Utopia di Verdellino 2

A cura di Luca Mori per IC Verdellino-Zingonia

Con il sostegno di Cooperativa sociale Il Pugno Aperto: www.coopilpugnoaperto.it
Fondazione Il Chicco di Riso: www.ilchiccodiriso.org
Per confrontare con altre utopie immaginate da bambini in tutta Italia: L. Mori, Utopie di bambini. Il mondo rifatto dall’infanzia, Edizioni ETS, Pisa 2017

Maestre Giuseppina Pianello, Livia Cortesi
Data: 27 marzo 2017
Classe: 4B Verdellino
Viaggiatori: Intisar (F), Giada, Aurora, Giorgia, Abdoulaye (M), Ilaria, Matilde, Cristiano, Luna, Loris, Valentina, Shazeb, Ambra, Marwen (M), Gianluca, Nicolò, Cristian, Luca, Andrea, Aurora, Aylia, Silvia

 

Ecco che il viaggio inizia, come al solito chiedendoci, come Socrate nella Repubblica di Platone, quali saranno i primi bisogni da soddisfare, o le prime cose di cui avremo bisogno. Ecco come ne parlavano i personaggi del dialogo platonico:

«Ma il primo e maggiore dei bisogni è quello di procurarsi il cibo in vista dell’esistenza, cioè della vita stessa». «Assolutamente». «Il secondo bisogno è quello dell’abitazione, il terzo dei vestiti e cose simili». «Sono questi». «Bene, dissi, come farà fronte la città a queste esigenze? Non ci sarà per la prima un contadino, per la seconda un muratore, per la terza un tessitore? E non vi aggiungeremo anche un calzolaio o qualcun altro che provveda alla cura del corpo?». «Certo». «Così la città, ridotta all’indispensabile, risulterebbe formata da quattro o cinque uomini». «A quanto pare» (Resp., 369d-e, trad. Vegetti).

Loris: «Delle case».

Luca: «Il cibo».

Nicolò: «Come facciamo a fare le case se non c’è niente?». Cercheremo dei materiali, ad esempio il legno.

Intisar: «Frutti di bosco». Potremmo trovare cibo commestibile nel bosco.

Silvia: «Alberi». Si potrebbero portare semi di alberi da frutto.

Abdoulaye: «Agricoltura e piante».

Matilde: «Acqua dolce». Sull’isola c’è un torrente che permette di bere.

Andrea: «Pastorizia e bestiame».

Loris: «Legna e sassi: perché se non c’è il gas, come si fa a fare il fuoco. Serve la pietra focaia».

Luca: «Impianti idroelettrici per fare l’elettricità». Si presenta così il tema dell’energia.

Cristiano: «Il necessario per fare dei campi da calcio e da tennis come passatempo».

Aurora: «Ad esempio, se uno non si sente bene, deve prendere una specie di medicinale». Dunque avremmo bisogno di medicinali.

Silvia: «Degli alberi che fanno i nostri frutti preferiti. Io porterei piante di lampone e banane».

Valentina: «La scuola». Le viene in mente la scuola tra i primi bisogni.

Loris: «Delle piscine».

Abdoulaye: «Dei semi per piantare».

Luca: «Volevo dire che servirebbe un ospedale».

Cristian: «Impianti idrici».

Marwen: «Impianti idroelettrici».

Intisar: «Conchiglie». Cosa si potrebbe fare con le conchiglie?

Giada: «Possiamo fare con le conchiglie alcune collane».

Abdoulaye: «Possiamo scambiarcele».

Marwen: «Negozi».

Andrea: «Dighe».

Giorgia: «Cannocchiali per esplorare l’isola».

 

A quale altra cosa avranno pensato Socrate e i suoi interlocutori? Egli pensava a tre bisogni fondamentali: cibo, abitazioni e… Quale sarà il terzo, che finora non è stato detto?

 

Valentina ipotizza: «L’amicizia?». Idea molto interessante.

Matilde: «Vestiti». È questo che aveva in mente Socrate: l’arte della tessitura.

Loris: «Io vorrei dire ancora: laboratori per fare medicinali o anche impianti di purificazione dell’acqua».

 

Ci sono cose a cui siamo abituati, ma che sarebbe meglio non portare sull’isola?

 

Nicolò: «La piscina».

Silvia: «Per me non ci vorrebbe la droga, l’alcool, [perché] la droga fa morire e non è una cosa che fa bene per il nostro organismo; e l’alcool dipende, perché se vivi con l’alcool non va bene».

Cristiano: «Dei macchinari che producono smog come macchine che possono inquinare e possono rovinare anche la coltivazione».

Abdoulaye: «Tipo non costruire cose inutili, tipo cose che fanno male…».

Quali potrebbero essere queste cose?

Matilde: «I soldi». Non li porterebbe «perché se portiamo le cose sull’isola non ci servono i soldi». Con i soldi forse la vita dell’isola potrebbe peggiorare un po’. Non è chiaro.

Valentina: «Due cose: le sigarette e i telefoni. Allora perché le sigarette sono qualcosa che quando le provi già fanno male di loro e poi ti viene sempre più voglia di usarle. E poi i telefoni perché mandano delle onde che ci fanno molto male».

«Ti rovinano i neuroni», dice qualcuno.

Loris: «Io pensavo i grattini, il Superenalotto, il tablet e così, come ha detto Valentina, perché i grattini e il Superenalotto quando inizi a farli per vincere i soldi continui ad usarli e a comprarli ancora; finché non vinci tanti soldi così e quindi per me è meglio non portarli; e poi i telefoni perché ti bruciano i neuroni e scarichi giochi così e continui ad usarli e non vai fuori a giocare».

Può capitare con i videogiochi che non si riesca a smettere anche se si vuole? Sì, quando diventa «dipendenza», dice Marwen.

Marwen: «Le armi».

«Le armi servono», dice qualcuno: «perché se c’è tipo un animale feroce tu gli spari».

«Può essere che ti porti i coltelli», dice Nicolò.

Abdoulaye: «Tipo quel che hanno detto Nicolò e Marwen, che le armi alcune volte è meglio non portarle, perché può essere che uno le usi non soltanto per gli animali [pericolosi], ma anche per le persone». Le armi rientrano dunque tra le cose che potrebbero diventare pericolose.

Intisar: «La piscina non si usa perché non è che è molto interessante per il nostro corpo» (si torna così sulla piscina).

Luca: «Per me la piscina è utile, perché se d’estate è tanto caldo devi rinfrescarti in piscina, con l’acqua. Poi una cosa che costruiscono e fa male sono le sigarette; poi una cosa che non ci dovrebbe essere sono i fuochi d’artificio e le bombolette [che sporcano tutto]».

Andrea: «Per me le piscine sono inutili, perché facci caso che noi andiamo in quest’isola e c’è il mare: cosa le costruisci a fare?».

Silvia: «Non è una cosa che non si può non portare, però per me non è giusto che ci sono delle persone che addestrano altre persone per fare del male; cioè, tipo quelli dell’Isis, che sanno che muoiono loro stessi eppure il loro scopo è ammazzare tutti. Per me non è giusto».

Marwen: «Le bombe nucleari; tutte le bombe, perché puoi rovinare i boschi; invece le armi a fucile, a cecchino, non è che rovini tanto».

Valentina: «Io direi le macchine: solo che è un bisogno un po’ per l’uomo per viaggiare in posti lontani, però le sostituirei con le bici; perché fanno male alla natura».

 

Valentina ipotizza qui una sostituzione: c’è un bisogno, c’è un mezzo per soddisfarlo che ha controindicazioni (inquinamento, smog), c’è dunque bisogno di una sostituzione. Le biciclette fanno fare più fatica, dice però qualcuno… «Se dobbiamo andare tanti chilometri si potrebbero usare anche delle biciclette elettriche».

 

Silvia però fa notare una cosa: «In realtà NOI CREDIAMO DI AVERE BISOGNO di queste cose perché siamo abituati ad averle. Siamo abituati ad avere le macchine quindi per noi diciamo che è impossibile vivere senza macchine. Ma potrebbero inventare delle macchine elettriche che non emanano smog, dove puoi comunque andare come con una bicicletta».

In realtà «potremmo farne a meno» di cose a cui siamo abituati.

 

Cristian: «Secondo me le piscine servirebbero, perché se l’acqua del mare è sporca…».

Cristiano: «Vorrei fare una domanda a Cristian: sporca di rifiuti o con alghe o altre cose naturali?».

Cristian: «Potrebbe essere sporca un po’ di tutto».

Abdoulaye: «Le navi possono sporcare l’acqua [del mare]».

 

Marwen: «Il petrolio».

Loris: «Io vorrei sostituire: al posto delle macchine a carburante costruirei delle macchine che vanno con i pannelli solari». A lui non interessa se le macchine in tal caso andranno più piano.

Abdoulaye: «L’elettricità». Si potrebbe rinunciare anche all’elettricità? Un po’ inquina, a suo avviso. Inquina produrla: ma dipende dal modo in cui viene prodotta. Loris: «Si potrebbero togliere le pile, perché quando si ossidano possono fare male alla pelle».

 

Riassumiamo. Ci devono essere queste cose sull’isola?

 

Automobili che fanno smog: 1 sì, 19 no, 2 forse (Aurora: «Perché se non ce la facciamo a sostituire, a [trovare] cosa potremmo mettere, non ci potremmo spostare…». Silvia: «Per me si possono sostituire, perché in tutto secondo me se ci impegniamo può esserci una sostituzione. Tipo le macchine elettriche che non danno smog ad esempio, oppure ad esempio inventare delle bici che vanno velocissime»; Loris: «o delle macchine che vanno con panelli solari o pannelli lunari»; Abdoulaye: «Oppure inventano una macchina che si pedala per farla andare avanti»…).

Armi da fuoco: 8 sì, 10 no, 3 incerti, 1 astenuto (Aurora: «Secondo me, bisogna portarle, perché se tipo un animale ti attacca tu ti puoi difendere, oppure lo puoi uccidere per mangiarlo»; Luca e il suo dubbio: «Da portare perché ci sono degli animali feroci, ma delle persone le usano come armi per ammazzare persone, per rubare…». Matilde: «Secondo me per cacciare non servirebbero delle armi da fuoco, ma tipo dei pugnali». Cristiano: «Secondo me le armi da fuoco non le porterei mai, anche perché quando prendi una pistola puoi uccidere qualcuno o qualcosa o rovinare l’ambiente». Abdoulaye: «Io credo che non le dovremmo usare, perché per difendersi da un animale non c’è bisogno, perché in un’isola forse non ci sono animali così feroci, oppure se vai in compagnia per sicurezza puoi fare una trappola o un modo per sfuggire…». Abdoulaye suggerisce perciò di trovare soluzioni alternative. Nicolò: «Ma se magari è un ghepardo e non prende la trappola?». Gianluca: «Le porto». Giorgia: «[Le portiamo] perché può essere che un animale se lo hai disturbato o ha dei piccoli può attaccare». Ilaria: «Io li porterei, perché se tipo ci sono degli animali feroci e non sai come difenderti e non hai le armi, uno non sa più come fare; invece se hai le armi puoi sparare»). Vediamo se questo scambio di idee ha modificato qualcosa. Nella nuova votazione ci sono 4 sì, 17 no e 1 incerto. È cambiato qualcosa.

Sigarette: 1 sì, 21 no.

Grattini (es. Gratta e vinci): 0 sì, 22 no (Abdoulaye: «è inutile, perché tipo se spendi i soldi per cose inutili e non vinci mai, sprechi i soldi e non ne hai più». Rientrano nell’insieme delle cose inutili. Bambina: «Per me non bisogna portarli perché se tu vinci dei soldi e noi non li portiamo…». Si era ipotizzato di non portare soldi infatti. Aurora è d’accordo). Qualcuno parla anche qui di dipendenza.

Droga e alcool: 0 sì, 21 no, 1 forse («non credo che faccia male all’ambiente la droga», dice un bambino; «so anche che si può usarla come medicinale»).

Telefoni cellulari: 9 sì, 10 no, 3 incerti. Si tratta di una situazione di equilibrio… Se gli incerti prendessero posizione, potrebbe prevalere di poco tanto il sì quanto il no.

Tablet: 3 sì, 17 no, 1 incerto, 1 astenuto.

 

Approfondiamo quest’ultimo punto, su telefonini e cellulari.

Luna è in dubbio: «Se porti i cellulari e i tablet, se non c’è WiFi non puoi neanche telefonare». Non si potrebbero utilizzare. L’incertezza di Luna nasce dunque da questa considerazione sulla loro effettiva utilizzabilità.

Loris: «Per me non bisogna portarli, perché ti fanno creare praticamente una dipendenza; perché hai quelli lì, c’è una bella giornata di fuori, pensi a giocare solo a quelli al posto di andare a giocare fuori a nascondino o altri giochi che facciamo di solito». Questa cosa capita perché «inizi a giocare, scarichi un gioco, vuoi sempre andare più avanti, battere gli altri…». «Perché io ho dei miei fratelli che chiedono sempre di giocare al mio tablet…». Sono fratelli più piccoli.

Luca: «Se c’è qualcuno che succede un incidente e uno sta per morire, se ha il telefono può telefonare, chiedere i soccorsi…».

Aurora: «Loris dice che qualcuno non riesce a smettere di giocare, ma invece qualcun altro può controllarsi e invece di starci tutta la giornata ci sta solo cinque minuti». Ma dov’è la differenza tra i due? Si può imparare a ‘controllarsi’? «Non so come si fa, però si può».

Giada: «Io ho il tablet però quando c’è una bella giornata io non lo uso proprio. Vado da mia nonna e non lo uso. Non lo porto neanche da mia nonna. [Sull’isola però] non lo porto, perché se tu giochi sempre al tablet ti fa male la testa, ti gira la testa».

Abdoulaye: «Io prima avevo detto no, ma ora ho cambiato, perché quando Loris ha detto che tipo si deve avere la libertà e ci ho pensato e ho detto sì. Perché una persona deve essere libera: se sta chiuso in casa, deve tipo respirare l’aria pulita, non deve stare dentro a annoiarsi. È un po’ tipo come non stare in salute». «Ti fa diventare pigro».

Matilde: «Sulla cosa di Luca, per chiamare i soccorsi: potremmo portare dei medicinali e curarci senza telefonare ai soccorsi».

Cristiano: «Potremmo portarlo, ma soltanto per telefonare nei momenti che servono, per non farci proprio nient’altro». Cristiano suggerisce di portare solo i telefoni dove non si possono scaricare giochi… «Quelli vecchissimi di dieci anni fa».

Marwen: «Se sei lontano da uno, puoi chiamarlo. E quando c’è pioggia e tipo così e non puoi uscire di casa a fare la spesa, puoi chiamare il cibo a domicilio o, se ti controlli, scarichi alcuni giochi e poi ci sono anche alcune applicazioni che puoi parlare con i tuoi amici, tipo Twitter Facebook e così, e c’è un’applicazione che puoi fare l’esame di guida».

Valentina: «Soltanto un rimedio delle onde: hanno inventato dei dispositivi che dal nostro corpo, dalla stanza tolgono le onde».

Aurora: «Io avrei un dubbio: prima avevo votato per… la mia idea sarebbe, come ha detto qualcun altro, di portare quelli vecchi, dove [il telefono] si poteva usare soltanto per chiamare; il mio dubbio è: ma quando… facciamo che portiamo proprio quello vecchio, dove lo attacchiamo con il caricabatterie?». Se ci sono sistemi per produrre energia (come si è detto all’inizio) potrebbero esserci dei punti di ricarica.

Silvia: «Per me si possono inventare altre cose, che sono diverse dai cellulari, che si possono ancora usare, tipo un qualcosa, un attrezzo che fa un rumore forte e mettersi d’accordo che quel rumore che fa bisogna correre in soccorso…». Ecco un’altra idea per sostituire ciò che c’è (telefonino) con qualcos’altro… Una volta nei paesi c’erano delle campane… «che quando c’era la seconda guerra mondiale a Treviglio, c’erano proprio quelle campane e le suonavano, o quando c’era un incendio».

Aurora: «Lui ha detto che il telefono serve per chiamare in caso ci facciamo male; però se abbiamo i medicinali e magari non riusciamo a prenderli perché non riusciamo ad arrivarci e non ci sentiamo bene, il telefono ce l’abbiamo in tasca e lo prendiamo in mano…». Insomma: il telefonino è sempre a portata di mano e potrebbe aiutare in caso di necessità.

Giada: «Io quello che ha detto Aurora non ci sto tanto bene: perché anche se ce l’hai di portata il telefono, dopo chiami qualcuno, ma dopo te lo prendi e continui a giocare…».

Quanti sarebbero d’accordo nel portare telefonini ‘vecchi’ (quelli che servono solo per telefonare, senza possibilità di scaricare giochi e applicazioni)? 15 sì (rispetto ai 9 iniziali sui telefoni cellulari normali).

 

Un’ultima cosa da considerare sono i soldi, visto che si è ipotizzato di non portarli sull’isola. Proviamo a fare una votazione al proposito: 1 sì (portarli sull’isola); 18 no; 4 incerti.

Consideriamo anzittutto la posizione di dubbio.

Abdoulaye: «Io sono in dubbio perché i soldi alcune volte [con i soldi] tu sei felice e ti vedi ricco e hai più cose e ti aiutano, e alcune volte li usi per cose che non servono». Dunque a volte servono, a volte si usano per cose che non servono.

Valentina: «Sono indecisa perché i soldi servono per vivere, per mangiare, per comprare le cose e altre materiali, ma il problema è che chi ha i soldi, quando ne ha tanti, dopo un po’ inizia a sfruttarli e poi non ci pensano molto agli altri. In poche parole, ad esempio i ricchi…». «… si vantano», dice qualcuno.

Abdoulaye: «Tipo che lui si crede il migliore, il più ricco, ha più attenzioni, ma dopo fa lo sbruffone e perde l’amicizia e i soldi non gli servono a niente; perché resta da solo, lo abbandonano tutti, perché ha fatto lo sbruffone».

Intisar: «Vai a comprare tante cose e sprechi i soldi e dopo non ti resta niente».

Giorgia: «Secondo me sull’isola non servono perché non c’è nessun negozio».

Sarebbe meglio avere un’isola senza negozi? Questa è una decisione ancora da prendere.

Giorgia riflette.

Marwen: «Dovrebbero esserci, perché sennò, se non ci sono i soldi, nessuno lavora; se nessuno lavora non c’è un po’ così… un po’ una specie di ciclo: perché uno lavora, ha i soldi; compra, lavora, ha i soldi; compra, lavora, ha i soldi; continua così… e invece di barattare, quello lo facevano gli uomini primitivi, noi adesso siamo più evoluti».

Luna preferirebbe invece il baratto: «perché se in casa qualcuno lavora, può barattare con qualcuno; e tipo qualcuno è povero fa dei vestiti, dei tessuti e baratta con qualcun altro».

Luca: «Sono indeciso perché mi è venuta in mente questa cosa: se non ci sono i soldi, una persona perché dovrebbe lavorare? Poi non costruirebbe le cose, non guadagnerebbe i soldi, allora nessuno lavorerebbe e non ci sarebbero cose».

Silvia: «Anche a me è venuto un po’ il dubbio, perché in effetti non si sa bene come fare…».

Matilde: «Poi se ci sono i soldi, certi sono ricchi certi no, e porta l’invidia». Ecco una nuova ipotesi sulle conseguenze possibili per la presenza del denaro: differenza ricchi-poveri e invidia.

Cristiano: «Io non sono tanto d’accordo con quello che aveva detto Marwen, perché se tu lavori prendi i soldi, con i soldi puoi comprare le cose da mangiare e anche la casa; se invece sull’isola porti i semi, lavori te: al posto di lavorare per prendere i soldi, lavori per prendere direttamente le cose…». In sostanza, Cristiano preferirebbe un’isola senza soldi.

Aurora: «Io avrei due idee. Ad esempio, facciamo il baratto e per chi lavora, lavoriamo tutti, così non è che uno lavora e fa più fatica e l’altro non lavora. Lavoriamo tutti… Ci diamo per scambio tutti quanti: uno lavora, l’altro lavora, si scambiano gli oggetti che si fabbricano».

Marwen: «Ad esempio, perché quello che hanno detto Matilde e Abdoulaye è vero, che ci sarebbe differenza tra ricchi e poveri; ma io farei una specie di raduno di tutti gli abitanti, dove però c’è una legge, che tutti devono lavorare e fare un lavoro. C’è questo raduno dove si prendono tutti i soldi e si mettono là e si distribuiscono: ognuno avrà lo stesso numero di soldi». Qualcuno dice che non è possibile. Qualcuno dice che «così diventa un obbligo». Marwen non ha problemi al riguardo: certo, sarà un obbligo.

Abdoulaye. «Non c’è bisogno di soldi: alcune cose le possiamo fare noi; una mela, se la mangi dentro ci sono i soldi, per rifare [la mela]»; «se fa questa cosa, alcuni dopo ne approfittano, nascono i soldi e ne prendono più quantità».

Marwen: «Per questo io ho già un’idea: perquisizione delle guardie».

«Non è possibile!», dice qualcuno.

Silvia: «Allora, per certi motivi io do ragione a quelli che dicono che non ci sono i soldi; però do anche ragione a Marwen, perché i soldi alla fine sono importanti. Abdoulaye dice: eh, noi mangiamo una mela e se vogliamo piantare l’albero di mele piantiamo i semi… però quella mela lì sarà venuta da un albero, quindi si ingarbuglia tutto. La prima mela che c’è stata avrà avuto bisogno di un seme per fare crescere l’albero…».

 

Il problema riguarda qui il ciclo naturale: si intrecciano qui il ciclo lavoro-denaro e il ciclo naturale.

Silvia: «Per me un po’ di soldi servono alla fine». Ma per evitare che ci siano troppe differenze tra ricchi e poveri? «Per me bisogna dare non una quantità esagerata, però un po’ di soldi per comprare il minimo indispensabile».

Marwen: «Perché ogni volta faccio che ci sono delle persone importanti che contano tutti i soldi e le dividono. Perché se ci sono sette persone sull’isola e ci sono sette euro, ognuno ha un euro…».

Aurora: «Secondo me non servono i soldi; perché tu ti prendi i semi, ti fai la tua pianta; ognuno si fa quello che vuole. A cosa servono i soldi?».

Luca: «Volevo dire tre cose: la prima cosa è che, se non abbiamo i soldi quasi niente, possiamo fabbricare come i telefoni vecchi… ci serve almeno una fabbrica… se non abbiamo la fabbrica e non siamo capaci di fare quelle cose, come facciamo ad averle? Poi la seconda cosa: dovremmo dividere con i soldi, tutti non devono essere né ricchi né poveri; tutti devono essere benestanti e non devono superare la cifra [una cifra limite], così, però non ci devono essere guardie che li perquisiscono; così possono prendere le cose e tutti lavorano e possono avere una casa…».

Luna: «Poi i soldi non servono, perché nel bosco se c’è un cespuglio di more, non so, di mirtilli, possiamo andare a raccoglierli…». Potrebbe essere un’economia basata sulla raccolta e sul coltivare e vivere di quel che dà la natura.

Matilde: «Tanti popoli dell’antichità hanno vissuto così, senza bisogno di denaro, scambiandosi le cose; possiamo fare così anche noi, senza avere bisogno di soldi».

Abdoulaye: «Io vorrei fare una domanda a Marwen: ma tu hai detto di perquisire le case e cercare le cose. Ma i cittadini secondo te saranno d’accordo nel fare questa cosa?».

«Sì», secondo Marwen.

Aurora: «Io non sono d’accordo a portarli, perché ad esempio come hanno detto Abdoulaye e Marwen, possiamo darne una certa quantità alla gente. Ma se i soldi finiscono? Io voterei per il baratto e lavorano tutti, forse non tutto il giorno, però in un certo tempo lavorano».

Loris: «O possono fare i turni».

Marwen: «Ma se uno è particolarmente furbo e imbroglia qualcuno in un baratto, dice: ‘io ti do due maiali e tu mi dai una mucca’. Se sono due maiali piccoli…». «Ma se ne accorge!». «C’è gente che non se ne accorge!». Voci confuse si sovrappongono sul problema… Marwen richiama all’attenzione di tutti alcuni problemi esistenti anche con il baratto: potrebbe esserci qualcuno che se ne approfitta.

Ancora Marwen: «Ci sono dei lavori che possono fare i disabili, però nel baratto come fanno?». Secondo Marwen questo sistema – basato sul baratto – potrebbe mettere in difficoltà i disabili: sarebbero in grado di produrre beni sufficienti per scambiarli con altri e vivere?

Marwen insiste sulle differenze che potrebbero esistere anche con il baratto: «Lo hanno detto proprio anche loro, c’è una differenza tra povero e ricco: se uno ha tanto bestiame, è ricco; se uno ne ha poco, è povero…». Ecco perché servirebbero i controlli.

 

Notiamo qui che il fatto di non essere d’accordo è interessante, perché fa emergere molte idee più complesse sulle decisioni da prendere. Marwen in ultima analisi fa notare che il problema delle differenze tra ricchi e poveri potrebbe presentarsi anche senza denaro.

Abdoulaye: «Per sicurezza noi manderemo delle persone a controllare che uno non abbia più cose e se uno ha più degli altri deve dare una quantità agli altri». Ma qui si potrebbe fare la stessa domanda che Abdoulaye ha fatto a Marwen: i cittadini sarebbero contenti di essere controllati così? «Non tipo controllare: tipo… ma quando fanno quella persona si appunta quella cosa e poi lo fa controllare così, perché loro scrivono quelli che hanno più cose e lo danno a quelle persone e loro controllano cosa è successo…». Insomma: si tratta di vedere se l’avere più cose deriva da un avere imbrogliato.

 

Le abitazioni: come abitare sull’isola?

 

Nicolò: «Una casa normale. Di legno». Meglio andare ad abitare tutti insieme, oppure ognuno dove vuole? «Fare tante case, ma insieme».

Luna: «Le case potrebbero essere: il tetto di paglia e poi le mura di cemento, o di argilla». Inoltre, «[è meglio] stare vicini, perché almeno possiamo barattare».

Ilaria: «Stare vicino agli altri [è meglio], perché così siamo più in compagnia, conosciamo tutti e ci possiamo anche divertire tutti insieme».

Aylia: «Vicino agli amici».

Marwen: «No, perché se c’è un branco di animali feroci attacca solo una casa, ma non tutto il villaggio. Meglio! È una possibilità».

C’è chi non è d’accordo. «Ognuno [dovrebbe andare ad abitare] nel posto suo preferito: ma farei una piazza dove tutti nel giorno ci andrebbero: non sarebbe un obbligo, ma così per divertirsi». Così Marwen.

Aurora: «Sono indecisa».

Aurora: «La mia idea sarebbe di stare tutti in gruppo: io penso così ad esempio fare un villaggio ricoperto di mura, ma non proprio altissime; se ci fossero i branchi, se uno sta da solo non è che si può difendere; almeno ci si può difendere insieme; e la mia idea sarebbe di non uccidere, di difendersi e di mandarli via ad esempio col fuoco, come si faceva anche nell’antichità».

Abdoulaye: «Quello che ha detto Aurora è molto interessante. Ma non c’è bisogno delle mura: si addestrano persone che stanno in un posto e quando arrivano gli animali avvertono le persone, mentre loro cercano di fare andare via gli animali».

Andrea: «Per me si potrebbe stare meglio in gruppo, però non so se… in gruppo ci si può difendere meglio, però da soli penso che si starebbe più in tranquillità».

Shazeb: «Ognuno va a vivere dove gli pare [è meglio]».

Luca: «Io voglio dire due cose. Per l’idea della piazza a me va bene. Però ho un’idea che dovrebbero cambiare: non dove volete [si devono] mettere le case; perché se qualcuno vuole mettere una casa e un’altra persona la vuole mettere lì, scoppia un litigio…».

Ambra propende per l’idea di andare a vivere dove si vuole (non necessariamente vicini).

Aurora: «Se noi adesso però stiamo parlando… stiamo prendendo solo una parte dell’isola: perché nella parte dietro [rispetto a quella che stiamo vedendo rappresentata] lasciamo tutto disabitato [oppure andiamo anche lì]?».

Abdoulaye: «Abbiamo fatto… tu hai fatto domande e noi risposte… ma tutte queste risposte come facciamo ad applicarle? L’isola potrebbe essere piccola e anche un po’ grande, ma dobbiamo sfruttarla; ma non possiamo mettere mura [tutto intorno] così, perché sennò la libertà non c’è; si dovrebbe trovare un modo senza fare male agli animali… perché gli animali ci aiutano. Come si fa a contenere tutto? O si sta d’accordo con una decisione, o si deve tornare tutti a casa e lasciare l’isola, perché è un po’ difficile viverci con delle persone che hanno domande diverse… è un po’ impossibile».

Cristiano: «Io farei una piazza con intorno le case, quindi tutte vicine; magari anche senza mura, perché se siamo tutti vicini possiamo proteggerci. E le case le farei tipo con i sassi, farei tipo una specie di rivestimento dentro di legno, che tiene la casa al caldo, e poi il tetto riunirei con del fango le conchiglie». Case con tetti di conchiglie, dunque!

Valentina: «Allora, io preferirei un po’ di vivere in gruppo; però ammetti che alcuni non hanno voglia, quindi sono un po’ indecisa su questa cosa».

Marwen: «Per me è meglio fare… ci sono dei soldati, che sono addestrati e ogni casa ha massimo tre armi e ogni volta, visto che ci sono i telefoni vecchi, si possono chiamare e questi qua vengono e ti aiutano».

 

Sulle regole: dovranno esserci oppure no, nell’isola?

 

Ambra: Per me non ci sono regole, vorrei vivere con i miei compagni.

Intisar: Non fumare, no alla droga.

Valentina: Per me niente regole!

Aylia Per me non ci devono essere regole.

Luna: Per me niente regole.

Andrea: Per me non ci sono regole; vivrei con tutti i compagni ma in case diverse.

Loris: Per me bisogna avere leggi. Una è: non portare soldi nell’isola.

Silvia: Io ritengo che ci siano leggi, di cui la pulizia dell’isola.

Giada C.: Non voglio una regola per isola. A me piace tanto questo lavoro.

Luca: Io non voglio leggi né regole.

Matilde: Secondo me ci deve essere una regola: cioè non si deve litigare.

Giorgia: Niente regole. Solo 2: non uccidere gli animali, non portare soldi.

Aurora F: Io vorrei le regole: 1. Nessuno deve essere solo.

Nicolò: Ci sono regole, la più importante sull’inquinamento.

Marwan: Sì, regole, essere leali.

Ilaria: Niente regole.

Abdoulaye: Io credo che ci debbano essere le regole e la prima sarebbe che si deve avere la stessa quantità di ricchezza.

Shazeb: Per me nessuna regola. Perché voglio che sulla mia isola non ci sarebbero regole e sarò libero di tutto quello che voglio fare.

Cristiano: Io voglio le regole giuste che non obblighino gli abitanti a fare cose ingiuste.

Aurora M.: Io vorrei le regole, per esempio una regola è che vorrei che tutti rispettassero le regole sull’isola.

Gianluca: Non lo so.

Cristian: Io voglio regole. Le regole non voglio i soldi ma voglio il baratto; per me serve il telefono ma quelli vecchi in modo che non si può giocare; non voglio la droga, le armi da fuoco e l’alcol.

 

In sintesi:

10: niente regole

11: sì, ci devono essere regole

1 incerto

 

Consideriamo che a volte, anche se le regole ci sono, non vengono rispettate. Ricordando che l’obiettivo è fare di quest’isola un posto dove vivere davvero bene, cosa dovrebbe succedere se qualcuno non rispetta le regole?

 

Cristiano: «L’isola, se non rispettando le regole ci siano rifiuti, inquinamento, può anche diventare un’isola senza alberi…».

Andrea: «Io ho messo ‘non ci sono regole’, però ‘non ci sono regole’ non vuol dire che ognuno fa le cose che vuole». Cosa vuol dire dunque? Il problema è difficile da esplorare.

Abdoulaye: «Io vorrei aiutarlo e fare una risposta. Lui ha detto che non vuole le regole… ma non che ognuno faccia quello che vuole. Credo che lui sia un po’ indeciso, perché è vero anche che, forse sta dicendo che gli piacciono un po’, le regole quelle che sono quelle giuste, quelle che non fanno del male… e non gli piacciono le regole ingiuste»; «e la mia domanda: io ho scelto sì con le regole, ma se uno non rispetta la regola, dovremmo mandare lì delle persone, degli specialisti, a fargli pulire tutto quello che ha fatto, e anche insegnargli. E se dopo lo rifanno ancora, gli si dà una punizione per un anno di pulire l’isola».

Luca: «Io ti volevo dire una cosa. Che ho scritto ‘non voglio le leggi’. Voglio intendere però che le persone non possono andare in giro, sporcare l’isola, ammazzare le persone…». Come si fa senza leggi? «Un’isola senza leggi non è che vuol dire che puoi andare e distruggere tutta l’isola, lanciare cosa, sporcarla…».

Ma dire che queste cose non si possono fare, non significa stabilire delle leggi?

«Puoi mettere dei cartelli con scritto ‘SOS l’ambiente sta male’, ‘non puoi inquinare’, o cartelli di divieti. Il divieto vuol dire che è vietato»: secondo Luca, questo ‘divieto’ non è necessariamente una legge.

Si sognano azioni… «spontanee», dice Marwen. Che piace anche ad altri. «Spontanee: rispettare l’isola [spontaneamente]».

Marwen: «Io ho messo sì alle leggi: [farei] che se uno non le rispetta c’è una punizione. Se uno inquina, c’è la punizione di ripulire e se lo fa due volte la punizione è un po’ più alta». Torniamo alla questione della spontaneità: «uno poi, anche se non c’è proprio la legge, sa che non deve fare quella cosa. Tipo, non c’è la legge di non fare gli sgambetti, ma tu sai che non si devono fare».

Aurora: «Allora l’idea che per esempio ha detto Marwen mi piace, però possiamo fare così: quando uno inquina l’isola, lo facciamo passare per una seconda volta; alla terza per parecchi giorni non può andare nel posto dove ha inquinato».

Abdoulaye: «Io vorrei fare regole diverse, perché per una regola ci sia tipo una punizione… al tempo della regola: tipo se inquini, a parte il carcere, sono d’accordo con Aurora che non vieni in quel posto e devi cercare di rimediare al tuo danno; se non ce la fai, hai una punizione per sempre severa, che devi aiutare gli altri a ripulire l’isola e un carcere».

Silvia: «Invece per me non è giusto punire una persona che sbaglia. Invece per me è giusto fargli capire quello che ha fatto e magari anche fargli capire le conseguenze di quello che succede, se continua a fare quella cosa».

Ci fa riflettere: a volte le punizioni non funzionano; ma a volte non funzionano neanche i tentativi di ‘fare capire’ le cose sbagliate e le conseguenze… Dunque, che fare e come fare?

Se le parole non bastano, «dimostrarglielo: tipo se uno beve e butta per terra una lattina, bisogna fargli capire le conseguenze: che si possono buttare le cose nel mare, il mare si può alzare di livello e inondare tutta la nostra isola e di conseguenza potremmo morire pure noi; di fargli capire veramente che proprio è rischioso inquinare e non comportarsi bene».

Marwen: «Già adesso sono indeciso: perché su quello che ha detto Abdoulaye è vero, ma anche quello che ha detto Silvia non è che non è vero. Però io volevo dire un’altra cosa: adesso, nel mondo reale, non è una legge ‘non inquinare’,… però non è che se non è una legge tu lo fai. Sai che non si deve fare e non lo fai».

«Però lo fanno», dice qualcuno.

Marwen: «Ah, ma su quello che ha detto Silvia mi sembra anche più giusto di quello che ha detto Abdoulaye. Però farei tipo quello che ha detto Aurora F.: per il primo lo fai passare, la seconda la fai passare, la terza però gli dai la punizione».

Aurora: «Allora, l’idea di Silvia mi va bene, cioè di farglielo capire; ma se uno poi non lo vuole capire, lo continua a fare, cosa dobbiamo fare?».

La punizione andrebbe introdotta a un certo punto?

Bambino: «Sì, però non certo fare andare in carcere. Almeno non lo facciamo andare per tanti giorni in quel posto così non può inquinare».

Abdoulaye: «Io crederei che tutte e quattro le risposte siano giuste. Tipo se le mettessimo insieme: prima quella di Aurora, che se fai la prima passa, la seconda passa e la terza hai la punizione. E anche quella di Silvia, che tipo se fai la seconda cercano di fartela capire e la terza hai la punizione. E poi quella di Luca, che hai i cartelli e dicono tipo ‘quest’area è vietata’, ‘non ci devi andare’. Se le mettiamo insieme [queste idee] forse l’isola migliorerà».

Matilde crede che si possano fare capire le cose alle persone: «Gli spieghi le conseguenze delle loro azioni; però se tu glielo spieghi e dopo lo rifà, lo punirei».

Luca: «Per me, non sono molto d’accordo con quello che ha detto… la prima cosa secondo me bisognerebbe… se una persona butta qualcosa per terra o fa qualcosa di male, dovrebbero fargli capire che ha sbagliato e dovrebbero fargli buttare la cosa dove va buttata; la seconda volta, se lo beccano di nuovo, dovrebbero dirgli che fa male e che potrebbe diventare brutta quest’isola e fargli raccogliere la cosa che ha buttata; e per l’ultima volta, dovrebbero mettergli una punizione, perché sennò…». Ma non ci vuole carcere, «perché se le persone non ammazzassero nessuno e rispettassero tutte le leggi, non lo metterei; ma se non le rispettano, fanno qualcosa di male, buttano tutto, ammazzano le cose così, allora serve».

Aurora: «Io secondo me glielo si può fare capire alle persone, però se non capiscono con le buone maniere bisognerebbe usare le cattive maniere; e le cattive maniere sarebbero tipo… se rovescia l’acqua, lui sta un giorno senz’acqua, così capisce come ci si trova a spiegare l’acqua».

Silvia: «Bisogna… io non sono tanto per la quale di metterlo in carcere e punire. Però alla fine se proprio non vuole capire che non deve farlo e continua a ripeterlo… allora per forza».

Nicolò: «La punizione [funziona meglio], perché sai che non lo devi fare…». Se uno lo ha fatto, deve subire una punizione…

Aurora: «Allora l’idea di Aurora non mi convince molto: perché per uno o due giorni non andare ad esempio in spiaggia va bene, però per un giorno non mangiare né bere, questo no… e poi non metterei il carcere, perché non è che facciamo così tanto… non buttare la lattina, fai qualcosa di sbagliato però non è gravissimo».

Abdoulaye: «Tipo, se butti una lattina, non è che ti metto in carcere. Se fai qualcosa di grave [ti metto in carcere]. Faccio restare il carcere, ma ti ci metto se fai cose brutte, tipo se superi un livello, se fai morire una quantità di persone: se ne fai morire una, devi rimediare facendo un po’ eliminando i tuoi guai… se uccidi una famiglia intera vai in carcere, una persona e basta no… però tipo al funerale tu ci devi essere e ti dovresti scusare e poi dovresti rimediare al tuo guaio e quindi badare alla sua famiglia».

C’è molto disaccordo su questo punto…

«Già qua se uccidi una persona resti nove anni in prigione…», dice qualcuno.

 

Passiamo a un’altra questione fondamentale: la forma di governo.

 

Abbiamo visto che sull’isola sarà necessario prendere alcune decisioni che riguardano tutti. Ricordiamo in via preliminare anche una storia raccontata da Erodoto, in cui si trova il primo confronto tra pregi e difetti delle forme di governo basate sul potere dei molti, dei pochi o di uno solo [nelle Storie, III, §§80-82, dove Otane, Megabizio e Dario sostengono rispettivamente il governo del popolo (plēthos archon, 80,6), l’oligarchia (oligarchíē) e la monarchia (mounarchíē)].

Ecco di seguito alcune ipotesi di bambine e bambini di Verdellino su come andrebbero prese le decisioni che riguardano tutti e che condizionano la vita di tutti. Sono le decisioni che vincolano tutti gli abitanti dell’isola, nel nostro caso. Si tratta ad esempio delle decisioni relative alle leggi dell’isola: decisioni collettivamente vincolanti.

 

Abdoulaye: «A me viene in mente un’altra cosa, tipo un po’ come si fa qua. Ogni volta che c’è una decisione che non va bene… comunque il re c’è. Si fanno tipo delle… si scrivono delle cose e tutti vengono a votare e la maggior parte vince. Se tutti sono pari… boh! La decisione spetta al re: decide il re per loro o, se non sono d’accordo, il re decide con i suoi compari, con il suo gruppo; e se ad alcuni non va bene, cercano di farglielo capire, un po’ la drammatizzazione della cosa, perché l’hanno scelta e il motivo. E se non riescono a capirlo, loro ci provano ancora un po’».

 

Matilde: «Democrazia». In che senso? Potrebbe esserci confusione? «Si fanno votazioni: un certo numero di persone vuole questo, un altro vuole quello e cercano di mettersi d’accordo». «Ci devono essere dei posti», per mettersi d’accordo.

Dovrebbero votare tutti gli abitanti dell’isola? Le persone dai 18 anni in su… forse dai 10? «Ma io ne ho 9!», protesta qualcuno.

Marwen: «Per me è meglio fare, per sicurezza, dai 9 in su o dagli 8 in su».

Cristiano: «Io li compio a dicembre!».

Qui alza la mano Gianluca e fa notare che anche lui li compie in là… anche Gianluca e altri vorrebbero votare.

Giada: «Ma io compio gli anni con lui. Anche io voglio votare!».

Matilde: «[Votiamo] dagli otto».

Loris: «Per me bisogna fare una democrazia, come ha detto Matilde, e si vota e vince la maggioranza, però dai nove anni in su».

Luna: «Per me, anche secondo me la democrazia».

 

Esistono tanti tipi di democrazia. Non tutti sono d’accordo nel dire se ora siamo in democrazia in Italia.

Aurora: «Secondo me è meglio essere in democrazia, perché è giusto che la maggioranza vince».

In democrazia, si prendono delle decisioni votanto, ma si eleggono anche dei rappresentanti (democrazia rappresentativa), che poi hanno la responsabilità di governare per un certo tempo (esempio: cinque anni). Secondo Aurora è meglio, sull’isola, che gli abitanti vadano sempre a votare, senza governanti eletti, «perché secondo me nessuno deve decidere per gli altri; ognuno è libero di fare quello che vuole, poi logicamente la maggioranza vince».

Andrea: «Per me democrazia e però per risolvere facciamo la maggioranza con un mini-referendum». Cosa si fa però quando la maggioranza è piccolissima, come prima è successo: 10 votano una cosa, 9 una cosa diversa e magari c’è qualche indeciso… Cosa si fa?

«Quelli che hanno perso la maggioranza possono dire un’altra idea e possiamo vedere se gli altri sono d’accordo». In questo caso si cercherebbe di allargare il consenso. Questo andrebbe fatto sempre.

Silvia: «Io ero più d’accordo da quello che ha detto Andrea: per me è giusto che non ci siano delle persone che comandano, ma che tutto il piccolo villaggio sia d’accordo sulle cose che bisogna fare. Io non sono d’accordo sulla maggioranza: per me bisogna trovare un qualcosa, anche se bisogna continuare a cambiare perché magari non tutti la pensano allo stesso modo; però non sono d’accordo con la maggioranza».

La sfida è difficile. Ma è proprio possibile? «Potrebbe essere», dice Silvia: «dipende da chi ti trovi davanti: se sono delle persone che un pochino si adattano [è possibile]; ma se trovi qualcuno testardo che continua a bocciarti tutto [non è possibile]».

 

Abdoulaye: «I bambini, quando si fanno otto anni, scelgono un adulto con cui votano insieme. L’altra cosa è che tipo io credevo che ci dovrebbe essere una persona che comandi, non che comandi [facendo quello che vuole], ma che non spezzi la catena, che non fa cadere l’isola, che non la fa diventare deserto, che verso delle persone fa delle cose per aiutare le persone, e nelle decisioni difficili decidono tutti». «Facciamo una catena come il villaggio: se uno spezza la catena, è come se il villaggio sta morendo». La catena diventa qui metafora del villaggio.

Più che di una persona che comandi, c’è bisogno di persone che impediscano che la catena si spezzi: non si tratta forse di rappresentanti/governanti come abbiamo detto finora… «e nelle decisioni decidono tutti, hanno la libertà tutti».

Luca: «Io non sono d’accordo con quello che aveva detto all’inizio Andrea e sono d’accordo con Aurora. Quello che ha detto prima Andrea, che vince la maggioranza e l’altro erano vicino, non sono molto d’accordo di votare continuamente, perché dopo poi sennò quello che è arrivato prima a dieci arriva a otto e l’altro che era a nove arriva a undici, e poi gli altri ancora… e tocca ancora rivotare e gli altri rimangono tristi… quindi allora si vota una volta e tutto così». Si prende la decisione della maggioranza e basta. Altrimenti, chi assicura che si arrivi alla decisione?

Cristiano: «Io avrei pensato di fare che si vota: se la votazione esce che qualcuno vince 10 a 9, con differenza di uno, si scelgono le due persone magari più grandi che decidono anche insieme al resto del popolo cosa fare delle due».

Aurora: «Secondo me, la minoranza che vuole questa cosa deve parlare con il paese. Se il paese non vuole… se facciamo che ogni mese si vota, il prossimo mese la minoranza farà quel che vorrà. Ogni volta che perde la minoranza, se il paese vuole si fa comunque, se il paese non vuole si fa il mese prossimo».

Loris: «Per me invece è meglio, al posto della democrazia, è meglio fare un re che ogni settimana cambia».

Marwen: «Sì».

Silvia: «Allora, ritornando un passo indietro a quello che diceva Abdoulaye, cioè dell’età… per me non c’è un’età: per me bisogna vedere la maturazione che ha il nostro cervello, perché fare questo lavoro che abbiamo detto non è una cosa proprio facile. Quindi bisogna essere maturi e responsabili delle proprie scelte». Ci sono adulti che non dovrebbero votare? «Ci sono anche adulti che avranno 50 anni che hanno avuto un’esperienza dalla loro vita ma il loro cervello non è abbastanza maturo e non sono in grado… io cercherei qualcun altro che faccia questo lavoro il meglio possibile, che sia maturo. Tipo io non lo farei mai, perché non ho la capacità [di governare]». Il discorso si riferisce qui a chi dovrà governare. Quanto al voto, «lasciamo la libertà di votare a tutti; però quello che ho detto è proprio per la persona che governa».

Passiamo a una domanda ancora difficile: come selezionare le persone che potrebbero governare bene: «Io – prosegue Silvia – darei un’opportunità a tutti di provare, tipo fare una prova solo per un giorno magari: poi capire un po’ che mentalità ha la persona. Se tutte le volte che quella persona propone una cosa tutti la bocciano, vuol dire che c’è qualcosa che non va, che non ha delle belle idee. Invece poi c’è la persona che riesce a rispondere e a fare felice il villaggio».

Marwen: «Io sono d’accordo con Silvia su quello che ha detto: ovviamente io farei come ha detto Silvia, però sono un po’ indeciso, perché anche quello che ha detto Luca, che ha detto che la maggioranza vince, anche se di un bambino… [un po’ mi convince]».

Andrea: «Io non concordo con quella di Silvia, perché per me tutti possono scegliere quello che vogliono». Ma Silvia dice che non tutti potrebbero governare. «Però secondo me lo possono fare tutti».

Luca: «Io non sono d’accordo con quello che ha detto Loris, di fare un re per una settimana; perché se un re, se è bravo come non è bravo, deve governare e dirige per una settimana, per i cittadini quella settimana [con il re che non è bravo] è brutta…».

Abdoulaye: «Io credo che non ci debba essere il governo, perché le persone dovrebbero essere libere. Il paese, prima abbiamo detto tante cose interessanti: delle mura, delle regole, dei cartelli, degli agenti… e se aggiungiamo anche un re… potremmo fare delle persone che tipo raccolgono le domande e delle persone che proteggono, ma non il governo».

Cristiano: «Io volevo dire quella cosa del re a settimana non mi piace neanche tanto; però anche se c’è il re non potrebbe decidere, visto che lui decide, restare anche più tempo re?». Questo è un problema interessante da considerare. Ricordiamo la storia raccontata da Sofocle nella tragedia Antigone: i due fratelli di Antigone, Eteocle e Polinice, avevano decise di fare da sovrani a turno, ma poi non rispettarono il patto.

 

Consideriamo l’opportunità della presenza degli adulti sull’isola, ricordando un problema sollevato da Platone nella sua Repubblica (VII, 540d): secondo il filosofo, il modo più rapido e facile per attuare una nuova costituzione consisteva nell’applicarla in una città abitata da cittadini che non avessero superato i dieci anni d’età (dunque, prossimi all’età dei bambini che stanno ora conversando sull’utopia). Ciò che per Platone costituiva un problema era, in particolare, il pensiero che gli adulti avrebbero portato nella nuova polis le vecchie abitudini, impedendo di fatto di realizzare la nuova costituzione e di fondare una città veramente giusta, migliore di tutte quelle esistenti.

Ci dovranno essere gli adulti sull’isola immaginata dai bambini di Verdellino?

 

Andrea: «Allora, io cerco di trovare una soluzione tra il sì e il no. Perché il sì: perché noi dobbiamo essere sotto la responsabilità di un adulto. Il no: perché a volte gli adulti si intromettono».

Marwen: «Per me non dovrebbero esserci, perché non sono stati gli adulti a decidere cosa portare e cosa non portare, e poi un po’ di responsabilità deve esserci a noi, perché dobbiamo decidere da soli».

 

Consideriamo, prima di iniziare ad approfondire, le posizioni: 6 sì per ospitare gli adulti; 10 contro la presenza degli adulti; 6 sono indecisi o cercano una posizione mediana.

 

Abdoulaye: «Io preferirei che gli adulti ci debbano essere, perché anche noi diventeremo adulti».

Aurora M.: «Allora, secondo me gli adulti non ci dovrebbero essere, perché secondo me comandano un po’ troppo…». Tendono a comandare troppo.

Aurora: «Per me ci devono essere gli adulti, perché noi non è che siamo già autonomi: abbiamo bisogno di un adulto che ci fa alcune volte anche imparare a fare certe cose che sull’isola non potremmo fare. Quindi per me i genitori ci dovrebbero essere».

Valentina: «Visto che tanti dicono di no, la cosa di prima, quando all’inizio abbiamo detto le cose fondamentali abbiamo detto la scuola, ma gli insegnanti sono adulti… come si fa a insegnare».

Intisar: «Io voglio gli adulti così ci tengono controllarci, sapere dove siamo».

Giada: «Gli adulti ti possono pure aiutare quando noi ci sentiamo male».

Luca: «Per me gli adulti servono, perché abbiamo detto che servono le macchine, servono per la scuola, servono per piantare, per fare gli impianti idroelettrici… non riusciamo a fare le case perché siamo troppo piccoli…».

Ci sono tuttavia dei dubbi di alcuni bambini… «Alcune volte sì [esagerano], però noi se facciamo quest’isola… non l’avremmo neanche scoperta se non ci fossero, non riusciremmo neanche a fare una casetta».

Cristiano: «Sono indeciso, però forse non voglio che vengano, perché forse si lamentano perché vogliono usare le macchine [che noi abbiamo escluso dall’isola] e poi inquinano».

Andrea: «Per me gli adulti possono e non possono: perché in alcuni motivi potrebbero, perché per la sopravvivenza ci possono aiutare; però tipo quando i bambini vogliono giocare si intromettono un po’».

Abdoulaye: «Ma gli adulti servono, perché noi non possiamo fare tutto; alcune volte danno felicità. E poi anche tipo alcune volte esagerano e lo fanno per il nostro bene, perché non possiamo ottenere tipo una lista di cose… come facciamo a tornare nell’isola? Non sappiamo niente di quel mare? Come si fa a tornare [senza adulti]?».

Marwen: «Però gli adulti dicono che potrebbero decidere tutto. Perché anche se i bambini hanno la maggioranza, loro potrebbero dire: ‘no, sono tuo padre, o tua madre, e decido io per te e dico tu farai questa cosa.. basta! Niente votazioni!’».

Silvia: «Sono andata a pensare a quello che avevano detto prima delle macchine. È vero che inquinano. Però su questa isola ci siamo noi bambini e non gli adulti, noi non abbiamo la patente… Stavo dicendo che alla fine, in questa terra normale, ci portano i genitori in macchina; però in realtà su questa isola, se ci fossero solo i bambini, non avremmo la patente…». Vediamo ancora: «tante volte gli adulti ti frenano… alcune volte anche per cose che sei a rischio. Però a me piacerebbe scoprire, comunque provare a fare quella cosa, perché comunque non sono stupida: so quelle cose che portano alla morte o ammalarmi, però io vorrei provare quando mi viene in mente di scoprire qualcosa di andare a farlo».

 

Nell’isola gli adulti potrebbero cambiare atteggiamento? Silvia: «Io sono in dubbio su questo, perché alla fine per me decidono ancora loro».

Loris: «Per me gli adulti non ci dovrebbero essere, perché è un’isola che abbiamo scoperto noi, quindi non vorrei che ci fossero gli adulti, perché decidono tutto loro; e se dobbiamo decidere un governo così, comandano sempre loro».

Gli adulti porterebbero ad esempio il fumo, «non tutti però». Porterebbero macchine, aerei… le sigarette. «Non tutti però». Matilde mette in evidenza che non tutti gli adulti sono uguali, né si comporterebbero nello stesso modo.

Valentina: «Io ho detto che loro decidono per noi e se li portassimo là non credo che riuscirebbero bene a cambiare». Gli adulti porterebbero con sé le cose che producono fumo.

Matilde: «Non tutti gli adulti fumano o vanno sempre in macchina; alcuni passeggiano e non fumano. Non è che perché sono adulti devono per forza inquinare». Ma come si fa allora? Si ospitano tutti gli adulti, o bisogna sceglierne alcuni? Matilde è indecisa.

Aurora M.: «Volevo dire che, sull’argomento che gli adulti potrebbero cambiare, secondo me non cambierebbero mai, perché sono abituati a comandarci e non potrebbero cambiare».

Aurora: «Allora, l’idea sarebbe di fare cambiare gli adulti, ma anche se ad esempio per chi fuma è difficile smettere; però ci sono dei genitori che non fumano; non sarebbe giusto portare dei genitori di alcuni bambini e non degli altri, perché non è giusto che togliamo i genitori a uno e non togliamo all’altro». Questo a proposito della selezione degli adulti: «Poi il problema sarebbe che gli adulti cominciano un po’ a comandare: però non è che siccome l’abbiamo scoperta noi, dobbiamo decidere tutto quello che vogliamo; però l’isola, come possiamo dire?,… [è] l’isola dei bambini e quindi non possiamo trasformarla per esempio in isola degli adulti». «Però questo problema che ci sono gli adulti che fumano, rovinerebbe l’ambiente, che abbiamo detto che non ci deve essere il fumo: rovinerebbe un po’ le nostre scelte. Poi non si sa se sì o no».

Luca sostiene che il rispetto dovrà essere una condizione per entrare, anche per gli adulti: se ci sono leggi contro il fumo e l’inquinamento, dovranno rispettare queste leggi.

Silvia: «Allora, io mi faccio questa domanda già da un po’, già da quando abbiamo cominciato: se i nostri genitori dovessero fare un’isola tutta loro, vorrebbero noi?». «Non è detto, perché magari noi diciamo ‘ci disturbano e così’, però loro possono dire la stessa cosa di noi…».

Cristiano: «Io non li farei entrare perché loro, come hanno già detto, ci sta che usano le macchine che avevamo detto che non volevamo usarle; poi porteranno secondo me di sicuro il telefono; gli adulti ci servono a volte, però a volte con le scelte che vogliamo fare noi scelgono loro».

Valentina: «Però non so se gli adulti farebbero fatica a cambiare, secondo me, e non so se ci riuscirebbero».

Matilde: «Ho ascoltato tutte le idee e ho questa impressione: che se portiamo tutti gli adulti è per forza ovvio che loro inquinano. Per forza. Non è detto che inquinino: cioè, hanno un’idea che portare gli adulti vuol dire inquinare, subito». Ma non è così secondo Matilde. Matilde mette in guardia dal generalizzare. Non è detto.

Abdoulaye: «Però gli adulti non inquinano tutti. Io credo che ci debbano essere, perché loro sanno fare più cose di noi, sanno più cose di noi. Hanno un livello più alto di noi. E poi come si fa ad imparare come sopravvivere, con la scuola, e anche è impossibile fare abitare tutti i bambini in un’isola…».

Andrea: «Allora, secondo me… allora i genitori non dovrebbero venire, anche se ci aiutano a sopravvivere. Il problema perché non possono venire è che tipo un papà, se fuma, e quindi pazienza è una sua dipendenza, però poi inquina, quindi…».

Un bambino dice che gli adulti non riescono a rimanere senza alcol.

Ci sono adulti che bevono tantissimo alcol e fumano tantissime sigarette e non è che le buttano nel cestino. Alcuni «potrebbero rovinare tutti».

Loris: «Per me gli adulti non ci dovrebbero essere, perché se qualcuno non fuma e lo portiamo sull’isola, il bambino, la mamma e il papà che non fuma, il bambino è felice; ma invece qualcun altro fuma e non lo portiamo, quindi i bambini sono tristi… quindi è meglio non portarli così nessuno sta felice e nessuno sta triste».

Questo però determina un problema, perché il nostro obiettivo era immaginare le condizioni per un’isola in cui vivere felicemente. Che si fa? «Ho sbagliato: che siamo tutti felici, perché così decidiamo noi stessi e al posto che loro decidono».

Matilde: «Se loro fumano e bevono come dicono alcuni, tu li fai venire sull’isola, non hanno quelle cose e si distraggono con il lavoro. Non le fai venire [sull’isola] quelle cose, così loro non hanno quelle cose tipo da fumare, così non inquinano». In questo caso si pensa che così gli adulti possano cambiare abitudini.

La decisione per ora resta in sospeso: ma la maggioranza propende per l’ipotesi di non ospitare gli adulti. Ipotizziamo di scrivere una lettera agli adulti intenzionati a venire sull’isola.

 

 

Mentre discutiamo di queste cose, succede una cosa imprevista. Un giorno alcuni bambini salgono sulla vetta più alta della montagna con di cannocchiali e binocoli per scutare il mare. A un certo punto, vedono in lontananza una nave: capiscono che si sta avvicinando all’isola, portando un buon numero di persone – uomini, donne, bambini – sconosciute. Che fare? Che fare? Ecco alcune idee:

 

Luca: «Farei una specie di trappola…».

«Una specie di barca di persone sconosciute che magari erano cattive, tutti noi bambini ci nascondiamo in un punto e prendiamo come qualcosa che li può spaventare e farli scappare da noi e glielo lanciamo… come dei palloncini d’acqua, li facciamo bagnati fradici, e loro vanno sulla spiaggia e restano per due o tre giorni… noi telefoniamo a casa…».

Abdoulaye: «L’hanno chiamata l’isola dei bambini, ma quest’isola è soltanto per noi o per tutti i bambini? Perché non ho capito chiaro, perché Luca ha detto di difendersi: e se fossero bambini che vorrebbero abitare in quell’isola?. Io crederei [che dovrebbe essere l’isola] di tutti i bambini, però avremmo bisogno di averne un’altra». Ma nella nave ci sono anche dei grandi…

«Visto, le pistole servivano», dice qualcuno.

«Avete detto che non portiamo armi da fuoco, ma come ci difentiamo ora?».

«Le armi servivano», dice qualcuno. «Ti possono assaltare loro [i nuovi arrivati]».

Luna: «Ma quelle persone erano povere?». Questa è la prima domanda che Luna si fa. Fino ad ora non ce lo eravamo chiesti. Vediamo che, a seconda di quel che possiamo immaginarci di quelle persone, cambia il nostro modo di fare…

Luna: «Li facciamo arrivare sulla spiaggia e proviamo ad aspettare… perché se non erano cattivi, dobbiamo lasciarli liberi».

Silvia: «Per me la cosa che ha detto Abdoulaye non è sensata. Lui ha detto prepariamo le armi da fuoco…». «Non è vero, ho detto che forse sono armati…». «Allora io non sono d’accordo, perché per me non è neanche giusto sparare subito: è vero, non si sa se vogliono farci del male, quello è vero in effetti; però non ha senso prima che arrivino sparargli, perché magari loro volevano soltanto scoprire come volevamo fare noi». Che fare dunque? «Li aspetterei, aspettiamo un po’, magari ci nascondiamo dietro un cespuglio… perché si capisce dal momento che arrivano queste persone, dal momento che tirano fuori le cose, allora siamo pronti anche noi per difenderci: non è che ci lasciamo ammazzare… però prima io vorrei vedere quali sono le reazioni di queste persone, prima di sparare».

Intisar: «Eh, si può per sbaglio colpire e lo fai a qualcun altro»… Attenzione: le armi potrebbero provocare incidenti.

Marwen: «Io farei così: come ha detto Luna, forse sono poveri; io aspetterei armato sulla spiaggia e vedrei cosa fanno. Poi se sono ladri e dicono delle cose un po’… ‘datemi i soldi, dove sono i bambini?’… spariamo. Però le armi da fuoco servono allora. Ma non come pistola… ma balestra, arco e coltello. La palestra è come un arco, però c’è il grilletto».

Valentina: «Preparerei un centro accoglienza con tanto cibo e tanta acqua per accoglierli e li aspetterei». “Se sono ladri?”, chiede qualcuno. «Guardo un po’ come sono, voglio anche vedere come sono le loro reazioni e come sono messi».

Aurora: «Io farei così: li facciamo arrivare, noi ci nascondiamo… li facciamo arrivare: se vediamo che hanno buone intenzioni facciamo come ha detto Vale; però se sono ladri, potremmo scappare e preparare delle trappole, così ci cadono dentro e li abbiamo poi catturati».

Aurora: «Io scaverei una buca e la ricoprirei di foglie, poi quando loro ci camminano sopra ci entrano dentro; se vediamo che sono persone brave, gli darei una corda per farle uscire; se sono persone cattive le lascerei lì per un po’ di giorni».

Giada: «Io farei un centro di accoglienza come ha detto Valentina… li faccio diventare più gentili». Questa è una sfida impegnativa.

Un bambino dice: «Bisogna aspettare ancora un po’ che la barca si avvicini, per vedere con il cannocchiale se sono armati o no. se sono armati scaverei una buca, li metterei dentro del cemento fresco». Questa è un’altra prospettiva.

Altri pensano a un modo per fare sprofondare la barca nell’acqua, se chi arriva è armato.

Anche su questo punto le ipotesi restano diverse… c’è ancora da pensare, tenendo conto dei punti di vista emersi. Il gioco dell’invenzione dell’isola è un gioco infinito: le cose sospese vanno pensate e ripensate, cercando – come qui i bambini hanno detto – di mettere insieme idee diverse e magari, ascoltando le ragioni degli uni e degli altri – cercando di cambiare idea, per arrivare ad un consenso più ampio.

Lascio un commento