea delle emergenze, però porterei una cosa che puoi chiamare solo per l’emergenza». Perché c’è il rischio di distrarsi dal sogno dell’isola? «Perché ti fanno giocare… ti fanno stare attaccata tanto».

A volte può capitare di non riuscire a smettere nemmeno se si vuole.

«Mia sorella, quando mangia sta sempre al telefono, perché ormai si è abituata e quando uno si abitua lo usa quasi sempre». Così scopriamo che il problema è anche l’abitudine.

Matilde: «Allora io capisco benissimo Martina, perché ho anch’io una sorella ed è quasi sempre al telefono e sono d’accordo anche sulle emergenze».

Rebecca ci pensa su. Il problema di restare attaccati potrebbe manifestarsi anche con la televisione.

Una bambina ammette: «Non riesco a vivere senza smartphone».

Un’altra bambina è d’accordo con Martina: usarla per le emergenze.

Sara o Sarah: «A volte capita: tipo io col telefono a volte inizio a giocare, guardo un video e mi accorgo che le ore passano ma non me ne accorgo». Il telefono fa passare così tanto tempo.

Alice: «Possiamo fare delle cabine telefoniche».

Qui attorno ci sono ancora, in una piazza ad esempio.

Martin: «Allora, prima, se dovessi portare un telefono dovrei portare anche un cavo». Ma il problema di cui hanno parlato le bambine, di telefoni tablet eccetera, riguarda solo i bambini o anche gli adulti? C’è chi annuisce… lasciando intendere che riguarda anche gli adulti.

Bambino: «Mio padre sì».

Bambino: «Mia mamma succede che lei mi chiede una cosa, o io gli chiedo una cosa, siamo incantati e io non la sento e lei non mi sente». Quindi sull’isola non andrebbero portati!

Simone ricorda che se portiamo cellulari e batterie, bisogna fare anche attenzione al tipo di prese che si porteranno.

 

Ci accorgiamo così che per ogni oggetto che si pensa di portare (come la bicicletta o il telefono) ci sono molte altre cose a cui pensare (ruote di scorda, cavi, prese di tipo diverso e così via)… Un oggetto, insomma, nella maggior parte dei casi non funziona da solo. Potrebbe essere interessante approfondire alcune catene di oggetti necessari a partire da un oggetto a cui si è pensato (per farlo funzionare).

 

Bambino: «Io a casa comunque anch’io ho dei problemi con la mia famiglia con i telefoni. C’è mia mamma che ci sta sempre attaccata, messaggia di continuo, dalla mattina alla sera e poi mia sorella che chiede sempre il telefono per vedere i video. Alcune volte mi ruba pure le mie consolle per giocare».

Bambina: «Anche mia mamma dalla mattina alla sera».

Martin: «Perché portare un telefono sull’isola? Cosa lo usi a fare? C’è tutta un’isola!».

«Ti diverti a lanciarlo!», dice Kristian.

 

Davide cambia discorso e pensa a kit medico e medicine, per i primi bisogni.

Pietro aggiunge che uno da solo si annoierebbe sull’isola, mentre in due sarebbe meglio; in 19, come il gurppo di oggi, si starebbe bene, ma Redon avverte che «non bisogna essere in troppi, sennò finirebbe il cibo…». Anche Lorenzo è d’accordo: c’è un ‘troppo’ sia nel poco, sia nel tanto.

 

Pensando al posto in cui vivono, i bambini individuano cose che non dovrebbero esserci sull’isola.

Lorenzo ribadisce tablet e computer. Vengono in mente la guerra e i rifiuti a terra; le macchine, di cui avevamo già parlato, e la benzina (da cui il fumo). Le fabbriche. Redon: «Le fabbriche inquinano e fanno fumo e inquinano l’ambiente. Alcune fabbriche hanno un filtro che non fanno passare il fumo ma è meglio non portarle per sicurezza». Sara non porterebbe le sigarette. Martina: «Io sono d’accordo con Sara, sulle sigarette, perché poi finiscono in terra e inquinano».

Gabriel: «Poi questa cosa delle sigarette… ok, che ci sono le sigarette [elettriche], ma anche quelle potrebbero inquinare l’ambiente, non solo le sigarette che si vendono normalmente nelle tabaccherie».

Simone: «Io sono d’accordo con Martina, Sara e Gabriel, perché oltre le sigarette… però fumi… non va bene, perché tutta l’aria puzza, ma poi qualcuno le butta per terra, poi non le hai spente bene e puoi dare fuoco a qualcosa». Anche il fumo delle macchine fa puzza.

«Ci avevano detto che ci sono delle macchine, però costosissime, che non inquinano».

Si potrebbe usare l’energia del sole, sull’isola.

Si discute un po’ del camino: fa fumo, ma potrebbe servire per scaldarsi e cucinare.

Pietro: «Per me il fuoco va bene, perché serve per riscaldare e per cucinare». Sulle sigarette: «non le porterei, perché non solo danneggi l’ambiente, ma danneggi anche il tuo corpo».

Lorenzo: «Io porterei sacchetti per non buttare le cose a terra».

Martin: «Ritornando alle sigarette, io mi sono sempre fatto questa domanda: a cosa serve fumare?». «Boh!», dicono alcuni. Davide: «A niente». Sara: «è vero, non serve a niente: tu praticamente spendi soldi per prenderle, ma alla fine cosa ci fai?». «Ti uccidono».

 

Consideriamo una cosa: a volte le persone non trattano bene i posti in cui vivono… ad esempio, ci mettono le cose che ora l’equipaggio vorrebbe evitare nell’utopia. Ma perché allora nei posti che esistono già ci sono cose brutte, che fanno stare male le persone o rendono più brutti i posti in cui si vive?

 

Davide: «Sulle sigarette non ho mai capito una cosa: sui pacchetti di sigarette, allora, le hanno create però sui pacchetti mettono tipo delle persone che stanno male per le sigarette… io non ho mai capito: perché le vendete ma poi gli dite di non fumare?». «Appunto».

Davide: «Quello sul perché ci sono le cose brutte nel nostro mondo, è perché le persone sono un po’ incivili».

Come si fa a fare in modo che le persone non siano incivili? «Mettendo delle leggi», dice Davide.

Redon: «L’argomento di non inquinare: secondo me dovremmo mettere un po’ di raccolta riciclata in tutta l’isola, così in ogni posto puoi buttare la plastica, la carta, le bottiglie di vetro». La raccolta differenziata si fa già a Verdellino: quindi sarebbe una buona idea da portare sull’isola.

Alice: d’accordo con Martina, aggiungerebbe ora un ospedale. Una bambina aggiunge i pompieri.

 

Cambiamo domanda. Come facciamo per abitare sull’isola? Meglio trovare un punto e viverci insieme (ad esempio facendo qualcosa di simile a un villaggio), oppure è meglio distribuirsi nell’isola (ognuno nel punto che preferisce)?

 

Lorenzo: «Io mi unirei a coppie, in casette».

Davide: «Kristian ha detto di tagliare gli alberi attorno alla casa. Per me invece bisogna mettersi vicino agli alberi, perché è vero che ti potrebbero crollare, però sei già vicino a prendere il cibo».

Mubbashara: «Meglio stare tutti insieme, perché se viviamo un po’ sparso ci possiamo anche perdere».

Simone: «Io sono d’accordo con Lorenzo, di stare a coppie in casa. Ma in che senso stare a coppie?».

Lorenzo: «Stare in una casetta o in una tenda in due».

Simone: «Ho capito, ma in che senso: maschi e femmine, maschi e maschi, femmine e femmine?».

«Come vuoi», dice Lorenzo.

Decidendo di stare a coppie, potrebbero nascere problemi di voler stare con uno o con l’altro e di litigare? Miriam preferisce lo stare insieme, «per stare in compagnia».

Rebecca: «Starei in gruppo», trovando un posto per stare insieme: a coppie «mi piace, ma se qualcuno vuole stare con lui e un altro, direi di stare insieme».

Kristian: «Chi vuole stare in gruppo, o coppia, o da solo: possiamo fare una casa grande che sia perfetta per restare in gruppo, case medie per restare a coppie [bene] e quello singolo se vuole restare singolo la fa piccola ma un po’ spaziosa».

In questo modo potrebbero essere soddisfatti tutti. Se ci fossero queste case, Kristian probabilmente abiterebbe in una casetta per vivere in coppia.

Gabriel: «Io [preferisco l’idea] di stare tutti sparpagliati, perché se stiamo in un unico punto non c’è molto spazio per muoversi». L’idea di case diverse «non è male», per gruppi, coppie o singoli.

Martina: «Io sull’isola non ci vivrei sempre, perché magari non potremmo portare tutti i nostri amici e familiari». Se l’isola fosse abbastanza grande per ospitarli, Martina li ospiterebbe.

Sara farebbe case anche per numeri diversi: per coppie, per stare in quattro o in cinque. «In ogni caso ci dovrebbe essere un bagno». Kristian dice che basterebbe scavare un buco fuori.

Alice: «L’idea di dividere in gruppi e a coppie e si possono fare dormitori per maschi e femmine».

Redon: «Secondo me, io il primo giorno dormo con Martin e il secondo giorno con un altro; e ogni casa per coppie potrebbe fare dei lavori, tipo coltivare la prima, pescare la seconda eccetera eccetera; e poi alcune delle casette per gli ospiti». In questo modo gli abitanti cambiano casa, le coppie circolano (se si vuole e si cambiano) e ogni casa è associata a un mestiere. Lo scambio è libero: «perché se uno si abitua a un lavoro e sa fare proprio bene quel lavoro, può [continuare a] fare quel lavoro».

Martin: «Oppure si potrebbe fare una casa gigantissima per tutti», dove vivere tutti insieme. Così tutti si aiuterebbero più facilmente. Redon: «Ci sarebbe un problema: o portiamo tanto materiale e facciamo più stanze, tipo più bagni, perché sennò si crea una fila ad aspettare che l’altro esca…».

Lorenzo: «Io farei delle casette piccole per le coppie e un punto di riferimento per organizzarsi; poi una casa abbastanza grande dove ci troviamo tutti e mangiamo». Dunque: si mangia insieme e ci si organizza in un luogo comune. Il mangiare insieme non sarebbe una regola, ma una cosa da fare a piacere.

Davide: «Per me invece bisognerebbe mettere un bagno in ogni stanza», pensando alla casa grandissima.

 

Si potrebbe affrontare questo problema, come problema di matematica e di geometria, disegnando: fare una casa grande per un gruppo di 20 bambini o 20 case piccole o 10 case per coppie porterebbe a consumare una quantità differente di materiali?

 

1 casa per 20 bambini => quanto materiale?

20 case per 20 bambini => quanto materiale?

10 case per vivere a coppie => quanto materiale?

Dipende da quanti bagni si fanno, dagli spazi comuni eccetera. Provare a calcolare.

 

Simone: «Anche a me quello di Redon, ma mi è piaciuto un sacco quello di Martin, quello di stare in una casa grandissima, gigantesca, tutti insieme». «Semmai facciamo una casa gigantesca dove possiamo stare tutti insieme: come un hotel, dove ci sono tante stanze, così quando si vuole si può andare a trovare gli altri». Se si vuole nelle stanze sin può stare anche a coppie, ma ci sono tanti spazi comuni dove trovarsi.

Mubbashara preferirebbe la casa a coppie; anche Sophie.

Davide, pensando all’hotel, invita a non sprecare tanto materiale. Simone in effetti non pensava a un hotel alto 70 metri! «Per me è meglio fare una casa grande o due case, due specie di hotel».

Alessandro preferisce l’idea delle case a coppie, secondo il modello delle case dedicate a mestieri.

Lorenzo pensava anche a delle tende, «per non sprecare della legna e poi non ce l’hai per fare il fuoco e costruire altre cose». Lorenzo pensa che lo stare insieme si possa fare anche senza bisogno di costruire l’hotel: si potrebbero avere tende, per stare anche a coppie, e costruire un posto dove si mangia assieme. Così, si sta assieme, senza bisogno di fare una grande costruzione.

Pietro: «Poi con più alberi il terreno diventa anche più solido; quindi se è una grande grande isola e anche alta non ci sono frane e rocce che stanno per cadere [se proteggiamo gli alberi]».

Martin: «Questo è proprio quello che non stiamo facendo ora. Stanno distruggendo molti alberi e il terreno diventa meno solido». «Oppure, si può fare qui una casa, che si collega a un’altra casa e si collega a un’altra casa e si collega a un’altra casa… e in mezzo c’è tipo un posto dove si mangia».

Abbiamo quindi delle case in cerchio collegate, con al centro il posto dove si mangia insieme o il fuoco. Le case potrebbero essere collegate con tunnel o corridoi.

Sara: «Io non sono d’accordo con l’idea della casa gigante, perché Simone ha detto ‘Ognuno ha la sua stanza, così quando si vuole possiamo andare a trovare gli altri’, ma così non c’è privacy! Quando uno si fa la doccia l’altro entra…!».

Martina: d’accordo sulle case per coppie, legate ai mestieri, ma aggiunge: «Non possiamo sempre lavorare, dobbiamo anche visitarla l’isola».

Kristian non vorrebbe case troppo alte perché soffre di vertigini: va bene l’hotel, se non è alto quanto un grattacielo. Sarah è d’accordo. Matilde preferisce l’idea di vivere vicini.

Rebecca trova interessante l’idea delle case collegate con il posto in cui ritrovarsi al centro.
Redon: «Vorrei fare la mia regola, quella dei lavori: appena alzati di mattina, sistemiamo le cose e facciamo il giro, ci scambiamo di casa…». «No! Io non lo sistemo mai il letto!», dice qualcuno.

 

Sull’isola dovranno esserci leggi?

 

Mubbashara: «Per e è meglio non inquinare perché io non voglio che ci siano i rifiuti a terra».

Sophie: «Non inquinare l’ambiente».

Simone: «La legge che non si deve infrangere è non inquinare l’isola e non fumare».

Miriam: «Non si butta a terra per l’inquinamento

Pietro: «Perché ad esempio non puoi superare un limite per il mare. Non puoi andare senza una barca o anche da solo troppo lontano dalla riva».

Davide: «Lavorare, rispettare gli altri».

Alessandro: «Non ci dobbiamo fare male».

Martina: «Rispettarsi, non inquinare».

Kristian: «Non buttare i rifiuti per terra».

Rebecca: «Per me la legge è non inquinare e non portare sigarette».

Alice: «Rispettarci l’un l’altro».

Redon: «Non inquinare».

Laura: «Rispettarsi».

Martin: «Non uccidere, aiutare il prossimo».

Sara: «[Protezione della] privacy, non inquinare».

Lorenzo: «Non inquinare».

Matilde: «Non gettare in terra i rifiuti, non portare auto».

Sarah: «Non portare sigarette, non inquinare».

Gabriel: «Non buttare in giro i rifiuti, non comportati male e non picchiare. Non fumare».

 

Se qualcuno non rispettasse le leggi, che si dovrebbe fare?

 

Lorenzo: «Metterlo da solo per un po’».

Cosa dovrebbe fare questa persona, da sola? «Solo a pensare».

Come dovrebbe essere il posto? Fa la differenza, il tipo di posto.

Lorenzo non lo ha in mente preciso.

Martin: «Costruiamo una prigione». Alcuni esclamano: No!

Perché la prigione? Si deve cercare anche di «farglielo capire», cosa è successo.

Ma come si fa a farglielo capire? «Parlargli».

Redon: «Secondo me dovremmo farlo lavorare di più [chi non ha rispettato le leggi]».

Matilde: «Allora, come punizione direi il lavoro: fargli pulire tutte le capanne».

Sara: «Dovremmo metterlo in un posto, solo, a pensare a quello che ha sbagliato a fare, e poi la sera tutti insieme gli parlano…». «Troppo gentile», commenta Martin. «Non bisogna mica frustarlo o metterlo in prigione da solo».

Martina: «Io sono d’accordo con Matilde, quella delle pulizie, ma non sono molto d’accordo con Lorenzo».

Alessandro: «Lo mettiamo a lavorare di notte». Questo lo aiuterebbe a cambiare un po’.

Dobbiamo chiederci se le misure che prendiamo aiuterebbero la persona a cambiare in meglio. Alessandro ha un dubbio su questo punto.

Alice: «Dobbiamo fare che, tipo se lui ha inquinato, dovrebbe cercare di ridurre l’inquinamento». In questo senso, la logica è diversa: si tratta di rimediare a quel che di male si è fatto, al danno fatto all’isola.

Sophie: «Io sono d’accordo con Alice e Sara».

Simone: «Io più o meno sono d’accordo con l’idea di Martin della prigione; perché tipo arriva uno sconosciuto a caso, fuma, inquina l’ambiente, poi ci spacca le case e ci spacca tutto, poi lo mettiamo nella nostra prigione».

Kristian dice: questo è un tizio random; uno che arriva e spacca tutto a caso. «Allora, la prima cosa, ma se spacca tutto come si fa a metterla in prigione, perché l’ha già spaccata?».

Simone: «Se la prigione la facciamo lontana, perché lui arriverà dalla spiaggia… quando inizia a spaccare, lo mettiamo in prigione».

Rebecca: «Io sono d’accordo con Matilde».

Sarah: chi non ha rispettato le regole «si mette in punizione». Altri dicono: farlo pulire per una settimana intera. «Dieci settimane di pulizia», anche.

Davide: «Allora, se uno infrange le leggi, prima lo mettiamo in prigione per un’ora a pensare, poi gli facciamo pulire tutte le case e gli facciamo cucinare tutto».

Pietro: «Chi non rispetta la legge, fargli fare dieci giri dell’isola». Ci chiediamo se i dieci giri dell’isola servono a fare rispettare meglio le leggi. Secondo Pietro, «certo», funziona.

Martin: «Alice e Matilde: primo, devi mettere qualcuno a sorvegliarlo per fare come dici te, sennò lui scappa». Si pensa allora di mettere anche delle telecamere. Poi un’altra obiezione: ci sono cose che non sono rimediabili; ci sono certe cose gravi e brutte che, una volta fatte, non ci permettono di tornare indietro. L’obiezione è per Alice, che in quel caso dice: «Passerei alla soluzione di Matilde». Una bambina dice che allora bisognerebbe uccidere chi non ha rispettato le leggi.

Redon: «Abbiamo detto del tizio che distruggeva tutto. Penso che lui non arrivi disarmato, a caso, senza niente. Avrà delle armi probabilmente; quindi noi ci potremmo nascondere e avevamo detto che c’era una radio… potremmo chiamare qualcuno ad aiutarci e poi lui [viene] insieme alla polizia».

Gabriel: «Se uno facesse cose brutte tipo uccidere, rubare, distruggere le case oppure inquinare tantissimo, lo faccio lavorare per un anno senza sosta».

Rebecca: «Non sono d’accordo con Sarah, perché [lavorare] per dieci settimane è un po’ troppo… e se tipo se ero io, potevo fare una settimana… dopo non resisti più per dieci settimane». Insomma, Rebecca invita tutti a non esagerare con le punizioni. Non bisogna eccedere. Se si esagera, uno non resiste.

Martina chiede una precisazione sulla radio. Quale radio permette di comunicare? Di solito si ascolta. Siamo sicuri che esistono radio attraverso le quali si può parlare? C’è chi pensa ai walkie talkie. Dovremo approfondire.

Sara: «Io volevo dire, a tutti quelli che dicono ‘troppo gentile’, poi provate voi a fare quella punizione e vediamo se è tutto gentile. Prova a immaginare se lo fai te e poi vediamo».

Kristian: «Allora, io per punizione darei un anno che massaggia tutto, massaggia i piedi [agli abitanti dell’isola]. Dopo, se non li fa, bacia i piedi».

 

Frequenti momenti di sovrapposizione delle voci rallentano la conversazione. Alcuni bambini non riescono a parlare senza essere interrotti. È difficile ascoltarsi.

 

Rebecca: «Ma se qualcuno rompe qualcosa, e costringe qualcuno, non sai se dice la verità o no». A volte c’è chi commette cose cattive perché è obbligato da qualcuno: come si fa in questi casi? Per capire se qualcuno è stato costretto ad agire male, come si fa? «Ce lo facciamo dire da lui: ma se non dice la verità, gliela facciamo pagare noi per farcela dire».

«Se lui dice una bugia, non sai se dice la verità». «Ecco, allora…». «Bisogna tartassarlo». «Tartassarlo di mazzate». Come si fa? «Lo fai lavorare tantissimo…». «Ma se non è lui?».

«Secondo me mettiamo delle telecamerine nascoste e lo guardiamo e dopo vediamo chi ha [costretto qualcuno a fare qualcosa e chi l’ha fatta]».

Matilde: «A me è venuta in mente un’altra idea, sempre dei lavori: se uno dice delle bugie, pulisce e in più ci deve cucire i vestiti se si rompono… e se noi per esempio abbiamo lui, lui fa le cose più brutte, noi facciamo le cose più belle». «Per esempio: un bambino [che ha detto una bugia] decide di andare in mare [perché per lui andare in mare è una cosa bella]; [allora succede che] gli altri diciotto [bambini] vanno in mare e il bambino che ha detto la bugia rimane lì». Insomma, si proibisce a chi si comporta in modo scorretto di fare le cose che gli piacciono, mentre gli altri le possono fare e le fanno tutti insieme.

Kristian: «Però così diventa triste».

Bambina: «Io direi di fare una base così qualcuno lo vede se scappa».

Sara: «Io sinceramente non sono d’accordo con la prigione, perché non mi sembra la cosa più giusta da fare. Un conto è se eravamo adulti o ragazzini; ma se è un bambino… sbatterlo in prigione!».

Martin: «Io avrei la soluzione a quello che dice bugie… facciamo un interrogatorio…». Qualcuno pensa al tribunale. «Ci facciamo spiegare quello che hanno visto, dove erano…». Così abbiamo l’idea del processo da fare in tribunale: se si pensa alla prigione, si dovrebbe insomma mettere anche il tribunale.

Lorenzo: «Per me non c’è bisogno di fare un interrogatorio e cose varie, perché prendi un punto di riferimento e si mettono in cerchio e parlano…». Il punto di riferimento potrebbe essere fissato al centro dell’isola: chi non ha rispettato le regole dovrebbe mettersi in cerchio assieme agli altri, quindi in una posizione diversa da quella tipica del tribunale.

Simone: «Io sull’idea che ha detto Matilde non sono molto d’accordo, non l’ho capita bene… quando hai detto la cosa del mare…». Ci spieghiamo meglio e Simone dice che non gli piacerebbe tanto l’idea. «Almeno un pochiettino» dovrebbe poter andare nel mare. Almeno toccare l’acqua coi piedi, dice qualcuno.

A Rebecca piace l’idea del mettersi in cerchio e del parlare tutti insieme: «Per me, per chi fa queste cose, io per una settimana gli farei fare la cucina, dopo un po’ lo farei andare intorno all’isola e dopo basta».

Redon: «Io non sono d’accordo con Matilde, perché lo incoraggi a non fare… a farlo ancora; lui vede tutti divertirsi e sta da solo là…». Le conseguenze potrebbero essere brutte: chi viene punito così potrebbe fare ancora la stessa cosa.

Sara: «Quello che ha detto Martin, chi fa il tribunale?». Andranno trovate le persone giuste.

Martina: «Per scoprire chi è il colpevole potevano fare il test della verità».

 

La questione del governo. Abbiamo visto che sull’isola sarà necessario prendere alcune decisioni che riguardano tutti. Ricordiamo in via preliminare anche una storia raccontata da Erodoto, in cui si trova il primo confronto tra pregi e difetti delle forme di governo basate sul potere dei molti, dei pochi o di uno solo [nelle Storie, III, §§80-82, dove Otane, Megabizo e Dario sostengono rispettivamente il governo del popolo (plēthos archon, 80,6), l’oligarchia (oligarchíē) e la monarchia (mounarchíē)].

 

Noi stiamo sperimentando la conversazione per prendere le decisioni tutti insieme. Ma abbiamo visto che non è facile, anzi. Ascoltarsi può essere molto difficile. Come fare sull’isola?

 

Matilde: «Per fare le decisioni, dovremmo metterci a cerchio e parlarne. Chi non è d’accordo esprime la sua idea e dopo ci mettiamo d’accordo e vediamo». E se i personaggi di Erodoto facessero l’obiezione: «Se provate a discutere in cerchio, non riuscite perché fate confusione…». Matilde dice che allora «potremmo provare un’altra soluzione».

Martina: «Ci riuniamo e con dei voti scegliamo una rappresentante, ogni anno; ci mettiamo a cerchio con questo rappresentante [e prendiamo le decisioni]». Cosa può decidere il rappresentante? «Quando bisogna prendere delle decisioni, ci riuniamo a cerchio e decidiamo insieme».

La rappresentante presenta le decisioni.

Sara: «Io farei un falò e ogni sera noi ci mettiamo là, attorno a questo falò, e decidiamo la persona che decide i lavori da dare a ogni bambino: ‘voi due coltivate, voi due pescate, …’». Chi decide? «Il capo». La persona scelta come rappresentante. Non è chiaro se e quanto il rappresentante sia anche un capo. Il rappresentante si sceglie ogni anno e ogni sera attorno al falò dà i compiti per il giorno dopo.
Redon: «Secondo me dovremmo prendere una persona ogni serata, mettersi in cerchio e quella persona pensa un attimo, tipo Martin è bravo a coltivare, lo mettiamo a coltivare; Lorenzo è bravo a pescare, lo mettiamo a pescare…»; inoltre «secondo me il rappresentante non ci deve essere per forza», perché il gruppo potrebbe organizzarsi da solo». Cosa dire ai personaggi di Erodoto che pensano che i gruppi fanno confusione e non riescono a decidere insieme? Non si trovano al momento delle risposte.

Rebecca: «Secondo me ogni lavoro ha un rappresentante: il pescare, il coltivare…». Ecco un’idea diversa di rappresentanza: non ne basta uno; ci dovrebbe essere un rappresentante responsabile delle decisioni da prendere per ogni lavoro. «Tipo che se noi andiamo a pescare in mare, quello che pesca e quello che lavora nella pesca è il rappresentante».

Redon: «Io gli risponderei [ai personaggi di Erodoto]: magari il gruppo non si saprà gestire, ma se lo facciamo in pochi poi litigheranno, se lo facciamo uno prenderà il possesso di tutti e farà quello che vorrà; quindi la migliore decisione è quello di farlo insieme».

Sara: «Io sono d’accordo sia con Rebecca, sia con Redon. Sulla cosa che ogni lavoro… cioè, c’è una persona che fa, che controlla e sono d’accordo anche con Redon che non ci deve essere un rappresentante per forza; perché magari se tutti ci ascoltiamo esce fuori che la persona che ha un lavoro guarda le altre persone e si riesce a lavorare». Coordinandosi insomma senza rappresentanti.
Davide: «Per me ci dovrebbe essere una specie di capo», per coordinare i diversi lavori: i pescatori potrebbero coordinarsi tra loro, ma chi li coordina con i coltivatori e gli altri che hanno altri mestieri? Se si è divisi per attività, il coordinamento potrebbe essere difficile: ci vuole qualcuno che ha sotto controllo tutti e i bisogni di tutti.

Martin: «Io direi [che ci sono] i lavori fissi».

Martin propone di votare un capo che si può destituire se non si comporta bene; si rivota se non si comporta bene, se non è bravo.

 

 

Adulti e genitori. Consideriamo l’opportunità della presenza degli adulti sull’isola, ricordando un problema sollevato da Platone nella sua Repubblica (VII, 540d): secondo il filosofo, il modo più rapido e facile per attuare una nuova costituzione consisteva nell’applicarla in una città abitata da cittadini che non avessero superato i dieci anni d’età (dunque, prossimi all’età dei bambini che stanno ora conversando sull’utopia). Ciò che per Platone costituiva un problema era, in particolare, il pensiero che gli adulti avrebbero portato nella nuova polis le vecchie abitudini, impedendo di fatto di realizzare la nuova costituzione e di fondare una città veramente giusta, migliore di tutte quelle esistenti.

 

Iniziamo a parlare degli adulti. In 14 bambine e bambini, inizialmente, pensano che gli adulti non dovrebbero esserci sull’isola. Gli altri vorrebbero gli adulti o sono incerti.

Pietro: «Gli adulti possono fare un pezzo di isola e un altro per i bambini: quando vogliamo possiamo andare [da una parte all’altra]». Perché non tutti insieme? Difficile da dire.

Alessandro è d’accordo con Pietro.

Martin non ha votato perché ha un’altra idea: «Dai cinque ai diciotto anni si può stare nell’isola. Dai cinque ai sedici anni». Viene interrotto. Altri propongono fino ai quattordici anni. Le voci si sovrappongono. Torniamo a Martin: «almeno ci sono quelli più grandi che hanno esperienza assieme ai bambini. [I più grandi] ci possono aiutare». Ma perché gli adulti più grandi no? «Perché [a quel punto] sono grandi».

Redon: «Io ora che ci penso sono d’accordo con Ale e Pietro: magari possiamo fare che quando i nostri genitori invecchiano e pure noi, i nostri genitori se ne vanno, i figli occupano la parte che occupavamo prima noi e noi occupiamo la parte che occupavano prima i nostri genitori». Così, diciamo, i nonni andrebbero via dall’isola.

Alessandro: «Dai cinque ai diciotto anni stiamo da una parte e dopo i diciotto anni andiamo nell’altra parte dell’isola».

Notiamo che l’idea di dividere l’isola a metà ha fatto cambiare idea a qualcuno.

Lorenzo: «Io farei un’isola vicinissima, con un ponte; poi quando uno vuole va dall’altra parte». Si tratterebbe di un’isola degli adulti, collegata da un ponte a quella dei bambini. Secondo Lorenzo, sul ponte si può passare di giorno.

Gabriel: «Io non sono d’accordo sull’idea di Martin, perché è la nostra isola e decidiamo noi fino a quanti anni possiamo starci». Gabriel non è convinto dalla finestra tra 5 e 18 anni. Gabriel non sarebbe d’accordo con l’idea di andare per forza dall’altra parte a 18 anni.

Matilde: «Io sono d’accordo con Sara e Gabriel, perché l’abbiamo creata noi e dobbiamo decidere noi fino a quanti anni possiamo starci». Matilde non è convinta dall’idea di dividere l’idea tra adulti e bambini.

Sara: «Potremmo fare, se proprio, visto che noi non vogliamo andarcene via da quest’isola perché l’abbiamo creata noi, possiamo fare un’isola [che va] dai bambini piccoli ai 25 anni, così ci sono persone abbastanza grandi che ci potrebbero aiutare e poi le persone più grandi, dai 25 anni in su, potrebbero andare in un’altra isola, così ognuno se ne può andare là quando vuole andare e se vuole restare resta». Ma si è liberi o no di andare? Non è chiarissimo. «Magari a 25 anni diventi più maturo, hai più cose da fare e vai in un’altra isola con persone più grandi». Si è liberi o obbligati di andarsene? «magari possiamo qualche anno in più restare là [oltre i 25], poi però bisogna andare là».

Alice propone di usare il fiume come confine tra le due parti.

Kristian: «Se c’è un’altra isola mettiamo un ponte con i cartelli: a destra c’è la nostra isola, a sinistra quella dei grandi… se vogliamo andare là, andiamo là. Facciamo un ponte e così abbiamo lo spazio per i grandi e lo spazio per noi».

Miriam: «Per me voglio fare il fiume: a sinistra i grandi e a destra noi».

Davide sottolinea che dovrebbe esserci libertà di passaggio tra le parti dell’isola.

Laura è d’accordo con Miriam: l’idea di dividere le due parti, a sinistra e destra rispetto al fiume.

Mubbashara condivide l’idea dell’isola divisa tra adulti e bambini; così Sophie.

 

Se qualcuno chiedesse: perché divisi anziché tutti insieme, tra adulti e bambini? Non è facile rispondere. Miriam: «Perché così noi siamo più… più… in compagnia tra bambini e gli adulti possono [stare] più con gli adulti». È quindi un modo per assicurarsi di avere più tempo di stare in compagnia tra bambini.

Mubbashara: «Io sono d’accordo con Miriam, che stiamo in compagnia e possiamo anche aiutarci con gli adulti».

Rebecca: «Ma se tu hai 25 anni e vuoi stare ancora qua?». Il dubbio riguarda l’idea prima avanzata da Sara. Sara dice che, secondo lei, si può stare ancora un po’, se si vuole. Non c’è però accordo su un limite preciso per stabilire il passaggio.

Simone: «Volevo dire che sto dalla parte di Kristian e di quello che ha detto, di dividersi a metà. Facciamo un ponte e possiamo andare a trovare gli adulti quando abbiamo voglia e possiamo anche darci una mano».

Sophie: «[L’isola è divisa a metà] perché gli adulti possono stare insieme e anche i bambini possono giocare».

Sarah: «A me uguale come Sophie ma un po’ diversa: se a qualcuno gli manca, il genitore ce l’ha, [anche se] diviso». Meglio quindi che vivere in un’isola di soli bambini.

Pietro: «Volevo dire che l’isola è divisa a metà perché se un bambino si fa male può andare dagli adulti esperti e farsi aiutare».

Martin: «Io non la desidererei a metà; farei un’isola dove tutte le persone di tutte le età possano andarci. Perché aiutarsi, non si ha mancanza, si sta tutti insieme; se c’è un problema che non si riesce a risolvere ci sono gli adulti… e così anche quelli di sessant’anni possono divertirsi!».

Inizialmente Martin non aveva votato ed era indubbio; ora ha un posizione definita. Chiamerebbe l’isola: L’isola di tutte le età.

Redon: «Fin qui tutto ok. Ma l’unico problema è: i fratelli con chi stanno?». «Secondo me l’isola a metà ok, bambini e adulti; ma se troviamo un’isola piccola, facciamo una specie di ponte, così possono venire pure i fratelli, ovviamente che non sono maggiorenni».

Alice: «Provo a rispondere alla domanda di prima sul perché siamo divisi: perché così noi bambini possiamo maturare, senza che gli adulti ci dicano ‘fai questo’, ‘fai questo’, perché cominciamo ad abituarci a fare da soli».

Sara: «Io preferisco l’isola divisa a metà e non l’isola di tutte le età, come ha detto Martin, tutti mischiati. Perché come ha detto Alice, senza i tuoi genitori magari noi bambini riusciamo a maturare da soli, preparando il cibo, facendo il nostro letto, magari maturiamo da soli senza l’aiuto dei nostri genitori».

Gabriel: «Io preferisco di più l’idea di Kristian, delle due isole, collegate da un ponte, una dei bambini e una degli adulti».

Rebecca: «Mi piace l’idea di Sara».

Simone chiede se si possono staccare almeno un po’ le case di adulti e bambini, nel caso si viva tutti insieme.

Proviamo a votare alcune alternative:

 

– L’isola di tutte le età: 3

– L’isola divisa a metà: 13

– L’isola di soli bambini: 2 (all’inizio era l’idea di maggioranza)

 

Ci sono poi degli indecisi.

Qualcuno è però rimasto per l’idea iniziale di un’isola di soli bambini. Davide: «Perché noi quando saremo diventati vecchi non è che sarà tanto bello con quelli che saranno bambini. Le cose sono le stesse però… come posso spiegare?… da bambini è più divertente e da grandi non è divertente». Meglio dunque che i grandi vadano da un’altra parte «dove stanno meglio». Gabriel: «Perché di tutte le età, sempre il discorso che non è divertente con le persone anziane: perché un’isola di persone che giocano a tombola…». Cerchiamo di capire meglio: dunque bambini e anziani non potrebbero divertirsi insieme? Non ci sono cose divertenti per entrambi? «Esatto!», dice qualcuno. «Non esistono!», dicono altri. Un po’ di confusione.

«L’isola a metà non mi piace, perché… non so come spiegarlo». «Non mi piace l’idea perché i miei genitori dicono che i bambini devono imparare a maturare da solo; se l’isola è a metà ci sono gli adulti che ti imparano e non puoi maturare da solo».

Davide: «sull’isola dei bambini noi possiamo maturare senza adulti».

Rebecca: «Ma poi io ho cambiato idea, scelgo la terza [isola di soli bambini]».

Anche altri cambiano idea. Sarah testimonia che era indecisa tra isola dei bambini e isola divisa a metà: «ero indecisa, perché mi piacevano tutte e due, poi ho scelto quella di soli bambini, così possono giocare con i bambini».

Redon: «Prima avevamo detto che l’isola è divisa a metà così i bambini potevano fare le cose da soli; ma se i genitori vengono nell’altra metà dell’isola, poi ti vogliono a tutti i costi insegnare le cose». «Alla fine credo che sia meglio l’isola a metà».

 

Votiamo di nuovo:

 

– L’isola di tutte le età: 3

– L’isola divisa a metà: 5

– L’isola di soli bambini: 11

 

Come si vede, non è facile scegliere e può capitare di cambiare idea conversando. Il risultato della votazione potrebbe cambiare col tempo.

 

 

Estranei, stranieri. Mentre discutiamo di queste cose, succede una cosa imprevista. Un giorno alcuni bambini salgono sulla vetta più alta della montagna con di cannocchiali e binocoli per scutare il mare. A un certo punto, vedono in lontananza una nave: capiscono che si sta avvicinando all’isola, portando un buon numero di persone – uomini, donne, bambini – sconosciute. Che fare? Che fare? Ecco alcune idee:

 

«Scappiamo!», dice Sara.

Poi si sente: «li bombardiamo». Poi, «li ospitiamo». Sono tre idee molto diverse.

Mubbashara: «Li ospitiamo».

Sophie: «Li ospitiamo».

Qualcuno dice: «Li uccidiamo». Qualcuno ripete: «Li bombardiamo».

Secondo Alessandro, dovremmo ospitarli.

Alice: «L’isola l’abbiamo fatta noi e ci dobbiamo stare solo noi. È nostra, ci siamo impegnati e non vogliamo che altri vengano e ce la rubino».

Sara: «Ce la possono distruggere, se non li conosciamo».

Redon: «Io all’inizio li ospiterei e poi magari si avvicinano e c’è un’altra isola… c’è un rifugio, li mettiamo in quella». Perché? Si tratta di un’ospitalità provvisoria, in attesa di mandarli su un’altra isola.

 

Confusione di voci. Redon farebbe presente che i fondatori dell’isola si sono impegnati a farla: forse loro non capirebbero.

Simone: «Allora… io sarei con quello che ha detto Sara: li mandiamo in un’altra isola. Se li ospitiamo e non li conosciamo, ci possono distruggere tutto: quindi meglio mandarli via».

Miriam: «Li mandiamo via, perché non li conosciamo».

Rebecca: «Anche io li manderei via, perché l’abbiamo fatta noi l’isola; loro possono anche distruggerla».

Kristian: «Io prima mi nasconderei, li attaccheremo; tipo dopo sentiamo cosa dicono e se vogliono tipo rubare e queste cose, li attacchiamo».

L’idea è quindi quella di spiarli per prepararsi ad attaccare.

Gabriel: «Appena arrivano sull’isola, potrebbero anche avere delle cose cattive; quindi io preparerei tutte le cose per attaccarli».

Ma se ci accorgiamo che si comportano bene, quando li spiamo, e che non hanno con sé cose cattive… che si fa? «Direi: potete andare via, che questa è nostra? Per favore, potete andare?». «Non vi vogliamo».

Davide: «Io non li ucciderei e non li costringerei e non scapperei. Io vorrei tipo che loro arrivano, cerchiamo in qualche modo di fare cambiare rotta alla loro nave».

Il timore è che vengano e facciano qualcosa di male.

Pietro: «Visto che abbiamo qualche giorno di tempo costruiamo tipo delle mura di legno, o di ferro, così loro se ne vanno in un’altra isola». Sarebbe un grande consumo di materiali, questo. All’inizio c’era un po’ di preoccupazione… «Potremmo parlargli tranquillamente e di farli andare in un’altra isola».

 

E la ricerca continua…

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