Utopia di Zingonia 2018 IV B

Data: 16 marzo 2018

Classe: IV B, Zingonia

Filosofo in classe: Luca Mori

Compagni di viaggio: Giuliana Beretta, Laura Bonaldi

Insegnanti in classe: Anna Rita De Angeli

 

Trascrizione: tutte le parti tra «…» sono citazioni letterali di quanto hanno detto bambine e bambini, di cui è stato inoltre riportato il nome ogniqualvolta la registrazione lo ha reso possibile. Le parti tra parentesi quadre […] sono precisazioni mie, per rendere meglio comprensibili gli elementi impliciti nelle frasi trascritte. Nei nomi dell’equipaggio indico m e f per maschio o femmina dove il genere dei nomi non risulta facilmente riconoscibile per un lettore italiano

 

Equipaggio: Amina, Adama, Libasse m, Alessia, Emma, Jashandeep m, Sara, Mariam, Elio, Federico, Giada, Kesi f, Matteo, Isseu f, Remas f, Gaia, Rayen m, Coura f, Emaan f (ospite dalla classe IV A), Roman f, Cristian

 

Ecco che il viaggio inizia. Ci chiediamo per prima cosa, come Socrate nella Repubblica di Platone, quali saranno i primi bisogni da soddisfare, o le prime cose di cui avremo bisogno. Ecco come ne parlavano gli amici di Socrate: «Ma il primo e maggiore dei bisogni è quello di procurarsi il cibo in vista dell’esistenza, cioè della vita stessa». «Assolutamente». «Il secondo bisogno è quello dell’abitazione, il terzo dei vestiti e cose simili». «Sono questi». «Bene, dissi, come farà fronte la città a queste esigenze? Non ci sarà per la prima un contadino, per la seconda un muratore, per la terza un tessitore? E non vi aggiungeremo anche un calzolaio o qualcun altro che provveda alla cura del corpo?». «Certo». «Così la città, ridotta all’indispensabile, risulterebbe formata da quattro o cinque uomini». «A quanto pare» (Resp., 369d-e, trad. Vegetti).

 

Quali sono i primi bisogni?

 

Libasse: «Cibo, casa».

Matteo: «Acqua».

Roman: «Acqua».

Remas: «C’è bisogno dell’aiuto dei colleghi».

Jashandeep: «Acqua». «Letti». «Viveri».

Libasse: «Anche la scuola per imparare».

Remas: «Protezioni per proteggerci se l’isola è abitata da animali».

Giada: «Aria». Che l’aria sia buona.

Roman: «Il clima: [vedere] se sulle montagne ci sono ghiacciai».

Gaia: «L’abbigliamento giusto».

Emma: «Se tipo fa caldo trovare il modo di rinfrescarsi e viceversa».

Libasse: «La famiglia».

Remas: «Cominciare a…».

Rayen: «Il lavoro».

Emaan: «Costruire le scuole».

Adama: «Gli alberi per avere la frutta» [portare semi, ad esempio; e coltivare]. Legno per il fuoco.

Mariam: «Delle armi se c’è qualche popolo che combatte».

Emma: «Barche per sfruttare il mare e per pescare».

 

Quali sono le cose a cui siamo abituati, di cui non avremmo bisogno nell’isola? O meglio: a quali cose e abitudini bisognerebbe rinunciare, per vivere davvero bene sull’isola? Pensiamo a cose e abitudini che potrebbero rendere l’isola brutta oppure infelici gli abitanti.

 

Coura: «Non inquinare». Quindi andrebbero eliminate le cose inquinanti.

Roman: «Non fare tante fabbriche», i cui fumi rovinano i polmoni.

Elio è d’accordo. Federico: «Non usare mezzi di trasporto che fanno inquinamento: macchine e cose del genere». Più precisamente, Federico vorrebbe che non ci fossero troppi di questi mezzi. Ma come decidiamo quando diventano troppi?

Libasse: «Non rubare». Bisognerà fare in modo che sull’isola non ci siano ladri e persone che rubano.

Matteo: «Togliere i mezzi di trasporto che inquinano». Matteo lascerebbe solo i mezzi che non inquinano.

Remas: «Possiamo sapere come siamo vicino ad essere troppo quando ci abitano [tante/troppe] persone sull’isola».

Gaia: «Riusciamo a capirlo quando per esempio sentiamo puzza di inquinato e allora diciamo alle persone di non usare più i mezzi, ma di andare in bici o a piedi».

Adama: «Non fumare».

Emma: «Io non vorrei portare tutti i mezzi di trasporto che inquinano; vorrei portare solo le biciclette o andare a piedi». Chi sarebbe d’accordo con questa idea così decisa? Quasi tutti.

Chi non è d’accordo?

Mariam: «Perché magari [per fare le costruzioni o spostarsi nell’isola molto grande] ci servono i mezzi di trasporto». Emaan è d’accordo. Emma propone: «Io direi di costruire altri mezzi che non inquinano, però un po’ più veloci delle biciclette e dell’andare a piedi».

Emaan: «Non tagliare gli alberi».

Emma: tagliare gli alberi «è come se ti tagliano la testa: perché gli alberi sono viventi, come noi».

Libasse: «Non mettere le fabbriche, tante fabbriche di quelle che inquinano».

Roman: «Non sprecare acqua». Lo spreco andrà evitato!

Emaan: «Trasportarle con i carri le cose [si potrebbe]».

 

Ma perché gli esseri umani a volte rendono brutti i posti in cui vivono, dove ci sono queste cose che i bambini vorrebbero evitare nell’isola?

 

Libasse: «Perché vogliono che quel posto non è così bello così gli altri non possono venire».

Emma: «Perché pensano a soddisfare i suoi bisogni e non pensano a quelli degli altri».

Remas: «Perché potrebbe essere come [le persone] che vogliono costruire l’isola più bella, e dicono che non ce la faranno mai e quindi lasciano le cose a metà e l’isola diventa brutta e nessuno vuole viverci».

Coura è d’accordo con Remas.

Roman: «Perché vogliono sempre la parte bella e farsi vedere».

Remas ci ricorda una cosa che potrebbe accadere: se lasciamo le cose a metà, pensando di non poter farle belle, alla fine rimangono brutte. Ad Amina è piaciuta molto l’idea di non lasciare le macchine là. Alessia in generale è d’accordo con le cose che sono state dette fin qui.

Emma: «A me non piaceva l’idea… quella di portare le armi sull’isola e [vorrei] l’idea di non uccidere gli animali, perché sono esseri viventi». Ecco: non tutti sono d’accordo nel portare le armi sull’isola. Soltanto in due vorrebbero portarle.

Vediamo meglio i motivi della minoranza.

Remas: «Perché anche se sarebbe brutto, e anche l’ecosistema, perché se dobbiamo vivere dobbiamo anche cacciare e anche pescare e ammazzare altri animali». Mariam: «Sono d’accordo con Remas, perché comunque dobbiamo vivere: abbiamo bisogno delle armi per cacciare e mangiare».

Libasse: «Io dico [di non essere] d’accordo con Mariam e Remas, perché con gli animali si può anche fare amicizia».

Federico: «Noi non dobbiamo cacciare gli animali, perché forse siamo noi che stiamo occupando il loro territorio».

Matteo: «[Potremmo portare] degli animali per difenderci», anziché le armi come mezzo di difesa.
Gaia: «Per me dovrebbero [lasciare] le armi, perché in fondo non servono a niente». Come si può convinvere una persona che le vorrebbe portare? Difficile. «Gli dico che ci sono cose più belle di cacciare e uccidere gli animali, per esempio pescare». «Ma è sempre uccidere [gli animali]», dice una bambina.

Coura: «Dire a chi ucciderebbe gli animali di essere al posto degli animali [provare a mettersi ‘nei loro panni’] come si sentirebbe».

Roman: «Se uccidiamo gli animali […] gli animali stanno vicino a noi se gli diamo da mangiare e da bere: non dobbiamo ucciderli».

Libasse: «Invece di uccidere gli animali, per avere la loro pelle, invece dobbiamo rispettarli, perché loro sono uguali come noi, perché anche loro sono stati creati, perché vanno lasciati in pace».

Emma: «Per esempio, se noi siamo un gruppo di uomini con le armi e uccidiamo uno degli animali su quell’isola e sono magari tanti, loro ci potrebbero attaccare e sarebbe il contrario: poi loro uccidono noi».

Mariam: «Gli animali servono anche per i mezzi di trasporto e ci servono anche per i vestiti [es. lana delle pecore]».

Federico: «Alcuni animali ad esempio ci danno cibo come le galline».

Emaan: «Non dobbiamo ucciderli gli animali: perché se fossimo anche noi degli animali, anche noi possiamo [essere mangiati]».

Matteo: «Gli animali ci salvano». Ad esempio: «quando c’è un bambino piccolo [che si mette in pericolo], un cane [potrebbe salvarlo]».

 

Cambiamo domanda. Come facciamo per abitare sull’isola? Meglio trovare un punto e viverci insieme (ad esempio facendo qualcosa di simile a un villaggio), oppure è meglio distribuirsi nell’isola (ognuno nel punto che preferisce)?

 

Adama: «Meglio stare insieme, perché possono se uno ha bisogno di qualcosa».

Coura voleva dire la stessa cosa.

Jashandeep: «Se vogliamo costruire delle case… ognuno dove vuole». Si potrebbe stare bene anche vivendo sparsi.

Rayen: «Io dico di stare insieme così per conoscere altre persone, per fare amicizia».

Cristian: «Io direi di stare insieme perché se qualcuno [è in difficoltà] gli altri possono aiutarlo».

Roman: «Secondo me stare insieme perché se quelli sotto non sono potenti e quelli di sopra sono potenti possono anche fare la battaglia». Cioè: se iniziamo in posti diversi, ad esempio in due villaggi, i due villaggi potrebbero diventare diversi, uno più potente e uno meno. A quel punto potrebbero nascere conflitti e scoppiare battaglie.

Emaan: «Per non inquinare possiamo anche vivere in tende vicine».

Gaia: «Per me sparsi perché così se vengono… se vedono quell’isola abitata vengono altre persone e l’isola è ancora più bella se è abitata molto». Gaia sarebbe contenta se venissero più persone ad abitare sull’isola (è l’idea opposta di quella che si è vista in una quarta di Verdellino in particolare e tra altri bambini, che vorrebbero tenere segreta l’isola).

Remas: «Io direi di fondare proprio due villaggi: uno sopra l’isola e uno sotto [nella parte alta e nella parte bassa]. E quando, visto che qualcuno che abita nella parte bassa avrà delle cose di più, tutti potrebbero scambiarsi le cose». Questi due villaggi dovranno essere legati dallo scambio.

Matteo: «Stare insieme nell’isola come una grande famiglia».

Si potrebbe arrivare a vivere in una grande casa tutti insieme, come una famiglia? Alcuni bambini la pensano così. Federico: «è meglio stare vicini; perché se stiamo lontani e degli animali feroci ci attaccano siamo da soli; invece se stiamo tutti uniti possiamo aiutarci uno con l’altro».

Mariam: «è meglio fare delle costruzioni e delle case, per fare amicizia, conoscenza e scambiarsi le cose». C’è il rischio che vivendo lontani l’amicizia diminuisca tra le persone? Mariam non è sicura che ciò accada.

Emma: «Secondo me dovremmo stare uniti, così che una parte dell’isola è degli uomini come noi e invece l’altra parte dell’isola rimane disabitata e ci possono stare gli animali in pace». «Io però non vorrei tanta gente come ha detto Gaia, perché avrebbero idee diverse e magari costruirebbero cose che noi non vogliamo».

Libasse: «Sono meglio i due [villaggi], perché così se sopra ci sarà un gruppo e sotto ci sarà un gruppo, così sopra se ti vengono ad attaccare quelli sotto possono andare sopra [ad aiutare]».

Amina vorrebbe che sull’isola si vivesse vicini, in un villaggio.

Emaan: «A me viene un problema: senza le macchine possiamo fare anche i carri, possiamo fare anche le tende per essere vicini senza inquinare tanto; se inquiniamo tanto non abbiamo tanto ossigeno e abbiamo tanta anidride carbonica. E la vegetazione ci serve per vivere». Emaan continua a sottolineare questo punto: l’attenzione ad inquinare il meno possibile.

Coura: «Io ero d’accordo con Emma, perché se tipo noi costruiamo qualcosa da una parte, magari causerebbe qualcosa di male alle altre persone che abitano più lontane».

Remas: «Io vorrei dire: costruire al centro dell’isola un capanno gigante, come una casa gigante dove i due villaggi possano riunirsi e decidere qualcosa insieme». Cosa fanno nel capanno le persone? «Possono chiedersi quali animali selvaggi che sono pericolosi vogliono vivere nel loro posto [e vogliono la loro carne]… loro [gli abitanti dei due villaggi] vengono e si aiutano ad avere un loro piano: si riuniscono con tutto il villaggio».

Non si sa se nella realtà ci sono luoghi come questi capanni giganti. «Potremmo mettere tra i due villaggi [il capanno]: alcuni vanno, mettono del cibo e l’altro villaggio va, lo scambia, se lo prendono». Ecco: il capanno serve anche a lasciare le cose per gli abitanti dell’altro villaggio.

Elio vorrebbe un villaggio unico per tutti. A Kesi invece piacerebbe se sull’isola si vivesse sparsi.

Anche Gaia preferirebbe un’isola in cui si vive sparsi. Mariam: «Sono d’accordo con Remas». Vorrebbe anche palazzi grandi per scambiarsi le cose.

Emma: «Non utilizzare petrolio, perché poi se lo buttiamo in mare o le persone che si tuffano potrebbero rimanere [contaminati]».

Federico: «Sono d’accordo con Remas con l’idea del capanno, così potremmo andare lì per decidere insieme le cose».

Giada: «Io sono d’accordo con Emma».

Libasse: «Io sono d’accordo con Remas e Emma, perché sul capanno se ci sono degli attacchi frontali possiamo andare nel capanno e poi possiamo vivere fino a quando non finisce la guerra e poi anche per il contrario, di non inquinare l’acqua». Nella conversazione pomeridiana con i genitori, alcuni bambini andranno oltre dicendo che il capanno potrebbe essere un luogo in cui cercare aiuto quando nelle proprie case succede qualcosa di brutto o pericoloso (ad esempio, se ci fosse un animale feroce in casa). Lì si potrebbe trovare l’aiuto e il supporto di altri abitanti, finché la ‘tempesta’ e il pericolo sono passati.

Sara: «Sono d’accordo con Remas». L’idea del capanno piace molto.

Gaia: «Per me dovrebbero fare dei villaggi non troppo distanti così si aiutano a vicenda e lasciano altro spazio agli animali, così vivrebbero in pace, e poi mi piace l’idea di Emma di non usare il petrolio». A Gaia piace anche l’idea del capanno.

Roman: «Io vorrei non fare il capanno perché occuperebbe tanto spazio e l’isola è piccola». Andrebbe fatto della misura giusta.

Emaan: «Io vorrei non fare villaggi di capanne: possiamo fare di tende per non inquinare. Se io fossi un albero, io non sarei felice [se mi usano per fare capanne]». Chi sarebbe d’accordo nel vivere in tende? Per il momento sono in 11.

Coura: «Io sono d’accordo con Emma e Remas».

Remas: «Vorrei dire due cose. La prima è per la cosa di Emaan: se io taglio un albero lo ripianto, così non c’è il problema di sprecare gli alberi e l’altro, per pescare, potremmo costruire una specie di capanno piccolo che sotto ha come una cosa fatta di legno che lo tiene e come una piccola capanna sopra e dopo ci possono pescare».

Isseu preferirebbe vivere in un villaggio e lo vorrebbe di capanne; le piace anche l’idea del grande capanno.

Matteo: «Per me si potrebbero pure costruire delle tende per gli animali».

Mariam: «Sono d’accordo con Emma e con Mariam».

Sara: «Io nel capanno metterei le barche, un deposito di barche».

Kesi: «Io vorrei fare un capanno un po’ grande per stare tutti insieme, in un unico capanno». Lì si potrebbe dunque vivere insieme, abitare insieme. Sarebbe come una grande casa per tutti.

Emma: «Vorrei cambiare la funzione del capanno: c’è sempre il capanno però lo metterei in mezzo al villaggio ed è con tante stanze, dove pregano, c’è la riserva dei cibi, dove ci sono tante cose che ci possono servire».

Libasse: «Io vorrei fare come Lisa dividere: come in un’isola ci sono i Musulmani e nell’altro [lato] ci sono i Cristiani». Remas però dice: «E se ci sono anche i Buddhisti e quelli delle altre religioni?». Si fanno altre divisioni, allora.

Adama: «Sull’isola possiamo costruire anche dei castelli che sono più grandi così tutti possono abitarci [anche insieme]». Adama non è d’accordo con l’idea di dividere l’isola tra le diverse religioni, perché preferisce che stiano tutti insieme.

Cristian: «Io non sono d’accordo con Libasse, perché almeno se stanno tutti insieme si conosceranno meglio».

Roman: «Quando prima Remas ha detto che se una pianta la tagliamo poi la piantiam di nuovo, ma [dobbiamo considerare che] una pianta ci mette tanto a piantarsi [e a crescere]».

Emaan: «Anch’io volevo dire questo».

Coura: «Io non vorrei capanne [e tende] perché se viene un temporale il capanno non è molto resistente: io vorrei costruire delle case più resistenti. E non sono d’accordo con Libasse: è meglio stare insieme».

Gaia: «Sono d’accordo con l’idea di Coura e anche con quella di Matteo di fare capanne per gli animali, così possono vivere bene anche loro. E poi non sono d’accordo con [l’idea di] Libasse, perché dovremmo conoscerci e vivere meglio assieme, anziché separati».

Remas: «Io non sono d’accordo con l’idea di Libasse, perché anche se hanno un Dio diverso le persone però hanno tante cose in comune e possono vivere insieme. E dopo quando ci sono le persone nuove che vengono potrebbero abitare senza doverlo chiedere a più villaggi prima di avere la decisione in quale villaggio abitare [se i villaggi fossero divisi tra religioni, per chi arriva non sarebbe subito facile individuare un villaggio in cui abitare]. E dopo quando i due villaggi aumentano, aumentano ancora di più, dopo si potrebbero riunire per formare un unico villaggio e costruire altre capanne e se vogliamo quando viene la pioggia e viene la tempesta che colpisce il capanno e dopo potremmo costruire come vicino al mare, sulla spiaggia, come una grotta, una caverna che potremmo rimanere là e ci potremmo incidere delle cose, come se morirebbero quelli lì [gli abitanti che sono andati lì], ci sarebbero tutte le loro votazioni che loro avevano, su quanto gli piaceva o non gli piaceva quest’isola». Nella grotta in cui si incidono le votazioni ci potrebbero anche essere scorte di cibo.

Matteo: «Costruire anche delle grotte» o cercarle.

Kesi: «Per me per i grandi problemi, ad esempio se c’è un’inondazione, possiamo pensare a cosa fare». Dunque: nel capanno ci si trova anche per pensare a come si dovrebbero affrontare dei grandi problemi sull’isola nel caso si presentassero.

Mariam: «Non sono d’accordo con l’idea di Kesi, quella di vivere in un capanno grande tutti insieme: perché magari succede un problema e allora tutti si picchiano e fanno battaglia. E non sono d’accordo con l’idea di Libasse, perché è meglio stare tutti insieme e fare amicizia. E sono d’accordo con l’idea di Coura, perché è meglio fare delle case più resistenti e non costruire i capannoni perché sono fatti di legno e non sono resistenti».

Sara: «Non sono d’accordo con l’idea di Libasse, però sono d’accordo di Coura».

Cristian: «Io sono d’accordo con l’idea di Matteo di fare una capanna per gli animali, perché se c’è una forte tempesta almeno sono protetti anche loro».

Emma: «Io non sono d’accordo con l’idea di Matteo, perché potremmo mettere quelli più deboli nella capanna e invece fare una grotta molto più grande di una capanna per gli animali più forti. E poi non sono d’accordo con l’idea di Libasse di stare non uniti e non sono d’accordo con l’idea di Coura di costruire le case».

Libasse: «Io non sono d’accordo con gli altri che bisogna stare insieme; bisogna dividersi perché alcuni avrebbero un’altra idea e altri un’altra idea [avendo l’idea diversa relativa alla religione]».

Adama: «Io sono d’accordo con Emma per costruire delle grotte per gli orsi [e altri animali forti]».

Jashandeep: «Io non sono d’accordo con l’idea di Kesi perché quando c’è la pioggia fortissima può cadere».

Roman: «Io… se noi facciamo il capanno per gli animali, non è bello». Non potrebbero viverci tutti gli animali (esempio: non feroci e feroci).

Alessia: «Non sono d’accordo con Libasse». Perché? In questo gruppo ci sono quattro religioni.

Libasse: «Come in un’isola ci sono i Tedeschi, in un’altra gli Italiani, in un’altra i Senegalesi, in un’altra gli Inglesi e i Canadesi… [così ci si potrebbe dividere in base alle religioni]».

Sara: «Io proporrei di stare [vivere] insieme, però magari quando andiamo a pregare stiamo in zone diverse». Anche Emma voleva proporre questo.

Mariam: «Non sono d’accordo con l’idea di Matteo, della capanna dove mettere tutti gli animali, perché la capanna non è resistente». Però è d’accordo con l’idea di un luogo protetto per gli animali.

Mariam aggiunge: «Non sono d’accordo con l’idea di Libasse, perché sennò sarebbe… non so come dire… tipo ‘razzismo’». Ci sarebbe il rischio? Le persone si abituerebbero a vivere diversamente per il fatto di avere fedi diverse.

Anche Federico lo vede. Kesi: «Sono d’accordo con Remas per la grotta».

Emaan: «Possiamo anche fare delle… io sono d’accordo con le grotte, ma con le capanne si deve usare anche il legno, con le grotte no». «E dopo che siamo venuti gli uomini» anche su quest’isola, rischiamo di distruggerla come abbiamo distrutto altri posti: Emaan invita a stare molto attenti.

Coura: «Io sono d’accordo con Mariam e sono d’accordo con Sara, e sono in disaccordo con Libasse, perché dobbiamo cercare di conoscerci invece di dividerci». Rayen: «Volevo dire la stessa cosa». Gaia: «Sono d’accordo con Mariam, però sono ancora in disaccordo con Libasse».

Remas: «Io avevo pensato a fare una grotta o qualcosa del genere dove i bambini potrebbero nascere, perché non è giusto che i bambini potrebbero nascere sotto la pioggia o in un punto dove c’è qualcosa che non va quando i genitori devono partorirli. Ci vorrebbe un medico e una parte dove potrebbero nascere i bambini».

Alessia: «Sono d’accordo con l’idea di Mariam, ma non sono d’accordo con l’idea di Libasse, perché anche in classe noi siamo di religioni diverse ma siamo insieme». La classe potrebbe diventare l’esempio di un gruppo che sta bene insieme nonostante le religioni diverse.

Sara: «Io sono d’accordo con l’idea di Mariam, ma non sono d’accordo con l’idea di Libasse».

Emma: «Io sono d’accordo con l’idea di Sara e di Mariam. Riprendendo la domanda di cosa non vorrei portare sull’isola è il razzismo».

Mariam: «Sono d’accordo con l’idea di Alessia e Sara, perché Alessia ha detto che [qui] siamo di religioni diverse e siamo tutti insieme. E sono d’accordo con l’idea di Sara, che restiamo tutti insieme, ma quando si va a pregare si va in zone diverse».

Adama pensa al fatto che essendo tutti insieme si hanno più possibilità di trovare amici con cui giocare. Libasse al momento ripete ma cambia in parte la sua idea: «Io non sono d’accordo con gli altri perché chi vuole essere insieme può andare, ma chi non vuole essere sta nel posto che vuole». Ci dev’essere la possibilità sia di stare insieme agli altri, per chi lo vuole, sia di avere una parte propria, per sé e per la propria religione, per chi lo vuole.

Roman: «Io non sono d’accordo con l’idea di Remas, perché se non ci sono i bambini normali come noi o che si siedono sulla sedia [a rotelle], non possono entrare nella grotta, e se c’è un temporale e loro che non possono entrare possono forse anche farsi male». Pensando in tanti vengono in mente delle idee in più di quelle che verrebbero ad una sola persona: ci sono persone che hanno bisogno di spazi adatti per muoversi e in una grotta potrebbe essere difficile.

Libasse: «Io voglio che ogni gruppo abbia la scuola, gli ospedali e anche la grotta e poi chi è malato o si siede nelle carrozzine bisogna fare come una scala mobile e poi possono entrare nella grotta».

 

Sull’isola dovranno esserci leggi?

 

I bambini sono d’accordo sull’esigenza di leggi. Tutti.

A questo punto vediamo alcune leggi fondamentali.

Cristian: «Non farsi le guerre».

Roman: «La regola del bullismo, perché ci sono tanti bulli in giro nei paesi». Come scriverla questa regola? «Se ci sono tanti bulli, non farli entrare sull’isola. E se vogliono entrare, non devono fare i bulli».

Coura: «Secondo me dovrebbe essere di non inquinare e se siamo divisi in villaggi di non invadere gli spazi».

Emaan sottoscrive la legge di non inquinare.

Gaia: «Per me io vorrei avere… mi piace la regola del non bullismo. La regola che vorrei mettere è che se un villaggio viene, che se per esempio su un villaggio che vive in cima [alla montagna] viene un acquazzone il popolo che sta sotto lo ospita finché non viene riasciugato così il popolo di sopra può tornare su». È una una regola dell’ospitalità: si ospita chi è in difficoltà.

Rayen: «Non invadere gli altri popoli, ma aiutarci».

Remas: «Io sono d’accordo con l’idea di Roman». La legge dovrebbe riguardare sia i bulli, sia i razzisti. «Per i razzisti preferirei come mettere una specie di collana o braccialetto per chi si sente indifeso [e offeso] e dopo ci riuniamo tutti quelli che sono stati offesi e hanno il braccialetto e dopo facciamo vedere che siamo tutti contro di loro e non è al contrario».

Isseu è d’accordo con la proposta di Roman.

Matteo: «Non passare col rosso». Dunque: non violare la legge.

Kesi: «Non fare la guerra».

Giada: «D’accordo con Roman».

Federico: «Sono d’accordo con l’idea di Remas».

Elio: «Anch’io sono d’accordo con l’idea di Remas».

Mariam: «Non invadere, non aggressione».

Sara: «Stare insieme».

Jashandeep: «Non guidare le macchine troppo veloci». O i carri o le biciclette, a seconda di quel che sarà sull’isola.

Emma: «Che noi siamo tutti uguali, anche se abbiamo religioni diverse o problemi diversi. Non dobbiamo prenderci in giro solo perché siamo diversi».

Alessia: «Aiutarsi e non fare la guerra».

Libasse: «Io passo». Libasse sta riflettendo e tra poco ci stupirà, portando il gruppo a precisare meglio un punto appena detto.

Adama: «Io sono d’accordo con l’idea di Coura e Roman».

Amina: «Non lasciare l’isola in disordine».

Libasse: «Io non sono d’accordo con gli altri, perché così si arriva a una legge propria». Libasse è molto d’accordo con la legge contro il bullismo. Ma non è d’accordo con la legge detta prima da Alessia, relativa al non fare la guerra. Perché? «Perché vorrei che [se gli abitanti dell’isola] fossero attaccati, si difendessero». Si tratta cioè di distinguere tra guerra e guerra: ci sono guerre che vengono fatte per difendersi? Se veniamo attaccati, la legge di non fare la guerra vale ancora? «Eh no, perché se gli altri vogliono attaccare noi non gli deve dire ‘venite, prego, prendete tutto quello che volete’, non puoi fare così, devi difenderti». La guerra di difesa viene ammessa da tanti, l’attacco no.

Remas pensa però al fatto che con le armi ci potremmo fare male; prima avevamo detto che non ci devono essere armi, a grande maggioranza; ora dobbiamo averle? «Con le armi noi ci potremmo fare male». Anche Mariam riflette su questo punto. C’è chi non accetta l’idea di una guerra di difesa. Emma: «Io avevo detto che non volevo le armi; però potevamo mettere solo da una parte delle armi, che usavamo solo in caso di attacco [contro di noi]». Sara: «Nel capanno potevamo mettere le armi che ci servivano per difendersi». Adama: «Io sono d’accordo con Emma, però gli adulti devono mettere le armi in posti in cui i bambini non possono vederle». Libasse: «Io non sono d’accordo con Remas», perché anche se non portiamo le armi potremo costruirle sull’isola (costruire spade o altre cose fatte con rami; per altri è più comodo portarle già fatte).

Roman non è d’accordo di mettere le armi nel capanno: «non è che si mettono le armi dentro il capanno». Il capanno serviva per fare altre cose.

 

Se qualcuno non rispettasse le leggi, che si fa?

 

Consideriamo in particolare un caso difficile, relativo al bullo. Se ci fosse che si fa?

Libasse pensa a una caserma di polizia e a metterlo in prigione.

Un bambino: «Oppure puoi fare come Hitler e tagliargli la testa».

Rayen: «Cacciarlo via dall’isola e non farlo più venire».

Emaan: «Mettere [chi si comporta da bullo] in una grotta da cui non può uscire mai».

Roman: «Se non rispettano le regole, cioè, gli danno qualche multa… dovrebbe ripagare la vittima».

Gaia: «Per me non serve né di pagare né metterlo in prigione, ma parlagli e dirgli che fare il bullo non serve a niente, perché è solo un’offesa e poi gli altri a forza di essere presi in giro non lo vogliono più; quindi è meglio se non fa il bullo». Ci sono speranze che così cambi comportamento. Secondo Gaia sì, secondo Rayen no.

Remas: «Io non sono d’accordo con Adama sulla cosa di prima, perché dice che gli adulti devono mettere le armi, però se i bambini li lasciano nascosti, alcuni adulti se conquistano il villaggio vanno dai bambini… vorrei che i bambini hanno qualcosa per difendersi». Però Remas è anche d’accordo con il fatto che i bambini non dovrebbero maneggiare armi. Matteo suggerisce di usare cani pastori tedeschi (a difesa dei bambini).

Sara è d’accordo con l’idea di Remas, di portare armi (da soli non si riuscirebbe, se non si sa fondere il ferro ad esempio). Sara è anche d’accordo con Rayen sul fatto che una persona come un bullo non cambia parlandogli. Ci sono idee per punire e cacciare i bulli, preparando spade per combattere. Emma: «Secondo me, se gli parliamo, però se poi non cambiano: se cambia può restare; se non cambia lo dobbiamo bandire dall’isola e non farlo ternare più».

Alessia: «Sono d’accordo con l’idea di Emma». «Però se ci sono i genitori che vogliono bene al loro figlio o figlia che ha preso in giro delle persone, se ne andrebbero; e se sono di più, dopo anche tutte le persone che hanno figli bulli e razzisti dovrebbero andare via e nell’isola ci sarebbero poche persone», dice una bambina.

Adama: «Io sono d’accordo con l’idea di Rayen ed Emma».

Libasse: «Io sono d’accordo con l’idea di Rayen e di Emma». Secondo Libasse: «Se noi gli parliamo e poi loro non fanno [meglio], se loro non rispettano, noi gli diamo una chance e se loro fanno ancora [male], noi lo cacciamo oppure lo mettiamo in prigione per sempre». Remas: «Però anche i genitori andranno via». Secondo Libasse non vanno via, se il colpevole viene tenuto in prigione. Ma i genitori sarebbero preoccupati, secondo una bambina. «Perché se i genitori non pagano la multa, si mette in prigione; se loro pagano la multa, lo possiamo liberare», aggiunge Libasse. Cristian: «Io sono d’accordo con l’idea di Matteo, ma non sono d’accordo con l’idea di Gaia perché se tu gli parli al bullo magari lui ti ignora e continua a farlo il bullo».

Ci sono modi che funzionano più delle parole, per fare cambiare persone come i bulli?

Roman: «Ma se anche facciamo la guerra, i bambini che non sono normali cosa fanno?». Ci vorrebbero delle cure particolari per queste persone che hanno esigenze particolari. «Non possiamo lasciarli là così, ma li possiamo aiutare».

Coura riflette su come fare in modo che il bullo ascolto: «se parliamo non capisce; se lo mettiamo in prigione dopo ci ripensa a quando fa il bullo». Come dovrebbe essere questa prigione, per fare in modo che lui ripensi all’accaduto e possa eventualmente migliorare? «Secondo me un po’ bello e un po’ brutto: perché se è troppo bello lui ci vuole rimanere lì…». Se è tutto brutto? «Se lo mettiamo in un posto buio, quella persona non è mica…», non vorrebbe rispettata come persona.

Rayen concorda sul fatto che la prigione sia un luogo in cui si può imparare a rispettare le regole. Secondo Rayen deve essere brutta la prigione.

Gaia: «Per me dipende dall’età e da quanto ha preso in giro le persone». Non c’è una sola soluzione, da applicare a tutti nello stesso modo. Oltre le parole ci dovrebbe essere altro: «convincerlo a mettersi nei panni di chi ha preso in giro e così capisce cosa [ha provocato in] chi ha preso in giro». Remas: «Io direi di mandare questo bullo o le persone che hanno preso in giro di mandarlo a scuola e fagli imparare le buone maniere finché non impara; ma se tu lo metti in una prigione buia e lui dice che non farà mai più il bullo, potrebbe che lui si fa furbo, fa il bullo con qualcuno e dopo quando va con i genitori o con gli adulti si comporta bene e pensano che lui non abbia fatto niente e pensano che quella persona lì vuole fare la vittima su di lui; e quindi si comporta bene con gli adulti e con gli altri male».

 

Pensiamo ora ad altre cose che potrebbero servire per vivere bene sull’isola. Prendiamo spunto dall’intervallo: alcuni bambini hanno ballato e si sono divertiti molto… Ecco: cosa mettere nell’isola per stare bene e divertirsi insieme?

Qualcuno pensa a una specie di discoteca, un luogo con musica dove ballare. Matteo pensa a una sala giochi. Che tipo di giochi ci sarebbero? Per esempio uno spazio per calcetto. Libasse pensa al tappeto con le frecce che indicano dove mettere i piedi per ballare. Emma non voterebbe per discoteca e sala giochi. Emaan: «è solo sprecare energia». Potrebbero ballare anche senza bisogno di avere una discoteca. Roman: «Potremmo andare sulla spiaggia a giocare». Coura: «Preferirei giocare all’aperto, non nella sala giochi». Cristian: «Si potrebbe andare sulla spiaggia, mettere una rete di pallavolo e giocare a pallavolo». Mariam: «Fare un parco gioco con lo scivolo, con l’altalena…». Emma: «Giochi all’aperto come ha detto Coura, per esempio giocare con la palla [in tanti modi]». Remas: «Io preferirei fare vicino agli alberi, vicino al villaggio, un palco dove i bambini possono esibirsi». Emaan: «Io non sono d’accordo con Mariam, perché per fare le scivolate serve anche il legno e ne sprechiamo tanto per fare queste cose: lo so che i bambini vogliono divertirsi, ma non dobbiamo sprecare neanche così tanto. Un giorno può anche essere così con tutta l’anidride carbonica e non c’è più ossigeno». Adama: «Possono sciare sulle montagne [se ci sarà neve]». Libasse: «Si può votare con la palla, o chi vuole fare l’altalena o la sala giochi».

Sara: «Io non sono d’accordo con quello che ha detto Emaan, perché uno scivolo non è un grosso spreco». Secondo Emaan però è un po’ si spreco: «Per fare un albero da capo ci servono anni e anni».

Emma: «Riprendendo che all’inizio avevo detto di dividere una parte dove ci stavano gli animali e una parte dove stiamo noi, i bambini potevano andare ad esplorare la parte dove c’erano gli animali selvatici». Mariam: «Non sono d’accordo con Emaan: poi se i bambini si vogliono divertire magari costruiamo un parco gioco pubblico per tutti».

Elio pensa a un campo da calcio.

C’è chi ha un dubbio: per evitare pericoli per i bambini, si dovrebbe costruire una specie di tubatura in cui entrare e da cui guardare gli animali andando nella parte selvaggia dell’isola.

Cristian: «Si potrebbero fare tipo delle piccole barre di legno dove nella parte selvatica puoi fare una specie di zoo».

Roman: «Nell’acqua del mare possono tuffarsi» o, se l’acqua diventa ghiacciata, fare pattinaggio.

Emaan non è tanto d’accordo nell’usare legno per fare i recinti dello zoo. «Se continuiamo così gli animali muoiono, perché se gli diamo da mangiare una volta al giorno o ci dimentichiamo di dargli da mangiare, poi gli animali muoiono se sono circondati così». Chiudere gli animali in recinti significherebbe farli dipendere da noi. Anche Coura non vorrebbe fare uno zoo ma lasciare liberi gli animali.
Rayen: «Sono d’accordo con Remas». Libasse: «Io non sono d’accordo con Cristian, perché così gli adulti possono addestrare gli animali e è meglio che un posto si può dividere per i bambini, qua il villaggio e qua per gli animali». Libasse propone per ogni villaggio di fare parte dei bambini, parte del villaggio e parte degli animali: si può lasciare la divisione di prima tra parti riservate alle religioni, per chi vuole avere la sua parte (come si era visto). Chi vuole però può anche andare a vivere dove tutte le religioni sono insieme.

Elio: «Io non sono d’accordo con Libasse, perché così non farebbero conoscenza e amicizia e si sentirebbero diversi». Questo punto fa dire a molti che è vero che accadrebbe così e anche Libasse, a questo punto, ci ripensa.

 

Tra le cose da eliminare alcuni bambini pensano a volte il denaro. Cosa ne pensano qui i fondatori dell’isola?

 

Isseu vorrebbe che il denaro ci fosse sull’isola. Una bambina, Remas, la pensa diversamente e spiega perché: «è meglio fare degli scambi, perché se portiamo il denaro, forse ci sono anche le persone un po’ più povere che hanno meno denaro, quindi tutti su quell’isola vorrebbero il denaro, più denaro, e per la costruzione delle giostre e queste cose qui dopo ce ne vuole un sacco di denaro… e dopo, i più esperti che prima forse regalavano [le cose, mettendo a disposizione gratuitamente le proprie competenze], ora forse li dovranno pagare per quelle cose [come canne da pesca e altro] e dopo non possono sfamare i loro figli». Col denaro si creano differenze tra ricchi e poveri e le persone che prima sarebbero state disposte a donare, non sarebbero più disposte a farlo.

Gaia: «Poi se ci sono… se c’è il denaro poi ci sono anche ladri, se vogliono rubare il denaro».

Coura: «Come ha detto Remas, i poveri non potrebbero fare niente perché non avrebbero denaro».
Emaan: «Per le persone che non stanno bene, possiamo fare che una persona è sotto il controllo degli altri e la portano là, là, dove vogliono. E un’altra cosa: senza sala giochi possiamo fare un parco; lo zoo va bene per gli animali, per proteggerli, per dargli il cibo. E per i bambini [che vogliono] la discoteca, la discoteca non va bene: possiamo fare una capanna».

Roman: «Senza i soldi non ci potrebbero stare», perché le cose costano.

Cristian: «Sono d’accordo con Remas, però si potrebbe mettere una cifra che è uguale per tutti, di denaro». Però cosa succede quando uno inizia a spendere dei soldi: a quel punto ci sarebbe chi ha più soldi e chi ne ha meno. «Sennò si potrebbe togliere [il denaro] e prendere sempre le cose in prestito».

Mariam: «è meglio che ci sia il denaro, perché quando si lavora si ottiene denaro, perché quegli oggetti non sono gratis e costano».

Emma: «Per esempio, il baratto [si potrebbe fare]». Come nell’antichità. Alcuni esclamano: è vero! L’abbiamo studiato!

Libasse: «Io sono d’accordo con tutti!».

Secondo Federico il baratto può funzionare. Ma il denaro non è un modo per fare una specie di baratto? Perché il baratto può essere meglio del denaro? Perché così non spendi o non sprechi soldi, dicono alcuni.

 

Una bambina, Roman, torna ora sulla questione degli animali e segnala un problema: se delimitiamo una parte per gli animali, alcuni animali potrebbero trovarsi in una zona in cui manca il cibo che preferiscono o di cui hanno bisogno. In quel caso, mentre pensiamo di avere cura degli animali, in realtà li mettiamo in difficoltà. Quindi gli animali dovrebbero essere in tutta l’isola, lasciandoli liberi di andare dove vogliono.

Coura: «Secondo me è meglio il baratto, perché se hai soldi e scambi le cose, dopo si creano problemi [diversità eccessive, sei diverso], mentre con il baratto è la stessa cosa».

 

Remas illustra un’idea che le è venuta: «Se i bambini volessero visitare il mare, sotto la barca si potrebbe costruire una vetrina con dei posti qua dove i bambini si possono sedere ed esplorare il mare da sotto». L’idea piace.

 

La questione del governo. Abbiamo visto che sull’isola sarà necessario prendere alcune decisioni che riguardano tutti. Ricordiamo in via preliminare anche una storia raccontata da Erodoto, in cui si trova il primo confronto tra pregi e difetti delle forme di governo basate sul potere dei molti, dei pochi o di uno solo [nelle Storie, III, §§80-82, dove Otane, Megabizo e Dario sostengono rispettivamente il governo del popolo (plēthos archon, 80,6), l’oligarchia (oligarchíē) e la monarchia (mounarchíē)].

 

Su questo punto, il gruppo ha deciso finora conversando insieme e si è visto come, scambiandosi idee, a volte si scoprono più possibilità di quelle che vengono in mente in un primo momento.

Emma: «Collaborare tutti insieme e decidere chi è il migliore. [Decidere insieme] tutto il popolo». Non è detto che si litighi e si faccia confusione. Sara: «Io sono d’accordo con quello che ha detto Emma». Emma: «Si fanno tipo delle votazioni come si fanno adesso». Adama è d’accordo. Mariam: «Collaborando tutti insieme e fare una specie di votazione come facciamo adesso». Il sistema che usiamo ora funziona. Remas: «Come ci potremmo… il popolo si potrebbe riunire, come vogliono loro» e le persone si incontrano nel loro villaggio e quella persona dovrà fare come un re: se dimostrerà che usa il suo villaggio bene, gli faranno fare il re. Ricordiamo che c’era un capanno dove prendere le decisioni insieme. Qui viene l’idea di un re del villaggio, selezionato con cura e messo alla prova.

Coura: «Io vorrei fare come adesso: non è che andiamo in un posto a decidere insieme [perché si fa confusione]; ma uno se lo fa a casa [ci pensa a casa, alle alternative] e dopo mettiamo tutti i nomi e guardiamo chi esce».

Emaan: «Io direi che dobbiamo fare un’assemblea; dopo devono andare a casa; prima dobbiamo fare l’assemblea e diciamo tutto; dopo andiamo a casa e scriviamo, dopo ci sono dei cartelloni dove possiamo mettere i figli e chi ha più fogli dentro vincerà». Si può stare anche una settimana a casa a pensare il da farsi.

Cristian: «Sono d’accordo con Emaan». Ma se la maggioranza fosse piccola?

Se la maggioranza è piccola, secondo alcuni si devono rifare le votazioni, secondo altri si fa sempre la maggioranza. Ad esempio, se 51 votano una cosa e 49 un’altra… c’è chi dice che si dovrebbero rifare le votazioni e chi ritiene che si debba fare quello che hanno deciso i 51.

Secondo un’altra proposta, il popolo si riuniscere per scegliere i migliori che faranno i rappresentanti, che poi si riuniscono e decidono. Mariam propone di scegliere un re che decida bene.

Emaan: se ci sono 50 e 50, la divisione tra 50 e 50 (non si sa cosa decidere), «Prendiamo una persona più povera che era e quello che ha scelto lui lo facciamo». In caso di parità, si sceglie l’opzione scelta dalla persona più povera. Coura è d’accordo.

 

Adulti e genitori. Consideriamo l’opportunità della presenza degli adulti sull’isola, ricordando un problema sollevato da Platone nella sua Repubblica (VII, 540d): secondo il filosofo, il modo più rapido e facile per attuare una nuova costituzione consisteva nell’applicarla in una città abitata da cittadini che non avessero superato i dieci anni d’età (dunque, prossimi all’età dei bambini che stanno ora conversando sull’utopia). Ciò che per Platone costituiva un problema era, in particolare, il pensiero che gli adulti avrebbero portato nella nuova polis le vecchie abitudini, impedendo di fatto di realizzare la nuova costituzione e di fondare una città veramente giusta, migliore di tutte quelle esistenti.

 

«Meglio di no perché potrebbero inquinare», dice subito qualcuno. Altri pensano che sarebbe meglio se venissero. Vediamo, prima di iniziare a parlarne, quali sono le preferenze:

 

– Sì, certo, gli adulti potranno venire sull’isola: 4

– Assolutamente no: 5

– Forse/Dipende: 12

 

Sentiamo per iniziare alcune ragioni del sì.

Roman: «Perché se non ci fossero i genitori come farebbero i bambini a stare su un’isola?».

Remas: «Perché forse i bambini vogliono costruire una loro casa così e visto che non hanno il legno e non sono troppo alti dovrebbero creare una scala per salire e se ci sono degli animali e li potrebbero mangiare. Poi visto che i bambini, come i genitori, non vogliono camminare molto perché faticano tanto e non hanno neanche la patente, e [potrebbero esserci, ci sono anche] disabili, devono anche camminare, perché per esempio qua ci sono i frutti e loro dovrebbero camminare fino a qua a prendere i frutti e [i bambini] sono troppo bassi e non possono [raccoglierli]».

Mariam: «Perché sono d’accordo che se non ci fossero i genitori non nascerebbero altri bambini».

 

Ragioni del no. Matteo: «Gli adulti inquinerebbero con le sigarette».

«Potrebbero costruire fabbriche o macchine», dice un altro bambino.

«Potrebbero ancora inquinare», dice una bambina.

Gaia: «Sono d’accordo con Rayen e Matteo.

Amina: «Potrebbero fare male agli animali».

 

Libasse è nel “forse”: «perché sono un po’ indeciso» tra le cose che hanno detto gli altri.

Emma: «Io ero nel forse però dico che dipende anche dall’adulto». Ecco: abbiamo parlato di adulti in generale, ma dobbiamo tenere presente che non tutti gli adulti sono uguali. Secondo Emma, «quelli che rispettano la natura possono venire; quelli che invece inquinano sempre no».

Adama: «Anche io forse: perché se gli adulti vengono con i bambini e i bambini vanno via, gli animali possono anche fargli del male». Gli adulti possono dunque proteggere i bambini.

 

Emaan: «Io direi quelli buoni, come ha detto Emma. Io sono d’accordo con Emma, come la maestra Anna Rita, le nostre maestre, come te, la mia mamma, le mamme della nostra classe, possono sì [venire sull’isola] perché sono buone». Il filosofo però è arrivato da poco in classe. Perché fidarsi di lui? «Sì, perché te hai detto a noi queste cose». Il filosofo ha fatto immaginare queste cose. Ma in classe come compagni di viaggio ci sono anche Giuliana e Laura: potrebbero andare bene? «Sì, perché sono le tue colleghe».

 

Coura: «Per me sì, perché poi se nell’isola noi cresciamo, dobbiamo andarcene poi, perché diventeremo adulti [se abbiamo deciso che gli adulti non ci possono vivere]». Condivide quindi l’idea di ospitare sull’isola gli adulti che rispettano la natura.

Cristian: «Io sono nel forse e volevo dire quello che ha detto Emma, infatti sono d’accordo con lei».

Roman: «Io ero sì perché se non ci fossero i genitori e qualcuno viene a combattere, i bambini sono piccoli e i grandi verrebbero a combattere, e [i piccoli] non sanno fare niente».

Mariam: «Sono d’accordo con Roman ma non con Emma», perché Mariam non farebbe una selezione per scegliere quali adulti portare.

Sara: «Io sono d’accordo con Emaan e con Emma».

Libasse: «Io sono d’accordo con Emma, ma solo che se alcuni ci provano ad attaccare, noi possiamo costruire un castello più forte». Un castello per difendersi. Rayen suggerisce di costruirlo vicino al fiume.

Giada: «Sono d’accordo con Emma». Bisogna scegliere gli adulti che rispettano la natura.

Gli adulti andrebbero “analizzati” prima di farli entrare, suggerisce un bambino.

Gaia: «Io sono d’accordo con Emma e Emaan, ma sono in disaccordo con Mariam, perché chi non rispetta la natura dovrebbe restare dov’era, perché è bella l’isola perché c’è tanta natura e tanti animali e la natura merita di essere rispettata».

Rayen: «Dobbiamo dargli una chance: se inquinano li cacciamo via dall’isola; però se non inquinano li lasciamo.

Matteo: «Dovremmo farli entrare e quelli che inquinano metti delle sbarre [per non farli entrare]».

Kesi è d’accordo con Emma: «dobbiamo analizzarli un pochino».

Federico: «Facendogli delle domande». Capire le loro abitudini, ad esempio se fumano. E se dicessero delle bugie? Tentarle con una sigaretta. C’è chi poi suggerisce di tenere conto anche di altri indizi. Ad esempio, se qualcuno dicesse di non fumare, ma avesse odore di fumo sui vestiti, ci sarebbe qualcosa di sospetto.

Remas: «Gli diamo una sigaretta e impacchettiamo un pacchetto di sigarette e facciamo finta di buttarlo per terra, e c’è anche l’accendino, e dopo andiamo là e ci mettiamo dietro qualcosa e lo spiamo». Gli adulti vengono dunque messi alla prova spiandoli.

 

Estranei, stranieri. Mentre discutiamo di queste cose, succede una cosa imprevista. Un giorno alcuni bambini salgono sulla vetta più alta della montagna con di cannocchiali e binocoli per scutare il mare. A un certo punto, vedono in lontananza una nave: capiscono che si sta avvicinando all’isola, portando un buon numero di persone – uomini, donne, bambini – sconosciute. Che fare? Che fare? Ecco alcune idee:

 

«Si preparano a combattere», dice Rayen.

«Si fa la guerra», dice Emaan.

Roman: «Prima abbiamo detto, cinque persone hanno detto che non ci possono stare i genitori. E ora la nave se viene a combattere, se non ci sono i genitori cosa fanno?».

Cristian: «Li accolgono!».

Un’idea diversa. Vediamo meglio. Cristian: «Li fanno arrivare all’isola e gli spiegano un po’ le regole; però se poi loro non le rispettano, li fanno andare via». Prepararsi ad accoglierli?

Coura: «Secondo me [dovremmo fare] come ha detto Cristian, però il problema è come mandarli via [se non rispettano le regole], perché se sono solo bambini [gli abitanti dell’isola] gli abitanti dell’isola cosa fanno?».

 

Torniamo a questo punto sulla decisione relativa agli adulti: ora tutti sono d’accordo sul fatto che gli adulti che rispettano la natura siano accolti sull’isola. C’è unanimità a questo proposito.
Remas: «Ci prepariamo ad accoglierli però visto che non sappiamo che intenzioni vogliono fare all’isola, intanto che li accogliamo creiamo qualcosa, ci nascondiamo dietro qualcosa, e vediamo, li spiamo cosa fanno, così almeno sappiamo già le loro intenzioni e dopo [il giorno dopo], forse c’è la telecamera, gli fanno vedere le prove [di come si sono comportati]» e se si sono comportati male, anche se i nuovi arrivati dicessero che non è vero, si possono mostrare le prove delle videoregistrazioni. In caso di comportamento contrario alle regole dell’isola, dovrebbero andare via.

Adama: «Possono anche impiegare una trappola, come se mettono un piede su un filo poi vanno su».

Kesi: «Ma se scoprono se ci sono delle telecamere? Farebbero la guerra».

Mariam: «Volevo rispondere alla domanda prima di Remas. Perché magari le sigarette non ci sono nelle isole, quindi non si può [metterli alla prova con le sigarette]».

Emma: «Se tipo non parlano la nostra stessa lingua, cerchiamo di capirla: magari non hanno cattive intenzioni e potremmo fare tipo un’alleanza».

In questo gruppo ci sono tantissime lingue: italiano, romeno, urdu, pakistano, punjabi, arabo, senegalese, tunisino, albanese, francese, cinese, marocchino, bergamasco. E poi c’è l’inglese.

 

Torniamo ai nuovi arrivati. Un’altra idea, per mandare via degli eventuali malintenzionati, è quella che viene a Remas: mettere sulla nave qualcosa che attira queste persone e, quando sono sulla nave, fare un patto con il capitano che avvia la nave e li porta via.

C’è qualcuno che pensa di mandare via questa nave senza provare a conoscere chi c’è a bordo? Nessuno. La maggioranza pensa che bisognerebbe provare a conoscerli per vedere che intenzioni hanno.

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