Utopia di Zingonia 1 (2017)

A cura di Luca Mori per IC Verdellino-Zingonia
Con il sostegno di Cooperativa sociale Il Pugno Aperto: www.coopilpugnoaperto.it
Fondazione Il Chicco di Riso: www.ilchiccodiriso.org

Per confrontare con altre utopie immaginate da bambini in tutta Italia: L. Mori, Utopie di bambini. Il mondo rifatto dall’infanzia, Edizioni ETS, Pisa 2017

Maestre: Laura Parente, Flavia Boccardini, Milena Mantegazza
Data: 30 marzo 2017
Classe: 4 A
Viaggiatori: Giulietta, Krystal, Martina, Anand (M), Lachen (pron. Lassen, M), Vladimir, Veronica, Chiara, Ruben, Rehman (M), Moussa (M), Zainab (F), Abdullah, Fatima, Farouk, Babakar (M), Vanessa, Aurora, Ngone (F)

I primi bisogni.

Ecco che il viaggio inizia, come al solito chiedendoci, come Socrate nella Repubblica di Platone, quali saranno i primi bisogni da soddisfare, o le prime cose di cui avremo bisogno. Ecco come ne parlavano i personaggi del dialogo platonico:

«Ma il primo e maggiore dei bisogni è quello di procurarsi il cibo in vista dell’esistenza, cioè della vita stessa». «Assolutamente». «Il secondo bisogno è quello dell’abitazione, il terzo dei vestiti e cose simili». «Sono questi». «Bene, dissi, come farà fronte la città a queste esigenze? Non ci sarà per la prima un contadino, per la seconda un muratore, per la terza un tessitore? E non vi aggiungeremo anche un calzolaio o qualcun altro che provveda alla cura del corpo?». «Certo». «Così la città, ridotta all’indispensabile, risulterebbe formata da quattro o cinque uomini». «A quanto pare» (Resp., 369d-e, trad. Vegetti).

Lachen: «Cibo, acqua e altre cose».

Veronica: «Cibo e acqua».

Ruben: «Ovviamente servirà del cibo e dell’acqua, poi un rifugio per andare a dormire, e basta».

Martina: «Coperte per il freddo».

Krystal: «Case su cui vivere».

Rehman: «Serviva cibo, acqua, legname per costruire case; ci servivano molte cose».

Babakar: «Vestiti».

Vanessa: «Vestiti».

Vladimir: «Cose da mangiare e anche il fuoco».

Anand: «La luce». L’elettricità: e per farla avremo bisogno di energia.

Martina: «Il telefono».

Rehman: «Ci serviva Internet e l’elettricità e anche dei modi per l’acqua per poter ricavare l’elettricità».

Moussa: «Cibo».

Zainab: «Acqua».

Abdullah: «Acqua».

Vladimir: «Armi per cacciare gli animali».

Lachen:«Carne da cuocere».

Aurora: «Il fuoco per riscaldarci».

Ngone: «La famiglia». La famiglia tra i primi bisogni: non ci avevamo pensato finora.

Anand: «I mobili».

Poi «il gps per orientarsi», dice Krystal.

«La bussola e il telefono per chiamare il pronto soccorso se ci facciamo male e non riusciamo a guarire», dice Rehman.

Martina: «Io non sono d’accordo con Rehman per portare il telefono e chiamare il Pronto Soccorso. Perché non ci portiamo direttamente la cassetta del pronto soccorso?».

Rehman: «Io stavo dicendo che se non riusciamo a guarire potremmo chiamare al telefono».

Ruben dubita che ci sia linea su quell’isola e Anand preferisce seguire l’idea di Martina, portando valigetta e bussola.

Vladimir: «Ci vogliono persone che ci aiutano a cacciare gli animali».

Ngone: «Persone che aiutano altre persone».

«Magari ti puoi portare un amico, se ce l’hai, che è un medico, così ti può aiutare».

Abdullah: «Il telefono».

Zainab: «Animali». Quali? Per esempio l’elefante, il cane… Un animale domestico come il cane, ma anche un grande elefante, «per sollevare cose pesanti». Moussa: «La zebra».

Babakar: «Campi coltivati».

Farouk: «La mucca per avere il latte». Quindi, più in generale, l’allevamento.

Qui ci saranno persone che aiutano persone, animali che aiutano persone e animali che aiutano animali.

Rehman: «Ci sarebbero anche dei cacciatori che hanno studiato per diventare famosi cacciatori. Poi ci sarebbero anche delle armi, pistole, scudi, se qualcuno potrebbe attaccarci…».

Krystal: «Io non sono d’accordo con l’idea di Rehman. Perché con le pistole, se per sbaglio ti scappa un colpo, puoi fare male a un’altra persona. Se invece stai colpendo la persona che è la tua nemica, se per sbaglio ti scappa un colpo puoi fare male alla persona tua amica».

Moussa: «Se è lì e è notta, cosa loro fanno per dormire? Cosa fare se non c’è casa? Oppure trovare delle grotte. Bisogna fare casa prima di andare in giro».

Questa è un’indicazione di priorità: ci sono cose da fare prima, altre dopo.

Babakar: «Ci vuole un esperto della natura per sopravvivere».

Ngone: «Bisogna anche costruire dei mercati con del cibo, perché cacciare da soli è un po’ faticoso».

Anand: «Aiutare i poveri». Raramente è una preoccupazione che emerge tra i primi bisogni.

Ruben: «Io penso che se qualcuno ci dovrebbe aiutare, penso sia un cane da caccia». Ci potrebbe aiutare per la caccia.

Aurora: «A me piace l’idea di fare il mercato».

Vladimir: «Un villaggio per le persone, per mangiare, per dormire, per stare con la famiglia».

Martina: «Se tipo su quest’isola c’è un povero che non riesce più a tornare indietro, se tipo arriva un’altra persona che ha la barca la potrebbe aiutare».

 

Finora c’è un punto su cui due bambini non erano d’accordo. Krystal ha fatto un’obiezione a Rehman. Rehman: «Io non stavo dicendo di colpire sulla terra… se arrivano sulla terra io faccio con le spade. Io stavo dicendo che possiamo usare le pistole sul mare, lanciando sul mare, sulle barche [se arrivano persone dal mare]».

Krystal: «Io dico: se passa qualcuno che sta combattendo contro la nave nemica e tu lo colpisci per sbaglio e non c’è niente per curarlo…».

Rehman: «Allora dovremmo prendere… prendere la nostra barca e andare sulle barche e lì uccidere tutti». Questo nel caso queste persone arrivino per attaccare l’isola, con l’intenzione di fare molto male all’isola e ai suoi abitanti…

Moussa: «Ma sull’isola ci deve essere acqua, va cercata l’acqua». Sappiamo che c’è un fiume sull’isola.

Babakar: «Serve la barca per pescare».

Ngone: «Io sono d’accordo con Vladimir, perché il villaggio con tante persone ti fa avere nuovi amici».

Veronica: «Io non sono d’accordo con quello che ha detto Rehman, perché se sale sulla barca e uccide tutti e non trova medicine, deve curare più persone. Invece se ne uccide [ferisce?] una ne deve curare solo una».

Quindi, che fare? «Si dovrebbe… portare le medicine sulla nave».

Dice un bambino: «Io su Rehman sono mezzo e mezzo: perché magari se non sai usare delle armi puoi fare male. Alcune sì, dipende quali. Il bazooka no, per esempio, che non servirebbe a niente perché non è tanto grande l’isola. Al massimo porterei una pistola e una spada».

Vladimir pensa ad altro, ora: «Mettere dei semi nella terra così dopo possono crescere piante per mangiare».

Lachen: «Una casa di riposo per i vecchi».

Anand: «Io non sono d’accordo con Rehman. Perché i nemici possono catturare un amico: se lo spari col bazooka, può morire un amico».

Martina: «Comunque se quest’isola è molto importante, dovresti proteggerla. Se per te è molto importante perché l’hai scoperta tu, ci vogliono alcune persone che la proteggono per non farla distruggere».

Farouk: «Io non sono d’accordo con Rehman, perché se col bazooka tiri agli alberi come fai a respirare».

Rehman: «Io non sono d’accordo con tutti quelli che hanno detto che non sono d’accordo con me. Perché le armi ci servono: se qualcuno arriva con più forze di noi, ha più uomini di noi, allora noi dobbiamo avere più armi per sparare a tutti i nemici. E poi, e poi per quello che ha detto che serve la protezione, ti servirebbero degli alberi e del materiale che abbiamo portato con sé, così potremmo realizzare dei robot, se riusciamo».

Abdullah: «L’isola con tutti gli amici è bello».

Zainab: «I campi coltivati».

Babakar: «Dei vestiti di lana [servirebbero] per l’inverno».

Ngone: «Io sono d’accordo un po’ con Rehman, perché se si vuole proteggere quest’isola a cui siamo affezionati se si vuole proteggere dai cattivi lo capisco».

Aurora: «Potrebbero servire persone che sono infermieri e un ospedale per i malati».

 

Quali sono le cose a cui siamo abituati e di cui sarebbe meglio fare a meno sull’isola? Le cose da non portare con noi.

Veronica: «Armi, perché se nel caso fai male a una persona gli esce sangue e puoi rovinare…».

Vladimir: «Volevo dire quello che ha detto Veronica».

Lachen: «è meglio non portare tipo cose pericolose, cose che inquinano l’acqua».

Anand: «I telefoni perché alcune volte le batterie possono esplodere».

Ruben: «Non portare cose che inquinano troppo, perché poi rovinano gli alberi, tutta l’isola e l’acqua. Bisogna portare le cose utili e che non inquinano».

Vanessa: «la scuola». Perché? «Perché io e la scuola siamo due cose diverse».

Non si potrebbe inventare una scuola diversa da quella che esiste già? Forse.

Aurora: «Sono d’accordo con Veronica, di non portare le armi».

Ngone: «Io non porterei il fuoco, perché magari qualcuno ha bisogno di aiuto e vado ad aiutarlo, per sbaglio lascio il fuoco acceso e si provoca un incendio». Forse non si può vivere senza fuoco, ma bisognerebbe usarne pochissimo.

Fatima: «Sono d’accordo con Ngone».

Babakar: «Le armi, perché se c’è una pistola fuori controllo può uccidere tutti i tuoi amici».

Abdullah: «A me non piace il tè».

Zainab: «Il fuoco».

Moussa: «Come si carica il cellulare?». Qui c’è il problema della ricarica del cellulare: se si porta, ha senso portarlo non avendo modo di ricaricarlo? Si dovranno studiare dei modi per produrre energia dall’acqua.

Rehman: «Non sono d’accordo con quei quattro che hanno detto di non portare le armi. Io sono d’accordo con loro di non portare le armi, ma porterei alcune armi che… delle reti, non porterei dei bazooka e delle armi pericolose che alcune volte possono andare fuori controllo o esplodere se non le usiamo in modo corretto. E poi non sono d’accordo con Anand, perché il cellulare può esplodere solo se lo lasciamo ricaricare per troppo tempo, perché così l’elettricità entra troppo e può esplodere».

Moussa: «Come esplodono?».

Lachen: «Esplodono solo se giochi tanto».

Moussa dice poi che possiamo portare cose per cacciare animali. Le armi per cacciare è meglio portarle «perché se abbiamo fame possiamo uccidere [qualche animale] e poi mangiare».

Rehman precisa che non porterebbe le armi da fuoco, «troppo pesanti e pericolose»: se uno è un po’ vecchio non potrebbe alzarle bene. Quindi non si possono usare neanche per attaccare le navi. Rehman ammette di avere ripensato un po’ e cambiato idea, sentendo l’espressione ‘armi fuori controllo’.

 

Krystal: «Non porterei con me certi mezzi di trasporto, ad esempio le macchine; perché siccome c’è la sabbia, se la sabbia può andare… non può fare partire bene la macchina… e non porterei neanche le cose di vetro, perché se cade nella spiaggia qualcuno si può tagliare i piedi».

Anand: «Io sono d’accordo sui telefoni: potrebbero fare mezz’ora, perché sono troppo pericolosi; potrebbero fare male alla testa e anche esplodere».

Vladimir vorrebbe evitare anche le cose elettriche, «perché con l’acqua si può prendere una scossa e poi morire».

Lachen: «Io non sono d’accordo con Vanessa, perché la scuola ci serve per imparare».

Vanessa: «Cioè, per me è così; poi per te…».

«Se non ci fosse la scuola non avresti imparato a parlare!».

«Certo [invece sarei riuscita]».

«A scrivere?». «Non potrebbe fare le addizioni».

Veronica: «Sono d’accordo con Ngone che se per caso va via spegnere il fuoco, però non sono d’accordo di non usarne pochissimo, perché noi siamo abituati con il fuoco e ne abbiamo bisogno per preparare da mangiare».

Ruben: «Io non sono d’accordo di portare le armi da fuoco; porterei solo un arco e lance».

«La bussola, il medi-kit»… dice qualcuno.

Ngone: «Io invece gli animali non li porterei», temendo che possano uscire di casa mentre dormiamo e che siano scambiati per animali feroci dagli uomini che cacciano.

Fatima: «Non sono d’accordo con Ngone: gli animali servono».

Aurora: «Io non sono d’accordo con Vanessa che la scuola non la dobbiamo portare, perché la scuola serve. Magari ci sono altri bambini là e non sanno ancora niente, sono ancora piccoli, non possono imparare niente».

Farouk: «Io sono d’accordo con Krystal che le macchine possono inquinare».

Babakar: «Io non porterei i ladri, le persone che vogliono uccidere e le drogate».

Ngone: «Io non sono d’accordo con Veronica, perché il fuoco ci serve, ma non dobbiamo usarne troppo». Anche perché non dobbiamo inquinare. «Ma tu non porteresti gli animali!». «Perché non voglio che muoiano. Tu lasci la porta aperta, loro vanno, scappano…» e potrebbero correre dei rischi. Ruben: «Se scappano amen!».

Rehman: «Io non sono d’accordo con Vanessa e Ngone: perché gli animali io li porterei. Porterei soltanto una mucca e una pecora».

Krystal: «Io sono d’accordissimo con Ngone di non portare gli animali, perché – Vanessa – se tipo è una serata molto calda e tu lasci la porta aperta per fare entrare un po’ d’aria, e i tuoi cani sentono dei rumori, escono fuori, c’è un cacciatore e gli spara…». Siamo comunque sull’isola: si potrebbe decidere che i cacciatori non ci siano sull’isola… «I cacciatori servono, ma basta che siano tuoi amici», dice qualcuno.

Veronica: «Io non porterei tanti animali, perché se nel caso poi ti scappano…».

Martina: «Io sicuramente non porterei mai, ma mai armi sull’isola; perché soprattutto le armi che possono [essere usate da] una persona che potrebbe anche abbattere gli alberi, così l’isola non sarebbe più come prima; così non porterei mai, ma mai, le armi».

Moussa: «Io sono d’accordo con Baba, perché se hai portato ladri con te, possono mettersi il casco per prendere il cellulare di qualcun altro».

 

Come abitare sull’isola? Meglio trovare un punto per vivere vicini, oppure spargersi per l’isola, lasciando che ognuno vada nel punto che preferisce?

Farouk: «è meglio stare tutti vicini. Tipo, se qualcuno va via, qualcuno lo può anche uccidere».

«Per essere protetti», Lachen.

Ngone: «Lo stesso essere vicini: perché prima di tutto essere da soli non è tanto bello; poi perché, per esempio, uno non sa fare, un altro lo sa fare e lo può aiutare. Per esempio uno non sa cucinare, ma il suo vicino [lo sa], lo va ad aiutare».

Babakar: «Meglio stare distanti perché vorrei una villa vicino al mare».

Vanessa: «Io sono d’accordo con Babakar, perché magari ti può fare uno scherzo quello lì che è vicino a te. Magari ti dice che è tuo amico, poi tu gli chiedi di cucinare e lui poi prima dice di sì, poi dice di no…». Potrebbero insomma nascere problemi con quelli che abitano vicino a noi.

Fatima: «Non sono d’accordo con Ngone, perché non è bello stare vicini, perché se c’è uno ti può anche uccidere».

Moussa: «Io sono d’accordo con Ngone e Farouk, perché se loro non c’è vicino a loro, cosa faccio». In alcune circostanze chi ci è vicino ci può aiutare in caso di pericolo.
Rehman: «Io preferisco stare lontano, perché preferisco stare in due: stare due vicini, qui ci siamo io e un altro, qui altre persone… poi se sono ammalato l’altro, quello che è vicino a me, potrebbe aiutarmi. Due potrebbero fare guardia qui, due qui e due qui». Anche per organizzare i turni di guardia si può fare bene a coppie. Facendo guardia a tutta l’isola.

Abdullah vorrebbe stare vicino a Moussa. «Perché se Abdullah è ammalato, io lo aiuto», conferma Moussa.

Martina: «Io non sono d’accordo con tutti quelli che hanno detto che vogliono stare lontani, perché… visto che, allora, soprattutto perché se stai vicino alle altre persone sei in compagnia, se stai lontano non sei in compagnia; se tipo ti sei fatto male alla gamba, al braccio, non so, e qualcuno ti ha ferito molto, in compagnia puoi aiutare, invece no senza compagnia».

Forse a Fatima stanno venendo dei dubbi sulla scelta precedente.

Ma Krystal ripropone un’argomentazione per lo stare distanti: «Per me stare distante, perché… sono d’accordo a metà con Farouk e Ngone, perché se stai vicino c’è compagnia; ma io dico che puoi stare non lontanissimo, ma tipo un po’ a distanza…». Pensa in particolare a spazi necessari per mucche e altri animali… «se sei in un posto con tanto spazio puoi farle pascolare bene» e avere più latte e spazio per il pascolo… Quindi abbiamo qui l’immagine di un’isola organizzata in fattorie, in modo tale che ogni casa abbia attorno spazio sufficiente per il pascolo e l’agricoltura, non troppo distante, né troppo vicina alle altre.

Anand: «è meglio avere una famiglia, perché gli amici potrebbero essere anche nemici».

L’idea è che ci si possa fidare molto più della famiglia che della famiglia. «A volte gli amici diventano nemici, perché cambiano».

Cosa può farli cambiare? Non è facile da dire.

Lachen: «Io sono d’accordo con Anand, perché la famiglia ti protegge e gli amici alcune volte diventano nemici, perché ti potrebbero anche… vorrebbero anche la tua casa».

Vladimir: «Per me è meglio stare distanti, perché così dopo puoi esplorare l’isola».

Veronica: «Io non sono d’accordo tanto con Babakar e Vanessa, perché si potrebbe anche stare tutti vicini con una villa vicino al mare». Tante ville lungo il mare.

 

Stiamo facendo, nota qualcuno, una specie di battaglia delle idee. Le idee si confrontano: quando vengono fuori idee diverse si è costretti a ripensare alla propria, a vedere quanto si incastra con quelle degli altri… E Ruben dice che qui «la battaglia ti aiuta a pensare».

Veronica: «Sono un po’ d’accordo con Anand, perché se magari… potrebbero anche cambiare la famiglia… potrebbe anche diventare più cattiva, e su questo non sono d’accordo; ma sono d’accordo perché comunque, anche se cambia, la famiglia ti aiuta».

Veronica quindi fa questa precisazione: anche la famiglia può cambiare.

«Perché comunque sono i tuoi parenti».

Ruben: «Io non sono d’accordo con Vladimir, perché Vladimir, se te vuoi andare a esplorare, puoi farlo [andando] tutti insieme, che poi magari c’è qualcuno che può accompagnarti e saresti più protetto».

«Se io dovessi andare a vivere staccato mi porterei dei walkie-talkie, così se magari uno si è perso… [può chiamare gli altri]», dice un bambino.

Aurora: «Io sono d’accordo con Veronica, con Ngone, non sono d’accordo con Vanessa e Babakar. [Desidero] vivere vicino agli altri».

Ngone: «Io invece non sono d’accordo con Farouk, Anand e Lachen: perché prima di tutto… perché Anand dice che la famiglia ti aiuta, ma anche gli amici ti aiutano; e poi io porterei solo le persone fidate con me. E poi quello che ha detto di vivere da soli, a me non piace vivere da sola, perché io sto male… [se] non riesco a camminare, la mia voce non c’è più, quindi non posso a chiedere aiuto, come faccio?». Si potrebbe abitare anche alcuni «in riva al mare, alcuni in riva al bosco».

 

«Ma se vivi insieme e uno ti violenta, come fai poi?», chiede una bambina.

«Magari ti fidi di un’amica e quella ti violenta… poi tu ti sei fidata di quella persona».

Ngone: «Sì, però ci sarebbero altre persone [che ti potrebbero aiutare]».

 

Babakar: «Io sono d’accordo con Veronica, però preferirei essere staccato, perché se c’è uno debole e debolissimo, quell’adulto che lo minaccia e dice agli altri… che fa bullismo, può venire a casa sua e lo uccide». Stando distanti c’è meno rischio di bullismo e chi fa bullismo potrebbe minacciare gli altri. Ngone sostiene però che in questi casi avere tanti amici attorno può essere d’aiuto. Babakar non è d’accordo. (Bullismo: «una persona che ti picchia e ti minaccia e ogni giorno ti prende in giro», secondo la definizione di Babakar).

Farouk: «Può essere anche distanti, basta che la città sia protetta dalle mura, così se vuoi stare distante puoi stare distante senza nessun pericolo».

Fatima: «Io sono d’accordo con Ngone e Anand: la famiglia serve e anche gli amici».

Propende ora per l’idea di stare vicini. A Babakar direbbe che può aiutare stare vicino agli altri.

Moussa: «Io sono d’accordo con Anand, Lachen e Ngone, perché se non c’è famiglia, cosa faccio?». Si può andare con la propria famiglia da una parte e se ci sono delle persone che non si vogliono vedere possono fare dei muri per separarsi.

«Non sono d’accordo perché stare vicini perché se te sei quello che minaccia lui, io vado da Mafalda e gli dico ‘Sono vittima di bullismo’ e poi lui viene a casa mia e mi uccide…».

Moussa però pensa a un’altra ipotesi: può darsi che l’amica dica a quello che si comporta male di non farlo più.

Rehman: «Io non sono d’accordo con tutti quelli che hanno detto ‘meglio stare vicini’. Io non sono d’accordo neanche con quelli che hanno detto che è meglio stare lontani. Perché è meglio stare in due! È meglio stare in due, un po’ vicini e un po’ lontani». Che dire a chi teme il bullismo? «è meglio non portare il bullismo o, se lo portiamo, qualcuno è bravo, come un bambino dell’altra classe era bravo, poi è diventato un bullismo… e se succedesse a qualcuno quando siamo in quell’isola, sarebbe meglio o cacciarlo via o stargli lontani». Può capitare che un buono diventi bulli. O ancora: «o è meglio cacciarlo via o è meglio discuterne con tutti quelli che non sono bullismi e decidere di insegnargli qualcosa o cacciarlo via».

Un bambino fa questo esempio: «Se ci fosse… ad esempio io gli ho rubato la ragazzo, e lui non mi perdona e poi viene a casa mia ad uccidermi…».

«Io non sono d’accordo, perché se gli rubano la ragazza, meglio no… se Farouk viene e gli dice: ‘Se hai una ragazza tua, mi hai rubato la mia ragazza, [allora] mi dai la tua ragazza’». E ancora: «e poi non sono d’accordo con Anand, perché gli amici, se sono amici del cuore, come può succedere che l’amico diventa nemico, se sono amici del cuore?».

Gli amici del cuore possono aiutare anche in caso di bullismo.

Zainab: «Possiamo andare [a vivere] vicino agli amici», in un paesino con le case tutte vicine.

Moussa: «Non possiamo vivere vicino… possiamo andare in un bosco per vivere lì, con gli amici col cuore».

Chiede qualcuno: «Se tipo gli amici del cuore di Rehman diventano nemici?».

Rehman dice che forse («credo di sì») gli amici del cuore possono diventare nemici, «ma se sono proprio amici del cuore da quando siamo nati credo di no. Se siamo diventati amici del cuore da cinque o dieci anni, credo che possono diventare nemici. Ma se siamo amici del cuore da quando siamo nati io non credo che possono diventare nemici».

Martina: «Io, allora, anche Ngone aveva detto che sull’isola portava qualche mercatino; però su quest’isola se c’è il mercatino io non porterei mai i soldi, perché si possono perdere; io farei il baratto, così forse non si perdono i soldi; i soldi li mettiamo da parte e poi [facciamo] il baratto».

Krystal: «Io non sono d’accordo con Rehman sul fatto degli amici del cuore. Perché la famiglia è quando tipo litighi con il tuo migliore amico del cuore, tipo che lui ti insulta, tu vai dalla tua famiglia e ti consola, ti fa tirare su di morale. Invece poi non sono d’accordo con Rehman perché i tuoi migliori amici, anche se sono i tuoi migliori amici da quando sei nato, ti possono lo stesso tradire».

Rehman: «Io non credo. Perché io ho un amico del cuore… ho un infinito di amici del cuore che non mi hanon mai tradito, e lo so perché…».

Krystal: «Io invece non sono d’accordo con te, perché è già successo a mia sorella, che quando è nata c’era una bambina piccolina che era sua amica, e poi hanno litigato. E non sono d’accordo con te, perché anche i migliori amici possono sempre tradire…».

Rehman: «Io ho litigato con i miei migliori amici del cuore, anche perché gli ho quasi tolto l’occhio [per un incidente, una mossa involontaria] e siamo restati sempre i migliori amici».

Krystal: «Per me non è così, perché litigare… se litighi di cose molto importanti, tipo che ti hanno rotto gli occhiali. A te se ti ha rotto gli occhiali il migliore amico del cuore che conosci da quando sei nato, tu per me non lo perdoneresti mai, perché se quegli occhiali ti sono costati 200 euro perché è un modello nuovo, è l’ultimo modello… non credo che tu lo perdoneresti».

Rehman: «Se lo fa per sbaglio lo perdonerei; se lo fa perché lo voleva, ed è cattivo con me perché non gli ho mai dato niente, per questo mi rompe gli occhiali, allora lo perdonerei. Se mi dice che non gli ho dato mai niente e non gli ho dato mai ascolto, io gli risponderei perché non me lo ha mai chiesto e non mi ha mai detto qualcosa su cui io sono d’accordo».

Si dovrebbe chiarire così la storia dell’amicizia.

Krystal: «Perché, io dico, se voi all’inizio già stavate litigando perché ad esempio per la penna, che è tua è sua, voi stavate già litigando per la penna e poi arrivate alle mani, e lui lo fa apposta a romperti gli occhiali perché così almeno sa che tu sei troppo buono con lui e lo perdoneresti…».

Rehman: «Se lo fa apposta lo dico a sua madre e ci pensa sua madre a farlo ragionare».

Un’amicizia dunque… anche del cuore, si può rompere anche per occhiali da 200 euro? «Può rompersi anche se inizi a litigare per una stupidata, tipo per una penna», dice Krystal.

Rehman: «Io non credo».

Anand: «Prima di tutto il più importante è il Dio e anche la preghiera. Importantissimo».

Su quest’isola si dovranno dare spazi alla religione e potrebbero essercene anche diverse, secondo i bambini.

Vladimir: «Io sono d’accordo con Krystal».

Lachen: «Io sono d’accordo con Krystal, perché se qualcuno ti rompe una cosa da duecento euro anche se non lo fa apposta… perché è una cosa preziosa…».

La differenza tra il fare apposta e il non fare apposta sembra qui molto importante.

Rehman insiste con alcuni esempi mostrando come ad esempio potrebbe accadere di rompere una cosa che ha Krystal senza farlo apposta: «Io non l’ho fatto apposta: poi Krystal se vuole mi perdona, se non vuole non mi perdona».

Le voci si sovrappongono. Si capisce che sono temi che interessano molto i bambini.

 

Veronica cambia un po’ lo scenario da considerare: «Io non sono d’accordo con Rehman, perché se poi i tuoi amici del cuore ti fanno qualcosa alle spalle e magari ti odiano dietro alle spalle, com’è che fai a capirlo?». Il dubbio qui è diverso. Veronica pensa comunque che l’amicizia possa finire anche se uno rompe una cosa preziosa dell’altro. Inoltre: «Secondo me dovremmo vivere tutti vicini, perché se nel caso arriva un ladro e ti vuole derubare, tutti siamo vicini e possiamo scappare. E se magari uno si è fatto male, lo puoi aiutare a scappare. Invece se lui non è vicino a nessuno, com’è che fa poi a scappare? È meglio che l’aiuti», così una bambina.

Chiara sostiene che gli amici del cuore debbano essere perdonati anche se rompono una cosa preziosa.

Ruben: «Io vorrei stare vicino ai miei migliori amici, in una specie di bunker». Così ci si può aiutare in caso di pericolo. Cos’è un bunker? «è una specie di rifugio». Si tratta di una costruzione sotterranea molto protetta.

Babakar: «Io sono d’accordo con Rehman, perché se tipo siamo amici del cuore fin da quando siamo nati, io lo perdonerei, se anche mi rompesse un diamante».

Moussa: «Io sono d’accordo con Rehman e Baba: perché se non l’ha fatto apposta, io dico ‘fa niente’».

Rehman: «Io sono d’accordo con Ruben per l’abitazione, però c’è una cosa su cui non sono d’accordo, perché se qualcuno ha quella cosa… non so come si chiama, con quello che possiamo trovare gli oggetti sotto terra (metal detector), perché se qualcuno lo avesse, c’è qualcun altro che vuole… che ha saputo che noi siamo qui, che viviamo sotto terra, in un bunker, allora lui prende quella cosa e può vedere, se viviamo sotto può trovarci e può attaccarci».

 

Ngone torna sul tema dell’amicizia e delle cose rotte: «Se per esempio Aurora mi rompe qualcosa di prezioso, io la perdonerei lo stesso, perché la cosa più preziosa al mondo è l’amicizia e la famiglia e condividere».

Aurora: «Io sono d’accordo con Ngone e sono d’accordo di vivere in un bunker e sono d’accordo sull’amicizia, ma non sono d’accordo con Rehman, perché gli amici ti possono anche tradire».

Krystal dice un proverbio: «Meglio soli che male accompagnati».

Fatima: «Io non sono d’accordo con Ngone, perché gli occhiali costano tanto».

Anand: «Io sono d’accordo con tutti, perché in vita succede di tutto: alcune volte sono vere e alcune volte false [le cose che hanno detto i miei compagni]».

Krystal: «Possiamo costruire tutti quanti come una nave e abitare tutti quanti là», propone qualcuno. L’idea piace a 13 bambine e bambini. La nave diventa la nuova abitazione, un’abitazione comune, al posto del bunker. L’idea piace a Fatima, che però teme che la nave possa cadere.

Ngone: «Anche io vorrei che tutti avessero una casa, della forma che vogliono. Per esempio lei ama le stelle, avrà una casa a forma di stella. Vanessa ama le farfalle, avrà la casa a forma di farfalle del colore che vorrà. E ognuno potrà avere una casa di ogni forma che vuole e di ogni colore che vuole!».

Babakar: «Io non sono d’accordo con Ruben sul bunker».

Anand precisa che «quello che è fatto, ha deciso il Dio», che sia fatto. «In verità sono stati gli uomini a costruirle, ma ha deciso il Dio che venissero costruite».

 

Ci sono leggi sull’isola? Quali le più importanti?

La maggioranza pensa che sull’isola ci debbano essere leggi. Sono in tre coloro che non le vorrebbero, sull’isola. Sentiamo la minoranza. Perché un’isola senza leggi?

Rehman: «Perché dove ci sono leggi, tutti non possono fare quello che vogliono. Su un’isola senza leggi ognuno può fare quello che vuole, ma ci deve essere soltanto un tipo di legge: che nessuno deve essere cattivo con nessuno». Dunque una legge c’è.

Moussa: «Nessuno deve essere cattivo: Rehman ha fatto giusto, è vero».

Leggi: «una o due, non più di tre», precisa Rehman.

Babakar: «Con tante leggi ci confondiamo la mente». Andrebbe bene anche per lui l’idea di Rehman, di fare poche leggi.

Ecco alcune leggi:

Rehman: «Nessuno deve essere cattivo con nessuno». D’accordo Moussa.

Babakar: «Non si deve inquinare l’isola».

Rehman: «Non ci devono essere brutte cose».

Farouk: «Non si deve uccidere nessuna persona, né nessun animale».

Fatima: «Si deve fare la pace».

Ngone: «Penso che ci debbano essere le regole, sennò nel mondo c’è sempre del caos, come le macchine che vanno dappertutto senza mai fermarsi e non possiamo mai attraversare la strada. E la mia regola è che bisogna rispettare la legge».

Aurora: «Non ci sono macchine, così non si inquina».

Vanessa: «Non uccidere».

Ruben: «Se non ci sono regole, tutti possono fare quello che vogliono: possono anche sparare alla gente, inquinare, tagliare gli alberi, buttare il vetro nel mare…». Così, Ruben sta già dicende delle cose che non andrebbero fatte, per legge.

Chiara: «Non inquinare».

Veronica: «Non inquinare».

Anand: «Ci deve essere un comandante».

Lachen: «Non si devono uccidere le persone e nemmeno inquinare l’acqua, perché l’acqua è molto importante».

Vladimir: «Io sono d’accordo con Ngone».

Martina: «Non dobbiamo desiderare la casa del nostro… degli altri».

«L’ha presa dal libro di religione!», dice qualcuno.

In effetti ci si può ispirare ad altri libri per scrivere le leggi dell’isola.

Krystal: «Di certo non [ci devono essere] tantissime leggi come nel nostro paese, perché sennò dobbiamo stare a casa così fermi. Io direi tipo di non inquinare l’acqua… e non bere troppo vino».

«Non rubare», dice qualcuno.

Zainab ci pensa. Anche Giulietta ci sta pensando.

Abdoullah: «Si deve giocare a calcio».

Moussa: «Si può giocare, si può fare allenamento con allenatore».

 

Cosa accade se le leggi non vengono rispettate? Consideriamo che a volte, anche se le regole ci sono, non vengono rispettate. Ricordando che l’obiettivo è fare di quest’isola un posto dove vivere davvero bene, cosa dovrebbe succedere se qualcuno non rispetta le regole?

Krystal: «Se non rispetta le regole… se tipo non rispetta la regola di non inquinare l’acqua, lo arrestiamo; però non è che tipo lo mettiamo in carcere; gli mettiamo solo la multa».

Ruben: «Io quando inquina l’acqua, non gli farei niente; gli chiederei soltanto di smetterla; poi se lo fa ancora, faccio quello che ha detto Krystal».

Anand: «Chi non rispetta le regole, dopo gli danno una multa».

Veronica: «Io volevo dire quello che ha detto Krystal».

Vladimir: «Se non rispetta le regole, lo mandano in un posto abbandonato, così riflette su quello che ha fatto. Tipo una caverna, dove nessuno va».

L’ipotesi è che in questo modo rifletta meglio su quello che ha fatto.

Chiara preferisce l’ipotesi della multa.

Moussa: «Mi piace aiutare i poveri: se ho visto un povero fuori casa, lo aiuto. Poi gli compri una casa e lo metti lì. Poi gli do una femmina». Se qualcuno non rispetta le regole però «lo lascia fuori dall’isola».

Babakar: «Io lo caccerei, lo metterei in una gabbia [una specie di prigione] e lo lascerei fuori dall’isola per due settimane».

Farouk: «Io lo caccerei via dal paese per sempre».

Fatima propone di picchiare chi non rispetta le leggi dell’isola.

Ngone: «Io invece non userei mai modi severi perché sennò gli complico un po’ la vita, ma lo metterei in punizione per una settimana».

Martina: «Io lo avrei fatto andare in una scuola in cui si impara la gentilezza». Una scuola dove si impara la gentilezza è un’idea singolare: come dovrebbe essere questa scuola? «Allora, una scuola dove ci sono tante persone che sono state molto cattive, c’è l’insegnante che le aiuta a capire che è brutto essere cattive e piano piano le fa diventare gente come tutti gli altri, gentili». Le parole non bastano: «Può parlare, però deve far vedere pian piano, deve fare vedere a queste persone come si comporta la gente brava».

Un bambino dice: «Io sono d’accordo con Martina, ma se anche nella scuola non impara, lo cacciano via dalla scuola [chi non ha rispettato le regole] e lo porterei in una caverna e lo frusterei per una settimana, e poi se non capisce lo lascerei affogare nell’acqua».

Consideriamo Rehman, a cui piace l’idea di Martina. Come potrebbe essere quella scuola? «Prima, quando si va, gli fanno capire con gentilezza; poi, se non capiscono e continuano a fare brutte cose, lo frustano». A Martina non piace l’idea. «Poi però se non capisce lo fanno lavorare per un mese».

Vladimir: «Sì, ma diventa un po’ troppo violenta».

Krystal: «Io non sono d’accordo che lo lasci affogare, perché non è una cosa bella. Sto dicendo che a me non sembra giusto che se non rispetta una regola…» «affogarlo di compiti!», dice una bambina

Krystal: «Ιnvece, se tipo impara, lo togli da là e tipo lo mandi in una scuola sempre di imparare la gentilezza». «Più severa», dice Rehman.

Krystal: in questa scuola, «all’inizio, quando arriva, visto che [coloro che arrivano lì] sono un po’ cattivelli, loro solo con gentilezza [li accolgono]; se non ascoltano, li mettono in una camera molto buia con dei suoni spaventosi per fargli capire quello che fanno agli altri; se sono bravi, buoni, li mettono in una stanza dove gli fanno un interrogatorio sul perché facevano quelle cose».

Babakar: «Io non sono d’accordo… quando quell’uomo cattivo venisse a scuola, dovrebbe fare dei test per aiutare… tipo c’è una vecchia, un’anziana che ha fatto la spesa, il suo sacchetto, quell’uomo che era cattivo la deve aiutare e se supera il test può venire. E c’è un altro test: se tipo c’è un ladro che è in banca e ruba, lui deve fermare il ladro. Se invece gli ruba la spesa, in quella scuola lo metterebbero in un luogo buio e spaventoso per fargli capire… in un luogo gentile per un giorno».

Moussa: «Possiamo… di Martina è vero. Se dobbiamo lavorare bene nell’isola, dobbiamo fare l’isola bella come una città, poi facciamo una scuola e i bambini devono andare a scuola, per imparare le cose. Un giorno, se loro sono venuti grandi, loro devono aiutare per fare le cose, aiutare a leggere… Dopo, se loro sono diventati grandi e lui [che ha insegnato loro] è morto, loro vanno al cimitero e dicono ‘Grazie per quello che mi hai fatto’». Moussa pensa alla gratitudine che sarà dovuta ai maestri anche quando saranno vecchi o saranno morti. Si dirà: «Grazie per quello che mi hai fatto!», ai maestri.

Farouk: «Io sono d’accordo con Babakar». Fatima è d’accordo con Moussa.

Ngone: «Io pensavo che la scuola potesse essere come fanno… un po’ come quello di Babakar, che gli fanno vivere veramente le cose gentili, al posto di fare i disegni. Per esempio fanno una gita di comportarsi bene: ad esempio vedere la vecchietta che non riesce ad attraversare la strada e dicono ai cattivi di andare ad aiutarla; e continuano ad aiutare altre persone, finché non diventano gentili. E quando è finita l’operazione ‘diventate gentili’ possono vivere in pace e serenità; e chi non si è comprotato bene invece andrà in un posto molto buio e triste, ma da una parte se vorrà essere gentile potrà anche lui fare di nuovo fare quello che ha fatto l’altro ragazzo, vivere di già l’altra emozione che ha vissuto un altro».

Aurora: «A me piace l’idea di Ngone, di Babakar, di Moussa».

Vanessa: «Io questa scuola la immaginerei con delle stanze: una stanza dove è tutta buia e ci sono tanti rumori che ti fanno spaventare».

Vladimir: «Per me dovrebbero assumere un aiutante per i cattivi, a risolvere il loro problema di non rispettare le regole». Bisognerebbe capire il problema che porta a non rispettare le regole.

Lachen: «Io sono d’accordo con Babakar e Moussa».

Anand: «Chi non rispetta le regole, li lasciano nel posto dove non c’è nessuno». Vanno isolati.

Krystal: «Io sono d’accordo con Babakar e Moussa, perché sono delle belle cose; ma si può fare anche, ad esempio Mafalda è la persona tipo cattiva [per esempio] e Anand ad esempio è quello là che dice ‘perché ti comporti male?’, se Mafalda continua a dire ‘non ti interessa, non ti interessa’, lo cacciano fuori dall’isola, lo mettono su una zattera fatta di legno con del mangiare e senza coperte. Lo lasciano lì per due o tre giorni e lo riportano all’interrogatorio e se adesso parla bene e non dice ad esempio ‘non ti importa, che mi interessa?’, allora lo possono fare andare via; e se adesso continua a fare le cose cattive e ha detto le cose buone soltanto per essere liberata, la rimettono in una zattera per una settimana».

Rehman: «Io non sono d’accordo… Perché si comportano con troppa gentilezza».

«Se si chiama ‘scuola di gentilezza!’», dice Ruben.

Rehman: «No, perché gli insegnanti si comportano con troppa gentilezza.

Lachen: «Se tu ti comporti con cattiveria continuano a peggiorare!».

Ruben: «Prendono esempio e diventano ancora più cattivi!».

Rehman: «Non si comportano da cattivi, si comportano come delle persone arrabbiate…».

«Ti piacerebbe se tu eri in una scuola e c’erano dei maestri che ti picchiavano? Ti piacerebbe?», chiede un amico.

«Aspetta, ma se adesso eri tu il cattivo e c’era un comandante cattivo con te, cosa faresti? Diresti ancora queste cose?».

Rehman: «Né troppo gentili [bisogna essere], né troppo cattivi: così così. Prima, quando arrivano, si comportano bene; si comportano bene, gentili con i nuovi arrivati; ma poi, se non capiscono, si comportano un po’ da arrabbiati, così come li lasciano in una caverna abitata da ragni e li lasciano lì. Così se non capiscono li prendono, li buttano in una barca e li mandano da dove sono venuti».

Babakar: «Ho avuto un’idea… di non giudicare le persone».

Vladimir: «Io ho capito cosa ha detto: se quelli cattivi diventano più cattivi, la maestra li sgridava; invece, se si comportavano bene, non li sgridava».

Rehman: «Non è questo che volevo dire. Io volevo dire: prima, quando arrivano, con i nuovi arrivati che erano cattivi i maestri si comportavano gentili; poi se non capivano i nuovi arrivati [«se non si comportavano bene», dice qualcuno], no, se non capivano i nuovi arrivati [«se non capivano le cose, cosa c’entra?», chiede qualcuno], se non capivano come comportarsi bene e si comportavano peggio di prima, o gli davano delle bastonate o li mettevano nelle case abitate da tantissimi ragni… e se non capivano qualcosa, diventavano sempre più maleducati, li mandavano da dove sono venuti».

«Aspetta, ma se questa isola non deve essere un posto dove c’è qualcuno che picchia altri e le scuole non devono essere posti dove i maestri picchiano… scusa, tu la stai trasformando così…», dice un’amica. «Con i bastoni…». «La scuola la stai trasformando in un carcere…», dice un amico.

Krystal: «E se tu bastoni la persona cattiva, la persona cattiva prende da te».

«No!». «Se tu la bastoni, la persona cattiva diventa ancora più cattiva se la lasci andare; diventa ancora più furba!», dice Krystal. La maggioranza è d’accordo con Krystal.

Moussa: «Tu diventi un po’ cattivo, ma non tanto. Ma se loro non hanno fatto una cosa bella, cosa faccio? Resti a guardarlo così? No, non si può fare così?». Un po’ di severità, secondo Moussa, ci vuole.

 

Un bambino racconta che ci sono scuole dove chi arriva in ritardo è picchiato sulle mani; altre dove si è sgridati. È meglio sgridare. Lachen: «Per me nessuno dei due». Anand: «Non è meglio picchiare». Rehman: «Ma se i cattivi diventano sempre più cattivi, ai maestri non resta che diventare cattivi con loro». Moussa è d’accordo con Rehman: «Perché se tu resti a guardare loro, se loro non hanno imparato bene…?». Che si fa? Non si può restare a guardare.

Notiamo però che a Rehman piacciono i metodi gentili iniziali: spiegare, esempi, fare test e prove o gite di gentilezza… Agli altri però non piace la scuola in cui sono pronti bastoni e altro. «L’isola è tranquilla e bella, la stiamo trasformando in un carcere».

«La scuola non è una scuola di soldati!», nota qualcuno. «La scuola è per imparare!», dice Moussa. «La scuola non è vicino a dove abitano tutti: è dall’altra parte dell’isola!», dice Rehman. «La stai trasformando in un incubo per quella persona!», nota qualcun altro. Ruben: «Ma scusa, perché devi picchiare la gente: se loro non capiscono, non è che non vogliono farlo, non capiscono!».

Quando non capiscono, bisogna cercare nuovi modi per fare capire «in un altro modo». «Non con la violenza». «Non picchiando solo perché non capiscono».

Martina: «Soprattutto, da quando io ho detto della scuola gentile, dopo l’hanno tipo trasformata in un carcere… lui vuole cercare soltanto… ha trasformato la scuola che ho detto io in un carcere, ma lo fa perché lui la pensa in un modo e io la penso in un altro modo e quindi lui la pensa come carcere e io come scuola da gentili».

Rehman: «Allora metteremo due scuoli! Una dove ci sono le maniere forti, una dove ci sono le maniere gentili!». «Le maniere forti per quelli che si comportano molto molto male, maniere gentili per quelli così così».

Ngone: «Io sono un po’ d’accordo con tutti per l’idea della scuola. Ma non basta solo fare una scuola gentile che è un po’ severa; perché se cominciano a comportarsi bene, ad essere gentili e la scuola funziona, gli insegnanti sono gentili; ma se loro sono un po’ cattivi, che non capiscono, cercano informazioni da quelli più bravi con la violenza… non è solo colpa dei bulli, è anche colpa di quelli che sono severi… Ma non basta fare due scuole».

Fatima: «Non sono d’accordo con Rehman».

Lachen: «Si dovrebbe fare una scuola normale, dove chi si comporta male va dal preside e chi si comporta bene prende un bel voto».

Farouk: «Io sono con Lachen, perché è vero che non dovrebbero neanche picchiare».

Moussa: «Se loro [i cattivi] non si comportano bene, cosa facciamo noi? Cosa fai te? Resti a guardare?». Meglio intervenire con maniere severe, secondo Moussa.

 

Passiamo a un’altra questione fondamentale: la forma di governo.

Abbiamo visto che sull’isola sarà necessario prendere alcune decisioni che riguardano tutti. Ricordiamo in via preliminare anche una storia raccontata da Erodoto, in cui si trova il primo confronto tra pregi e difetti delle forme di governo basate sul potere dei molti, dei pochi o di uno solo [nelle Storie, III, §§80-82, dove Otane, Megabizio e Dario sostengono rispettivamente il governo del popolo (plēthos archon, 80,6), l’oligarchia (oligarchíē) e la monarchia (mounarchíē)].

Ecco di seguito alcune ipotesi di bambine e bambini di Zingonia su come andrebbero prese le decisioni che riguardano tutti e che condizionano la vita di tutti. Sono le decisioni che vincolano tutti gli abitanti dell’isola, nel nostro caso. Si tratta ad esempio delle decisioni relative alle leggi dell’isola: decisioni collettivamente vincolanti.

 

Chi governa l’isola?

Veronica: «La governa la persona più brava».

Ruben: «La prima persona che l’ha trovata». Se la trova il gruppo, «la più brava».

Anand: «Quello che è più bravo e rispetta le regole e che ha trovato prima l’isola». Dovrebbe essere una persona.

Vladimir: «Secondo me quella che sapeva le regole migliori e anche come comandare».

Lachen: «è meglio mettere re e regina».

Krystal: «Nessuno! Perché sennò tipo se questo re, anche se sa tutto, si vanta, non mi sembra giusto; perciò nessuno e comandano tutti se stessi». Non c’è rischio di confusione? «Ognuno pensa per sé e si prende le decisioni per sé e fa quello che vuole lui, però ovviamente rispettando le leggi».

Ci sono però decisioni che riguardano tutti… «In quel caso si mettono tutti quanti d’accordo».

Lachen: «Un referendum».

Krystal: «Votano, però non ci sarà [uno che governa]».

Rehman: «Io non sono d’accordo con Krystal, perché se nessuno governa non ci sono leggi! Se nessuno governo, ogni uomo o donna fa le sue regole, allora se le regole vanno… non lo sanno se le regole vanno bene o no». In altre parole: se non c’è un POTERE COMUNE RICONOSCIUTO chiunque potrebbe fare le proprie leggi ma non ci sarebbe un CRITERIO CONDIVISO per capire quali sono le leggi che vanno bene (giuste, o valide, o buone) e quelle che non lo sono.

Rehman: «Prima noi stiamo arrivando; chi sapeva per primo di quest’isola e l’ha detto al primo suo amico, se è una femmina… chi sapeva per primo di questa isola sceglie una femmina che fa la regina, e chi sapeva per primo di questa isola fa il re. E poi può esserci anche un principe o una principessa».

Krystal: «Ma per me non è giusto, perché se il primo è maschio, ovviamente, e riesce a trovare l’isola, deve scegliere… e se questi due non riescono a comandare, e si vantano e dicono ‘facciamo questo, facciamo quest’altro’ e il popolo non è d’accordo? Allora facciamo così: ognuno è il re di se stesso e la regina di se stessa».

«Così non va bene!».

Rehman: «Ognuno governa per sé: così l’isola non sarà di tutti! Ognuno avrà una parte sua!».

Rehman ancora sul trovare l’isola: «Chi la trova per prima, se è una femmina sceglie un maschio, se è un maschio sceglie una femmina» e si hanno così re e regina.

 

Moussa pensa a una monarchia ereditaria: re e regina lasciano il governo ai figli. «Se non c’è il re, il figlio deve prendere il suo posto».

 

Babakar: «Il re dovrebbe essere intelligente, bravo, gentile e elegante». Ecco un elenco di qualità che il re dovrebbe avere.

Farouk: «Secondo me non ci dovrebbe essere un re; dovrebbe esserci un gruppo che decide le regole, come un presidente come abbiamo noi. Questo gruppo di persone si cambiano». In che modo? «Se muore il padre decide il figlio».

Ngone: «Io invece penso che non ci dovrebbe essere un re o una regina, ma fare così, avere uno che sceglie per un attimo. Per esempio, Vanessa è un capo, poi un altro giorno arriva un altro e fanno a turni per fare il re. Per esempio un giorno c’è Vanessa, un altro giorno Aurora, un altro giorno Veronica…». Ma in questo caso che succede se il re del giorno non è d’accordo con quello che ha deciso di fare il re del giorno precedente? Non c’è rischio di confusione: le decisioni cambiano continuamente…

«Potrebbe accadere che uno non vuole andare via dal posto di re», dice qualcuno.

Secondo Ngone, però, la decisione presa da uno va seguita fino alla fine… E se qualcuno non vuole decidere, «fanno a maggioranza».

Ruben: «Ma io non sono d’accordo con Krystal, perché non possono essere tutti re: perché sennò se poi tutti sono re, tutti possono fare quello che vogliono. Ritorna il problema che hai detto a Ngone, però qua non si può risolvere: uno per caso vuole fare un muro, un altro non vuole, uno lo fa, quello lo distrugge… continua per sempre!».

Secondo Krystal su alcune decisioni bisognerà cercare la maggioranza e mettersi d’accordo.

Veronica: «Secondo me se il re aveva una figlia o un figlio, tutti e due, dovrebbero scegliere chi prendere come re, perché comunque sono i figli».

Vladimir: «Secondo me dovrebbero comandare tutti, con le leggi, tranne quelle cattive».

Anand: «Il re deve essere uno. Deve essere re e regina».

Martina: «La maestra Laura ci aveva detto che gli Hittiti facevano un’assemblea. Forse potremmo fare come gli Hittiti». Qui notiamo come la conoscenza della storia potrebbe farci venire idee. Potremmo approfondire il sistema degli Hittiti.

Krystal: «Se tipo c’è un re, solo uno come dice Rehman, e poi questo re tipo è cattivo… oppure tipo al popolo li costringe a fare una cosa, a costruire le mura, ma le mura non servono perché gli attacchi non vengono mai per esempio…».

Che fare se il re è cattivo?

Rehman: «Io ho detto che c’è il re e la regina e un principe e una principessa. Se tutti e quattro diventano cattivi, allora il popolo si riunisce… ci sarà la legge che il popolo si riunisce e decide di fare un nuovo re e una nuova regina e un nuovo principe e una nuova principessa. E quei quattro vengono arrestati».

Vladimir: «Per me dovrebbero comandare la famiglia».

 

Consideriamo l’opportunità della presenza degli adulti sull’isola, ricordando un problema sollevato da Platone nella sua Repubblica (VII, 540d): secondo il filosofo, il modo più rapido e facile per attuare una nuova costituzione consisteva nell’applicarla in una città abitata da cittadini che non avessero superato i dieci anni d’età (dunque, prossimi all’età dei bambini che stanno ora conversando sull’utopia). Ciò che per Platone costituiva un problema era, in particolare, il pensiero che gli adulti avrebbero portato nella nuova polis le vecchie abitudini, impedendo di fatto di realizzare la nuova costituzione e di fondare una città veramente giusta, migliore di tutte quelle esistenti.

Ci dovranno essere gli adulti sull’isola immaginata dai bambini di Zingonia?

 

Prima di parlarne, facciamo una votazione: 10 voti a favore della presenza degli adulti; 6 contrari alla presenza degli adulti; 2 in dubbio.

 

Iniziamo a esplorare le regioni del dubbio. Chiara e Fatima sono incerte. Le ragioni sono difficili da esprimere. A Chiara piace «tutto» degli adulti, ma non piace quando sgridano. Fatima ricorda che gli adulti «fanno i regali» e questo è bello, ma nascono dei problemi quando sgridano.

Farouk: «No perché sgridano». Poi ci sono adulti che possono picchiare.

Un bambino: «Sgridano, picchiano, non ci fanno fare quello che vogliamo, non ci fanno uscire da soli».

Moussa: «Non possiamo andare fuori da soli, non possiamo uscire da casa senza mamma. Non voglio che i bambini vanno da soli».

Vladimir: «Io dico sì perché gli adulti proteggono, cacciano e ci danno da mangiare».

Lachen: «è meglio che ci siano i genitori perché ti preparano il cibo, ti nutrono, ti aiutano nei compiti e ti comprano anche le cose».

Ruben: «Io ho detto sì, perché se non direi sì non potresti portare la tua famiglia».

«Se non ci sono genitori non possono nascere bambini», dice qualcuno.

Babakar passa dal ‘no’ al ‘sì’: ha cambiato idea rispetto alla posizione iniziale.

Anand: «Bisogna avere gli amici e i genitori. I genitori aiutano a fare i compiti e ci stanno vicini».

Krystal: «Io invece ho detto sì, perché se sgridano lo fanno per farci capire che quelle cose non le dobbiamo fare; e anche perché i genitori, se non abbiamo dei genitori non saremmo ancora in vita».

Martina: «Io ho detto sì ai bambini e sì ai genitori, perché per me è uguale per tutti quanti: a me piacciono sia i bambini che i genitori. I genitori ti fanno stare meglio, ma anche gli amici: tipo su sei triste, viene una tua amica e ti consola; e i genitori fanno la stessa cosa. Quindi ho detto sì per tutti e due [adulti e bambini sull’isola]».

Rehman: «Io ho detto sì, perché i genitori sono molto importanti: i genitori sono l’unica cosa che proteggono noi, ci danno da mangiare; se vanno al lavoro, lavorano per noi; sono l’unica cosa al mondo che aiutano i bambini a far capire, a diventare grandi, a farli crescere [«ti danno sostegno», dice Krystal; «è vero!», dice Rehman]. In qualsiasi posto ci devono essere gli adulti: sennò nel mondo se i bambini non ci sarebbe pace». «Se non ci sono i bambini nel mondo i grandi non sarebbero mai felici, perché i bambini fanno ridere gli adulti», dice Krystal.

Rehman: «è vero: io sono d’accordo con Krystal!».

«Per una volta!», nota qualcuno. Su questo punto anche Krystal e Rehman sono d’accordo.

Ngone: «Io penso che… ho detto sì, perché gli adulti sono importanti e poi se non ci sono gli adulti, non ci saremmo neanche noi in questo momento». E così vale per i genitori con i nonni, i bisnonni e così via. «E poi i genitori non ci fanno uscire se non siamo con loro, perché ci vogliono proteggere; perché hanno paura che ci rapiscano e ci facciano quelle cose lì, perché alcuni adulti sono… [cattivi]». A volte si può stare fuori nel giardino con gli amici…

Fatima: «Sono d’accordo con Krystal e Rehman…».

Mentre discutiamo di queste cose, succede una cosa imprevista. Un giorno alcuni bambini salgono sulla vetta più alta della montagna con di cannocchiali e binocoli per scutare il mare. A un certo punto, vedono in lontananza una nave: capiscono che si sta avvicinando all’isola, portando un buon numero di persone – uomini, donne, bambini – sconosciute. Che fare? Che fare? Ecco alcune idee:

 

«Li si accoglie», dice subito Lachen.

Krystal: «Si dice ‘perché siete venuti qua’, e se dicono tipo per fare una vacanza li facciamo stare».

Ruben: «Io, dipende per cosa sono venuti. Se sono venuti perché sono naufraghi, allora staranno con noi, perché non è che puoi lasciare bambini e donne e uomini da soli in una barca».

Vladimir: «Sono d’accordo con Krystal».

Ngone: «Io sono d’accordo con Ruben, Vladimir e Krystal».

Moussa: «Io sono d’accordo con Ruben, Vladimir e Krystal».

Abdullah: «Io sono d’accordo con Moussa».

Farouk: «Io direi ai bambini di fare amicizia con noi».

Martina: «Se queste persone verrebbero sull’isola e io avrei una casa sull’isola, io li avrei accolti, avrei detto come si chiamavano, e da dove venivano, perché sono venuti… e di fare amicizia con tutti quelli che ci sono sull’isola, se a loro va bene, sennò no».

Anand: «Giocherei con i loro bambini».

Moussa: «Sono d’accordo con Anand».

Rehman: «Io prima guarderei attentamente andando sulla spiagga e quando sono abbastanza vicini se ci attaccano andrei a chiedere aiuto agli adulti; se non ci attaccano e arrivano e scendono e non ci fanno niente, farei amicizia e gli chiederei da dove vengono, come si chiamano, perché sono venuti, per quale motivo sono venuti e li aiuterei, se c’è un problema, a risolvere il problema, e gli offrirei una bella casa».

Abdoullah: «D’accordo con Anand e Lachen».

Moussa: «Possiamo aiutare loro, per fare andare a lavoro». Occorrerebbe anche aiutarli a cercare un lavoro da fare.

Ngone: «Io prima di tutto li ospiterei un attimo a casa mia, poi direi agli adulti di costruire delle case per loro… Li accoglierei come si deve».

Anand: «Cercherei una casa e di risolvere il loro problema».

Krystal: «Sono d’accordo con Martina, Moussa e Rehman».

 

C’è Babakar che ha un dubbio… Forse non è la mossa migliore fidarsi così tanto dei nuovi arrivati?

Ngone ha un dubbio a sua volta: «Io non sono d’accordo sul farli venire, perché magari alcuni di loro si sono introdotti per fare finta che sono come loro, gentili persone, però vogliono l’isola tutti per loro». Che fare allora? «Io ho detto di invitarli a casa… avevo già il dubbio da prima, appunto non è che mi sembravano molto convincenti… potrebbe essere che si sono introdotte per distruggere l’isola, per inquinarla, magari un giorno mentre sto dormendo e i miei amici pure, loro vanno a fare una festicciola e inquinano tanto…». Come affrontare ora questo dubbio?

 

Proviamo a conoscerli o li teniamo lontani? «Io scelgo la prima che hai detto: provare a conoscerli, perché magari mi sono sbagliata», dice Ngone.

 

Krystal: «Io sul fatto della nave sono d’accordo con Ruben, Rehman, Anand e Martina».

Rehman: «Prima io li guarderei benissimo e se sono ancora un po’ più lontani andrei vicino a loro e gli direi ‘chi siete? Perché siete venuti? Qual è il vostro problema? Siete poveri? Se direbbero ‘siamo venuti per questo, abbiamo questo problema, siamo ricchi o poveri’, li aiuterei ad arrivare sull’isola. Se la nave era troppo lenta, legherei la corda alla loro nave e con l’altro capo alla mia nave e li porterei sull’isola… prima quando scendono gli chiederei come vi chiamate, perché è successo questa cosa, perché non avete provato a risolverla, perché siete venuti… e poi aiuterei a risolverla. Ma prima direi alla mia mamma, al mio papà, a tutti i miei amici di costruire delle case per loro e di ospitarli. Quando abbiamo trovato la soluzione, andrei con loro per parlare del problema con il re o la regina o qualcos’altro con cui è successa».

 

Questa in effetti è la prima volta che qualcuno pensa di aiutare la nave dei nuovi arrivati ad avvicinarsi all’isola più velocemente. Ogni tanto però riaffiora il dubbio.

Babakar: «Sono adulti o bambini? Gli adulti li lascerei e ospiterei soltanto i bambini». I bambini però potrebbero essere tristi. «I bambini non sono tanto crudeli [come a volte possono esserlo gli adulti]», dice Ngone. Martina: «Ma non è che loro erano dei pirati travestiti da gente?». Anche Martina li interrogherebbe a lungo.

 

Nel caso i nuovi arrivati non parlino l’italiano, i bambini di questa classe potrebbero cavarsela anche con altre lingue o dialetti: francese, senegalese, siciliano, inglese, maliano, afrikaans, pakistano, mali, urdu, punjabi, arabo, calabrese, romano, napoletano, albanese, marocchino, pugliese, arabo, rumeno.

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