Utopia di Zingonia 2 (2017)

A cura di Luca Mori per IC Verdellino-Zingonia
Con il sostegno di Cooperativa sociale Il Pugno Aperto: www.coopilpugnoaperto.it
Fondazione Il Chicco di Riso: www.ilchiccodiriso.org

Per confrontare con altre utopie immaginate da bambini in tutta Italia: L. Mori, Utopie di bambini. Il mondo rifatto dall’infanzia, Edizioni ETS, Pisa 2017

Maestre: Laura Parente, Flavia Boccardini, Milena Mantegazza
Data: 29 marzo 2017
Classe: 4 B Zingonia
Viaggiatori: Arwa (F), Libaesse (M), Pooja (F), Abdou, Ahmed, Federico, Youssef, Mohamed, Elyse (M), Kahool (pron. Kaola, F), Romina, Sara, Meryem, Martina, Giorgia, Qamar Vish (F), Lorenzo, Nasro (M) Rahul (assente)

I primi bisogni.

 Ecco che il viaggio inizia, come al solito chiedendoci, come Socrate nella Repubblica di Platone, quali saranno i primi bisogni da soddisfare, o le prime cose di cui avremo bisogno. Ecco come ne parlavano i personaggi del dialogo platonico:

«Ma il primo e maggiore dei bisogni è quello di procurarsi il cibo in vista dell’esistenza, cioè della vita stessa». «Assolutamente». «Il secondo bisogno è quello dell’abitazione, il terzo dei vestiti e cose simili». «Sono questi». «Bene, dissi, come farà fronte la città a queste esigenze? Non ci sarà per la prima un contadino, per la seconda un muratore, per la terza un tessitore? E non vi aggiungeremo anche un calzolaio o qualcun altro che provveda alla cura del corpo?». «Certo». «Così la città, ridotta all’indispensabile, risulterebbe formata da quattro o cinque uomini». «A quanto pare» (Resp., 369d-e, trad. Vegetti).

Abdou: «Cibo».

Libaesse: «Case».

Federico: «Acqua».

Ahmed: «Cibo».

Qamar Vish: «Attrezzi, per fare la casa, per costruire un recinto».

Nasro: «Serve anche degli animali per fare i trasporti e per avere la carne».

Mohamed: «La corrente».

Youssef: «Il fuoco, così cuciniamo».

Ahmed: «Anche attrezzi per l’agricoltura».

Abdou: «Barche per fare i trasporti».

Qamar Vish: «Il ventilatore se fa caldo, così si può avere un po’ di fresco».

C’è un bel clima di ascolto reciproco.

Federico: «Il cellulare per chiamare».

Lorenzo: «La luce».

Nasro: «L’energia pulita».

Mohamed: «La frutta». Quindi alberi da frutta.

Ahmed: «Né caldo né freddo». Mezzi per non avere troppo caldo o troppo freddo.

Elyse: «Nutrirsi».

Abdou: «Acqua».

Ahmed: «Essere in gruppo, assieme».

Ecco una cosa diversa da quelle dette finora: finora abbiamo pensato a oggetti, strumenti, ambienti per vivere; ora Ahmed parla di un modo di organizzarsi: dovremmo stare in gruppo.

Romina: «Capanne per dormire».

Abdou: «Caccia e pesca».

Qamar Vish: «Accendini e letti».

Nasro: «Acqua pulita».

Qamar Vish vorrebbe portare il cane e in genere si è d’accordo nel portare animali domestici.

Youssef: «L’elettricità da dove le prendiamo?».

Libaesse: «Per produrre l’elettricità bisogna costruire una ruota che gira nell’acqua e se la fa girare velocemente produce elettricità». Ecco l’idea dell’energia idroelettrica.

Ahmed: «Costruisci un pezzo di ferro sulla montagna e quando piove cade un fulmine…» e forse si raccoglie l’energia elettrica.

Lorenzo suggerisce l’utilizzo di pannelli solari.

Abdou: «I mercati». Alcuni pensano al baratto.

Nasro: «L’energia del vento: con un palo grosso che quando gira produce energia».

Si sta pensando a energie rinnovabili e più “pulite” di altre.

Abdou pensa alle palafitte.

Youssef: «Dovremmo togliere gli alberi». «No!», dice qualcuno. «Dopo non ci sarà più spazio», sostiene Youssef. Ahmed: «Non togliere gli alberi perché ci serve l’ossigeno». E la frutta, dicono altri. Abdou pensa alla possibilità di costruire città.

Romina: «Senza natura non potremmo vivere».

Elyse: «Potremmo costruire case di legno».

Ahmed: «Gli alberi portano l’ossigeno».

Lorenzo: «Ci servirebbe il legno per costruire i porti».

Mohamed: «è meglio non tagliare gli alberi: così se hai frutta e la mangi, puoi tagliare i frutti e li dai ai tuoi amici e li mangi».

 

Quali sono le cose a cui siamo abituati e di cui sarebbe meglio fare a meno sull’isola? Le cose da non portare con noi.

Abdou: «Mezzi pubblici per non inquinare». Vorrebbe non inquinare, evitando qualsiasi cosa inquini (macchine, metropolitane e pullman, che inquinano).

Ahmed: «Fabbriche».

Pooja: «Non dovremmo inquinare».

Libaesse: «Come lei».

Elyse: «Non dovremmo prendere la spazzatura e andarla a buttare per l’isola». Questo è un comportamento che andrebbe evitato.

Nasro: «è meglio usare cose ecologiche per muoversi».

Lorenzo: «Usare le biciclette».

Ahmed: «Usare i mezzi pubblici. I mezzi pubblici come le biciclette, i monopattini…». Si tratta di mezzi ‘puliti’ che vanno con l’energia del nostro corpo.

Libaesse: «Di non buttare le cose, ma di riciclarle».

Qamar Vish: «Non usare i trattori… come si chiamano? Quelli che raccolgono la spazzatura e la buttano in un altro posto». Qamar Vish propone di concentrarsi sul riciclo della spazzatura, anziché sulla costruzione di discariche.

Mohamed: «Io dico che la spazzatura non si butta nel mare, così i pesci si nutrono e noi ci possiamo pescare [nel mare]. [Se buttiamo la spazzatura nel mare] i pesci non possono essere vivi». Mohamed riflette dunque sulle conseguenze delle azioni: alcune azioni dannose per il mare diventerebbero dannose per noi. Dobbiamo prestare attenzione a queste connessioni.

Sara: «Macchine, moto, camion, bus…». Queste cose non andrebbero portate, così come sono.

Ma se qualcuno dicesse che queste cose servono? Se dicesse che, anche se inquinano, sono comunque necessarie?

Kahool: «No, perché fa male alla natura [l’inquinamento]».

«Fa male agli esseri viventi», quindi anche a noi.

Meryem dice che andrebbero tolte le fabbriche.

Nasro: «Sarebbe meglio non bruciare gli alberi morti e usarli per costruire macchine, oggetti e energia pulita».

Lorenzo: «Come ha detto Meryem, togliere le fabbriche, perché sennò poi il fumo fa i buchi nell’ozono».

Qamar Vish: «I cosi che inquinano… i mezzi che inquinano, poi le fabbriche».

Mohamed: «Non portare le cose pericolose». Così le forbici o le pistole che sparano palline… i coltelli finti «sennò i tuoi compagni si spaventano». E ancora: «non lanciare le cose».

Giorgia: «Il veleno».

Federico: «Non portare i cestini con le cose scadute nell’isola e le cose pericolose».

Mohamed: «Perché l’ozono si buca e dopo fa male alla nostra pelle».

Youssef ricorda una cosa da portare, le medicine.

Libaesse: «Non produrre energia con l’energia nucleare e non portare le navi, perché quando partono lasciano una cosa nera sul mare».

Abdou: «Così quel pesce non abbocca più. Quindi se non abbocherebbe e senza alghe i pesci non possono vivere, non hanno ossigeno per respirare».

Meryem: «Non usare le navi quelle che fanno uscire il fumo e usare le navi con i remi».

Nasro: «è meglio usare gli alberi per fare delle navi e le foglie grosse per usare il velo [per fare le vele]».

Qamar Vish: «Non portare tipo le gabbie, quelle che sono a terra e si chiudono subito… se le portate fate male agli animali». Pensa dunque alle trappole, alle tagliole.

Romina: «[Non dovrebbero venire] i cacciatori».

Mohamed: «Ecco perché gli squali sono arrabbiati: perché noi ammazziamo i loro amici e i pesci che abitano nell’oceano e lo squalo si arrabbia, dopo vengono, hanno fame e vengono a cercarci». Qui abbiamo l’immagine di una natura che può “arrabbiarsi” con chi le fa male.

Ahmed: «Non uccidere gli animali».

 

Una domanda difficile. Visto che non è difficile individuare alcune cose brutte che andrebbero esclude dall’isola, come mai gli esseri umani fanno delle cose brutte a volte nei punti in cui vivono… Attorno alla scuola ci sono fabbriche, macchine e camion che fanno fumo… perché gli esseri umani rendono brutti e poco vivibili i posti in cui vivono?

 Abdou: «Perché non rispettano le regole».

Kahool: «Perché non lo sanno».

Ahmed: «Perché il loro cervello non è nutrito».

Romina: «Per lavorare».

Mohamed: «Perché forse loro non ascoltano le regole e sono anche maleducati, che non rispettano…».

Libaesse: «Perché vogliono produrre più cose a loro che agli altri esseri viventi».

Nasro: «Lo fanno per uccidere gli animali cattivi, così hanno rispetto… [fanno fabbriche e cose inquinanti] forse perché odiano la natura e vogliono essere più ricchi di tutti».

Lorenzo: «Perché non riescono a capire».

Qamar Vish: «Perché non rispettano le regole, inquinano, e non lo sanno che stanno distruggendo l’ozono che protegge noi dai raggi del sole. E le fabbriche le costruiscono per diventare ricchi».

Meryem: «Perché a loro non frega la natura».

Chi vive in posti inquinati però ci sta male in quei posti…

Romina dice che accettano di costruire anche posti un po’ brutti per le motivazioni dette prima. Nell’isola bisognerebbe usare una logica diversa.

Mohamed: «perché non hanno studiato. E poi anche studiare è importante, così saprai le regole… così mio padre fa così, quando esce rispetta la natura». Bisogna piantare alberi di frutta così tutti li vengono a mangiare.

 

Questo esempio mi fa venire in mente un racconto, L’uomo che piantava gli alberi, di Jean Giono (si trova anche una versione in cartone animato, liberamente disponibile su YouTube, molto ben disegnata e raccontata: es. https://www.youtube.com/watch?v=UgDdjak3vyk)

Federico: «Non usano la testa [quelli che inquinano]».

Abdou: «Noi dovremmo costruire velieri e macchine che non inquinano».

 

Come abitare sull’isola?

Arwa: «[Preferire vivere] vicino ai miei amici, perché così stiamo insieme».

Ahmed: «Perché così quando arriva un carnivoro che li vuole mangiare, così sappiano che loro, vicini, devono scappare». Si è più sicuri «in caso di emergenza».

Libaesse: «è meglio stare in gruppo che stare da soli: tipo quando arriva un animale che vuole mangiarti, se si è insieme si è più forti».

Pooja: «Perché l’unione fa la forza».

Abdou: «Devono inventare una legge di stare tutti insieme e fare delle mura e di controllare il paese». Affiora qui la proposta di fare mura, «perché se c’è tipo un cattivo che viene a sparare…».

Elyse: «Io starei con i miei amici perché siamo una squadra».

Romina: «Perché così possiamo fare gioco di squadra».

Giorgia: «Io vorrei stare da sola…». Ma perché? È importante che le idee diverse da quelle già dette si manifestino… potrebbero venirci in mente aspetti del problema che non abbiamo considerato. Giorgia: «Boh, perché vorrei stare sola, vorrei fare le mie cose in pace».

In effetti, anche in altre isole si trova questa considerazione, da parte di alcuni bambini.

Nasro: «Noi siamo come i lupi. La forza di noi è nel branco e se ci sono delle persone contro il paese è meglio stare in gruppo».

Lorenzo: «Io sono d’accordo con l’idea del muro, perché se arriva un cattivo come ha detto lui, oppure una squadra dell’Isis ci uccide tutti».

Qamar Vish: «Anche io sono d’accordo come Abdou, e poi è meglio stare in gruppo perché se stai da solo ti annoi un po’…».

Giorgia ammette che da soli c’è il rischio di annoiarsi.

Qamar Vish: «E poi puoi anche giocare con gli amici e parlare; da solo non puoi fare niente».

Meryem: «Se stai da solo puoi diventare (rischiare di diventare) pazzo».

Stare con gli altri fa stare meglio.

Federico: «Stare insieme così quando abbiamo finito una cosa possiamo farne un’altra insieme».

Come immaginiamo le case?

C’è chi immagina capanne.

Mohamed: «Potevamo prendere… io sono d’accordo con Abdou, così il muro protegge te e la tua famiglia, così puoi salire tranquillo nelle scale e dopo quanto te arrivi ti riposi, e dopo chi entra non ce la fa con il muro. Il muro ti protegge da chi entra e così saprai se qualcuno viene a prenderti da un’altra parte».

Libaesse: «Per me è meglio stare in gruppo o stare con uno o due…». Stando in gruppo ci si accorge di come si comportano gli altri. Se si è in tanti no.

Abdou: «Io direi di costruire anche le scuole, dove i bambini studiano e stanno insieme».

Dove prendiamo le maestre? Se ne parlerà.

Romina: «Se siamo tristi, ci potremmo consolare e non saremmo sempre tristi».

Meryem: «Non le capanne che si distruggono, ma abitazioni di legno».

Qamar Vish: «Io starei in gruppo con gli amici, perché tipo ci possiamo giocare a tante cose, creare qualcosa, riciclare con la spazzatura e creare qualcosa».

Youssef: «Se loro dicono di farci le mura e qualcuno ci attacca, dopo come facciamo con le mura… se possono salire».

Qualcuno propone di fare mura con le spine, e con sistemi per fare prendere la scossa.

Youssef: «Potremmo avere dentro il villaggio anche delle armi».

Mohamed: «Si può mettere una parte che è nascondiglio, così se dormiamo nessuno lo troverà e nessuno saprà dov’è e abbiamo noi la chiave per chiudere e si prende… dopo prendi le armi e le metti da un cassetto e dopo prendiamo le chiavi, lo chiudiamo il cassetto, le nascondiamo, così se dormiamo nessuno le prende. Così quando c’è l’attacco dell’allarme (e si mette l’allarme anche, che è meglio), così si saprà che tutti arrivano e prendiamo subito le pistole e cominciamo ad attaccare». L’allarme serve per sapere che stanno arrivando alcuni ad attaccare.

C’è chi propone di fare case di mattoni.

Youssef: «Io sono d’accordo con l’idea di Mohamed, quella di non prendere le armi; ma cosa possiamo fare con le mura da sole?». L’idea di avere armi nascoste piace… ma «se qualcuno non è d’accordo con qualcuno, dopo le va a prendere…». Mohamed: «prendiamo un cassetto più sicuro». Nascondendo bene le chiavi. Youssef: «Ma se mettiamo le mura da sole, cosa ci possono fare?».

Federico: «Possiamo fare come dice Mohamed: aiutarci, [fare] una villa di ferro grandissima».

Kahool: «Non bisogna avere le armi, perché è rischioso, perché se qualcuno le prende comincia a sparare… è una cosa rischiosa». Sulle mura, Kahool non sa se è una buona idea.

Elyse: «Ma dove le prendiamo le armi? Non abbiamo ferro per fare le armi». Potremmo tuttavia decidere di portarle, partendo verso l’isola. Elyse non le porterebbe.

Lorenzo: «Non portare le armi da sparo, perché se si riscaldano sparano da sole».

Giorgia: «Se portano le armi sull’isola e poi arrivano qualcun altro e le prende e spara a degli innocenti, poi è colpa sua e inizia a sparare tutto». Quindi, pensando a questo scenario, anche Giorgia eviterebbe di portare armi da fuoco sull’isola.

Romina: «Io vorrei fare una capanna grande per stare tutti insieme, però nascosta così gli altri non ci sparano». Secondo qualcuno però le capanne, quando piove, cadono a terra. Comunque l’idea è nuova: non costruire un villaggio, ma una grande capanna/casa in cui vivere tutti insieme, «così non ci sentiamo soli».

Pooja: «Per me sarebbe meglio non portare le armi e neanche le mura, perché così sembriamo noi dei nemici, non quelli che vengono». Immaginandoci che arrivano dei nemici, costruiamo mura e ci armiamo e chiunque arrivi ci prenderebbe per nemici… «Se arriva qualcuno è meglio farlo ragionare», sostiene Pooja.

Libaesse: «è meglio non mettere le capanne di legno, perché il legno attira i fulmini. E pure non avere le armi e se arriva il nemico scavare una buca sotto terra». È d’accordo con Pooja… «ma le mura le teniamo».

Ahmed: «Come facciamo a uscire per tutta l’isola, se mettiamo le mura?». Potrebbe esserci una porta nascosta. Qualcuno ricorda la Ishtar. È Abdou.

Abdou: «Potremmo costruire una palestra, fare tipo i campi da calcio, costruire una squadra da calcio e una da basket».

Mohamed: «Io facevo una porta invisibile… così possiamo fare così… così se vogliamo andare dal mercato e da un’altra parte facciamo così e usciamo. Ma poi quando vogliamo entriamo e nessuno ci vede».

Lorenzo: «Teniamo le mura, ma se c’è un nemico che riesce a sorpassarle, dentro le mura facciamo un fossato, così [il nemico] ci cade dentro».

Qamar Vish: «Io penso che non bisogna avere le armi. Se tipo c’è una persona che l’ha nascosta e lui mentre la persona la sta nascondendo la vede, lui la usa e spara a qualcuno».

Mohamed: «Ma le chiavi le nascondiamo noi che ce le abbiamo!».

Ancora Mohammed: «Io dico di fare anche queste cose quaggiù, così se scavano non possono farci nulla. Ma se alcuni, scavando, non ce la facciamo, noi prendiamo subito le pistole, facciamo così: ‘alzate le mani’, loro alzano le mani…». Vuole mettere dunque le armi e l’arma di sicurezza nel villaggio. «Metto qua un’arma che spara a tutti, che vengono quando non ci siamo, così non rubano il cibo».

Federico: «Un posto segreto che quando devono uscire i ladri, devono mettere un pin per entrare… e quando devono uscire c’è un altro pin che li blocca».

Abdou: «Dobbiamo fare anche un cimitero!». «E anche la prigione».

Elyse: «Per fare le capanne possiamo usare le rocce che sono sopra l’isola».

Giorgia: «Però se lasci la pistola lì, si surriscalda. Ci vuole tipo un tetto».

Lorenzo: «Non possiamo usare le armi, perché sennò ci serve la fabbrica per fabbricare i proiettili».

Pooja: «Per me sarebbe meglio non fare tutte queste cose, perché così facciamo diventare l’isola nemica; invece noi dobbiamo fare diventare questa isola bella».

«Ma se ci sparano?», chiede Abdou.

«Per me su quell’isola sta iniziando l’inquinamento», dice Libaesse: «la porta invisibile come facciamo a farla, dobbiamo fabbricarla! Poi le armi, il muro…».

Abdou: «Il muro non inquina!».

Kahool: «Che quello che ha detto Mohamed non è giusto. Sulle pistole e quelle mura e la porta invisibile».

«Ma se c’è la guerra che ci sparano dobbiamo avere un ospedale e un dottore!», dice qualcuno.

Qamar Vish: «Per me sarebbe meglio non fare le mura e non fare delle cose che inquinano e le armi… stai sempre inquinando l’isola».

Mohamed: «Io dico di fare l’isola gentile, ma però se la facciamo i cattivi vengono a distruggere l’isola… ecco perché io voto questa idea, così l’isola sarebbe ancora più bella, così i cattivi li ammazziamo e li buttiamo da un’altra parte così lasciano l’isola in pace e si riposa in pace».

 

Ecco una difficoltà molto grande da affrontare…

Youssef: «Ma noi prima abbiamo fatto l’isola bella, come ci è venuta quest’idea delle armi?».

Come ce la caviamo: «Io voterei l’idea di Mohamed perché se vengono i nemici, come ci proteggiamo? Ma voto anche quella di Pooja, perché a me non mi piace l’idea di uccidere le persone»… Neppure quelle cattive che potrebbero venire e minacciare l’isola.

Federico: «Vorrei anche mettere gli alberi lì, per fare tipo le partite e una scuola e le maestre».

Meryem: «Se arrivano dei cattivi è meglio farli ragionare».

Giorgia: «Però se Mohamed spara alle persone [cattive che arrivano nell’isola], abbiamo detto che c’è una prigione [sull’isola] e Mohamed va in prigione…».

Romina: «Io dico che non è bello uccidere, quindi è meglio parlare».

Kahool: «Io sono d’accordo con Meryem e Pooja perché uccidere le persone non è una cosa bella».

Abdou: «Anche fare degli aeroporti. E se non facciamo le mura, qualcuno non lo possiamo fare ragionare perché è fuori di testa, ci sparerebbe a tutti».

Libaesse: «Per me è meglio fare una grande cupola, però di mattoni, attorno all’isola, perché se arrivano delle navi che vogliono distruggere l’isola come facciamo?».

Kahool ha un dubbio sull’aeroporto perché provoca inquinamento.

 

Vediamo con il voto le posizioni attuali:

  • Fare le MURA? sì in 3; no in 10; incerti in 5.
  • Portare le ARMI DA FUOCO? Sì 1, no in 15, incerti in 2.

 

ABITAZIONI

  • villaggio: 15 voti
  • grande capanna comune per tutti: 4 voti
  • vivere distanti (ognuno per conto suo): 1 voto.

 

Consideriamo ora se sull’isola dovranno esserci delle regole, ovvero le Leggi. Nel caso ci debbano essere, quali saranno le più importanti?

Qamar Vish: «Non inquinare».

Lorenzo: «Non fumare».

Nasro: «Niente guerra».

Meryem: «Non ci deve essere inquinamento».

Martina: «Non uccidere».

Giorgia ci pensa, ma pensa che le leggi non ci vogliano… forse.

Sara: «Non si deve fare… come che qualcuno vuole che facciamo la guerra, invece no».

Romina: «Stare in pace senza guerra».

Kahool: «Non avere le armi».

Elyse: «Non ubriacarsi».

Abdou: «Non rubare».

Pooja: «Non distruggere la natura».

Libaesse: «Niente mezzi di trasporto che provocano fumo».

Arwa: «Non si uccide».

Ahmed: «Usare i mezzi pubblici».

Federico: «Non fumare e non bere birra».

 

Mohamed: «Io volevo dire questo. Ma se l’isola, volete la pace, se volete la pace voi femmine, se volete la pace, volete la pace, arrivano le barche, salgono i cattivi e vengono a rubare tutte le cose dell’isola, e noi come facciamo a vivere e a mangiare? Restiamo così a dormire? Ma se uno è fuori di testa e non riusciamo a farlo ragionare? Io dico, io dico di mettere se volete la pace, io dico di mettere una copertura, invece questo lasciatelo, mettiamo una copertura, così se arriva l’elicottero sparano, questo ci copre lo stesso…».

Youssef: «Sono d’accordo con l’idea delle armi e anche non le armi. Se ci vengono ad attaccare siamo indifesi. Noi abbiamo scelto l’isola bella, ma se ci vengono ad attaccare diventa l’isola brutta». Ancora: «Ma se l’isola è tutta nostra, perché dovremmo mettere delle regole? Non rubare, non inquinare, non fumare e basta». Ne basterebbero pochi.

Giorgia: «Non impiccare la gente».

Qamar Vish: «Io tipo stavo pensando di dirgli che se siamo noi i primi a individuare l’isola, gli altri come fanno a individuarla?».

Pooja: «è meglio fare la pace, fare ragionare quelli che arrivano, i cattivi».

Abdou: «Ma se qualcuno è fuori di testa e non riusciamo a farlo ragionare?».

Pooja: «Lo ospitiamo e gli facciamo capire le cose».

Abdou: «E se non riusciamo ancora?».

«Lo uccidiamo», suggerisce qualcuno.

«Ma se abbiamo detto di non uccidere [tra le regole]», dice qualcun altro.

Abdou: «Possiamo costruire una piramide, ci sarà un faraone, il capo…». Di questo tema parleremo tra poco.

Lorenzo: «Una regola è ‘non vendere droga’».

Qamar Vish: «Io dico che se qualcuno è fuori di testa, come ha detto Abdou, prima lo porto e lo faccio un po’ ragionare; poi se non riusciamo, continuo continuo continuo».

Youssef fa notare che due compagni stanno “litigando” sul comportamento da tenere: Pooja e Abdou non sono d’accordo. Potrebbero vivere nella casa comune proposta da Romina? Se continuano ad ascoltarsi come hanno fatto finora sì. Anche a Giorgia forse verrebbe il desiderio o la curiosità di andare ad abitare in quella grande casa comune di tutti gli abitanti.

Romina: «Di quello che ha detto Qamar Vish sul signore per farlo ragionare. Noi dobbiamo essere testardi [nel farlo ragionare]».

Mohamed: «Ma Pooja, ma se te vuoi una cosa tranquilla tranquilla… Abdou h a ragione: se uno è testardo testardo e noi cerchiamo di convincerlo come niente e diventiamo stanchi, e lui comincia a stufarsi, comincia diciamo ‘dai basta, metti questa arma, noi siamo tranquilli, bravi con te’… ma noi come facciamo. Lui dopo la sua testa si confusa, prende la pistola, viene così: bum bum bum bum bum. Cosa facciamo? Moriamo?».

Pooja: «Secondo me se una persona… se proviamo ad essere come lui, gli faremo capire che queste cose non si possono fare, e piano piano potrà diventare una persona civile».

Kahool: «Se lo facciamo ragionare ma non vuole, lo lasciamo un pochino da solo in una stanza e dopo ci penserà da solo».

Qamar Vish: «Se tipo lui non vuole ragionare e come ha detto Kahool noi ci facciamo i fatti nostri, lui poi vede che nessuno lo ascolta, poi ragiona da solo…».

 

Proseguiamo il ragionamento con una domanda più precisa… Cosa accade se le leggi non vengono rispettate? Consideriamo che a volte, anche se le regole ci sono, non vengono rispettate. Ricordando che l’obiettivo è fare di quest’isola un posto dove vivere davvero bene, cosa dovrebbe succedere se qualcuno non rispetta le regole?

Elyse: «Lo facciamo schiavo e punizione».

Giorgia: «Gli direi di calmarsi».

Meryem: «Gli darei una chance. Se poi si comporta ancora male lo caccerei via».

Kahool: «Io non sono d’accordo. Se qualcuno si comporta male è una cosa brutta. Ma se facciamo punizione diventerà un’isola cattiva».

Sara: «Io quello che ha detto Kahool ha detto bene; perché non mi è sembrato bene quello che ha detto Elyse che lo fa schiavo».

Romina: «Non sono d’accordo con quello che ha detto prima Kahool che lo lasciamo da solo; magari nel passato era stato da solo e allora ha deciso così di diventare cattivo; allora gli diciamo noi che si può fidare di noi, così magari si calma».

 

Stare insieme agli altri può calmare.

Abdou: «Possiamo costruire una città turistica. [Con chi non rispetta le regole] lo mettiamo in prigione».

Libaesse: «Per me ha ragione Kahool, perché se lo sgridiamo e lo mettiamo in punizione e facciamo altre cose cattive, non serve a niente e lui continua sempre di più».

Pooja: «Gli possiamo spiegare che queste cose non si possono fare. Lo teniamo insieme a noi e gli facciamo vedere tutte le cose che fanno le altre persone, così si può calmare e può rispettare le regole».

Mohamed: «Io dico, io dico giuro che non sto scherzando. Abdou ha ragione secondo me. Perché se c’è una persona più pazza di noi, lo lasciamo, dopo lui decide ancora come è prima, dopo si arrabbia ancora di più… Io non dico di metterlo in prigione, perché se lo mettete in prigione non si fiderà mai, non si calmerà mai. Io sono per fare così: prima diciamo ‘calmati’, non lo lasciamo da solo e gli diciamo ‘calmati, calmati’. Quando si è calmato un po’, noi diciamo: ‘respira, hai respirato’. Poi gli diciamo ‘metti giù l’arma’ e lui prende ancora l’arma e fa così, io mi avvicino così… gli dico: ‘dammi l’arma’. E dopo la butto giù e gli dico: ‘Calmati, tu non sei un cattivo, lo so che sei bravo, ma però non si fanno queste cose, prendere un’arma e sparare alle persone. Dopo se lo fai noi ci arrabbiamo e dopo costruiamo una cosa e dopo te ti arrabbi ancora di più. Noi non ti vogliamo fare del male’». «Tipo te prendi questo che sembra una pistola. Io ti dico: ‘Calmati, calmati, respira profondamente; calmati, dammi la pistola, calmati, siediti… ti lasciamo un attimino’, lui dice sì, noi andiamo da un’altra parte a fare una cosa, a farci i fatti nostri, e dopo come ha detto Pooja aspettiamo e gli diciamo ‘hai ragionato?’, lui dice ‘sì’, e noi gli diciamo: ‘visto? Sei una brava persona. Non sei una cattiva persona. Basta solo ragionare di quello che stai facendo. Guarda che se lo fai, dopo arrivano i poliziotti, vengono e poi ti arrestano. Noi non vogliamo arrestare, non vogliamo le persone che vadano in prigione perché dopo soffrono…».

Youssef: «Ma prima volevamo fare l’isola buona, poi hanno messo le armi e la prigione… Te prima avevi detto l’isola buona e dopo è venuta l’idea delle prigioni…». Siamo colpiti da questi dubbi.

Qamar Vish: «Io dico che se non vuole arrivare la persona, io lo lascio un po’ da solo, poi vede che nessuno sta giocando con lui e viene con noi. Così ragiona da solo».

Romina: «Gli facciamo vedere come siamo fatti insieme e poi magari decide di cambiare perché vede che siamo felici e sereni».

Federico: «Lo prendiamo e lo mettiamo in prigione».

Martina: «[Preferisco] provare a farlo ragionare in maniera un po’ diversa».

Giorgia: «Facendogli capire». Si può anche con chi è più testardo…

Che fare allora con qualcuno che non ha rispettato le regole e appare testardo? «Lo accoglierei in casa mia, gli farei fare le cose, lo farei calmare…». Questa è un’idea che si era mai sentita nelle utopie dei bambini… accogliere in casa propria chi non rispetta le regole, per farlo calmare.

 

Sara: «Io dico che se lui non riesce ancora a spiegarsi, dice ancora di no, gli diresti: ‘ti lasciamo da solo, prendi un po’ di tempo e pensaci se vuoi venire ancora con noi sì o no’. se dice ancora di no, gli diresti: ‘allora tu resti da solo, se non vuoi venire con noi’».

Lorenzo ha bisogno di un volontario per una dimostrazione e chiama Abdou. «Se lui non ragiona lo porti in casa e…» lo scuoti anche fisicamente.

Nasro: «Gli direi: ‘se non rispetti le regole, da grande non farai un esempio per la tua famiglia’».

Kahool: «Romina aveva detto che dovremmo farlo ragionare, ma se è così testardo che non vuole ragionare, che facciamo?». Il problema, evidentemente, riaffiora in continuazione. Che fare? «Non lo so». Elyse: «Due schiaffi». «Ma io sono d’accordo con Giorgia, farlo ospitare a casa sua; per me io gli farei un bel tè caldo, un caffè…».

Giorgia: «Che i bambini non si picchiano, non si frustano e tantomeno non li devi mai frustare. Gli devi solo parlare, parlare tranquillamente, li devi fare ragionare. Però non è che tu li frusti».

Ma qualcuno pensava agli adulti.

Arwa: «Spiegandogli che non deve fare queste cose». Come immaginiamo la situazione di questa spiegazione? «Un tavolo con una luce e una stanza e un po’ buio», dice Ahmed.

Arwa se lo immagina con l’erba: «stiamo sull’erba e gli diciamo che non bisogna fare queste cose [brutte, contrarie alle leggi dell’isola]». Si tratta di una soluzione originale.

Non un posto chiuso, ma un posto all’aperto, per parlare, calmarsi e spiegarsi.

 

Altri consigli:

Qamar Vish: «Se la persona non vuole capire, lo porto in casa mia, gli do un buon tè caldo chiacchieriamo e forse ragionerà».

Bambino: «Che dobbiamo aiutarlo e se non capisce anche se glielo diciamo 100 volte, lo faccio come schiavo»

Romina: «C’è sempre un modo: non arrendersi al primo ostacolo, continua e vedrai che ce la farai».

 

Passiamo a un’altra questione fondamentale: la forma di governo. Abbiamo visto che sull’isola sarà necessario prendere alcune decisioni che riguardano tutti. Ricordiamo in via preliminare anche una storia raccontata da Erodoto, in cui si trova il primo confronto tra pregi e difetti delle forme di governo basate sul potere dei molti, dei pochi o di uno solo [nelle Storie, III, §§80-82, dove Otane, Megabizio e Dario sostengono rispettivamente il governo del popolo (plēthos archon, 80,6), l’oligarchia (oligarchíē) e la monarchia (mounarchíē)].

Ecco di seguito alcune ipotesi di bambine e bambini di Zingonia su come andrebbero prese le decisioni che riguardano tutti e che condizionano la vita di tutti. Sono le decisioni che vincolano tutti gli abitanti dell’isola, nel nostro caso. Si tratta ad esempio delle decisioni relative alle leggi dell’isola: decisioni collettivamente vincolanti.

 Federico: «[Governo] di uno, ma quando devi fare c’è bisogno di tutti: non deve solo perché sei il re devi decidere; devi decidere con tutti».

Libaesse: «Se lo fai tutti, tutti possono decidere che cosa vogliono: possono decidere insieme…, possono decidere insieme una sola cosa». Tutti significa qui maschi, femmine e bambini.

Abdou: «Uno. Perché se sono tanti o pochi, mettono delle leggi che non si capisce più niente dopo». Ma non c’è il rischio che uno non se ne approfitti… «Si cambia, allora, se non rispetta le leggi».

Elyse: «Si dividono in due gruppi, maschi e femmine: ci sarà un re per i maschi e una regina per le femmine». Perché? «Così non fanno caos». È una strategia di riduzione del caos, questa.

Romina: «Tutti insieme, perché è meglio, così sono liberi di scegliere da soli e non sono, come dire?, comandati da qualcuno, se decidono così tutti insieme».

Come rispondere a chi pensa che “tutti insieme” sia facile da dire ma difficile da fare? «Se siamo serenamente è meglio, perché così possiamo scegliere per conto nostro».

Qamar Vish: «Io dico uno, perché se scegliamo tutti, tipo ci sono due che comandano: uno dice all’altro ‘tu fai questo’, l’altro dice ‘no, tu fai questo’, e dopo diventa un caos». Il rischio del caos potrebbe nascere già con due soli che comandano… figurarsi fossero di più!

Quindi uno solo. Ma come sceglierlo? Non potrebbe approfittarsene?

«Si potrebbero fare delle votazioni: uno vota e lo mette in un barattolino, tutti poi votano; quello che è stato più votato diventa [quello che governa] e dovrebbe proprio ascoltare tutti».

Mohamed: «Io non ci sto con quella cosa che ha detto Romina, perché se governano tutti, non si capisce come ha detto Qamar Vish. Fai così: che uno governo, che è meglio; perché se governano tutti uno dice ‘fallo tu’, l’altro dice ‘fallo tu’, e loro non capiscono…». Meglio dunque uno solo, una regina e un re, «sennò diventa malissimo. Facciamo così: il re governa tutti, la regina governa tutti; quando la regina dorme governa il re; se il re dorme governa la regina».

Ma se quello che governa, essendo uno, se ne approfitta? «Io credo che non… boh! Credo che il re deve fare così: non comanda nessuno, comanda solo lui».

Ahmed: «Potrebbero fare a votazioni. Tipo ci sono tutti gli abitanti della città, tutti fanno un foglietto e scrivono chi vogliono scegliere… esempio io scelgo Pooja, tutti scelgono non il proprio nome ma gli altri compagni e chi ha più X è il re». In questo caso viene eletto il re. Il re governa per un anno e si rifà di nuovo, secondo Ahmed.

Federico: «Devono fare in quattro: uno prende un barattolo e con gli occhi chiusi prende e va alla lavagna e scrive. Il re deve fare queste leggi e se non le fa il secondo che ha le crocette va…». Insomma, si fa una graduatoria in base ai voti: se il primo eletto non si comporta bene secondo le leggi, viene destituito e il secondo in graduatoria diventa il re.

Youssef: «Ma se tutti gli abitanti dopo… se qualcuno non si conosce, come fanno a votare?». Per fare bene questa cosa, gli abitanti dovrebbero conoscersi tutti tra loro.

Meryem: «Io preferirei senza re: [dovrebbero essere] tutti liberi di fare quello che vogliono». Basterebbero le leggi, senza governanti. Come cavarsela però se qualcuno vuole costruire il muro e altri no? In questo caso la decisione riguarderebbe tutti. E la soluzione potrebbe non essere già definita per legge (potrebbe NON esserci una legge che stabilisce se un muro deve essere fatto oppure no).

Sara: «Non ci deve essere il re, però tutti insieme decidono, se questa cosa la vogliono fare insieme; se uno dice no, devono decidere un’altra cosa». Basta che uno dica no e si deve scegliere un’altra cosa. Il governo dovrebbe essere fatto da tutti e tutti dovrebbero essere d’accordo: si potrebbero decidere solo le cose volute all’unanimità (cioè con il consenso di tutti).

Martina: «Senza re». Un po’ come Meryem.

Kahool: «Io sono d’accordo con Sara». Bisogna cercare l’unanimità.

Elyse: «Io sono d’accordo con Martina».

Romina: «Mohamed non ha capito cosa volevo dire. Non è che si fanno caos, perché ognuno è libero di fare quello che vuole, ma sempre rispettando le leggi».

Lorenzo: «Sono d’accordo con Sara».

Qamar Vish: «Tipo quando si fanno le votazioni per il re, si sceglie un altro che fa il cameriere del re e se lui non ascolta lo uccidono…». Chi viene ucciso? «Se non ascolta e fa fare delle cose alle persone… e non ascolta e dice che devi fare questo per forza, una cosa brutta per forza… tipo ‘tu vai a uccidere quella persona che mi sta antipatica!’, come facciamo poi?». Si tratta di un’idea che ha dei precedenti nella storia del pensiero…

Ad esempio, questo è il tema del TIRANNICIDIO: sono esistiti pensatori che pensavano che Non si dovesse uccidere nessuno, ad eccezione di un eventuale TIRANNO, cioè un GOVERNANTE CHE VUOLE DOMINARE GLI ALTRI COSTINGENDOLI A FARE ANCHE COSE BRUTTE. «Andrebbe ucciso dal suo cameriere». Quello del TIRANNO è stato considerato spesso un caso estremo.

Mohamed: «Io mi immagino se c’era un re quassù… che è sceso ed è stato seduto, e il suo cameriere è scappato via… ma lui resta ancora ad aspettare e non lo trova e dice ‘andate a cercare quel cameriere, se è scappato da me, chissà perché, forse perché non governo bene’. Dopo il re annuncia che qualcun altro fa il re». Questo re potrebbe anche accorgersi di non avere governato bene e allora cerca degli altri… Ci può essere un re a cui non interessa che tutti gli altri vanno via… ma un re dovrebbe anche interessarsi a questa cosa: se tutti vanno via, come fa il re? Dunque, se va via il cameriere, questo potrebbe diventare un segnale. «Diciamo che se il re, se è in gamba a governare, tutti restano; se il re non sa governare, tutti vanno via, il re resta da solo, non sa cosa fare, annuncia di non essere più re e ci sarà solo un governatore». Potrebbe esserci anche chi governa «senza corona e senza niente». E può anche fare una cosa «tipo come fanno questi governi… Obama e anche Donald Trump… Donald Trump è un cattivo e anche… come si chiama?». Insomma, ci sono governanti senza corona, che però possono governare, essendo stati eletti… Loro governano «perché loro hanno studiato tanto come le maestre, e dopo sono diventati governanti. Ma Trump non ha studiato tanto: lui è solo fortunato a essere solo ricco: ecco perché… dopo, quando si governa, prima di scegliere prima si pensa a casa perché si deve guardare, prima si pensa, dopo si danno la X sì o no».

Abdou aveva accennato a piramide e faraone. «Per me sarebbe meglio un re e tutti gli altri ministri». In che senso? «Sono quelli che danno i consigli al re». Tutta la cittadinanza sarebbe composta da ministri o consiglieri del re.

Federico: «Io vorrei che ci fosse una piramide grandissimissima… e quando come una società che tipo in punta c’è il faraone, dopo il visir eccetera eccetera».

Ahmed: «Ma se il re… i re hanno i visir?».

Qamar Vish: «Il re, se è buono e tipo le persone restano lì con lui, ma se è cattivo… lo uccidono».

Mohamed: «Come hanno fatto il faraone: il re se fa così come il faraone, rischia che ammazzano il re».

Romina: «Io ho fatto questa scelta, perché almeno nessuno si sente da solo, e che nessuno si senta meno importante». La sua scelta è così motivata: nessuno dell’isola dovrebbe sentirsi meno importante degli altri.

Pooja: «[Vorrei] un re gentile che ascolti tutti i suoi sudditi».

Nasro: «Io direi che ci vuole un re capace di ascoltare gli altri, per non fare qualcosa di sbagliato».

Giorgia preferirebbe un’isola dove ci si comanda da soli.

Qamar Vish: «Deve ascoltare le persone così non gli vengono in mente cose maligne. E deve essere gentile, non fare cose brutte…».

 

Consideriamo l’opportunità della presenza degli adulti sull’isola, ricordando un problema sollevato da Platone nella sua Repubblica (VII, 540d): secondo il filosofo, il modo più rapido e facile per attuare una nuova costituzione consisteva nell’applicarla in una città abitata da cittadini che non avessero superato i dieci anni d’età (dunque, prossimi all’età dei bambini che stanno ora conversando sull’utopia). Ciò che per Platone costituiva un problema era, in particolare, il pensiero che gli adulti avrebbero portato nella nuova polis le vecchie abitudini, impedendo di fatto di realizzare la nuova costituzione e di fondare una città veramente giusta, migliore di tutte quelle esistenti.

Ci dovranno essere gli adulti sull’isola immaginata dai bambini di Zingonia, per viverci davvero bene?

Abdou: «Sì che possono venire».

Pooja: «Possono venire, ma solo se si comportano bene e non litigano tra di loro».

Libaesse: «No, perché se arrivano i grandi, può essere che… ci comandano dopo».

Meryem: «è vero».

Lorenzo: «Secondo me con Libaesse, sarebbe meglio avere solo per noi quest’isola, perché se arrivano i grandi ci comandano e ci dicono loro cosa fare». Con i grandi, non ci sarebbe più quest’isola immaginata dai bambini…

Qamar Vish: «Io dico di no, perché se arrivano i grandi cominciano a costruire cose che inquinano la nostra isola e ci comandano».

Youssef: «Io non voglio i grandi, perché dopo possono comandare e dopo decidono loro cosa fare e dopo ti dicono tutte le cose da fare, ci diranno di fare questo e quello».

Meryem: «Anch’io sono d’accordo con Libaesse».

Martina: «No, perché come hanno detto loro».

Giorgia: «No, perché sennò ci comandano; ci dicono ‘fate questo’, ‘fate l’altro’».

Sara: «Io sono d’accordo con Libaesse».

Romina: «Sì, ci possono essere». Si interrompe la sequenza dei no. Così Romina: «Perché la mamma e il papà ci devono essere sempre in ogni occasione e ci fanno tornare sempre il sorriso anche se siamo tristi».

Pensiamo a quando i grandi ci fanno tornare il sorriso.

Kahool: «Anche io sono d’accordo con Romina».

Elyse: «Io sono d’accordo con Libaesse».

Abdou: «I grandi, se vogliono venire, possiamo costruire una città turistica, per venire a visitare [l’isola]». Abdou li ospiterebbe come turisti i grandi, ma poi «dovrebbero tornare a casa».

Ahmed: «Possono esserci, come turisti». Ma senza costruire inquinamento, macchine e fabbriche.

Ecco il rischio temuto.

Mohamed: «I grandi possono venire. Io dico che i grandi sono molto importanti perché ti fanno essere contento, ti portano dove vuoi, ma io credo che alcuni grandi ti fanno del male… e dopo [alcuni possono essere] arrabbiati e non cominci più a rispettarti».

Può capitare che i grandi sgridino, che facciano rimanere male. Ci sono anche questi inconvenienti. Mohamed li ospiterebbe. «Li porterò da questa isola e faremo due anni o un anno e dopo ritorniamo».

Youssef: «Io adesso voglio i grandi, perché loro mi dicono cosa devo fare. Ma se dopo diciamo noi bambini e loro non sono d’accordo e ci dicono di non fare una cosa che noi non ci accorgiamo che non si può fare…». Anche per questo, per metterci in guardia, possono essere molto utili i grandi.

Lorenzo: «Io non voglio i grandi, perché se c’è un grande che non rispetta le nostre regole, tipo la regola che ho detto di non vendere la droga…» l’isola diventerebbe più brutta e infelice.

 

Certo Platone pensava che gli adulti non potessero cambiare abitudini… per questo non li avrebbe voluti nella sua città ideale, più giusta di tutte le altre, che immaginava di fondare. I grandi potrebbero cambiare abitudini?

Meryem: «Non ci riuscirebbero…».

Kahool: «Perché sono abituati?».

Abdou: «Dico vietato a quelli che hanno diciotto anni perché fumano e mettono per terra le sigarette». Inoltre «è meglio fare le mura: solo quelli che vengono in vacanza possiamo fare entrare».

Romina: «Sì, però, se ci vogliono bene, non credo che lo farebbero». Secondo Romina potrebbero cambiare abitudini: «sì, però, se rispettano noi come noi rispettiamo loro».

Elyse: «Sono d’accordo con Romina». Così Kahool.

Arwa: «Li ospitiamo. Non rischiano di rovinare l’isola».

Elyse: «Se ascoltano la legge [non rovineranno l’isola]».

Lorenzo: «Io, anziché mettere le mura, metterei la cupola, ma anziché di mattoni la farei di vetro».

Nel caso degli adulti, «se non li vogliamo, li lasciamo fuori».

 

Forse però parlare degli adulti in generale non va bene. Un bambino dice: «Alcune persone riuscirebbero a viverci [in quest’isola], altre no». Qamar Vish: «Io dico che i grandi poi ci comandano. Possiamo mettere anche noi, come ha detto Lorenzo, quella cupola di vetro: poi se alcuni vorrebbero entrare, dovrebbero rispettare [le leggi e l’isola]. Se non rispettano, li buttiamo fuori».

Mohamed: «Io volevo dire che… ma se qui vengono questi qua, un grande… più cattivo di tutti, non si può regolare, noi come facciamo? Eccolo qua, il grande cattivo: e noi siamo qua bambini, e noi siamo là a giocare a un gioco, arriva il grande, arriva il grande, dice ‘cosa state facendo?’. E noi non abbiamo nessun grande [con noi], cosa facciamo? Diciamo che stavamo solo giocando e poi arriva un grande e dice: ‘posso giocare?’, e alla fine ci porta una cosa via». Dovremmo avere dei grandi buoni con noi, che ci aiutano se arrivano dei grandi cattivi. «Così i grandi parlano. Tipo è già arrivata una maestra, di qua, sta parlando con il grande, gli ha detto che stanno giocando, e il grande dice ‘ah, ok… sì ok ho capito’. E dice ‘ciao’. E dopo il grande va via e dopo ritorna al buio piano piano che noi dormiamo, ed entra nella porta e noi non ci accorgiamo, ruba qualcosa e lo porta ancora, e riviene ancora oggi mattina e non abbiamo cibo da mangiare. E diciamo: hai il cibo? E lui ci dice ok, e ci porta a casa sua e ci chiude e non possiamo più uscire da casa sua».

Libaesse: «Per me se gli adulti venissero qua, chiamerebbero degli altri adulti per ristrutturare l’isola». La rifarebbero «peggio».

Abdou: «Non si può costruire ancora un pezzo di isola? Così si ingrandirebbe. Se si ingrandisse, possiamo mettere un muro che circonda tutta l’isola e mettere l’allarme, perché sennò la distruggerebbero». Questo pezzo di isola in più potrebbe essere per lo stadio. Ma per gli adulti? «Allora, possiamo inventare dei poliziotti che controllino».

Sara: «Io sono d’accordo con Lorenzo».

Meryem: «Per me ci servirebbero gli adulti, perché poi ci aiutano a costruire case e tutte le altre cose che vogliamo fare».

Qamar Vish: «Tipo Mohamed ha detto che se viene una persona e se viene qua, come ha detto lui, ci dice ‘cosa stiamo facendo?’, noi bambini giochiamo tanto e siamo un po’ vivaci e possiamo dare fastidio al signore così lui se ne andrà via. E di notte se viene mettiamo un allarme e lo mandiamo via».

Elyse: «Abdou ha avuto ragione di fare questa isola. Però qua sotto possiamo metterci un buco, poi quando arriveranno le barche da guerra potranno andare sopra e cadranno. Poi ci saranno un allarme che suonerà e gli altri possono venire a catturare [i cattivi con le navi da guerra]».

Si inizia a progettare qualche trappola.

«Ci mancherà l’aria [con la cupola]», dice Meryem. Un bambino propone di fare un buco piccolo per respirare.

Martina vuole la cupola e dice: «Per proteggerci». Questo il motivo.

Arwa vuole la cupola. Chi vorrebbe costruire una cupola attorno e sopra l’isola? Sono in 9. Gli altri non la vorrebbero. La classe è quasi divisa a metà.

A proposito degli adulti: 8 sono per il sì, 11 sono per il no.

Lorenzo: «Noi l’abbiamo inventata, noi sappiamo come utilizzarla».

Pooja: «Possiamo invitarli, ma se loro ci ascoltano».

Giorgia: «Quello dei genitori, che stava dicendo Pooja, io sono d’accordo con lei». I grandi potranno venire soltanto se si dimostrano capaci di ascoltare i bambini.

 

Mentre discutiamo di queste cose, succede una cosa imprevista. Un giorno alcuni bambini salgono sulla vetta più alta della montagna con di cannocchiali e binocoli per scutare il mare. A un certo punto, vedono in lontananza una nave: capiscono che si sta avvicinando all’isola, portando un buon numero di persone – uomini, donne, bambini – sconosciute. Che fare? Che fare? Ecco alcune idee:

Mohamed: «Potevamo, visto che arriva la nave, facciamo un segno per la nave, così la nave saprà che ci sono delle persone e manderà le persone che sono nella nave».

Qamar Vish: «Io prenderei il cocco e li tirerei a loro… sopra di loro».

Pooja: «Io farei un segno per dirgli che siamo amichevoli e li ospiterei nella mia isola».

Abdou: «Ma per sempre?».

Pooja: «Certo».

Abdou: «Possiamo ospitarli, ma solo per un mese».

Kahool: «La stessa cosa di ospitarli».

Romina: «Aspetto che arrivi sull’isola, gli spiego le cose e li ospitiamo per sempre».

Sara: «La stessa cosa».

Giorgia: «Ci sto ancora pensando».

Martina: «La stessa cosa di Romina».

Meryem: «Li accoglierei, però se poi si comportano male se ne vanno via».

Elyse: «La stessa cosa di Romina».

Lorenzo: «Prima come ha detto Romina aspetto che arrivino per vedere chi sono; poi gli spiego le regole; se poi dopo un po’ di tempo non le rispettano più li mando a casa».

Giorgia: «Come ha detto Romina».

Nasro: «Possiamo fare le cose che ci dà la natura per combatterli. Io avrei messo nelle noci di cocco dei gatti randagi cattivi dentro, poi le fai esplodere così graffiamo i cattivi».

Questo nell’ipotesi che ad arrivare siano dei cattivi.

Qamar Vish: «Io prima li lascio venire, guardo chi sono [ha cambiato un po’ idea], poi se vengono, iniziano già a comportarsi male e fanno delle cose brutte… ci riuniamo tutti i bambini e poi li picchiamo».

Youssef: «Io li lascerei avvicinare, vedo se si avvicinano un po’ e se non hanno le armi li ospito; se ce le hanno li butto via».

Federico: «Io mi nasconderei e anch’io mi nascondo e quando loro arrivano li spavento».

Un bambino dice: «Io quando si stanno avvicinando prenderei la bomba e gliela lancerei». Pensa a questo…

Abdou: «Se sono grandi inquinano, ovvio».

Arwa: «Gli spiego cosa devono fare. Se lo fanno, li faccio restare per sempre».

Libaesse: «Io prenderei solo bambine e bambini e i grandi li caccerei via».

Pooja: «Io li accoglierei, gli costruirò alcune case dove possono abitare e li tratterei come fossero miei parenti».

Libaesse: «Ma se i grandi non vogliono andarsene, possono costruire un’isola lontana dalla nostra».

 

Un dubbio però: sarebbero contenti i bambini in arrivo, se gli adulti che sono con loro venissero allontanati? «Allora li manderei via anche loro». Qamar Vish dirà poi che forse si può tentare di fare stare meglio i bambini giocando con loro.

Elyse: «Io li ospiterei nella mia casa, ma se non fanno i bravi e non rispettano la legge, prendo i bambini e caccio via gli adulti».

Romina: «Io invece preparerei tipo dove dormiamo vicino a noi… perché io ogni giorno mi sveglio con la mia mamma che mi dice ‘Romina, svegliati’ con il suo sorriso…» e anche per i bambini in arrivo dovrebbe essere così.

Qualcuno ha cambiato idea.

Lorenzo: «Allora come ho detto prima guardo chi sono e se seguono le regole. Se fanno i cattivi li mando via. Se non vanno via, prendo un cane da guardia».

Youssef: «Però io adesso uguale a quello che ho detto prima.. ma mi nascondo e mando avanti le femmine visto che li vogliono accogliere. Poi preparo le pistole finte e lancio le palline pitturate come il fuoco e gli dico che non è una pistola finta» e così possono essere spaventate».

Mohamed: «Io farei la pistola finta come ha detto lui: però mi nascondo… tipo ci nascondiamo qua… facciamo ‘alza le mani’, così lui pensa che la pistola è vera». Le armi potrebbero servire a spaventare chi sta arrivando (nel caso siano malintenzionati). Poi Mohamed, se quello davanti a lui gli dice di calmarsi, direbbe: «Ma sto scherzando! Ti pare che ho una pistola?».

Martina propone: «Li accoglierei e vorrei vedere: se si adeguamo li farei restare; se invece non si adeguano, li farei restare lo stesso, ma un po’ più lontano dall’isola».

Pooja: «Io non sono d’accordo con Mohamed, perché non bisogna usare subito la violenza: prima si cerca di parlare, poi si comunica».

Abdou: «A me è venuta l’idea di fare una palafitta nell’acqua e fare uno stadio».

Lo stadio potrebbe servire anche per quelli che stanno arrivando, «per giocare». Abdou chiede: «Ma se vengono e parlano un’altra lingua?».

Beh, in questa classe sarebbe possibile parlarne molte, di lingue. Vediamo: italiano, pakistano, urdu, marocchino e rifi (una lingua, un dialetto), punjabi, spagnolo, napoletano, francese, senegalese, francese, hindi, pugliese, siciliano, urdu, arabo, inglese.

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