Utopia di Verdellino 2018 IV C

Data: 14 marzo 2018

Classe: IV C, Verdellino

Filosofo in classe: Luca Mori

Compagni di viaggio: Giuliana Beretta

Insegnanti in classe: Romana Ravasio, Marinella Frigerio

 

Trascrizione: tutte le parti tra «…» sono citazioni letterali di quanto hanno detto bambine e bambini, di cui è stato inoltre riportato il nome ogniqualvolta la registrazione lo ha reso possibile. Le parti tra parentesi quadre […] sono precisazioni mie, per rendere meglio comprensibili gli elementi impliciti nelle frasi trascritte.

 

Equipaggio: Roberto, Aisha, Denis, Alessia, Christian, Alessandro S., Mauro, Asia, Alessandro F., Mirea, Leny, Lisa, Alberto, Jacopo (dalla IV A), Sara, Mohamed, Thomas, Orkeda, Michelle, Simone

 

Ecco che il viaggio inizia. Ci chiediamo per prima cosa, come Socrate nella Repubblica di Platone, quali saranno i primi bisogni da soddisfare, o le prime cose di cui avremo bisogno. Ecco come ne parlavano gli amici di Socrate: «Ma il primo e maggiore dei bisogni è quello di procurarsi il cibo in vista dell’esistenza, cioè della vita stessa». «Assolutamente». «Il secondo bisogno è quello dell’abitazione, il terzo dei vestiti e cose simili». «Sono questi». «Bene, dissi, come farà fronte la città a queste esigenze? Non ci sarà per la prima un contadino, per la seconda un muratore, per la terza un tessitore? E non vi aggiungeremo anche un calzolaio o qualcun altro che provveda alla cura del corpo?». «Certo». «Così la città, ridotta all’indispensabile, risulterebbe formata da quattro o cinque uomini». «A quanto pare» (Resp., 369d-e, trad. Vegetti).

 

Quali sono i primi bisogni?

 

Aisha: «Cibo».

Roberto: «Acqua».

Alessandro S.: «Vestiti».

Mauro: «Animali per la pelle».

Asia: «Armi, perché se qualcuno vuole tipo… com’è che si dice? Qualcuno povero che non ha cibo, per proteggersi gli do una arma così riesce a vivere un po’ di più e quando ha un’arma potrà darla a qualcuno e lui potrà mangiare, vestirsi bene e avere una casa». Dunque un’arma per proteggersi, ma anche da scambiare con altro, vendendola.

Alessandro F.: «Trovarsi un riparo».

Mirea: «Dei semi».

Alberto: «Legna».

Jacopo: «Volevo dire la stessa cosa di Asia, però modificandola un po’. Magari su quell’isola, ci potrebbe essere già qualcuno e quindi potremmo impossessarcene se c’è qualcuno».

Mohamed: «Un amico». Non solo oggetti, ma anche amici. Considerando di partire con il gruppo della classe, Mohamed ne vorrebbe anche altri di amici.

Thomas: «Oggetti di uso quotidiano».

Michelle: «Una tenda per trascorrere la notte». Ma vivendo a lungo sull’isola, si vivrà nelle tende o in altre costruzioni? «Per il momento in tenda».

Alessandro S.: «La stessa cosa che ha detto Jacopo: magari ci finisce tutto il cibo che abbiamo e possiamo procurarsi noi del cibo [con le armi]». Dunque, armi per cacciare.

Aisha: «Forse in quell’isola ci sono dei cattivi, dei nemici, che noi quando arriviamo lì dobbiamo prepararci a combattere».

Mirea: «La stessa cosa di Asia e Jacopo e volevo dire che le armi possono servire anche se ci sono orsi o cose varie».

Sara: «Sono d’accordo con Alessandro, però se magari non c’è nulla cosa cacci? Dobbiamo portare anche degli animali [da allevare]».

Jacopo: «Secondo me se facciamo un’isola troppo bella magari ci vanno a vivere tutti e diventa inquinata e tutto, e magari non è più così bella. Cioè dobbiamo tenere… abbastanza essere un po’ egoisti diciamo, un po’. Perché se ci vengono a vivere tutti perché dovrebbe essere un posto bellissimo, magari se ci vengono a vivere tutti diventa inquinata: non ci sono più tutte quelle foreste perché ci serve la legna per bruciarla, per l’inverno, l’acqua… e così, e quindi cala un po’ la bellezza». I bambini sembrano d’accordo con questa preoccupazione: meglio non farla troppo bella, perché sennò calerebbe la bellezza? «Visto che è bella non la farei abitare: la metterei patrimonio… se è così bella». Qui dunque un bambino arriva a proporre di tenere l’isola non abitata, come patrimonio protetto e tutelato.

Sara: «Sono d’accordo con Jacopo, ma quando andiamo non diamo le coordinate, non si può sapere dove si trova e quindi… [non potranno venire altri]».

Jacopo: «Può essere».

Mohamed: «Organizzare degli sport».

Mauro: «Ma gli assassini e fermare che arrivino qua, che arrivino all’isola». Questo è uno dei bisogni iniziali: impedire che arrivino gli assassini o i cattivi che vogliono arrivare sull’isola e inquinarla.

Alessandro S.: «Ma se è già da tempo che avevano pensato di andare su quell’isola e non sanno dove si trova, come fanno ad andarci?». «Ma se non sappiamo [noi] dov’è».

Roberto: «Se quell’isola fosse tropicale, si possono piantare anche frutti tropicali come cocco, ananas e altri frutti». Non avevamo finora pensato a questo aspetto: il clima. A seconda del clima si potranno piantare certe cose e altre no.

Aisha: «Io non sono d’accordo con Sara, perché se noi non diciamo agli altri dov’è il paese, gli altri potrebbero cercarlo il paese» e trovarlo da soli.

Asia: «Io sono d’accordo con Sara… se le persone cattive vogliono trovare un tesoro e per sbaglio vengono sull’isola perché pensavano che lì c’è un tesoro, lì potevano spaventare gli abitanti e gli abitanti avrebbero paura». Jacopo diceva che noi dobbiamo andare anche armati, perché se ci fossero già degli abitanti si potrebbe prendere possesso dell’isola… ma in quel caso non saremmo noi quelli che vogliono conquistare l’isola, un po’ malintenzionati?

Questo rischio esiste.

Jacopo: «Io pensavo che se non diciamo a nessuno di quell’isola e magari qualcuno di noi lo dice a qualcuno che è molto fidato, un amico, e quello lo dice a un altro e quello a un altro e così, si sparge la voce, e magari [così] diventa più segreta l’isola, e lì è ancora peggio di fare venire tutti, perché cercheranno le forze militari… penseranno a cose strane che noi faremmo su quell’isola, tipo che stiamo preparando un’armata…». Il problema è questo: se si tiene l’isola segreta e la voce si sparge, altri potrebbero insospettirsi… Quindi il problema c’è sia se facciamo l’isola molto bella e ne parliamo, sia se la teniamo segreta.

Simone: «Come ha detto Jacopo, forse servivano, se sappiamo che stanno arrivando delle persone con le barche, due o tre chilometri dopo la spiaggia possiamo fare dei muri».

«Lo stavo pensando anch’io!», dice qualcuno.

Orkeda: «Noi abbiamo tutto, abbiamo le armi e tutto, però se arrivino degli animali e ci mangiano tutto il cibo e sono più forti di noi potrebbero pure prenderci le armi, spezzarle, mangiarci tutto il cibo…».

Lisa: «Io non sono d’accordo con Simone, perché se facciamo la mura, dovremmo pensarci un attimo… perché così siamo sia egoisti, cioè perché così è che nessuno lo sa; invece io vorrei fare venire poca gente e poi se facciamo le mura dobbiamo inquinare…».

Mirea: «Io volevo dire che potremmo portare anche dei picconi per trovare la pietra e trovare la pietra per migliorare la nostra casa».

 

Vediamo se ci sono altre idee per migliorare l’isola per noi. Pensiamo però anche un’altra cosa.

Quali sono le cose a cui siamo abituati, di cui non avremmo bisogno nell’isola? O meglio: a quali cose e abitudini bisognerebbe rinunciare, per vivere davvero bene sull’isola? Pensiamo a cose e abitudini che potrebbero rendere l’isola brutta oppure infelici gli abitanti.

 

Roberto dice che non dovrebbero succedere maremoti in mare. Sarà importante costruire le case nel modo e nel posto giusto per evitare questo pericolo.

Aisha: «Io sono d’accordo con Lisa per quello che ha detto, ma aggiungo qualcosa: che tipo andiamo in quell’isola e in quell’isola non sappiamo se ci sono persone cattive in un piccolo posto, in una piccola caverna, che stanno pensando a qualche brutta cosa. E noi ci andiamo a vivere e dopo loro hanno già programmato che di notte, quando noi siamo inattenti, loro potrebbero anche conquistare e [fare] una guerra».

Alessandro S.: «Delle cose brutte, qua e anche un po’ a Zingonia, ci sono delle persone un po’ maleducate che buttano delle bottiglie di birra vuote e cose e vetri… e quindi che fanno male».

Mauro: «I cestini [bisogna portare] per non inquinare».

Asia: «Gli zingari no, perché a volte quando dormo sogno di essere presa da uno zingaro». Sul fatto che gli zingari non debbano essere ospitati sull’isola i bambini d’accordo sono in 16.

Alessandro S.: «A volte, in stazione, ci sono degli zingari che nel tuo zaino ti tagliano sotto lo zaino, e magari dentro hai cose utili e quindi te le possono rubare».

Ma Jacopo dice: «Magari quelli che sono già sull’isola sono già strabuoni, ma magari potrebbero pensare che anche noi siamo cattivi, che facciamo cose cattive: ed è la stessa cosa. Magari uno zingaro è anche bravo». «Potrebbe essere anche la persona più brava del mondo ma non la possiamo conoscere se la mandiamo via». Alessandro F.: «è meglio non rischiare». Asia: «Un pochino sono d’accordo, però bisogna vedere se lo conosciamo o se non lo conosciamo».

Simone: «Comunque, anche se ci rapiscono, non è che possono andare molto lontano nell’isola».

«Eh, però…». Aisha: «Ma se di notte noi dormiamo e loro ci rapiscono, che facciamo?».

Alessandro F. non porterebbe sull’isola le sigarette.

Mirea: «Devo dire due cose: la prima è di non portare auto, cellulari e quelle cose che inquinano l’ambiente; la seconda è quella di costruire una torre e degli archi per i nemici che vengono».

Né automobili, né cellulari, dunque. Ma i cellulari non solo per l’inquinamento. Anche per altri motivi: «se cadono in acqua potrebbero procurare un incendio». Ci sono però persone che vanno al mare con il cellulare… ma bisogna stare attenti.

Leny: «Gli incendi»: bisogna stare attenti a non provocarne sull’isola.

Lisa: «Le sigarette.. ma se dici che non vuoi portare le macchine e le cose per inquinare, come fai a costruire la torre? Facendo quella, ti servono i macchinari e inquini con quelli poi… sarebbe quasi meglio solo le case».

Alberto: «Se facciamo le mura, bisognava fare dei cancelli perché sennò non riuscivamo a prendere acqua».

Jacopo: «Io prenderei sicuramente, sicuramente le medicine, perché se si diffonde qualcosa anche grave non avremmo niente [per sopravvivere]. E poi anche prenderei delle precauzioni anche dal senso aereo, non soltanto via mare, anche aereo: farei anche un aeroporto e metterei sulla cima di quelle montagne un cannone antiaereo, perché non possiamo ritornare a questa terra e prenderci ancora delle cose».

A qualcuno viene in mente di fare feste nelle grotte… ma valutiamo con alcune votazioni quali costruzioni sono necessarie:

 

Mura con cancelli attorno all’isola: 13 sì su 20 presenti.

Cannone antiaereo: 6 sì su 20 presenti.

Torre per fare la guardia: 10 sì su 20.

 

Jacopo non ha alzato la mano per le mura: «potremmo fare anche soltanto delle difese come hanno fatto nella seconda guerra mondiale… soltanto difese piccole, tipo… io guardo tanti documentari della seconda guerra mondiale e c’erano questi ricci ciechi sulla costa atlantica della Germania, che sono delle cose di legno che dovevano impedire lo sbarco in Normandia»… Sono simili ai cavalli di frisia, ma non hanno il filo spinato… erano particolarmente adatti a bloccare l’avanzata di carri armati e altri mezzi di terra. Secondo Jacopo potrebbero essere usati anche altri mezzi per tagliare o bucare lo scafo delle navi.

Sara: «Io ho due cose da dire: so come costruire la torre e le mura senza inquinare. I Sumeri cuocevano i mattoni che facevano loro con paglia, acqua e terra. Possiamo usare quel modo». Prendendo esempio dagli antichi.

Mohamed: «Addestrare dei cani». Cosa non portare sull’isola? «I soldi!», dice Mohamed. Perché?

 

Si apre qui una parentesi importante sul denaro.

 

«Potremmo portare noi del cibo e visto che con le armi possiamo procurarci del cibo… [non avremmo bisogno di soldi]».

Sara: «Se magari vengono di notte dei cattivi i carabinieri potrebbero servire».

Alessia non porterebbe i soldi «perché non servono».

Mohamed: «Io non porterei i soldi perché così non ce li ruberebbero i ladri».

Thomas: «Io non prenderei delle lanterne o torce troppo potenti perché di notte le barche passano e magari vedono della luce nell’isola»… e vedendo l’isola nuova vorrebbero venire. «Poi soldi direi di portarne ma pochi, perché magari si costruisce un pescivendono vicino alla spiaggia e si possono vendere i pesci».

Orkeda: «Io li prenderei i soldi, perché magari arriva un assassino e sa già che siamo lì e per liberarci ci dice ‘datemi i soldi’ e noi gli diamo tutti i soldi, che tanto non ci servono».

Michelle: «Ma dato che dobbiamo costruire delle case… con i letti non possiamo neanche costruirle…». Possiamo comunque pensare di avere a disposizione una nave per trasportare quel che ci serve… «Vorrei anche dire una cosa: però il fatto che ha detto Orkeda: ma se noi gli diamo i soldi non ci possiamo neanche fidare, perché magari lui torna o va a spargere in giro [la voce] che c’è quest’isola».

Simone: «Io non porterei i soldi perché comunque hanno rovinato un po’ la vita umana e poi delle cose per scavare come i picconi, perché se c’è una miniera e noi scaviamo può crollare tutto». In che senso i soldi hanno rovinato la vita umana? «Perché comunque ci sono le tasse…». Jacopo però sostiene che non è possibile vivere senza soldi sull’isola, perché si dovrebbero comprare le cose… Simone ci pensa… «sarebbe più bello, perché comunque dovresti lavorare e non prenderesti i soldi, ma il cibo ce lo avresti». Jacopo: «Però il cibo lo prenderesti con dei soldi: come un bel po’ di tempo fa il sale: davano il sale [al posto dei soldi]. Il sale era la stessa cosa dei soldi».

Roberto: «Non si portano soldi perché 1 non servono e li si ruba e 2 se il portafoglio con i soldi è aperto e corri c’è il rischio di perderli».

Alberto è in dubbio sui soldi, sul fatto di portarli o no sull’isola.

Alessandro F.: «Non sono d’accordo con Orkeda: è meglio non portare i soldi, abbiamo le armi [per difenderci da eventuali malintenzionati]».

Christian: «Se uno ci vuole prendere i soldi non è che glieli diamo così».

Asia: «Io li porterei i soldi perché se c’è un povero che sta lavorando per avere i soldi, per vivere, per la sua famiglia, che non sta tanto bene, li porterei per la spesa e anche per lui, se uno dei suoi parenti sta male e non ha soldi per comprargli le medicine…».

Aisha non porterebbe poliziotti né armi né soldi. Dare i soldi a un cattivo che li chiede forse spinge il cattivo a tornare.

Alberto: «Sono d’accordo con Sara ma anche con Aisha, perché le ricariche [delle armi] possono inquinare. E se noi diamo i soldi ai ladri e agli assassini, carabinieri e poliziotti lavorano per soldi, quindi se ne andrebbero via dall’isola e noi saremmo meno protetti».

Lisa: «Prima ero d’accordo con Jacopo perché ha ragione, non può essere che il mare finisce lì e lì finisce l’isola… dietro c’è altro mare e se la gente viene da dietro, può entrare…». Si parla ancora della protezione: ci vorrebbe una protezione intorno. «E Sara ha detto una cosa giusta sui mattoni dei Sumeri, però se dopo li hanno fatti in un altro modo vuol dire che sono più resistenti».

Mirea propone di rinforzare le mura e farle più alte senza usare il filo spinato.

 

Michelle pensa ai modi necessari per distribuire l’acqua sull’isola.

Orkeda: «Se qualcuno nell’isola non riesce a sopravvivere, deve andare per forza nella nostra città e può dire che è stato in quell’isola, magari gli scappa dalla bocca, poi [gli abitanti dell’isola] vengono scoperti. Però io farei anche altre protezioni, così quando viene qualcuno verso l’isola sa già che ci siamo…».

Mirea: «Volevo anche dire che potremmo portare delle pale per fare scorrere di più il fiume, fare degli altri fiumi che vanno in posti diversi». Un sistema di canali come gli antichi.

Thomas: «Potremmo anche barattare». Un’alternativa al denaro: nell’antichità si barattava.

Sara: «Su quell’isola avremo bisogno di elettricità…». Potremmo produrla sull’isola. Sara accenna ad informazioni trovate in biblioteca. A proposito, una biblioteca potrebbe servire sull’isola?

Jacopo: «Non è che mi sembra proprio vitale: cioè per adesso non serve secondo me la biblioteca, cioè può servirci ma non mi sembra vitale. Poi sui soldi: già dai tempi dei Romani ce li avevamo e cioè secondo me non è quasi possibile vivere senza. Non perché li voglio, no. Ma ormai è diventato… ha ragione Simone, che fa stare male, però ormai non possiamo fare senza. Fanno stare male perché secondo me tutto come ha detto Simone, ma anche perché quando… ci danno tanti problemi, come le tasse, come ha detto Simone; quando [pensi che] potremmo diventare poveri, che non riusciremo più a comprarci del cibo». Se i soldi creano problemi, sembra però che siano inevitabili… Sull’isola, che si fa? «Non lo so, non credo». È nel dubbio.

Soltanto in 2 vorrebbero portare i soldi sull’isola (con un indeciso).

Alessandro F.: «Su quella cosa che ha detto Mirea: i cellulari ci potrebbero servire». Si potrebbero chiamare persone che mettano le antenne. «Ma se qualcuno viene per mettere le antenne, poi potrebbe dirlo fuori dall’isola».

Roberto: «Si potrebbero portare i poliziotti, perché ora non usano più le pistole». E Roberto pensa anche che potrebbero servirci persone come Charlie in un film con Bud Spencer: persone superforti con muscoli d’acciaio che ci aiutano e ci difendono.

 

Per un paese dove si deve vivere bene e per sempre, serve la biblioteca? Jacopo: «Non lo so perché se ingrandiamo troppo il paese, ci mettiamo tutti i beni di questo mondo non possiamo: dobbiamo scegliere i più importanti».
Ecco: i bambini potrebbero provare a fare un elenco dei beni più importanti del mondo da portare nell’isola. È facile mettersi d’accordo sui 10 beni (strutture, spazi pubblici, tipi di edifici) più importanti?

 

Cambiamo domanda. Come facciamo per abitare sull’isola? Meglio trovare un punto e viverci insieme (ad esempio facendo qualcosa di simile a un villaggio), oppure è meglio distribuirsi nell’isola (ognuno nel punto che preferisce)?

 

Alessandro F.: «Fare una casa grande», per viverci tutti insieme.

Asia: «Io invece vorrei vivere con tutti i miei parenti: così invece di andare di qua e di là, vivere tutti insieme, così ci possiamo vedere sempre invece che metterci d’accordo quando vederci». E «anche gli amici nella stessa casa».

Aisha: «Tre cose: uno, se mettiamo l’antenna per riuscire a contattare i telefoni, noi possiamo chiamare uno e se poi lui non si fida e lo va a dire ad altra gente, loro sapranno dove si trova l’isola». Torna qui il pericolo di essere scoperti. È d’accordo con Asia sul modo di abitare.

Denis: «Vivere insieme in un’unica casa».

Quanti condividono questa idea del vivere insieme in una casa grande di tutti? Sono in 12.

 

Simone: «Io avrei due cose: prima cosa, ma dove va l’acqua delle case [sull’isola?]». Qui va nelle fogne: forse andrebbe inventato anche per l’isola. «La seconda cosa: comunque i caloriferi non ci potrebbero servire, perché basta fare i muri molto spessi, che tengono robusta la casa e tengono caldo».

 

Mohamed: «Possiamo provare a mettere lì nell’isola una scuola?». Ecco che Mohamed ci porta ad un’esigenza diversa. Tra poco parleremo della scuola.

 

Thomas: «Ma dobbiamo vivere tutti in case diverse, perché ognuno ha bisogno di fare i suoi bisogni». Alessandro S: «Ognuno ha bisogno dei suoi spazi».

Jacopo: «Per le case, sarebbe meglio magari che andassimo ognuno dove vuole, però dopo ognuno farebbe il suo villaggetto e dopo diventa una grande città l’isola. Però se stiamo tutti uniti e facciamo un villaggio tutto grande, l’inquinamento sarà concentrato lì, magari dopo ci spostiamo…». Potremmo spostare l’inquinamento di qua e di là: «Preferisco l’idea del villaggio però non è molto corretta la cosa [che con una grande concentrazione di abitanti in un posto, si produca lì un inquinamento concentrato]».

Alberto: «Sono d’accordo con Jacopo, però per fare le antenne, per riuscire a comunicare da isola a isola, le antenne possono stare sul mare?». Ci sono antenne che comunicano con i satelliti e attraverso i satelliti mandano e ricevono segnali in tutto il mondo.

Lisa: «è una cosa un po’ di tempo fa. Io non sono d’accordo con Orkeda che aveva detto di mettere più cose per ripararci, perché ha detto che così [quelli che vengono] loro sanno che abbiamo le cose. Ma appunto se loro vengono e noi abbiamo poche cose, mentre loro che vengono dalle loro case e dal loro posto hanno più armi e possono avere più cose di noi». Quanto alla scuola, Lisa la metterebbe sull’isola, ma diversa da com’è ora.

Anche Mohamed la cambierebbe rispetto a ora. Di questo si parlerà.

Anche Leny vorrebbe la scuola: «La cambierei», però, rispetto a ora. Ad esempio «facendo meno lezione». Viene l’idea di una scuola dove si gioca di più, dove si ascolta la musica…

 

Sull’isola dovranno esserci leggi?

 

Ecco le leggi principali: Non uccidere (x2), non inquinare (x4), non rubare, essere educati, aiutare gli altri (rispettare le leggi), non portare sigarette, non portare soldi, non portare cellulari, non tagliare gli alberi, essere civili, andare a scuola (tranne quando si è malati: diritto/dovere)

 

Spazi pubblici e/o cose importanti:

 

Parrucchieri (estetista), ospedale (x5), fast food, scuola (x2), farmacia, biblioteca (x2), panificio (x2), negozio (vestito, cibo, oggetti) da scambiare, veterinario/allevamento

 

Idee sulla scuola:

 

Scuola con scivolo e mura con disegni corrispondenti alla materia.

Mensa più grande (di quella attuale) con cibo più buono.

Scuola con piscina, biblioteca, bagni.

Le materie: inglese, francese, cinese, italiano, matematica, motoria, immagine.

Ogni lezione si fa a gruppi: quando i bambini vogliono, possono stare a coppie; si pranza tutti insieme fuori (in giardino); a mensa ci sono cose buone; tre piani della scuola dedicati ai giochi (tre piani di soli giochi); sette sale videogiochi; scale mobili; al posto dei quaderni i tablet e i computer; invece del diario l’iPhone ten; 3 bar per ogni piano, in cui tutto è gratis; la scuola, immaginata così, potrebbe anche essere alta 25 piani; si deve usare il telefono nelle lezioni; ognuno può fare lo sport che e quando vuole; si alternano le notti a scuola (un giorno sì e uno no si sta a scuola e si dorme insieme).

Secondo altri, non dovrebbero esserci materie non troppo impegnative (quindi ci saranno: matematica, italiano, inglese, motoria, piscina); una mensa «sana, ma non troppo»; porta di legno; bagni puliti (femmine/maschi)

Altra proposta: diminuire le lezioni (dalle 10:30 alle 12:30), niente compiti e niente verifiche, non esiste la materia ‘religione’

Altre idee: i bambini possono decidere che materia fare (matematica, italiano, inglese, arte, musica, motoria); in motoria si può scegliere che sport fare; la scuola inizia alle 8:30 e finisce alle 12:30. Nella scuola dell’isola ci deve essere uno scivolo per andare fino al mare.

 

Se qualcuno non rispettasse le leggi, che si fa?

 

Simone: «O subisce una penale, o lo cacciamo».

Asia: «Dirgli che non si possono fare [quelle cose contro la legge], perché agli abitanti dà fastidio, quindi gli dobbiamo dirlo: ‘non puoi farlo; resti qua e fai le cose giuste o vai a casa tua’».

Spiegando a parole, la persona potrebbe cambiare un po’.

Michelle: «Pulire la nave [come punizione]».

Thomas: «Che ne so? Uno ha dato una pugnalata a un altro uomo, e praticamente si fa la stessa cosa che ha fatto: cioè, chi ha dato una pugnalata…». Come nei tempi antichi (legge del taglione).

Lisa: «Se un uomo ruba non so delle mele, deve andare nel bosco e gliele fanno coltivare a lui; oppure deve andare lui a lavorare l’orto; oppure come ha detto Michelle, fargli pulire qualcosa».

In questo caso si pensa a rimediare il danno fatto.

Mauro: «Ripara i danni».

Christian è d’accordo con Michelle.

Alessandro S.: «Se uno danneggia qualcosa, però lo fa per sbaglio, deve solo sistemarlo; se lo ha fatto apposta, deve [voce confusa con altri rumori]». Cogliamo la distinzione tra il danno fatto per sbaglio e il danno fatto apposta.

Aisha: «Se qualcuno tipo gli architetti costruiscono la nostra casa e un ladro la rompe, fargli ricostruire la casa tutta intera. Rifargli fare quel che ha danneggiato».

Sara: «Se rompe una casa ne deve rifare dieci». Cioè: non basta rimediare al danno fatto facendo tornare le cose come prima (una cosa rotta -> rifarne una), ma bisogna fare più di quel che si è danneggiato.

Roberto: «Se qualcuno picchia un compagno allo scivolo o a un trampolino, allora lo fa salire a un trampolino molto molto alto e poi cadere giù: se lo ha fatto apposta davvero che lo fa, così vediamo se impara; se non lo ha fatto apposta no».

Mohamed: «Potremmo costruire una prigione».

In quanti sono d’accordo?

Alberto: «Ma se posso aggiungere a quello che ha detto Mohamed: se non lo ha fatto apposta, resta un giorno; se lo ha fatto apposta resta cinque giorni; se invece ha proprio ucciso qualcuno, resta [di più?]». Soltanto in 3 però vogliono una prigione sull’isola.

Mauro pensa che si potrebbero usare anche delle scosse per chi ha fatto cose gravi, se uno prova a liberarsi dalla prigione.

Alessandro S.: «No, secondo me non è che devi fargli del male».

«E se uccide?», chiede qualcuno.

Michelle: «Magari infrange anche lui la legge, passa dalla parte del torto [chi punisce così]».

Jacopo: «Secondo me la prigione non ci deve essere; piuttosto potremmo inventare che gli cancelliamo la memoria di quando siamo stati lì e lo facciamo riandare a casa».

Sara: «Una prigione, però non è una prigione normale: la mettiamo con dentro un dispositivo che cambia la gravità e lo fa andare sul soffitto».

Simone: «Io non sono con Mohamed con la prigione, perché la vita è bella da vivere e non sempre stare chiusi in cella». Che si fa allora? Si prova «a farla cambiare». Come? Le parole bastano? «Alcune volte sì, però dipende dalla persona». E quindi rimane un po’ incerto l’esito.

Thomas: «Io non la farei la prigione perché dev’essere un’isola molto bella».

 

Ma uno che arriva da fuori, vedendo le mura, il cannone e la torre, potrebbe considerarla un’isola brutta? «Dipende da cosa vede: se vede quelle robe lì potrebbe pensarlo, ma se vede altre cose no».

«Però è vero, sembra un’isola militare», dice un bambino.

Mohamed torna sul problema di chi non rispetta le regole e dice che lo si potrebbe sgridare.

Denis propone di togliere il cannone antiaereo, «perché non serve tanto». In effetti non aveva ottenuto molti voti (6 su 20).

«Il cannone invece ci deve essere», dice un bambino.

 

La questione del governo. Abbiamo visto che sull’isola sarà necessario prendere alcune decisioni che riguardano tutti. Ricordiamo in via preliminare anche una storia raccontata da Erodoto, in cui si trova il primo confronto tra pregi e difetti delle forme di governo basate sul potere dei molti, dei pochi o di uno solo [nelle Storie, III, §§80-82, dove Otane, Megabizo e Dario sostengono rispettivamente il governo del popolo (plēthos archon, 80,6), l’oligarchia (oligarchíē) e la monarchia (mounarchíē)].

 

Prendere le decisioni insieme non è facile. «Facile ma un pochetto difficile», dice Asia: «se io dico ‘la scuola ha bisogno di tanti maestri’, è difficile [per altri] capire quello che voglio dire». Denis: «mescolare le idee [è difficile]». Roberto: «Facile e divertente!». Alberto: «A me dipende in cosa: in questo è stato divertente, però non tutto è stato facile, tipo trovare le idee, mescolarle, mettere insieme e decidere cosa era meglio». Lisa: «Farlo è stato divertente, però cioè era difficile anche scegliere anche le cose, tipo scegliere le cose più importanti, [come] i tre spazi pubblici».

Quando si è lavorato da soli, divisi in sottogruppi, ci sono tre bambini che si sono sentiti un po’ esclusi in certi momenti.

 

Michelle: «Con un sondaggio, facendo la votazione», così bisognerebbe decidere sull’isola.

Asia: «Che una persona, quando qualcosa è di sua proprietà, se qualcuno gli dice ‘posso toccarlo?’, lei prende una decisione di no o di sì. O anche se vuole quando qualcuno diceva di non buttare questo qua, per prendere delle decisioni molto importanti, lo possono votare». Bisogna poi che a votare ci siano persone che hanno responsabilità e che si voti una persona con responsabilità, «da valutare secondo la personalità». «Delle persone a volte fanno a caso a decidere; poi vince uno che non ha detto tante cose molto importanti, che cambia anche l’aspetto, che diventa un po’ più arrabbiato, vuole tutto il mondo come re e presidente, e non ha delle cose buone, vuol dire che non ha cose buone e tanta responsabilità per le persone». Votare non è una cosa da prendere alla leggere. «Bisogna capire cosa dicono di importante: perché se delle persone non sanno che cosa dice di molto importante, loro possono fare a caso e danno il voto a uno che non ha detto cose importanti, che ha detto cose che non sono tanto importanti, che sono peggio… per dire, uno dice ‘per i bambini serve che non devono più andare a scuola’, e loro votano lui perché non sanno che cosa ha in mente. Uno dice: ‘i ragazzi devono avere più responsabilità, devono andare a scuola, devono se vogliono leggere un po’ i libri, devono stare staccati dalla TV’, questo dovevano votare, invece votano uno che non sa dire cose… che dice cose senza senso, invece loro devono votare uno che ha responsabilità».

Ma perché capita che le persone votano a volte chi non ha tanta responsabilità? «Perché non ascoltano. Loro sono andati là a vedere, ma loro invece di ascoltarlo, guardavano i cellulari, rispondevano, non capivano chi era [quello che parlava e voleva essere votato], invece era quello lì… loro stavano parlando al telefono e hanno votato l’altro [quello meno responsabile] perché non sapevano decidere perché non ascoltavano».

Può capitare che si vada a votare anche senza ascoltare le proposte che si stanno votando.

Aisha: «Sono d’accordo con Asia, ma voglio aggiungere qualcosa: che se quella persona è venuta ascoltata ma aveva in mente un’altra cosa… che ha detto che i bambini vengono a scuola anche di notte, forse vuole uccidere i bambini, fare del male ai bambini… e anche quello che aveva in mente quella cosa e ha detto ‘i bambini vengono a scuola’, quando non sono malati, ma quando sono malati devono stare sempre a casa, in modo che quando vengono a scuola recuperano».

Jacopo: «Avevi fatto la domanda: ‘Perché delle volte votano sbagliato?’. Secondo me perché sono obbligati, cioè li obbligano a farlo». Sull’isola che si fa? Come si decide? «Io metterei una regina, molto brava, tipo la regina di Inghilterra, molto brava…». Perché una regina? «Perché i re di solito… cioè, fanno anche delle decisioni molto giuste, però delle volte sono egoiste, si tengono tutto per sé; più difficile con le regine [che ciò accada], credo».

Sara: «Si decide tutti insieme». «Perché si decide per alzata di mano: noi non abbiamo fatto tanta confusione».

Alberto: «Stessa cosa di Sara».

Lisa: «Per come ha detto Jacopo, quelle persone erano obbligate, ma potevano essere anche… non so, tipo, la maggioranza votava a caso le arance e alcuni le mele, e quindi anche lui votava le arance: io dico di non fare sapere tantissimo che ci sono queste elezioni, perché sennò qualcuno può essere condizionato dal pensiero degli altri».

Thomas: «Io do la ragione a Jacopo perché ad esempio di solito io quando non ho qualcosa chiedo a qualcuno, di solito a Sara, e lei è molto gentile e per me… va bene la regina».

Orkeda: «Io pensavo di fare pure che quel re, se avesse un figlio, il primo figlio che lui aveva fatto diventava il re». Sull’isola si dovrà invece decidere «tutti insieme, così non litighiamo».

Asia: «Io sono un po’ d’accordo con Jacopo. Le regine a volte possono anche essere un po’… se una vuole essere regina e sta facendo finta di essere brava, perché vuole governare la città, lei invece vuole anche cambiare la… come si dice?… personalità, può anche cambiarla; invece di avere il re e la regina non è che non possiamo averla, però dobbiamo anche avere il principe e la principessa. Se la regina è molto responsabile del bambino, degli adulti o delle scuole, può farla; il re, se è tanto che vuole governare tutta la città, non è tanto [una buona scelta]. Però il re e la regina possono anche cambiare la personalità». Insomma: scegliere una persona espone al rischio che quella persona cambi personalità: «Se lei diventa regina poi si sente così presa dal potere che fai conto poi si mette in testa di governare tutto il mondo e cambia la personalità».

Sembra che il potere trasformi un po’ le persone… Ma c’è una specie di antidoto, qualcosa per fare in modo che non si trasformi la personalità nel senso che Asia ha detto?

Asia: «Eh sì, perché quello che vuole che la signora diventa regina perché le ha spiegato come può, prima non deve cambiare l’aspetto della voce, non deve diventare troppo ossessiva e voler governare il mondo; invece bisogna dirle che invece di governare tutto il mondo una regina deve prendersi le sue responsabilità e governare i suoi abitanti e non tutto il mondo».

Simone: «Io avrei due cose. Prima Sara o non mi ricordo chi ha detto che è meglio scegliere a votazione, io invece non sono d’accordo con quello che ha detto, perché tanti potrebbero essere non convinti o comunque non gli piacerebbe [la scelta fatta], quindi sarebbe meglio scegliere tutti insieme una regina o un re che non sia troppo… troppo giovane. Cioè, non deve essere troppo giovane, perché di solito i re o le regine più giovani vogliono avere il potere su tutto e poi seconda cosa te hai fatto la domanda: ‘come facciamo ad avere una regina o un re che non faccia cose brutte?’. Io ho subito pensato che, appena fa qualcosa che non va bene, non è più re e se ne decide un altro».

Aisha: «Io non sono d’accordo né per il re, né per la regina, perché è meglio che se il re è morto proprio di non decidere… oppure si prende la moglie del re, la regina per fare il re, per comandare; ma se quella regina è aggressiva e cattiva, quando la gente non vuole più votare per lei non si prende più né un re né una regina e si fa come se non esistesse un presidente, né una regina, né un principe, nessuno, e il mondo sia libero di fare quello che vuole. Ma una cosa che non vorrei che ci sia è inquinare…». Insomma: si potrebbe fare con le sole leggi, senza re, presidente e regina.

Jacopo: «Secondo me l’antidoto tra virgolette potrebbero essere i bambini secondo me, perché ti rendono un po’ più felice e quindi non diventi così aggressivo, così… cioè, vedi un bambino, ti fa tenerezza». Quindi i bambini contro le trasformazioni di personalità indotte dal potere. «Ne bastano tre o due che già [chi ha il potere] sta meglio».

Asia: «Dipende, perché i bambini dovrebbero dire cose che il re e la regina possono capire. Come, io dico a te che sei il re, ti dico ‘ci devi dare tutte le tue proposte molto importanti, come alla scuola dobbiamo avere cose che ci fanno imparare di più per essere più intelligenti e prendere dei bei voti o la biblioteca dev’essere piena di libri così i bambini possono avere la loro fantasia nei libri’, se un bambino gli dice qualcosa di sbagliato come: ‘re! Ci devi dare tanti videogiochi per giocare!’ non è una cosa bella e poi il re, se lui dice che è una bella idea, lui ha sbagliato e non è più re. Gli dico allora che quello che ha governato come re non è più re, perché ‘tu ti sei convinto di dare i videogiochi e non è una cosa bella’. E la regina se dice ‘non sono d’accordo con questo bambino’, lei diventa la regina, perché ha capito le cose le cose che ha detto la bambina prima dell’altro bambino».

Christian è d’accordo con quello che ha detto Jacopo.

Alberto: «Dipende anche da quanti anni hanno i bambini: se sono nell’età di volere tutto ‘mio mio’, o nell’età di capire quello che si fa». Che età dovrebbero avere i bambini attorno al re? Qualcuno dice sui 15, ma altri dicono che così sono adolescenti. Altri dicono che potrebbero essere bambini di 9 o 10. Altri pensano anche a bambini attorno ai 4 anni. Alessandro S. dice da 9 a 12: i bambini che possono fare da ‘antidoto’ contro le trasformazioni di personalità che il potere potrebbe provocare. Alessandro S.: «Da nove [anni], perché a nove inizi già a essere un po’ più grandicello e riesci a capire meglio le cose; e poi ai 12 riesci a capire meglio le cose». Anche Lisa è d’accordo. Sara: «Per me no invece. Per me i bambini che starebbero meglio intorno al re e alla regina sono quelli più piccoli, perché hanno bisogno di più cure e quindi il re e la regina si concentrano sui bambini e non devono concentrarsi su altre cose». «Ma così trascurano il popolo», dice qualcuno.

Jacopo: «Io non dicevo che i bambini dovevano prendere le scelte, ma io dicevo che i bambini rendevano felice il re, dovevano intenerirli».

 

Tra le due alternative:

– Regina circondata da bambini: 9 voti

– Prendere decisioni insieme votando: 5

Gli altri sono indecisi o hanno altre idee in mente.

 

Alessandro S: «Asia, tu sei indecisa?». Asia: «Sì perché, se invece, se tu dici che sono dei bambini e invece arrivano degli adolescenti là che si sono travestiti da bambini e dicono cose sbagliate, il re può anche essere convinto da questa cosa e non capisce cosa vuole dire e dice: ‘sì sono convinto, facciamolo’ e poi non ha nessuna responsabilità».

Alessandro S. testimonia che gli adolescenti a volte fanno degli scherzi, come degli scherzi telefonici, anche se dovrebbero essere più maturi quando hanno attorno ai diciott’anni. «Gli ho detto proprio: ma perché fai gli scherzi telefonici visto che sei già grande: dovresti essere più matura!».

Aisha: «Io sono d’accordo con Asia». Da un lato c’è il problema degli adolescenti, ma Aisha pensa anche a un bambino che «vuole che la mamma e il papà trattassero male i suoi amici», facendo cambiare idea ai genitori.

 

Adulti e genitori. Consideriamo l’opportunità della presenza degli adulti sull’isola, ricordando un problema sollevato da Platone nella sua Repubblica (VII, 540d): secondo il filosofo, il modo più rapido e facile per attuare una nuova costituzione consisteva nell’applicarla in una città abitata da cittadini che non avessero superato i dieci anni d’età (dunque, prossimi all’età dei bambini che stanno ora conversando sull’utopia). Ciò che per Platone costituiva un problema era, in particolare, il pensiero che gli adulti avrebbero portato nella nuova polis le vecchie abitudini, impedendo di fatto di realizzare la nuova costituzione e di fondare una città veramente giusta, migliore di tutte quelle esistenti.

 

Prima ancora di iniziare a parlarne, vediamo come sono le posizioni:

Sì, per la presenza degli adulti sull’isola: 8

No, meglio un’isola senza adulti: 11

 

C’è un bambino indeciso. Vediamo le ragioni del no.

Mirea: «Perché magari stiamo giocando con degli amici, e gli adulti potrebbero dirci: ‘non fare questo che ti fai male’, ‘non fare quello che ti fai male’, ‘non fare quell’altro che ti fai male’». Ci sarebbero insomma, con gli adulti, tanti ‘no’. Alessandro S.: «Io dico sì, perché magari noi stiamo correndo troppo veloce e poi se cadiamo ci facciamo male e possiamo farci veramente molto male. E quindi è sempre meglio essere attenti a quello che facciamo». Ci sono dei ‘no’ che ci proteggono.

Mohamed: «Tipo mia mamma, si impiccia sempre». Ci sono adulti che si impicciano: altri sono d’accordo.

Michelle: «Tipo se succede qualcosa, non saremmo protetti».

Leny: «No, perché alcune cose non possiamo farle, ci dicono sempre di no».

«Come ho detto io», dice qualcuno.

Alberto: «Io dico di sì, perché se tipo ci facciamo male e dobbiamo andare in ospedale… chi ci accompagna? O tipo, non lo so, facciamo cose brutte, non c’è nessuno che ci sorveglia, che ci guarda».

Jacopo: «Poi, chi lavora? Abbiamo ospedale, panifici, biblioteche: lavoriamo noi?».

Sì, dice qualcuno.

Sara: «No, perché gli adulti secondo me non resisterebbero senza soldi. Sono stati cresciuti che avevano i soldi e quindi noi bambini non vogliamo i soldi [sull’isola]».

L’osservazione solleva molte voci. Alberto: «Dai vent’anni si inizia a volere solo soldi e non più giochi come i bambini».

Il problema di Sara è particolare: gli adulti non riuscirebbero a resistere sull’isola… Sara non sa se gli adulti riuscirebbero a cambiare abitudini sull’isola. «Dipende da che persona è», dice un bambino. Non tutti gli adulti sono uguali.

Orkeda: «Io direi di no, perché poi se noi portiamo i nostri genitori, poi non possiamo fare nemmeno un passettino: ‘attenta attenta, stai per cadere!’. E noi: ‘basta mamma, basta papà!’. E poi ci direbbero…» «Non uscire che fa freddo!». «Non buttarti sul mare perché ci sono i pesci che ti mangiamo…».

Thomas: «Devo dire due cose: no, perché è un’isola molto bella ed è bello stare tra bambini… e poi quello che ha detto Jacopo: a me farebbe piacere lavorare». Anche altri.

Simone: «Io dico di sì, perché comunque se vogliamo fare tutto quello ci serve del loro aiuto, però alcune volte i genitori un po’ ti annoiano…». Potrebbero cambiare abitudini e accettare alcune scelte fatte dai bambini, come quella relativa al denaro? «Per me un po’ si abituerebbero, perché comunque non c’è la crisi di pagare sempre e sempre [sull’isola]».

 

Secondo i bambini, secondo la maggioranza, ai genitori non verrebbe l’idea di fare un’isola senza denaro; alcuni però credono di sì.

Christian: «Per me sì, perché se poi ti fai male e devi andare all’ospedale… stavi giocando con qualcosa e la palla va sull’albero e sono tutti bambini e quindi [chi la prende?]».

Asia: «Io ho detto sì, perché i genitori si prendono cura e se dicono di non fare perché ti potresti far male hanno ragione, perché si prendono cura dei loro figli che hanno fatto crescere. Perché se vanno all’ospedale la sua famiglia gli sta sempre vicino e i suoi genitori. E anche quando deve fare la puntura per il suo esame i genitori stanno sempre vicini. E a volte la mia mamma mi dice cose che non posso fare e a volte cado e la mamma mi dice: ‘Asia, stai bene?’ e io a volte piango perché mi faccio davvero male, però la mamma mi abbraccia e mi dice che non è successo niente… e quando uno fa un brutto sogno la mamma arriva subito vicino e abbraccia il figlio che si era preoccupato nel sogno per una cosa che non può accadere, perché se le era solo immaginato. E dicono cose che non si possono fare perché sono pericolose, e vogliono bene e dicono cose che possono fare. E quando io insisto in una cosa lei dice ‘no, no’, e poi io mi devo controllare, perché i genitori non possono sprecare sempre i soldi e la mia famiglia non spreca tanti soldi. A loro non è che nell’isola gli servirebbero i soldi; a loro servirebbero le cose più importanti…». «Loro riusciranno a stare nell’isola senza soldi».

Denis: «Per me no, perché almeno sono libero un po’ per qualche settimana».

Aisha: «Io ho votato di no, però è sempre no… però ho deciso che porto i miei genitori: prima che portiamo ci costruiamo una caverna per i nostri genitori e poi per tre settimane liberi mentre loro sono nella caverna, noi liberi a divertirsi e a fare feste. Poi per tre settimane i genitori stanno con noi, poi quando le tre settimane se ne vanno nella loro caverna noi torniamo a divertirci».

Ecco un modo per tenere insieme le idee del sì e del no: i genitori sono sull’isola, ma vivono con i bambini alternando tre settimane.

Mohamed: «Io no, perché prima di tutto si impicciano, e dopo possono anche toglierci le mura, i cannoni, i cancelli e anche la torre».

Alessandro S.: «Secondo me non hanno ragione Sara e Mohamed, perché sicuramente i genitori lo fanno per il nostro bene e poi se si impicciano è perché ci vogliono bene e non vogliono che ci facciamo male. E poi secondo me mia mamma non è che pensa soltanto ai soldi, perché invece lei piuttosto di pensare ai soldi pensa a me, alle mie sorelle, ai miei cani, ai miei gatti, pensa a tutte le cose più importanti». Ecco un’ipotesi: gli adulti potrebbero pensare più alle relazioni che ai soldi, sull’isola, perché a volte accade così anche qua.

Mirea: «Io mi sono accorto che quando ho deciso no ho fatto un grande sbaglio, perché amo i miei genitori e mia nonna e volevo dire la stessa cosa di Ale».

Lisa: «Io… cioè, prima avevo detto di no, però dopo ero indecisa e… cioè, preferirei di no, però sarebbe anche bello come ha detto Aisha che stanno alcuni giorni con noi e alcuni no. Che però non ci limitano, non ci dicono sempre ‘no non puoi fare questo, non puoi fare quell’altro’».

Viene un dubbio: gli adulti potrebbero lavorare sull’isola, ma se non ci sono i soldi? Si lavora se non ci sono i soldi?

 

Se le cose fossero a disposizione di tutti, senza soldi, può funzionare?

Lisa: «Una cosa è anche più buona perché l’hai aspettata. Invece se tu hai sempre qualcosa subito, non è più bello averlo. E quindi avere [le cose] a disposizione di tutti [non è così bello]».

Mirea: «Volevo soltanto dire l’ultima cosa: che in pratica io ho pensato all’isola senza i miei genitori e mi sono resa conto che avevo fatto uno sbaglio a dire no perché ho pensato veramente molto bene all’isola senza i miei genitori e ho detto ‘adesso cambio idea’; però sono d’accordo con Aisha, di metterli tre settimane in una grotta e tre no, però [propongo di costruire] una casa anche per loro: una casa per bambini e una casa per adulti». Aisha è d’accordo.

 

Vediamo dunque che diventa necessaria una nuova votazione:

 

Gli adulti sì, sempre con noi: 3

Gli adulti sì, ma a periodi (un po’ nella loro casa, un po’ con i bambini): 17

Gli adulti assolutamente no: 0

 

Si adotta quindi l’idea di Aisha con l’aggiunta di Mirea.

 

Estranei, stranieri. Mentre discutiamo di queste cose, succede una cosa imprevista. Un giorno alcuni bambini salgono sulla vetta più alta della montagna con di cannocchiali e binocoli per scutare il mare. A un certo punto, vedono in lontananza una nave: capiscono che si sta avvicinando all’isola, portando un buon numero di persone – uomini, donne, bambini – sconosciute. Che fare? Che fare? Ecco alcune idee:

 

Denis: «Sparare col cannone». «Ma se l’avevi tolto?», chiede qualcuno.

Ops, è vero. Il cannone era stato tolto.

Roberto: «Forse era meglio non toglierlo».

Michelle: «Ci dobbiamo preparare se magari loro sono dei cattivi [per avere pronta la difesa]».

E se fossero buoni? «Non lo so».

Thomas: «Io aspetterei. Nasconderei da qualche parte, molto vicino, le armi, senza farle vedere. Farli atterrare sull’isola e vedere se sono persone buone: se sono persone buone, bene, forse le lasceremmo; se invece sono persone cattive, cerchiamo di mandarle vie».

Sara: «Andiamo a scuola a imparare l’inglese e così visto che l’inglese è la lingua più usata nel mondo gli parliamo in inglese». Attrezzarsi non di armi, dunque, ma di conoscenza per parlare con loro: «Così possiamo capire se sono buoni o cattivi, dal modo in cui ti parlano».

Jacopo: «Io sparerei in aria, così se sono persone normali si spaventano e se ne vanno; se sono qualcuno di cattivo intenzionato ad arrivare a tutti i costi lì, ci prepariamo e facciamo la guerra».

In questo modo non si entrerebbe in contatto con i nuovi arrivati, anche se sono ‘persone normali’. «Possiamo anche rischiare, però non mi sembra il caso…».

Alberto: «Io dico la stessa cosa di Sara, solo che aggiungo un po’ quello di Thomas: ci prepariamo con le armi e le mettiamo da parte, però intanto impariamo l’inglese, così possiamo comunicare; alcuni bambini vanno a comunicare e altri stanno dietro con le armi».

Mirea: «Io invece avrei l’idea di chiudere tutti i cancelli, preparare le armi; solo uno va lì il giorno che vengono e gli chiede se sono buoni o se sono cattivi… se ovviamente iniziano ad attaccarci, anche noi inizieremmo ad attaccarli; se loro non ci attaccano, li faremmo entrare con gentilezza».

Orkeda nota però che i nuovi arrivati potrebbero rispondere ingannando, alla domanda di Mirea.

Orkeda: «Se lei li fa entrare, loro potrebbero pure distruggere l’isola sparando».

Leny immagina questa scena: «Alcuni con le armi si mettono dietro, altri davanti senza armi e uno che comincia a parlare con gli sconosciuti. Se sono cattivi…». C’è da pensare. Difficile immaginare il da farsi. Il gruppo resta in silenzio attento mentre Leny cerca un’idea… passano lunghi silenziosi secondi. La scena è stata ben disegnata, ma… che fare?

Mauro prende la parola: «Ci vuole un comunicatore per comunicare con la nave». Si dovrebbe comunicare prima che arrivino alla spiaggia: durante i giorni di viaggio che passeranno tra il momento in cui avvistiamo la nave e il momento dell’arrivo.

Christian: «Ci sono alcuni armati dietro e, come ha detto Leny, quello che va a parlare con gli sconosciuti, se capisce che sono cattivi li attaccano; se invece sono buoni li fanno entrare».

Aisha: «Io direi che se abbiamo la nostra nave andiamo a scontrare gli sconosciuti, ma prima di partire porterei con noi armi, poche armi: facciamo che le armi sono dieci, cinque per la barca e altre cinque per la nostra isola [metà armi sulla barca, metà restano sull’isola]. Così, se noi vediamo che gli sconosciuti sono cattivi, abbiamo una piccola barca nella nostra grande nave, possiamo prendere due o tre persone e dicono al comandante di prepararsi che la guerra sta per iniziare. Loro si mettono in preparazione, così almeno quelli che hanno la nave non si fanno vedere. Poi dovrebbero togliere tutte le cose che hanno là e metterle nella caverna, così quando [gli sconosciuti] vengono, [non trovano le cose]. Però ci sarebbe il problema che loro capiranno che noi abbiamo qualcosa, perché se vedono dei buchi tipo quelle cose là [dove avevamo costruite le cose]… vedranno le nostre impronte… E io dico di prendere e di fare una casa di legno e di fare una casa di legno e di fare finta di essere d’accordo con loro e dire una bugia». In questo caso, si prepara un luogo da lasciare visibile, quasi dove ospitarli, ingannando questi nuovi arrivati. «Sorvegliare le nostre cose e la nostra casa; andiamo e li invitiamo; i nostri genitori che sono nella loro casa loro vanno nella città e portano altre barche, così noi prima saliamo, i genitori loro con gli altri sconosciuti vanno lì»…

Alessandro S.: «Allora, loro fanno entrare, parlano; intanto quelli che sono sull’isola si mettono con le armi nascoste. E poi, se loro sono buoni, li ospitano per un giorno; se loro sono cattivi, li minacciano, li mandano fuori, oppure in qualche modo li fanno svenire e li lasciano sulla spiaggia».

Asia: «Io con tutte queste… non sono d’accordo. Perché, se vogliono venire sull’isola e ci chiedono gentilmente ‘possiamo visitare questo posto?’, non sono tanto cattivi; vogliono vedere le scuole, le cose che abbiamo programmato, e noi che siamo molto gentili… se noi gli chiediamo se gli piace questo posto, invece di vedere se sono cattivi o minacciarli o dirgli ‘andatevene via! Non potete restare’… io invece volevo chiedere se gli piace tanto questa isola e vivere con noi. Perché ospitare tanta bella gente e nuova gente che non conosciamo… si può ospitare: perché una volta mi è successo, di ospitare mio zio o mio cugino, e quindi voglio ospitare questa nuova gente… Se diventa troppo troppo non è così proprio non bello: è bello vedere tante belle persone che ogni giorno si salutano e dicono ‘ciao, buongiorno, buonasera’».

 

Può capitare di essere ospitati bene anche quando si arriva in un posto in cui si è sconosciuti. È capitato a tutti, secondo Lisa.

Roberto: «Se sono degli alieni, allora non li facciamo entrare».

Alessandro S: «Roberto, abbiamo detto che la nave è dei cattivi, non degli alieni!».

Ma in realtà non abbiamo detto né degli alieni, né dei cattivi! Abbiamo detto che è una nave con tante persone a bordo, che non conosciamo! «Gli alieni sono sconosciuti!», dice qualcuno.

Comunque Roberto ci fa venire in mente un nuovo esperimento mentale: se arrivasse una nave aliena sull’isola (quindi con a bordo esseri molto diversi da noi umani), cosa si dovrebbe fare? Non ci sarebbe ad esempio la possibilità di parlare in inglese. L’alienese (dice Roberto), ma non lo sa nessuno.

 

Parliamo di nuovo della nave con a bordo sconosciuti. I bambini su quella nave, cosa potrebbero pensare dell’isola, con mura e difese così forti… Se quei bambini dicessero che l’isola non è stata fatta così bella, cosa si potrebbe dire?

 

Simone: «Se riconosciamo che sono cattivi, farei ad esempio all’entrata dell’isola, a destra e a sinistra, farei degli scavi nell’isola e dentro ci mettiamo quattro persone con i fucili, che ovviamente c’è una capanna che chiude e se vediamo che sono cattivi gli sparano; se invece non sono cattivi gli facciamo visitare un po’ tutta l’isola e li teniamo con noi per qualche giorno e li aiutiamo anche un po’ con le provviste, l’acqua… e dopo se ci fanno una domanda ‘perché avete tutte queste armi?’, noi gli diciamo [che le abbiamo] per la protezione dell’isola». Asia pensava di farli vivere insieme a noi. «Sì potrebbero, però come abbiamo detto un po’ all’inizio arrivano, arrivano e alla fine non ci si sta più».

Orkeda: «Allora, io sono d’accordo con Aisha per nascondere le armi e tutto quello che c’era in una grotta, però io vorrei che metterei tutte le armi nascoste sull’isola, così non le vedrebbero; e ogni bambino dietro le armi e poi quando quelli arrivano, se vediamo che vogliono conquistare la nostra isola, li attacchiamo; e se vediamo che sono bravi e se ne vogliono andare perché non vedono nessuno…». «Ma se non c’è nessuno se ne impossessano!». Alcuni dicono che se gli abitanti dell’isola si nascondono, i nuovi arrivati potrebbero prenderne possesso, ma senza necessariamente essere cattivi: non è che la vorrebbero conquistare; semplicemente, la vedono disabitata e iniziano a stabilirsi lì…

Jacopo: «Allora, avvicinandosi [la barca] dovremmo vedere. Quindi dovremmo vedere sulla nave [cosa hanno]». I nuovi arrivati potrebbero avere l’intenzione di venire a conquistare l’isola, pur essendo bravi. In effetti era una delle ipotesi iniziali del gruppo: portarsi armi sulla nave, per impadronirsi dell’isola se c’erano altri.

Alberto: «Scavare delle buche e fare sotterrani, perché almeno vedevano che era abitata; poi mettevano le armi nascoste e non sottoterra, per attaccare; e poi se vediamo che volevano impadronirsene perché non c’era niente, allora tiriamo su le armi da guerra diciamo e…».

E se un bambino vedesse l’isola così protetta, potrebbe dire che non è tanto bella? Sì… i bambini lo ammettono. Jacopo: «Sembra che è un’isola militare».

Alberto: «Abbiamo pensato più alla difesa che alla bellezza».

Lisa: «Però non doveva essere troppo bella». Perché? «Perché sennò dopo gli altri potrebbero venire…». Ancora una bambina: «Volevo rispondere alla domanda dei cattivi: io direi di mettere davanti delle persone come ha detto Christian con le armi; dopo una persona va a parlare e, se sono buoni, fa visitare un po’ il posto, insomma come ha detto Simone; invece se sono cattivi, facciamo finta di non averlo capito, li facciamo entrare tutti a gruppetti e dopo…». «…Non è che un colpo di pistola non si sente», dice un bambino. E dopo? «E… se invece erano cattivi, li facciamo entrare e subito gli sparavano». Lisa: «E per renderla più bella io direi di togliere la torre, il cannone e l’aeroporto e dopo si poteva vedere per le mura, perché quelle sono importanti, ma così [sono brutte]».

 

Alberto ha segnalato che l’isola sembra pensata più per la difesa che per la bellezza. «Abbiamo pensato troppo alla difesa». «Prima abbiamo pensato all’inquinamento e ci è venuto in mente con più persone; e dopo, con più persone, ci è venuto in mente [il problema della difesa]». Perché «più persone possono essere cattive e non si sapeva».

 

Sara: «Se l’isola era molto bella, bellissima, venivano tutti lì e la rovinavano».

«Essendo troppo bella bisognava anche avere armi per difenderla», dice un bambino.

Sara: «All’inizio li facciamo entrare e poi vediamo se sono buoni o cattivi». Per capirlo, secondo Sara, bisogna farli entrare. Una bambina: «Poi facciamo che un giorno andiamo a pesca tutti, peschiamo dei pesci palla… cerchiamo di pescare il pesce palla, perché sono velenosi, e glieli diamo da mangiare [se i nuovi arrivati sono cattivi]».

Mohamed: «Se vedono le mura, forse possono sparare e se sparano sappiamo che sono cattivi e così possiamo prepararci per prendere anche noi le armi». Dunque Mohamed terrebbe le mura perché possono servire come mezzo per accorgersi dell’atteggiamento dei nuovi arrivati.

Asia: «Io quando ho visto queste cose mi sono detto: ‘ma perché così tante cose?’, a me piacciono, ma perché queste protezioni? E io ho detto che la torre non è che serviva proprio per controllare le persone che arrivavano e passavano a guardare l’isola… e il cannone per sparare agli aerei, che forse ci sono delle persone che stanno solo viaggiando per andare [in un altro posto]. L’aeroporto [nostro] sì va bene, ma le mura e i cancelli non mi sembrano una buona idea, perché così vedono quell’isola tutta schiacchiata, tutta chiusa… e poi quelle protezioni (ricci ciechi), se un bambino ci va contro e si fa male non è una bella cosa. E poi la torre, il muro, il cancello e quelleo cose lì (ricci ciechi), i bambini sono come in una prigione, bloccati, che non puoi uscire. Così mi sono detta: perché non liberiamo queste cose?». Asia dice che l’isola sembra tenere «in trappola» i bambini.

Ma i bambini non sono d’accordo nel togliere tutte le difese. Solo in 5 o 6 sono di quest’idea.

Le persone che arrivano «potrebbero fare finta di essere bravi bravi, ma di notte forse ci attaccano», dice Aisha.

Alberto: «Asia ha detto di togliere tutte le armi, ma allora l’isola sarà molto bella, ma con meno difese. Allora l’isola è bella, ma noi moriamo se la barca [con le persone sconosciute in arrivo] è cattiva. Se invece abbiamo più difese, abbiamo un’isola un po’ più peggiorata, ma almeno continuiamo a vivere e possiamo proteggerci».

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